Sulle battaglie sociali stiamo con l’Idv
(e il nostro garantismo è a prova di bomba)

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 15 agosto 2012.
Pubblicato in gli Altri.

Non capisco cosa c’entri la difesa del garantismo con il liberismo. L’Idv, al momento, è l’unica formazione presente in Parlamento che non si sia schierata con il liberismo puro e con la sua espressione più estrema mai realizzata in Italia, e cioè il governo Monti. Beh, uno che vorrebbe schierarsi a difesa delle poche forze anti-libersite restate in campo, può o no esprimere il suo apprezzamento per l’anti-liberismo e l’anti-montismo dell Idv, o invece deve rinunciarci in nome del garantismo e adattarsi all’idea che per essere garantisti bisogna essere anche di destra?

La questione del garantismo è molto seria – e in Italia, lo si è visto in questi anni, i garantisti sono una molto esigua minoranza perché sia a sinistra che a destra domina e dilaga il forcaiolismo e il super-legalitarismo – ma non c’entra molto con le grandi questioni dell’economia, dei rapporti tra le classi e della giustizia sociale. Usare il garantismo come clava per coprire la destra montiana non mi sembra una cosa seria. Soprattutto per una ragione semplice: conoscete forze davvero garantiste in parlamento? C’è qualcuno che si è speso per impedire la barbarie giuridica dell’arresto ingiustificato di Alfonso Papa o del senatore Lusi? Conoscete molti gruppi parlamentari impegnati nella battaglia per l’abolizione del 41 bis, o per l’amnistia, o per la depenalizzazione dei piccoli reati, o per la fine della carcerazione preventiva o cose così? Pochini, credo, no? E allora, per quale ragione si dovrebbe accettare la “fucilazione” di Di Pietro in nome di una presunta e religiosa difesa di un inesistente garantismo?

Nel numero degli “Altri” nel quale è uscito l’editoriale di critica verso Sel e di difesa di Di Pietro, sono state pubblicate anche una decina di pagine più la copertina dedicate all’abolizione del carcere. Cioè è stata proposta una idea moderata ma moderna di giustizia che viene però giudicata folle e utopistica pressoché da tutti coloro che ci rimproverano una scarsa coerenza garantista. Tranquilli, il garantismo del gruppo di giornalisti che si è radunato intorno agli “Altri” è a prova di bomba. Ed è proprio la graniticità del nostro garantismo e del nostro anti-legalitarismo, e del nostro dichiarato sovversivismo, che ci permette di dialogare senza problemi e senza equivoci con la forza più coerentemente legalitaria dello schieramento politico italiano, e cioè con l’Idv di Di Pietro.

 

P.S. Del resto ogni tanto abbiamo subito l’obiezione opposta: “ma come fate ad avere simpatie per il partito radicale e per Pannella, se radicali e Pannella sono rigorosamente liberisti e montiani? Per la stessa ragione. Da un po’ di tempo abbiamo rinunciato all’idea di trovare un partito-chiesa al quale aderire incondizionatamente e religiosamente. Ci limitiamo a svolgere le nostre battaglie e a svolgerle al fianco di chi su quelle battaglie la pensa come noi. Certamente in Italia la punta di diamante del garantismo sono Pannella e i radicali, e noi stiamo con loro. Perché sono libertari, e stiamo con loro anche se sono liberisti. Sicuramente oggi di campioni dell’antiliberismo ne sono rimasti pochi: in Parlamento vediamo solo Di Pietro e l’Idv. Perciò, sul piano delle battaglie sociali, stiamo con Di Pietro e l’Idv.

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10 Responses to Sulle battaglie sociali stiamo con l’Idv
(e il nostro garantismo è a prova di bomba)

  1. andrea colombo

    17 agosto 2012 at 15:22

    Stefano, Stefano…. la militanza acceca. Guarda che io non sono un nemico di Sel, anche se non concordo nemmeno un po’ sulla scelta di suicidarsi col patto di cui sopra. Va beh, io non concordavo nemmeno sulla scelta di suicidarsi a Naopli e Palermo, ma i compagni mi hanno spiegato che invece erano mosse geniali.Contenti loro…
    Comunque, nell’ordine:
    1.Come dovrebbe essere ovvio persino per un fazioso i referendum sono stati preparati e depositati prima dell’improvvisata Pd-Sel. Pensare che siano stati approntati in fertta e furia per rispondere a quel patto non è solo sciocco ma significa sentirsi sempre al centro del mondo. Non lo si è quasi mai.
    2. I referendum si terranno checché ne dica Marco, che peraltro è uno dei giovani che io più stimo a sinistra. Si terranno nei primi mesi del 2014 invece che nel 2013. Mi fai capire perché questo particolare sconsiglierebbe di raccogliere le firme? Guarda che se si fosse rimandata la raccolta delle firme, poi slittava anche la consultazione così mi sfugge la logica in base alla quale adesso non firmo perché tanto si arriva al 2014, casomai firmo dopo così slittiamo al 2015. Non capisco bene se sei tu che cerchi di prendere per il culo me o se invece ti sei fatto prendere per il culo alla grande. Fammi sapere qual è la riposta giusta.
    3.Sei proprio sicuro che la Fiom sia contraria alla raccolta delle firme subito? E sei proprio sicuro che il compagno Vendola, pur avendo letto, immagino, Marco e Grassi, non abbia già cercato di rientrare nello schieramento referendario? Informati, vedrai che se hai buone fonti trovi qualche sorpresa.
    Senza rancore.

