Mi aspettavo che il Pd cogliesse al balzo l’occasione che gli è stata offerta, generosamente, dall’esito del voto alla Camera. E riprendesse in mano l’iniziativa politica e la guida dell’opposizione. C’erano tutte le condizioni per farlo, per imprimere una svolta alla propria politica. Il Pd era stato davvero imbarazzante negli ultimi sei mesi. Sembrava un bambolotto attonito, capace solo di ammirare Fini, le sue complesse manovre antuberlusconiane, e di scrutare con interesse Casini e i suoi democristianismi. Sicuramente il Pd ha sperato che Fini riuscisse a dare il benservito al governo, e aveva già immaginato, in quel caso, non di misurarsi con la battaglia politica ma di tentare una manovra molto spregiudicata per tornare al governo, partecipando alla costruzione di un esecutivo tecnico, di minoranza, senza la scocciatura di un passaggio elettorale. Invece Fini non ce l’ha fatta, e io ho pensato che fosse giunto il grande momento del Pd. E invece silenzio.
E allora credo che ormai per Nichi Vendola non ci sia più nessuna possibilità di rinviare. Suo malgrado è diventato l’unico leader della sinistra presente sulla scena. E sebbene non disponga di un partito robusto, sebbene si trovi in una posizione parecchio isolata, sebbene debba scontrarsi con le ostilità di diversi leader piddini, è bene che rompa gli indugi.
Cosa vuol dire rompere gli indugi?Ci sono due possibilità. La prima è quella di chiedere che si convochino subito le elezioni primarie per scegliere il leader della coalizione che in primavera dovrà affrontare Berlusconi. E’ vero che le elezioni non sono ancora convocate, ma ormai è abbastanza sicuro che ci saranno e che ci saranno allo scoccare della primavera. E’ una buona idea quella di chiedere le primarie: ha però pochissime probabilità di realizzarsi.
La seconda opzione è quella di accogliere la proposta che è stata avanzata nei giorni scorsi da Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori democratici. In che consiste? In sostanza nel rifondare il Pd. Cioè prendere atto della sconfitta e del fallimento del Pd del Lingotto, e ricominciare da capo. Mettendo insieme gran parte delle forze del Lingotto, e forze esterne, importanti, tra le quali la forza di Nichi Vendola, e chiamare queste forze esterne non ad aderire al Pd ma a rifondarlo insieme. Latorre ha spiegato questa sua idea anche sulla base di una analisi molto seria della crisi politica e dei suoi possibili sbocchi. Non è affatto detto – ha osservato – che dal berlusconismo si uscirà da sinistra. Anzi , è molto probabile una svolta a destra, con il successo di quella componente “marchionista” della borghesia italiana che ha in mente di imprimere una stretta autoritaria al nostro capitalismo. E quindi è necessario prima di tutto ricostruire una sinistra vera, autentica e autenticamente riformista, perché solo la presenza di una forza significativa di sinistra può essere la garanzia che ci si opponga a questo disegno. E solo una forza robusta e rinnovata della sinistra può guidare una politica delle alleanze, che attragga e metta insieme anche pezzi del “Centro” moderato.
Questa proposta di Latorre è in contrasto con le idee di Nichi Vendola? A me non sembra. Ho sentito recentemente Nichi spiegare perché non sopporta più l’idea delle due sinistre, quella radicale e quella moderata. Che per anni si sono divise i compiti: la sinistra radicale prendendosi sulle spalle il compito di inseguire sogni e sentirsi esente dall’obbligo di fare le riforme; la sinistra riformista assumendo su di se, invece, la missione di inseguire la destra e il liberismo, sentendosi esentata dal compito di realizzare riforme che attenuino anziché rafforzare il liberismo. E lo ho anche ascoltato raccontare, in modo assai brillante, come a lui, nella stessa giornata, capiti di considerarsi moderato al mattino e dopo qualche ora di considerarsi radicale.
