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Quell’editoriale di Cicchitto sulle pagine di “Repubblica”

Piero Sansonetti

Lo scandalismo, in politica, è sempre esistito. Dai tempi dei tempi. Naturalmente ci sono vari tipi di scandalismo, ciascuno dei quali è adatto alla sua epoca. Nel 1974, quando i costumi sessuali erano molto liberi, e il moralismo era tutto rivolto ai costumi politici (il ’68 era passato da poco), per colpire il presidente Nixon ci fu bisogno di uno scandalo di natura politica. Il Watergate. Fu accusato di slealtà nella campagna elettorale e di avere manipolato e usato i servizi segreti. In quegli anni i servizi segreti erano il male e il sesso era il bene. Lo scandalo funzionava solo se paventava il male.
Quattordici anni più tardi, nel 1988, era tutto cambiato. Il sesso era tornato ad essere un “vizio” (erano iniziati gli anni dell’Aids) mentre sui comportamenti politici si chiudeva un occhio. E così, nella corsa presidenziale, l’ex capo della Cia, George Bush – largamente implicato nel pasticcio Iran-Contras, e cioè soldi ricevuti clandestinamente da Kohmeini in cambio di armi, e usati per finanziare illegalmente la guerriglia contro il governo del Nicaragua – non ebbe problemi; mentre il suo oppositore democratico, il giovane e brillante Gary Hart, persona onestissima e politicamente ineccepibile, fu travolto dalla stampa che scoprì una sua relazione segreta con una certa Donna Rice. Hart fu spazzato via dalla corsa presidenziale e dalla politica. Con una nota di infamia. Al suo posto si fece avanti un timido senatore del Massachusetts, Mike Dukakis, sessualmente molto sobrio, ma anche politicamente un po’ scialbino, che finì stritolato dal vecchio ed esperto Bush.
Passano dieci anni ed è ancora il sesso a dominare. Bill Clinton rischia grosso per una storia amorosa con una giovane stagista. Ma alla fine se la cava.
Oggi in America la lotta politica è più pulita. Le ultime campagne elettorali sono state strettamente politiche. Gli scandali sono rimasti a margine. Ma certo non sono scomparsi. Piuttosto sono stati “degradati” e dirottati sulla politica locale. Senatori e governatori (compreso il governatore di New York) sono finiti nel tritacarne, ma il governo e la presidenza sono rimasti fuori.
Lo scandalismo è una indecenza?
Ci sono due risposte possibili. La prima è quella dei moralisti. Sia ben chiaro, il termine moralista non è un insulto. Nel mondo ci sono i moralisti e i non moralisti, e tutte e due queste categorie di persone hanno diritto ad esistere e a pesare sulla scena pubblica. Noi de Gli Altri, lo sapete, non siamo certo moralisti. Ma non ci stracciamo le vesti se qualcuno lo è. Il problema – lo esamineremo più avanti – è che per essere moralisti bisognerebbe avere la forza di esserlo almeno per tutta una giornata, e non cinque minuti si e cinque e no…
La risposta dei moralisti – dicevamo – è semplice: non è lo scandalismo ad essere una indecenza ma è una indecenza lo scandalo. Cioè, è indecente il protagonista dello scandalo. Specialmente se è un politico. Un politico deve essere al di sopra di ogni sospetto, e dunque è bene che si faccia da parte non solo se si scopre che ha fatto qualcosa di non bello – o che comunque non è apprezzato dal senso comune – come rubare o imbrogliare, o fornicare, o assumere droga o cose così; ma è bene che si faccia da parte se solo è sospettato di avere fatto qualcosa di non bello. Senza dover aspettare l’inchiesta o il parere dei giudici o la sentenza o altri simili atti burocratici.
La seconda risposta è quella dei non moralisti. I quali sostengono che lo scandalismo è una forma di degenerazione della lotta politica, al quale si ricorre quando si constata che con gli strumenti normali della lotta politica – conquista e difesa del consenso popolare – si è perduto. Lo scandalismo serve a cercare una rivincita, una prova d’appello, un colpo di mano. E tuttavia una certa dose di scandalismo è inevitabile, e con senso del realismo va accettato come degenerazione sopportabile della politica.
Noi, a dire il vero, saremmo per una terza soluzione. Questa: lo scandalismo è comunque insopportabile, sporco, nemico della democrazia, perché pone il potere spionistico e poliziesco, o anche – talvolta – il potere giudiziario, al di sopra del potere politico e del normale svolgimento della dialettica democratica. A noi pare che lo scandalismo tolga il potere al meccanismo democratico e lo consegni ai potenti, a chi è in grado di scoprire o fabbricare scandali, e di decidere quali usare e in che modo.
