Non è ancora dato di sapere se la Corte Costituzionale si pronuncerà in giornata sulla legittimità del matrimonio gay o se la sentenza giungerà più in là nel tempo. Certamente questa attesa consente una serie di riflessioni. Come si è detto in più casi, la Corte ha probabilmente davanti a se tre possibili opzioni: accogliere i ricorsi presentati e quindi aprire al matrimonio gay; rigettare l’istanza perché ritiene la questione non fondata e, quindi, il matrimonio riservato solo per le coppie eterosessuali; dichiarare inammissibile l’istanza non pronunciandosi sul merito in quanto non competente rispetto alla discrezionalità del potere legislativo. In quest’ ultimo caso la Corte potrebbe inoltre esortare il Parlamento a intervenire, tenendo anche conto del principio di non discriminazione.
Se la Corte accoglie la richiesta
Dal punto di vista politico e sociale sarebbe una grande vittoria per tutte le persone lgbt di questo Paese. Ciò che non si è ottenuto in vent’anni e più d’iniziative, pride, manifestazioni, campagne, pressioni nei confronti della politica, sarebbe conquistato grazie alla Corte Costituzionale. I promotori della campagna di Affermazione Civile, Certi Diritti e Rete Lenford, potrebbero giustamente rivendicare il merito di aver sbloccato la situazione e di aver sgretolato il muro d’indifferenza eretto dal Parlamento. Gli scettici dovrebbero ricredersi, ammettendo di aver sbagliato.
Se la Corte rigetta
Si aprirebbe uno scenario davvero problematico e denso di ulteriori difficoltà. In primo luogo la sconfitta per i proponenti sarebbe evidente e devastante, perché coinvolgerebbe tutto il movimento lgbt che in vario modo ha subito la campagna di Affermazione Civile, sostenendola nella pratica solamente nell’ultimo periodo. Quindi, in un modo o nell’altro, a prescindere dalle responsabilità oggettive dei proponenti, tutto il movimento sarebbe perlomeno fatto oggetto di diverse critiche e si aprirebbe un complesso conflittuale scenario. Davanti a una sentenza di rigetto è ovvio che il mondo politico parlamentare, che è per la stragrande maggioranza contrario al matrimonio gay, avrebbe un argomento non definitivo, ma di lunga durata, per affermare che il matrimonio gay in Italia non è consentito.
Se la Corte dichiara l’inammissibilità
In questo caso lo spazio di manovra sarebbe evidente, perché consentirebbe ai proponenti e a tutto il movimento lgbt italiano di riorganizzare un’azione sociale e politica nel Paese di pressione nei confronti del Parlamento, che magari in questa legislatura non affronterà il tema, ma che dovrà d’ora in poi confrontarsi con un pronunciamento della Corte che indica chiaramente la responsabilità in materia di riconoscimento dei diritti delle coppie gay. Si potrebbe obiettare, come molti hanno sostenuto, che era chiaro fin dall’inizio che sarebbe stato comunque il Parlamento a esser investito della questione, ma la polemica deve lasciare il posto all’azione ragionata, di cui giustamente le associazioni devono aver la capacità di individuare al più presto gli strumenti più adeguati.
Alcune questioni di cui tener conto
Nel caso la Corte ammettesse il matrimonio gay nell’ordinamento, dichiarando nella pratica illegittime tutte le norme che attualmente ne impediscono l’istituzione, è facile prevedere che il Vaticano, il centro destra, gran parte del centro sinistra, si scaglierebbero contro la sentenza, promuovendo in tutte le sedi possibili, giuridiche, parlamentari, mediatiche un contrasto duro e agguerrito.
In questo senso quello che ha più colpito di questo periodo è stato proprio il silenzio praticato da tutti i nostri molteplici e potenti avversari. Solamente nelle giornate in cui si pensava fosse emessa la sentenza, qualcuno ha parlato. Le polemiche però sono state flebili, tutte tese a accreditare l’impossibilità che la Corte potesse introdurre per sentenza il matrimonio gay. Cosa ci dice questo? Che probabilmente chiesa, destra e sinistra clericale, non sono preoccupate. Qualcuno di noi si ricorda il putiferio sollevato quando la Bindi e la Pollastrini scrissero i Dico? Ovvero una proposta di legge persino più arretrata di quella approvata in Croazia? (che perlomeno uno straccio orrendo di legge lo ha approvato, ndr). Non si parlava lontanamente di matrimonio, ma di impedire che due persone conviventi potessero contemporaneamente trovarsi nello stesso ufficio comunale per registrarsi (centro sinistra), mentre il centro destra si appellava alla difesa della famiglia naturale. Fu organizzato in fretta e furia il Family Day, i Dico sparirono dal Parlamento per lasciar posto al patetico tentativo dei Cus naufragato ancor prima di lasciare il porto! La situazione politica e sociale in Italia è oggi migliorata? La risposta credo l’abbiano fornita con chiarezza le ultime elezioni regionali.
