La lotta dei minatori dei Sulcis non piace a chi è abituato ad idolatrare il cosiddetto libero mercato. Circolano infatti le analisi e le opinioni di chi valuta tutto quanto da un punto di vista meramente ragionieristico. Per queste persone i lavoratori dello stabilimento di Nuraxi Figus avrebbero una colpa gravissima: la Carbosulcis ha usufruito per anni di aiuto di Stato. Una macchia indelebile per chi pensa solo a tutelare la concorrenza o considera il lavoro solo uno dei tanti fattori della produzione da iscrivere a bilancio.
Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico, non si discosta da questa linea di pensiero. Per lui il Sulcis deve puntare su attività “in grado di stare sul mercato”. Traducendo le sue dichiarazioni si capisce come Palazzo Chigi non sia intenzionato a concedere un aiuto economico alla società controllata dalla Regione Sardegna. Monti e Passera non si cureranno quindi del futuro dell’unica miniera italiana in attività. Entrambi devono aver letto i pareri tecnici che parlano della scarsa qualità del materiale estratto sull’Isola. Vulgata molto in voga negli ultimi giorni. Peccato che i principali esperti della materia non siano tutti dello stesso avviso.
La concentrazione di zolfo nel carbone è solo un alibi ad uso e consumo di chi non è disposto a garantire la tenuta industriale del Paese. Il primo a cantare fuori dal coro è stato Gianvito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei Geologi. Riferendosi alla protesta dei minatori ha dichiarato: “Non possiamo non rilevare che il Paese ha perso la capacità di investire, soprattutto nell’industria mineraria, ma anche in quella estrattiva. Non possiamo non rilevare che siamo rimasti al palo, anche in un momento di forte crisi economica, rispetto al resto dell’Europa, che invece fonda buona parte delle proprie economie e basa i propri investimenti sulle materie prime”. Il problema non risiede soltanto nella presunta scarsa qualità del carbone sulcitano ma piuttosto nella legislazione vigente. In Italia è ancora in vigore la legge quadro promulgata nel 1927 che non tiene in adeguata considerazione le odierne competenze delle Regioni sulla materia mineraria ed estrattiva. Il numero uno dei Geologi ha spiegato come l’Unione europea solleciti da anni l’Italia sulla materia normativa. Richiami ed inviti che nessuno si è mai sentito in dovere di raccogliere. Tutto a vantaggio dei Paesi stranieri. Per spiegarlo, Graziano ha citato l’esempio dell’antimonio. Elemento che preferiamo importare dalla Cina nonostante la presenza di giacimenti nel nostro sottosuolo.
Sulla lenta agonia della nostra industria mineraria pesa anche l’operato di un certo ambientalismo. Non più tardi di qualche ora fa un dirigente sardo dei Verdi affermava di condividere la lotta dei minatori ma di non sostenere la miniera. Una contraddizione in termini che finisce per danneggiare le rivendicazioni dei 470 lavoratori della Carbosulcis. Il “No” a qualunque tipo di installazione industriale non porta da nessuna parte. Per avere fiducia nel futuro, la Sardegna ha un disperato bisogno di produrre energia. L’altissimo livello delle tariffe energetiche è un limite fortissimo – arcinoto – per ogni tipo di investimento. Sarebbe quindi auspicabile abbandonare la sindrome Nimby e documentarsi sul progetto allo studio della società. “È verissimo che il carbone del Sulcis è noto per essere un carbone con un alto contenuto di zolfo, però quello che conta oggi sono le moderne tecnologie che permettono oggi di poter utilizzare convenientemente quel carbone senza i problemi che nel passato evidentemente creava questa situazione”, ha spiegato intervenendo ad una trasmissione radiofonica Rinaldo Sorgenti, vicepresidente di Assocarboni. “La Carbosulcis ha allo studio un progetto virtuoso e di valenza mondiale – ha spiegato Sorgenti –, un piano che permetterebbe di rilanciare l’estrazione del carbone fino a un potenziale di circa un milione e mezzo di tonnellate, che renderebbe a quel punto economica l’attività e costruire a bocca di miniera una moderna centrale a carbone con la tecnologia adattissima a trattare combustibili ad alto contenuto di zolfo”.
Ulteriori paletti giungerebbero però dai massimi vertici dell’Enel. La miniera è in diretta concorrenza con la centrale di Porto Tolle, progetto che dovrebbe essere finanziato con i soldi stanziati dalla Commissione europea. L’Europa sembra, però, intenzionata a sostenere anche il Sulcis. Il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, incontrerà il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, per trovare un accordo su un eventuale piano di intervento. Le difficoltà spingeranno i minatori ad andare avanti nelle propria lotta. Uniti contro le note ufficiali, le miopie del Governo e le dichiarazioni di chi dimostra di essere lontano anni luce dalle necessità del mondo del lavoro.