Ma per oggi non teniamo conto di questa nostra opinione un po’ radicale e molto, molto minoritaria. Prendiamo per giuste le prime due posizioni. Quella di chi vuole lo scandalo sempre e quella di chi ritiene che andrebbe in qualche modo moderato, regolamentato.​.
In tutti e due i casi si pone un problema di coerenza, cioè si pone la questione alla quale accennavamo prima: il moralismo a tempo pieno. Molto raro. Cosa succede se uno solleva una decina di scandali contro una parte politica, accusa chiunque lo critichi per il suo eccessivo moralismo di “intelligenza col nemico”, e poi, se si trova di fronte a uno scandalo che non gli piace, perché danneggia i suoi amici, inizia a gridare contro lo scandalismo e a sostenere che lo scandalismo è la feccia della feccia?
Ecco, questo non è un caso di scuola. Guardiamo a come alcuni giornali e alcune forze politiche hanno reagito al caso-Fini.
Riassumiamo i fatti.
Primo fatto: i giornali, in primavera, scoprono che il ministro Claudio Scajola si è fatto pagare una parte della casa – che ha acquistato vicino al Colosseo – da un amico imprenditore coinvolto nell’inchiesta sull’Aquila. Lui risponde: «Non ne sapevo niente, lo ha fatto a mia insaputa». I giornali e i partiti di centrosinistra chiedono le sue dimissioni. Lui si dimette. (Non c’è avviso di garanzia perché non risulta nessun reato).
Secondo fatto: il sottosegretario Giacomo Caliendo è chiacchierato perché avrebbe avuto dei contati con il gruppo dei cosiddetti esponenti della P3, cioè un gruppo di affaristi inquisiti (e arrestati) sempre per storie, più o meno, di appalti, favori e corruzione di giudici. I giornali e i partiti di sinistra, e anche Casini e Fini e una parte del Pdl, chiedono che si dimetta. Mozione di sfiducia alla Camera. Non passa per il rotto della cuffia. Fini a quel punto rompe con il Pdl perché sostiene che esiste una questione morale.
Terzo fatto. I giornali (stavolta di destra) scoprono che una casa di proprietà di An, cioè del partito di Fini, è stata venduta, su richiesta del cognato di Fini, a prezzo stracciatissimo a una società misteriosa che poi l’ha affittata, a prezzo stracciatissimo, allo stesso cognato di Fini. Quasi la fotocopia del caso Scajola. Fini dice, come Scajola: «Cado dalle nuvole». Come per Scajola, nessuno ci crede.
Quarto fatto. Casini definisce squadristi gli attacchi a Fini. E gli attacchi a Scajola, e quelli recenti a Caliendo, cos’erano?
Quinto fatto. Repubblica mette in prima pagina un articolo del suo vicedirettore (e astro sempre più emergente del giornalismo italiano) Massimo Giannini che difende Fini e se la prende con la “fabbrica del fango” costituita dall’alleanza tra giornalisti spie e poliziotti. Proprio così.
Antefatto: Repubblica, per due anni, è stata protagonista assoluta – 7 giorni a settimana – di una campagna scandalistica contro il premier, fondata in parte sull’attacco ai costumi sessuali di Berlusconi, in parte a verbali segreti, passategli dagli 007, nei quali un pentito (Spatuzza) accusava proprio Berlusconi di avere messo le bombe a Roma e Firenze nel 1993.
Bene, se voi prendete l’editoriale di Giannini e sostituite il nome Berlusconi col nome De Benedetti, senza cambiare nessun altra parola, vi convincete subito che è il solito editoriale di Feltri a difesa del Grande Leader. Stesse argomentazioni, stessi ragionamenti, stessi principi: gli scandali sono una schifezza!
Qual è la conclusione? Primo: l’onestà intellettuale dei nostri giornalisti e dei nostri leader politici è praticamente pari a zero. Secondo: in queste condizioni la battaglia politica è letteralmente impossibile. Terzo: le differenze tra destra e sinistra diventano impercettibili, impossibili da essere rilevate. Destra e sinistra non hanno idee diverse, hanno le stesse idee in momenti diversi. Quarto: in queste condizioni naturalmente vince Berlusconi, perché lo scandalismo ha soppiantato la lotta politica e lui non ha nessuna difficoltà a imporre le sue scelte, le sue manovre economiche, la sua idea di rapporto tra impresa, lavoro e Stato, la sua idea di libertà. Tutto qui. Se Casini copia Cicchitto, se Giannini “incolla” Feltri, se Fini rompe e poi si Scaiolizza, che possibilità abbiamo di contare qualcosa noi che vorremmo lasciare gli scandali ai giornali di gossip e vorremmo occuparci di politica?
Nessuna.

