L’estate scorsa non si parlava d’altro. E non si vedeva altro. Ovunque via testo scritto o via immagini il grande protagonista era il corpo delle donne. Sì, perché proprio nel momento di massima critica dell’uso pubblico del corpo delle donne i giornali non mostravano altro. Nel crinale di un passaggio d’epoca, in cui si faceva strada un nuovo codice puritano, sembrava che tutto potesse essere lecito. In realtà quando si tratta di mostrare le fattezze delle donne tutto è ancora lecito: solamente che oggi si fa ma non si dice. Guardate il Corriere della sera e Repubblica, i siti dico, non parlano più del corpo delle donne, per fortuna hanno smesso quella insopportabile retorica, ma quando si tratta di mostrare un culo o una tetta non hanno remore.
In realtà il tema, aldilà di certe banalizzazioni, era serissimo. Il problema era il rapporto tra sesso e potere, tra privato e pubblico. Quante ne abbiamo letto e quante ne abbiamo scritte, anche su questo giornale. Discussioni su discussioni, dispute all’ultimo sangue tra chi accusava il femminismo di aver prodotto la deriva moralista ponendo al centro del pubblico il privato e che invece sottolineava l’arroganza di un vecchio signore che pensava di potere fare tutto e poi tutto attraverso il denaro. Berlusconi era lo specchio di un’Italia maschilista dove il rapporto tra i sessi non era per nulla cambiato.
Era. Sì dobbiamo usare l’imperfetto perché di quel dibattito così alto, così importante, ma a tratti – bisogna ammetterlo – anche noioso e perbenista, non è rimasto niente. Il dubbio – che in fondo in diverse nutrivamo da molto – che caduto Berlusconi si ritirasse l’ondata femminista che aveva investito pure gli uomini, è diventata una certezza. Il rapporto tra sesso e potere banalizzato come è stato non ha prodotto un vero cambiamento ma l’annientamento di uno dei due termini: il primo. In un’Italia cattolica e fondamentalmente bacchettona il risultato è che siamo diventati più sessuofobi e meno attenti alla critica del sistema che continua a governare. Oggi, ripulito da qualsiasi connotazione erotica, il potere sta lì, senza problemi, senza critiche, senza nessuno che provi a metterlo in discussione. E non si tratta solo del fatto che l’opposizione è stata avvilita e intruppata in una grande coalizione, né del fatto che la democrazia è andata a farsi un giro da qualche altra parte. No, è qualcosa di molto più profondo. La sensazione è che abbiamo dismesso le nostre capacità critiche, la possibilità di mettere in discussione l’assetto che abbiamo davanti. Le donne governano, sono a capo delle principali istituzioni sì, questo è vero. Ma l’immagine che trionfa è di nuovo quella della ragazza perbene, della madre, di colei che si sacrifica per i figli. Le donne coinvolte nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto l’ex premier sono sparire. Ma l’orribile termine Olgettine, per il momento messo tra parentesi, è sempre in agguato. Pronto a ricordarci che dobbiamo stare al nostro posto per non disturbare il manovratore.
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