Intanto, per le strade di Roma, prosegue la protesta delle tute blu dell’Alcoa di Portovesme. Domani è previsto il tavolo tecnico decisivo nelle stanze dello Sviluppo economico. Se nessun acquirente si farà avanti, gli statunitensi inizieranno a spegnere le celle dello stabilimento da lunedì. Un processo irreversibile guardato con enorme paura dai Sindaci del territorio. Se le fabbriche e l’indotto saranno condannati alla chiusura sarà messa in pericolo la “tenuta democratica” del Sulcis. Mario Monti non può lavarsene le mani assumendo l’ennesima decisione recessiva. L’industria mineraria e la siderurgia sono due comparti strategici. Sino ad oggi il Governo ha dimostrato di non volersene curare in maniera adeguata. Un affronto ai lavoratori ed alle loro famiglie. Determinati nel chiedere: “Lavoro, sviluppo, occupazione”.
Sam Moser
3 settembre 2012 at 21:11
Monti epure la magistratura in Puglia vogliono mettere in crisi il paese per far poi manbassa su tutto…ricordatevi che moltri tra i grossi patrimoni mondiali si sono creati con la crisi del ’29 e la depressione successiva proprio per il fatto che si e’ creata una sistematica distruzione della classe media e medio-basssa – proprio come un vero ciclo economico “programmato” – per poi poter far manbassa su proprieta’ immobiliari “recuperate” miracolosamente a 4 soldi o per niente da banche, istituzioni finanziarie a copertura di prestiti, mutui, finanziamenti, etc. o per pignoramenti su debiti in generale e da molte familgie benestanti che hanno cavalcato con il danaro alla mano la possibilita’ di acquisire beni e soprattuto anche forza lavoro a “prezzi scontati”.
Questo sta accadendo di nuovo.
Io faccio una domandina semplice semplice: cosa manca sul mercato oggi? Di cosa c’e’ penuria ? Risposta altrettanto semplice : DI DANARO FRESCO CIRCOLANTE … se un paziente ha problemi di ossigeno…cosa gli da’ il medico se non riesce a respirare? OSSIGENO…ecco cosa manca questo e’ l’ossigeno che manca all’economia: “CASH” se i giornalisti facessero il loro mestiere studierebbero veramente l’impatto di questa assenza di “cash” e dal fatto che il credito e comunque il denaro non circoli ( ci sono anche strumenti tecnici come la M1 , M2 , etc. per verificare ) e che le banche prendano soldi solo per coprire i loro bilanci e non lo fanno circolare ulteriormente creando problemoni alla gente e – alla fine – a se stessi nel lungo periodo. Questi ladri legalizzati devono essere costretti a immettere denaro sul mercato ma siccome oggi non siamo piu’ padroni del nostro destino ma vincolati a senso unico dall’Unione Europea e dalla sua “pseudo-banca centrale” siamo fregati…ci sarebbe molto da scrivere ma il punto e’ : 1) staimo per essere arrotati da un TIR 2) non abbiamo piu’ controllo delle nostre vite e del nostro destino come paese – anche in uno Stato Eurpeo Federale visto che non esiste – 3) le banche ed i potentati economico-finanziari fanno da veri domatori e dittatori delle politiche economico-finanziarie 4) la democrazia e’ immediatamente colpita e ridotta ad una pagliacciata…
dario
3 settembre 2012 at 10:26
Capisco il dramma della perdita del lavoro ma non si puo’ continuare a finanziare(ovunque) attivita’ che non generino ricchezza ma solo perdite!
Ma cosa puo’ importare della vita della gente ad individui parolai che non hanno un minimo di umilta’ e coerenza e che pensano unicamente al proprio tornaconto ed a quello delle loro clientele politiche!
Si devono trovare soluzioni serie a lunga scadenza e legate alle risorse del territorio.
Stefano
31 agosto 2012 at 15:40
I cari “scaldasedie” di Bruxelles mi sembrano molto più convinti a non volere il carbone sardo ritenuto di pessima qualità..se costoro dovessero poi risultare più propensi ad allargare i cordoni della borsa, lo faranno per puro calcolo economico e non certamente per un senso di solidarietà sociale.. Ecco che cosa accade quando l’economia detta le regole!!!