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14 commenti su “Quell’editoriale di Cicchitto sulle pagine di “Repubblica””


  1. luke
    il 12 ago 2010
    alle 16:03

    100% d’accordo. dite a nichi di non fare come tutti gli altri. ogni tanto sembra subire troppo le sirene di Repubblica.


  2. MENELIK
    il 12 ago 2010
    alle 19:45

    Grazie Piero Sansonetti. Spero che il tuo articolo sia letto da tante persone e che, condividendo l’opinione, cerchino di convincere le teste di rapa della nostra incostistente sinistra.


  3. Mario Gamba
    il 12 ago 2010
    alle 22:42

    Beh, Piero, ci sono dei giorni che sei così in forma che non si può fare altro che applaudire. Però una cosa voglio dirla: non sarà che la lotta politica – visto che scandali scandalisti e moralisti sono inamovibili oggi come ieri, sia pure in forme diverse, e la prima parte del tuo pezzo è formidabile – andrebbe fatta altrove rispetto a partiti uffici parlamentari, ecc. ad esempio nella società, tanto a rappresentare chi vuole trasformazioni radicali non c’è proprio nessuno, se mai c’è stato (e probabilmente c’è stato)?


  4. Marco Ottanelli
    il 12 ago 2010
    alle 22:53

    completamente d’accordo con Sansonetti.


  5. Massimo Lizzi
    il 13 ago 2010
    alle 14:45

    Ma Piero Sansonetti al posto di Bob Woodward e di Carl Bernstein, li avrebbe rivelati i retroscena del Watergate?

    * * *

    E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
    tutti rubano alla stessa maniera”.
    Ma ? solo un modo per convincerti
    a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.


  6. Andrea Franchi
    il 13 ago 2010
    alle 22:49

    Ottimo articolo direttore!!!:) Lei è sempre il migliore .l ‘avra’ un po’ di tempo per due chiacchere con me???


  7. gapa
    il 13 ago 2010
    alle 23:36

    Grande articolo, grande onestà intellettuale. Se “tutta” la sinistra parlasse sempre questo linguaggio, la voterei a partire da subito.


  8. sandro frassanito
    il 16 ago 2010
    alle 21:13

    NON SO CHE PENSARE OGNI VOLTA CHE MI COLLEGO CON IL SITO DEGLI ALTRI,O LEGGO UN ARTICOLO IN DIFESA DI CASA POUND, O IN DIFESA DI FIORAVANTI E LA MAMBRO,O IN DIFESA DI BERLUSCONI(PERCHE’ DIRE CHE GIANNINI SI COMPORTA COME FELTRI VUOL DIRE DIFENDERE IL BERLUSKA).CARO SANSONETTI NON CAPISCO LA TUA LINEA EDITORIALE,SARA’ SICURAMENTE UN MIO PROBLEMA,MA MI RENDO CONTO CHE PIU’ LEGGO I TUOI ARTICOLI E’ PIU’ MI PASSA LA VOGLIA DI VOTARE VENDOLA.E TI ASSICURO CHE QUESTO EFFETTO LO FAI A TANTISSIMA GENTE DI SINISTRA.COME POSSIAMO VEDERE CON IL TRATTAMENTO RISERVATO A FINI IL CAVALIERE SI SA DIFENDERE DA SOLO,SENZA IL NOSTRO CONTRIBUTO DI GARANTISTI PURISTI.
    BUON LAVORO
    SANDRO FRASSANITO


  9. andrea colombo
    il 16 ago 2010
    alle 23:02

    caro sandro, gli Altri ha il difetto di non essere un giornale fazioso. Faziosità significa che se uno che sta dalla mia parte ha torto è uno che sta da quell’altra ha ragione, io non posso dirlo perché sennò faccio comodo al nemico. Secondo questa logica si sono imposte nel corso del tempo innumerevoli aberrazioni. Faziosità è il contrario di partigianeria. Parigiano è chi sta da un parte, e ci sta pur sapendo che l’interesse di quella parte, o quella classe, non è affatto l’interesse generale, per dire l’interesse degli operai di Pomigliano non può essere l’interesse di Marchionnne. La faziosità è la riduzione a caricatura tragica della partigianeria. Noi cerchiamo di non essere faziosi, restandi partigiani.