E allora? Naturalmente accogliere l’idea di Latorre significa misurarsi con un partito molto grande, complicato, nel quale sono presenti tendenze e idee che non sempre coincidono con quelle di Nichi. Il quale, negli ultimi anni, ha costruito la sua credibilità politica proprio sulla propria “libertà” , sul non essere uomo di partito.
Però a me viene questa semplice domanda: se Nichi dovesse accettare di partecipare alla rifondazione del Pd, dovrebbe scendere a compromessi, cioè rinunciare a una parte delle sue idee? Se è così allora la proposta Latorre è da respingere. Se invece non bisogna rinunciare a nessuna idea, e si ha la possibilità di dare un grandissimo contributo alla salvezza del centrosinistra italiano e – probabilmente assumerne la leadership, allora non vedo perché non farlo.

Martin
il 18 dic 2010
alle 14:19:
Il Pd è ormai un partito di centro, come l’Udc o quasi. Di sinistra non ha più niente, tanto è vero che strizza l’occhio a Fini. Il nuovo partito di centro-sinistra in effetti è quello di Vendola, che ha preso il posto del PD. Poi ci sono i partiti della sinistra estrema(Rifondazione, Comunisti Italiani ecc ecc), che sono scomparsi dalle tv, e non solo da quelle. C’è da chiedersi perchè alcuni partiti che non hanno rappresentanza parlamentare in televisione ci vadano spesso, altri invece come quelli della sinistra estrema e Grillo non si vedano mai. Ricordando che la televisione è uno strumento importantissimo per aumentare il consenso. Eppure al Pd non dispiace che sia Vendola, e non siano Diliberto o Grillo ad andare in Tv, dato che con questi ultimi due non può(Grillo) o non vuole(Diliberto e gli altri di estrema sinistra) stringere alleanze. Nell’ottica PD, si può anzì sperare che la gente sposti i voti dai partiti di sinistra estrema a Vendola, dato che il PD(partito di centro ripeto), quei voti non li prenderebbe mai, per come stanno le cose oggi. Una volta spostati quei voti, si stringe l’alleanza con Vendola, sempre che non sia più conveniente accordarsi con Fini. Spostando i voti su Vendola, almeno si evita la farsa del “voto utile” su cui puntava il PD, che caratterizzò le ultime elezioni. Mi permetto di dire però, che non c’è voto più utile di quello dato al partito con cui più ci si identifica. Quindi bisogna fregarsene di soglie di sbarramento e cose simili. Saranno poi gli altri che per non perdere i voti cercheranno l’alleanza.
[EC]
il 18 dic 2010
alle 16:27:
ricominciare da capo. giusto.
1. ammettiamo peró che l’idea delle due sinistre ha fallito?
2. per rifondare il pd, vendola dovrebbe iscriversi al pd.
3. lo statuto di sel cosa dice riguardo alle primarie?
filippo b.
il 19 dic 2010
alle 00:18:
L’alleanza va fatta prima di tutto con gli elettori del PD, che sono rimasti col cuore a sinistra a differenza della dirigenza e in queste ore sono furenti per la decisione di Bersani di accantonare le primarie e inseguire Fini. E’ giusto pensare ad andare oltre SEL e oltre il PD, ma prima bisogna mettere l’intera classe dirigente PD di fronte alla propria sconfitta culturale e strategica, che gli elettori vedono benissimo mentre loro accecati e sempre più presuntuosi non vedono… anzi continua senza sosta il gioco delle alchimie.
roby
il 21 dic 2010
alle 13:24:
Sono uscito da rifondazione…dalle troppe anime ecc. ecc…e non aggiungo altro, non per finire nel PD partito anch’esso delle moltissime anime e che come dice Renzi….non aggiungo altro, ho scelto SEL e Vendola perchè penso che il progetto è valido per finalmente cambiare certe regole, ma Sansonetti che dici? Ti sei forse anche tu allineato?
Ti ho sempre sostenuto, anche se a volte criticato, ma difeso sempre…ma ora mi stai deludendo.