“Querelo ergo sum”
Guai a criticare gli scrittori

Gian Paolo Serino Pubblicato da
il 16 agosto 2012.
Pubblicato in Cultura, Queer.

«Che le critiche letterarie nascano o non rinascano, me ne fotto, che prendano tutti il mio posto… non andrò a disturbarli perché me lo rendano. Buffoni e ciarlatani. La crinolina ha divorato il culo, il nostro è un secolo di puttane, è ciò che è meno prostituito sono, finora, proprio le prostitute». Sembra incredibile ma è questo uno dei tanti “scontri” tra Flaubert e i suoi “critici” (lettera a Maxime Du Camp, 26 giugno 1852).

Oggi non esiste più uno scontro tra critica e scrittori. Non esistono più scontri, solo scontrini. Perché si è passati dalle querelle alle querele, dai duellli sulla carta alle denunce in carta bollata. È la dimostrazione di come non sia la critica ad essere morta, a ad essere diversamente vivi sono molti scrittori contemporanei. E più vai nel piccolo, ai confini del più Niente dell’inchiostro, è più le pratiche diventano legali. Querelo ergo sum: sembra il motto dei salotti letterari. Gli accademici della virtù, “virtuosi e sterili” (scriveva Hemingway di fronte ai giudici dell’umano). Dall’altra (p)arte anche la critica letteraria non se la passa benissimo. Viviamo tempi dove per essere “autorevoli” sembra necessario esibire un linguaggio letterario. Eppure esibire un linguaggio letterario è, da sempre, l’ambizione del principiante, quello dell’esperto è sbarazzarsene.

Provo molta tristezza per queste querel(le) di carta. Si è passati dalle barricate alle barrique, inutile dire che sono tutte vicende che, se non a tarallucci e vino, finiscono solo per smuovere qualche bocca in qualche cena intellettuale con «la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni» (De Andrè, La Domenica delle Salme).

La vera minaccia è che la minaccia di querela è oggi paragonabile a quello che era il manganello fascista. Un tentativo di censura edulcorata e postmoderna: in realtà un nuovo tentativo di non tollerare le critiche, che nel ventennio chiamavano censura.Dopo quella alimentare è nata l’intolleranza editoriale.

Mi viene alla mente quello che scrive il compianto Gore Vidal, nel saggio L’Italia di Sciascia: «Dalla Seconda guerra mondiale, l’Italia è riuscita, con caratteristico talento, a creare una società che combina alcuni dei meno affascinanti aspetti del socialismo con, in pratica, tutti i vizi del capitalismo. Non è stata l’impresa di un giorno…».

Quindi in realtà, caro figlio, non è nemmeno colpa tua.

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One Response to “Querelo ergo sum”
Guai a criticare gli scrittori

  1. Democratico Non Diretto

    16 agosto 2012 at 14:06

    Serino, la polemica letteraria va bene, ma quando si arriva all’ingiuria e alla diffamazione non va bene, secondo me. Quando poi si arriva al ricatto, più o meno velato, è una schifezza e basta. Il suo linguaggio critico di Re Censore, ad esempio, acriticamente incensatorio nei confronti degli autori che le piacciono e acriticamente denigratorio nei confronti di quelli che non le piacciono (più o meno…), potrebbe contenere un implicito invito a comportarsi bene con le sue iniziative letterarie, che spesso hanno un risvolto imprenditoriale (Satisfiction e simili). Quando poi, con la sua rubrica i furbetti dell’inchiostrino, si è messo ad attaccare le singole persone, invece delle strutture di potere che le sovrastano, non si è proposto alla comunità letteraria come un manganellatore? Certo, di cattivi costumi di singole persone i cui comportamenti stanno antipatici anche a me, figuriamoci, ma randellatore rimane… Ora, dato che il mestiere che si è scelto è pericoloso, non potrei io pensare che le carte bollate pendono sulla di lei capoccia? Voglio dire, a prescindere dalla sua vicenda giudiziaria in corso, della quale riferirono i giornali qualche mese fa, e che le auguro abbia buon corso per lei, non è l’ultima persona che in questo momento può parlare in maniera distaccata di diffamazione e querele? La saluto.