  10. baronenero
    il 19 ago 2010
    alle 09:03

    Ogni tanto entro nel sito per leggere l’ultima di sansonetti ed anche oggi non sono rimasto deluso.
    Chiaramente io non sono addentro alla vita privata di sansonetti,ma da quello che glli sento dire e da quello che scrive mi sembra un novello occhetto carico di rancore,livido di rabbia per essere stato “tradito”.
    Vuoi parlare di politica e non di scandali?Per te chi porta a conoscenza del pubblico le innumerevoli malefatte dei nostri governanti non fa politica?
    Non le interessano gli scandali,bene,ma come pensa di risolvere i problemi che le stanno a cuore affidandone la cura a chi invece non gliene frega niente,ma pensa solo ad arricchirsi?
    Certro ora lei mi dara’ del moralista,cosa che lei non e’,anche se in questo articolo fa la morale a tutti i moralisti,e cerchera’ di scoprire se sono un moralista a convenienza per cinque minuti al giorno come dice lei io invece le rispondo che le persone oneste esistono cosa alla quale lei sembra non credere.Mi accontento di dirle solo questo per rispettare la brevita’ in internet,ma si potrebbe continuare.

    PS Paragonare il caso Scajola al caso Fini e’ degno di un provocatore alla giovanardi.


  11. iperbolle
    il 23 ago 2010
    alle 13:45

    vorrei tradurre il pensiero di Sansonetti per chi lo accusa di eresia “giovanarda” solo perche come ai tempi di Eckart non ne intende il significato profondo. Il concetto, espresso in formule forse più accessibili, è che “tutto è relativo”. Come lo scandalismo ha avuto un’evoluzione storica dagli anni ’70 agli ’80, così la gravità dei comportamenti va valuatata in relazione alla carica pubblica che si ricopre: la “scajolata” sta al ministero dello sviluppo economico come la “finiata” sta alla presidenza della Camera.


  12. Adelchi
    il 30 ago 2010
    alle 18:53

    Egregio DIrettore, io sono politicamente agli antipodi da lei, ma da sempre la stimo per la sua onestà intellettuale e la sua obiettività nell’esporre i fatti. Sempre senza quell’acredine che troppo spesso ritroviamo nel giornalismo attuale, sia a destra che a sinistra. Cordiali saluti.


  13. davide
    il 24 set 2010
    alle 17:07

    Berlusconi non ha solo i Fede i Minzolini i Liguori ma anche i Sansonetti e Polito gli unici ‘ giornalisti di sinistra’ al mondo a favore della legge Bavaglio sono casualmente i più invitati da Vespa a Matrix, dalla Satta eccc , fino a qulache anno fa pensavo fossero incapaci , ma ‘è ovvio che c’è qualcosa di più


  14. INeuropa
    il 08 nov 2010
    alle 12:52

    A proposito di Fabbriche del fango Vi segnaliamo questa interessante news dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/8579

    “La Repubblica (CIR Group): ecco come funziona la fabbrica del fango”.

    Palazzo di Giustizia di Genova, P.zza di Portoria 1. Da qualche parte forse potrebbe esserci un “Armadio della vergogna”. Quello – per intenderci – dove vengono riposti i fascicoli scomodi e da tenere al riparo da occhi indiscreti. I ripiani austeri (e sempre alquanto incustoditi) di questo archivio pare vomitino periodicamente faldoni che dovrebbero rimanere sopiti per molto tempo ancora.