  2. andrea colombo

    16 agosto 2012 at 20:32

    @un lettore
    Il qualcuno cui alludi direbbe una cretineria, e io non gli farei alcun piacere smentendo quello che ho a ragion veduta scritto su IdV e Fiom. Uno può pensare dell’IdV tutto il male possibile, e sono affari suoi. Per molti versi non piace nemmeno a me. Ma sulle battaglie sociali e sul rapporto con la Fiom è stato un partito negli ultimi anni impeccabile. Quale cavolo di “solo un paio di dichiarazioni”? E’ il solo partito ad aver portato in Parlamento le istanze della Fiom trasformate in coerenti proposte di legge (e guarda che i partiti politici, all’osso, possono avere solo due funzioni: questa, cioè dare rappresentanza parlamentare alle istanze sociali, è una; l’altra, quella bolscevica, è organizzare l’insurrezione e la presa del potere. Quest’ultima non mi pare attualissima). E’ il solo partito non solo ad aver partecipato a tutte le mobilitazioni, cosa che hanno fatto anche altri, ma anche a essere direttamente intervenuto in parecchie situazioni di conflitto cercando, e a volte trovando soluzioni. L’unico ad aver trasformato in quesiti referendari le battaglie sull’art. 8 e sull’art. 18, e io ancor aoggi mi chiedo cosa s’era bevuto Nichi per dire che lui quella campagna referendaria non la voleva fare.
    Per il resto hai ragione. L’IdV per noi non è album di famiglia, dunque chi è abituato all’album di famiglia (e io che ho una certa età lo sono sicuramente più di te)ci si trova un po’ spaesato. Ma non è detto che questo sia un male, visti gli orrori che a guardarle bene spuntano anche nelle più ripulite di quelle foto.
    Il problema, se vogliamo dirla tutta, è un altro. L’IdV è un partito imperiale. Esiste in funzione del suo capo, il quale esercita di conseguenza un potere assoluto. Questo era vero, ma in misura minore, anche nella Rifondazione di Bertinotti e si è risolto in un disastro. In formazioni simili la cortigianeria è inevitabile, e in politica non c’è niente di peggio. La vera sfida dell’IdV è quella: diventare un partito e non una compagnia di ventura che c’è solo fino a che è in campo il suo capitano. Può vincerla una battaglia simile, che chiama direttamente in causa il suo dna? Non lo so. So che per il momento non ha nemmeno iniziato a combatterla.

    • StefanoSEL

      17 agosto 2012 at 14:29

      caro Colombo, ti sbagli di grosso sui referendum art.8 e art.18, quella di Di Pietro è stata una furbata, una trovata mediatica per rispondere al (sacrosanto) patto PD-SEL, come x dire “questi fanno le alleanze da vecchia politica e io presento i referendum”.

      QUEI referendum NON si terranno, lo ha spiegato bene sia Marco Furfaro (resp. pol. giovanili di SEL) che Claudio Grassi (Rifondazione comunista) su facebook.
      Per vedere come condurre la battaglia c’è stata una riunione apposita di partiti, sindacati e costituzionalisti e avevano concordato che per ora, vicini all’anno in cui si tengono le politiche (e quindi NON si tengono referendum) era meglio non presentarli.
      l’IDV invece ha fatto di testa sua, perchè è un partito opportunista e populista, e come ricordato tra i commenti ultraliberista in Europa e paraculo (oltre che forcaioli) in Italia.
      schierarsi con l’IDV è veramente vergognoso per GliAltri.
      io continuerò a militare in SEL, a sostenere Nichi Vendola e a sperare nella vittoria del centro-sinistra.