Di quel tempo bisogna inoltre ricordare che la Lega depositò alla Camera dei Deputati, una proposta di legge per emendare l’articolo 29 della Costituzione, al fine di chiarire che il matrimonio era da intendersi tra un uomo e una donna.
Nessuna iniziativa è stata in questo periodo assunta da una Lega, che se è possibile è diventata ancor più clericale, razzista e omofoba, come mai? E’ probabile che questo partito, come l’intera classe politica non avverta alcun “pericolo” di matrimoni gay alle porte.
Come accogliere la sentenza
Quale sia la sentenza, la riflessione su come attrezzarsi rispetto al suo contenuto sicuramente sarà già stato affrontato nel confronto interno al movimento. Non conoscendo ciò che è stato deciso, evoco solamente un suggerimento: rifuggire da qualsiasi tipo di vittimismo rabbioso in caso di rigetto, nessun atteggiamento di facile trionfalismo in caso di accoglimento, approfondita analisi e confronto nel caso d’inammissibilità.
I promotori e tutto il movimento portano sulle loro spalle una grande responsabilità rispetto alla nuova fase che in qualsiasi caso si apre alla lettura della sentenza. Nulla sarà come prima e il lavoro, a seconda del risultato sarà ancor più impegnativo, e potrebbe apparire improbo nel peggiore dei casi.
Essersi spinti fino a sollecitare il pronunciamento della Corte Costituzionale significa mettere nel conto di aver imboccato una strada senza ritorno che “obbligherà” ancor di più le associazioni a percepire (com’è nei fatti) come impellente una strategia che porti a dei risultati, perché si sta trattando una materia che coinvolge la concretezza della vita di migliaia di coppie lgbt, sempre più stanche di esser nulla di fronte alla legge.
La giusta e non derogabile volontà politica che alla coppia gay sia riconosciuta dignità pubblica, accedendo a meccanismi di registrazione, non deve mettere in secondo piano che il vero tema rimane la concretezza e l’ampiezza dei diritti e dei doveri cui poter accedere.
La vera conquista è la parità dei diritti e non il matrimonio?
Nella malaugurata ipotesi che la Corte dica nella pratica che il matrimonio gay non è previsto dall’ordinamento cosa fare? E’ indubbio che il termine matrimonio gay subirà un colpo durissimo. Certamente si potranno tentare nuove istanze alla Corte Costituzionale e anche in ambito sovranazionale, ma per alcuni anni tutti gli oppositori avranno gioco facile nell’insistere che in Italia il matrimonio gay è impossibile. Sappiamo quanto questa possibilità potrebbe inoltre aumentare la depressione e la conseguente delusione (già attualmente assai diffusa) dentro la comunità lgbt. Tutto questo porterebbe a un ulteriore oggettivo indebolimento della capacità d’iniziativa sociale del movimento. Dalla difficoltà psicologica di una sconfitta di questa portata bisognerà saper uscire con pazienza e onestà, aprendo dentro il movimento, direi più in generale nell’intera articolazione dell’espressione culturale, politica, associativa, delle persone lgbt una schietta riflessione sulle teorie e le pratiche. Ripartendo dal vero punto fermo non modificabile: l’accesso da parte delle persone e delle coppie lgbt di tutti i diritti e di tutti i doveri previsti per le persone e le coppie eterosessuali. La battaglia culturale per il “matrimonio gay” che ha una sua peculiare e dirompente valenza, non va abbandonata, sicuramente bisognerebbe decidere con chiarezza se permane come obiettivo legislativo oppure se quel “matrimonio”, può essere interpretato anche attraverso la proposta d’istituti ad hoc, esclusivamente rivolti alle persone omosessuali, d’identica estensione delle tutele, ma certo di differente visione culturale. Personalmente ritengo che l’accesso al matrimonio civile anche per i gay sarebbe un’occasione storica per la società italiana, perché finalmente la spingerebbe a raccontarsi verità ritenute scomode dal Vaticano e dai politici inetti. La matrimonialità laica è un contratto ben lontano dalla supposta sacralità cattolica romana. Spingere su questo terreno porterebbe, a un chiaro e salutare snaturamento delle pervicaci sovrastrutture e trappole contenute nell’attuale normativa italiana. Allo stesso tempo un’opposizione alla nostra possibilità di sposarci che discendesse addirittura dalla Corte Costituzionale, non può farci disarmare rispetto alla necessità di giungere il prima possibile a una regolamentazione giuridica dei nostri amori. Nel caso la Corte rinvii la palla al Parlamento, le riflessioni fin qui svolte avrebbero la stessa utilità, con l’accentuazione che il rapporto con la politica, con i partiti, con la prospettiva di medio e lungo termine, saranno elementi anche dolorosi con cui fare i conti.