    Di alcuni dossier scottanti abbiamo già dato conto in alcuni precedenti articoli proprio quì su Indymedia. S’ha motivo di ritenere che un cantuccio dello sgabuzzino segreto di P.zza Portoria, sia proprio riservato a lui: Altana Pietro. La spia del Sismi (servizio segreto militare) che è andato a battere nei centri sociali in cerca di informazioni. I giudici genovesi hanno scoperto che sotto le mentite spoglie del giornalista spiava anche società dell’alta finanza (vedi C.I.R. di De Benedetti, ENI, Fiat, Telecom, Impregilo, etc), banche (Banca Carige, Mediobanca, etc, ), e la crema degli avvocati e fiscalisti (Roppo & Canepa, Bonelli, Carbone, Uckmar & C.). Come alcuni articoli del Secolo XIX e di Milano Finanza hanno rivelato, Altana ha tenuto d’occhio pure gli iraniani di Irasco in cerca di armi, roba nucleare e altro (v. link correlati a margine dell’articolo). Inutile negarlo. Le procure di mezz’Italia han vissuto per anni nella psicosi che il servizio segreto militare spiasse anche magistrati e giudici, più che naturale che procura genovese abbia riservato ad Altana una particolare attenzione. Non è affatto casuale che un magistrato come Anna Canepa, esponente di punta di Magistratura Democratica (MD è stata la prima a denunciare il dossieraggio del Sismi sui giudici) vada il merito di aver chiesto l’arresto dell’agente del Sismi. Tra l’altro, vedete com’è bizzarro il destino, il magistrato Anna Canepa è anche sorella di Paolo Canepa uno degli avvocati spiati dal Sismi, inoltre putacaso lo Studio Legale Vincenzo Roppo & Paolo Canepa è pure consulente di C.I.R. e della Fam. De Benedetti Ci sarebbe di che notiziare anche il CSM (sempre che CSM non significhi Ciechi Sordi Muti).

    Comunque dall’Armadio della vergogna ora salta fuori n’altra storia totalmente inedita sullo strano e chiacchierato 007. Stravagante quanto tragicomica. Altana ha così tanto rotto i coglioni ad una certa lobby genovese, che la stessa pare abbia deciso di fare quadrato per toglierselo una volte per tutte dai coglioni. La storia – dai contorni decisamente grotteschi e surreali – vien descritta dallo stesso Altana Pietro in un dettagliato esposto/querela depositato presso la Procura della Repubblica di Genova il giorno 20 giugno 1997 (trovate il documento di seguito come allegato pdf). Altana racconta che nel 1994 a seguito della denuncia della società Coeclerici Spa (shipping company che lo stesso agente denuncia per spionaggio) lo stesso è stato oggetto di querela per intercettazioni telefoniche abusive e spionaggio. Alessandro Perugini (noto centravanti di sfondamento del G8) e un manipolo di agenti della Digos di Genova son piombati nel suo ufficio portandogli via computer e kili di documenti. Dopo qualche mese tutto viene però archiviato. I giudici genovesi sentenzieranno esserci stata nessuna intercettazione e alcun spionaggio. L’agente segreto però viene condannato dalla procura genovese a 8 mesi di reclusione per aver diffamato la società che l’ha denunciato per spionaggio: Coeclerici Spa (un articolo del giornalista Manlio Di Salvo sul Secolo XIX viene ritenuto diffamatorio dai giudici). Dell’assoluzione per spionaggio nessuno parlerà e prenderà corpo invece una pesante campagna stampa contro lo spione del Sismi. Titola Repubblica: “Spiata via fax l’alta finanza, interceptor ruba i segreti di aziende ed avvocati … Lo spione elettronico è passato attraverso le centraline, aveva un complice aggancio alla SIP” . “Storia di spionaggio industriale, probabilmente internazionale… corrispondenze delicatissime venivano deviate dai trucchetti tecnologici”. “Parla Interceptor, ce l’ho solo con Coeclerici” (Massimo Razzi – Il Lavoro- Repubblica 20 e 23 dicembre 1994).

    Direte voi: è normalissimo e fisiologico sputtanamento. Se l’agente Sismi spia C.I.R. (una delle aziende dell’alta finanza attenzionate dal Sismi) è giusto che Carlo De Benedetti scateni contro i suoi scagnozzi di Repubblica. Il discorso non fa una grinza. Lo sfigato del Sismi allora che fa? S’organizza e attenziona anche Franco Manzitti (all’epoca direttore della sede genovese di Repubblica). E scopre che Paolo Clerici (numero uno del Gruppo Coeclerici Spa) e qualche avvocato hanno fatto pressioni su Franco Manzitti per gettargli palate di fango addosso. In una lettera riservata inviata da Manzitti ad un noto avvocato d’affari genovese (che il Sismi acquisisce) il redattore capo di Repubblica scrive: “Caro Franco, mi scuso per non esser riuscito ad arrivare al tuo ricevimento di sabato a Sant’Ilario, e mi scuso tanto anche con tua moglie, ma in questo momento come tu sai son preso dalle solite “grane” di questo ingrato giornale. Ti informo, comunque, che l’intervista di Dabove, come mi hai richiesto, non verrà pubblicata. Franco Manzitti”.

    In quei giorni si compie una curiosa operazione immobiliare. La società CoeClerici (quella che ha denunciato per spionaggio l’agente) cede all’avvocato (l’avvocato di Sant’Ilario a cui ha scritto Franco Manzitti) un lussuoso e prestigioso immobile nel centro di Genova. Sito in Via Martin Piaggio civico 17/7-8. Una cosuccia di poco conto composta da 30 vani + balconi + cantine e pertinenze, situatata a ridosso di Villetta Di Negro (vicino P.zza Corvetto). In una corrispondenza riservata della società Bulkitalia (società del Gruppo CoeClerici) – che il Sismi acquisisce e che Altana fa avere ai giudici genovesi – si legge: “Allego fotocopia assegni circolari rilasciatimi da Bonelli per complessive lire 245.000.000 che ho dato in originale a Ragusa, e corrisposti a titolo di caparra in conto prezzo. Penso che sul prezzo di vendita non ci siano problemi, l’importo della locazione di Via Padre Santo a Bonelli, è sempre stato veramente molto modesto. Ma si sa … i piaceri vanno ricambiati. Limiterei la diffusione della scrittura dandone una copia a Pulcini (preliminare di vendita) di cui trattengo io l’originale. Saluti. Emanuele Zanotti”.

    Come su riportato c’è di mezzo un“Guglielmo Dabove”. In effetti Altana Pietro era conosciuto negli ambienti dei giornali con questo stravagante pseudonimo. Qualche tempo prima aveva ricevuto nel suo ufficio il giornalista Massimo Razzi per una intervista di replica agli articoli di Repubblica. Intervista dello 007 che non è mai uscita su Repubblica. Quel che è certo – afferma Altana Pietro nella sua denuncia querela – “… è forse anche per questo che l’ordine dei giornalisti versa in uno stato di pessima salute. Bisogna realisticamente ammettere che sulla credibilità della professione giornalistica hanno influito negativamente i pesanti condizionamenti che a vari livelli hanno esercitato le lobbyes finanziarie e politiche come anche gli incroci di interessi privati sui giornali… la categoria si lamenta della preoccupante caduta di rispettabilità , ma dimentica che nonostante tutto le connivenze (che hanno progressivamente ammansito il sistema) continuano ad inquinare buona parte della comunicazione, consolidando i vecchi e perversi meccanismi che tutt’ora regolano il mondo dell’informazione”.

    Detto in parole semplici semplici, a Repubblica ci son giornalisti venduti che si prostituiscono per gratificare l’amico di turno.

    Conferma questo teorema – seppur malvolentieri – anche Massimo Razzi di Repubblica. Nella conversazione telefonica con Altana (che ahimè, l’agente del Sismi ha la stronzaggine di registrare e che poi allegherà all’esposto/denuncia). Massimo Razzi confessa fortissime pressioni fatte da Paolo Clerici su Franco Manzitti e sul giornale la Repubblica.

    Se vi volete scialare il cuore e farvi quattro ghignate ascoltatevi la registrazione della telefonata (a margine dell’articolo in formato mp3).

    Intanto questa la trascrizione (della parte saliente):

    Trascrizione telefonata Altana Pietro/Massimo Razzi del 13 marzo 1996

    ALTANA: “Io a lei non ho mai voluto querelarla … giustamente c’è una liberta’ di espressione, è un paese libero, siamo in democrazia, ed ognuno e’ libero di dire tutto quello che vuole, anche delle scemenze, quindi – perdoni se la descrivo cosi’ – effettivamente, ragionando con il senno del poi, non era effettivamente cosi? Lei ha scritto delle scemenze.”