Matrimoni gay. Oggi la Corte decide. Giornata storica per l’uguaglianza
- Autore: Aurelio Mancuso
- Pubblicato: 12 apr 2010
- Commenti: 7

alex
il 12 apr 2010
alle 08:20:
Speriamo in bene o se no per molti molti anni in Italia non potremo più parlare di matrimonio gay.
philip
il 12 apr 2010
alle 10:07:
mi chiedo questo: è proprio necessario il matrimonio gay? anzi, è proprio necessario il matrimonio? capisco i pacs, ma del matrimonio cosa ci interessa?
ciao
aurelio mancuso
il 12 apr 2010
alle 10:34:
beh philip ci interessa essere cittadine e cittadini con pari diritti e doveri giusto? allora l’accesso al matrimonio perché ci è negato? o dovremmo negarcelo?
aurelio
4real
il 12 apr 2010
alle 17:27:
Personalmente ritengo che la battaglia per la conquista del Matrimonio Civile non va interrotta o abbandonata in nessun caso. Se il nostro movimento non ha ancora oggi le idee chiare su questo mi spiace dirlo ma siamo a un punto molto sconfortante che non mi promette alcunché di buono. Negli Usa diverse massime corti hanno sentenziato contro le coppie omosex che si sono messe a richiedere il permesso di unirsi in matrimonio invocando l’incostituzionalità delle norme che glie lo impedivano… eppure anche lì la battaglia per la conquista del matrimonio non si è mai interrotta, tanto meno è stata abbandonata, anche laddove si sono accettate unioni registrate di vario tipo. E ci mancherebbe. Qualsiasi eventuale unione registrata dev’essere visto nell’ottica del raggiungimento dell’obbiettivo MATRIMONIO, in quanto solo e unicamente laddove siamo considerati e trattati da degni del matrimonio vero e proprio siamo cittadini di serie a come gli altri. Non tollero nemmeno per un nanosecondo di essere considerato e trattato da degno al massimo di scimmiottare chi è ritenuto degno del matrimonio vero, degno insomma di sposarmi per modo di dire, unirmi in un matrimonio che matrimonio non è. Uguaglianza = Matrimonio Civile punto e stop.
4real
il 12 apr 2010
alle 17:37:
Un’altra cosa: In Paesi come l’Olanda, la Nuova Zelanda, Washington DC, eccetera sono state create unioni registrate con i medesimi effetti legali del matrimonio civile alle quali possono accedere coppie di qualunque composizione sessuale, cioè sia etero sia omosessuali. Per conferire maggiori diritti legali, anche pari diritti legali, rispetto alle coppie unite in matrimonio, non serve mettersi a pensare a unioni “ghetto” per omosessuali. La limitazione alle sole coppie omosessuali avrebbe l’effetto di ritardare ulteriormente la conquista del matrimonio, come mostra ampiamente l’esperienza scandinava.
Sposerà Nichi Vendola
il 12 apr 2010
alle 19:21:
Un film breve sulla passione, sullamore, sulla famiglia e sul riscatto femminile.
http://www.sposeronichivendola.it
Lorenzo
il 13 apr 2010
alle 11:37:
E insomma? la corte cosa ha deciso?