    RAZZI: “Si’, si’, ma e’ che non …”

    ALTANA: “Ha scritto nel primo articolo delle scemenze, nel secondo pure, non so se ce n’era anche un terzo, anche nell’altro c’erano scritte delle scemenze. Qualcuno c’ha creduto comunque, perche’ quando lei ha gettato la cosa li ‘ cosi ‘ : «questo e un intercettatore, rischia tot anni di galera» e ha sfornato tutta una serie di nominativi di intercettati che confermavano il fatto. La cosa era oramai era data per scontata; chiaramente chi mi conosceva bene sapeva che non era così . Poi’ dopo 7-8 mesi quanto il magistrato ha emesso la sua archiviazione perche’ la notizia di reato era risultata infondata, allora li’ mi sono riscattato, pero’ oramai la frittata era stata fatta. Parliamoci chiaro, nessuno è venuto a prendere le mie difese, e gli amici che hanno preso le mie difese l’hanno fatto ma in modo non molto ufficiale. Purtroppo qualcuno aveva interesse gettare un po’ di fango su di me, e questi sappiamo chi sono. Lei comunque gli ha dato una bella mano, e voglio dire, con quegli articoli ha fatto la felicita’ del Prof. Bonelli e del Sig. Clerici; non so se sia casuale questo, mi auguro di si, ma considerando il contesto della situazione non so se sia poi tanto casuale… Se lei fosse stata una persona coerente, una persona. diciamo, un po’ piu’ obiettiva, forse avrei avuto gia da li’ una dimostrazione … prima di scrivere certe cose si cercano dei riscontri, come un giornalista a modo, con criterio fa’, poi io non so come funzionano le cose nel suo giornale (Il Lavoro-Repubblica ndr.) però effettivamente, a vedere i risultati, pare che fosse esattamente vero quello che mi si diceva, cioe’ che il Manzitti non era poi del tutto disinteressato nella cosa, aveva qualche interesse, diciamo, a sputtanarmi un pochettino. I malvagi mi hanno detto che ha fatto qualche pressione perché scrivessi quelle belinate li …”.

    RAZZI: “No, le cose sono completamente diverse perché …”.

    ALTANA: “Mi hanno detto: ‘stai attento che Manzitti ci ha messo lo zampino’ , e io credo che non sia completamente falso”.

    RAZZI: “Se mai Manzitti ci ha messo lo zampino dopo, se vuoi ti racconto esattamente come è andata”

    ALTANA: “E allora raccontami a grandi linee perche’ mi interessa”.

    RAZZI: “Semplicemente questo: io ho avuto le notizie assolutamente da fonti diverse da Coeclerici , e Manzitti non sapeva niente, anzi”.

    ALTANA: “Da Gattorno (Sebastiano ndr.), sappiamo”

    RAZZI: “Da ambienti vicini a Gattorno si’, non solo da quelli, per esempio c’erano altri avvocati che credevano davvero d’essere intercettati, perche’ non riuscivano a capire come certi documenti potessero …”

    ALTANA: “Ma no, l’ho spiegato perche’ gli avvocati credono di essere intercettati”.

    RAZZI: “Un momento, aspetti un attimo, lei me lo ha spiegato dopo che ho scritto i primi pezzi, allora, quando io ho citato i nomi degli avvocati che ritenevano in qualche modo di essere intercettati, oppure che documenti che erano passati per i loro studi erano usciti fuori, loro temevano di perdere la fiducia dei loro clienti, di conseguenza qualcuno di loro si e’ spaventato e ha fatto arrivare qualche voce”.

    ALTANA: “Questa e un palla totale, e lo posso anche dimostrare, perche’ anch1io ho ricercato qualche riscontro in relazione a questa vicenda, e le posso garantire che questa e’ una balla totale. Fu una grande congiura, e’ stata solo una grande congiura, organizzata a tavolino, con l’intenzionale calcolo di danneggiarmi e basta. E’ stata ideata la questione delle microspie, e tutto …”.

    RAZZI: “Io comunque, come le ho avute io, non potevo sospettare di persone in quel momento, perche’ non ce n’era nessun motivo, tranne il fatto che per vie molto traverse ero riuscito ad avere delle notizie abbastanza vaghe su quello”… Quello che io ho fatto fare, a partire da queste prime voci, e’ dei riscontri, perche’ il suo nome era Dabove, non si riusciva a sapere quale era il nome vero”… semplicemente, io ho fatto i primi du¬e pezzi semplicemente avendo riscontri con questi studi di avvocati che mi confermavano che … e mi dicevano che per quello che avevano capito loro la strada era quella e fino a li’ Manzitti no ha fatto nessuna pressione, anzi, non sapeva neanche di che cosa si trattasse, e non sapeva di piu’ di quello che sapevo io. La ¬pressione di Manzitti, che c’e’ stata, e della quale io sono rimasto personalmente molto amareggiato, e’ questo aver subito tutte le tue accuse che ritengo in parte giuste, e per cui me le tengo, pero’ il punto è questo: ho fatto un pezzo con l’intervista a te di un’intera pagina, dove si raccontava tutta la tua versione, premettendo – in un cappellino – che questa era la tua versione e che mi sembrava …”.

    ALTANA: “Ma questo in quell ‘articolo in cui dici: “Da bove si è fatto vivo”.

    RAZZI: “No l’articolo non e’ mai uscito”.

    ALTANA: “Ah non e’ mai uscito, perche’ quell ‘articolo li’ io non l’ho mai letto”.

    RAZZI: “Infatti quando sono venuto da te per l’intervista, l’ho scritta, l’intervista che ti ho fatto”.

    ALTANA: “Si’ ma non l’hai mai pubblicata”

    RAZZI: “Io l’ho data a Manzitti , ovviamente, per farla uscire, e lì’ c’e’ stata una pressione fortissima su Manzitti di Clerici . Manzitti tra l’altro, l’ha fatta vedere all ‘avvocato del giornale, Tonani, e Tonani ha detto: ‘va bene secondo me, si puo’ pubblicare perche’ non ci sono gli estremi per nessuna querela’ , e Paolo Clerici ha fatto il diavolo a quattro; e questa e stata l’unica volta in vita mia, da quando sono stato in quel giornale che . . .”

    ALTANA: “Esattamente quello che ho saputo io”.

    RAZZI: “Questa e’l'unica cosa di cui mi rammarico. Io mi rammarico, nel senso che quell’intervista io non sono mai riuscito a farle uscire. E sulla cosa ho avuto delle discussioni con Manzitti, cor il quale poi siamo amici per tantissime altre cose, e lui su questo non ce la faceva perche’ aveva ricevuto delle pressioni fortissime, non me lo diceva cosi’ apertamente, ma si capiva”.

    ALTANA: “Non si puo’ parlare male di Clerici”.

    RAZZI: “Come?”.

    ALTANA: “Su Clerici non si puo’ parlare male”.

    RAZZI: “No, secondo me lui … non e’ proprio vero in assoluto, in altre occasioni mi sono anche esposto a questo riguardo”.

    ALTANA: “Sig. Razzi, se si e’ dipendenti come lei non si puo’ parlare di certe cose, per quello dico così’. Ma va be’, questo lei me lo insegna. Bisogna essere al di fuori di certe strutture, e anche quando si e’ al di fuori si deve rendere piu’ conto di un dipendente”.

    RAZZI: “Si’ infatti lo so questo, questo piu’ chiaro di cosi’. Le dico che e’ cosi’, questo e’ andato così’. questa e’ la cosa per la quale lei ha ragione nei miei confronti”.

    ALTANA: “No, quella e tante altre”.

    RAZZI: ” … per come ho lavorato io, sulla prima parte ho raccolto alcune informazioni, non avevo altra fonte, lei non esisteva per me perche’ non riuscivo a trovarla. Quando sono riuscito a trovarla sono venuto a parlarle”.

    ALTANA: “Però Razzi, lei ha dato per certo che le cose da lei descritte erano così’”.

    RAZZI: “No, no, Il pezzo aveva tutte le caratteristiche del pezzo sulla base delle poche notizie che avevo a disposizione e sulla base dei riscrontri che avevo potuto avere, che non davano certezze e.. Le assicuro che questa e’ la pura verita’”.

    La querela dell’agente del Sismi contro Paolo Clerici, Franco Manzitti, Massimo Razzi, Repubblica & C. rimarrà sepolta nell’armadio della vergogna per lustri e nessuno ne parlerà più. Sino ad oggi.

    La morale? Che la giustizia raramente trionfa ed il fango è sicuramente molto meno sporco di certi personaggi.

    Che dirvi, ci risentiamo alla prossima storiaccia (tanto l’armadio è zeppo zeppo di storie zozze che non vedon l’ora d’esser riesumate e raccontate).

    ————–
    Quì i documenti pdf allegati: “Repubblica_fabbrica_del_fango”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2010/altana_pietro_massimo_razzi_repubblica.pdf
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2010/vendita_clerici_bonelli.pdf

    File audio mp3 “telefonata_Altana_Pietro_Massimo_Razzi”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/jul2010/1_repubblica_massimo_razzi.mp3
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/jul2010/2_repubblica_massimo_razzi.mp3

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