  3. Un lettore

    16 agosto 2012 at 14:08

    Il titolo stesso dell’articolo contiene, rispetto al contenuto, una contraddizione:
    Si parla, nel titolo, di battaglie sociali, e poi si afferma che l’idv è l’unica forza politica in parlamento che può portare avanti queste battaglie.
    Ma le battaglie sociali, per storia e definizione, si portano avanti solo nel parlamento? Io, da giovane militante di movimento e di partito, credo di aver imparato che le battaglie sociali si fanno creando conflitto nelle piazze e nella società, e che il parlamento rimane uno strumento importante ma strumentale di queste battaglie.
    E se l’Idv è forza (relativamente poco importante) in parlamento, è invece forza pressoché inesistente sul piano del conflitto nella società e nelle piazze; per una ragione molto semplice, ovvero che per stessa forma mentis dei suoi militanti, ad eccezione di alcune fasce di giovani militanti, il concetto di conflitto è completamente estraneo alla logica. Logica di un partito la cui classe dirigente (reclutata spesso in modo raffazzonato, vedi Scilipoti, Razzi, Porfidia, De Gregorio, etcetera) è tutt’altro che di sinistra.
    Per intenderci, l’Idv rivendica nel proprio statuto di essere liberista (nessuno scandalo), ed è coerentemente a ciò membro dell’ELDR, formazione politica europea che aderisce sì all’Internazionale, ma quella dei liberali!
    Per chiudere, anch’io sono felice che, grazie sia a qualche nuovo dirigente, sia alle contingenze politiche, l’Idv abbia trasmigrato dall’ala destra del governo Prodi II, alla sinistra dello stesso partito democratico; ciò non toglie la completa estraneità dell’Idv alla cultura della sinistra, alle posizioni politiche e alle battaglie storiche della sinistra, alla forma mentis della sinistra.
    E per terminare su un tema che mi ha particolarmente incuriosito: è ben difficile teorizzare che, a partire da quella completa estraneità alla cultura ed alla forma mentis della sinistra dell’Idv, basti un cambio di posizione e due dichiarazioni a favore della Fiom per rendere l’Idv, secondo qualcuno, il “partito della Fiom” (posto il senso dell’espressione essendo la Fiom un sindacato) rispetto a formazioni politiche che assieme alla Fiom, tramite i propri militanti nel mondo dei movimenti e delle associazioni, hanno anni/decenni di costruzione di percorsi politici comuni, battaglie condivise, etcetera. Mi si faccia il piacere, direbbe qualcuno.

  4. Stefano Vaj

    16 agosto 2012 at 13:48

    Mi pare l’articolo rifletta opinioni largamente condivisibili, soprattutto con riguardo all’impossibilità di continuare ad identificarsi logiche di schieramento. Su *tutte* le questioni importanti, le posizioni apprezzabili sono distribuite, e/o trasversali, e non ci possiamo più permettere il lusso di discriminare compagni di strada occasionalmente imbarazzanti per altri versi.

    Come dicevo in un precedente commento, d’altronde, vorrei vedere questo principio applicato sino in fondo. Per esempio, riguardo l’opposizione al commissariamento della nostra zona coloniale da parte dei “tecnici” montisti, o lo smantellamento dello stato sociale, l’IdV *non* è l’unico ambiente di opposizione, né dentro né fuori il parlamento.

  5. Democratico Non Diretto

    16 agosto 2012 at 11:55

    Di Pietro è uno che quando sta al governo è a favore della TAV e quando sta all’opposizione è contro la TAV. Cosiccome difende i poliziotti torturatori di Genova (mi pare che anche il magistrato buono Ingroia sia intervenuto a favore della professionalità dei torturatori, addirittura dopo la sentenza di condanna). I parlamentari eletti nell’IDV al parlamento europeo hanno aderito al gruppo liberaldemocratico, se non mi sbaglio. Senza contare che ha portato in parlamento gente con Scilipoti e De Gregorio, solo perché a capo di comitati elettorali in possesso di pacchetti di voti…

    Ps: ad ogni modo condivido lo spirito dell’articolo. Nell’articolo di Rita Bernardini ho appena concluso il mio commento assai simile alla chiusa del direttore Sansonetti…

  6. Piero Sansonetti

    Piero sansonetti

    16 agosto 2012 at 10:52

    1- mi guardo bene dal dichiararmi dipitrano. Ci mancherebbe. E quindi non vedo perchè dovrei difendere le politiche legalitarie di di pitero o, addirittura, il suo passato. Io dico solo che sul piano delle lotte sociali oggi l unica forza in campo alla quale appoggiarsi è di pitero. Così come sul piano delle lotte per la libertà vedo solo i radicali.
    2- ei francesco, capisco che l’hai detto in modo affettuoso, ma minacciarmi di impiccagione a testa in giù… Scherzi a parte: la minaccia alla democrazia, temo, viene molto più da monti e dall alleanza pd udc pdl che da di pietro
    3- anche quando esistevano i partiti chiesa, e io aderivo a un partito chiesa, mi trovai a dover combattere, dentro il partito, col forcaiolismo e l’illiberalismo. Voi siete giovani, ma il Pci di pecchioli e anche di berlinguer era molto più forcaiolo dell idv e fu responsabile di una sospensione dello stato di diritto paragonabile se nz’altro a mani pulite

  7. roberto bianchi

    16 agosto 2012 at 08:53

    Antonio Di Pietro è la figura più oscura e inquietante che la storia recente della repubblica ci abbia offerto. E’ anche la più pericolosa. Personalmente credo che quando Di Pietro assume posizioni in un qualche modo assimilabili a quelle della sinistra “sociale” lo faccia soltanto per un calcolo elettoralistico sviluppato, peraltro, nei termini del populismo demagogico più bieco. Credo tenti semplicemente di occupare un “segmento” elettorale purtroppo lasciato sguarnito dai “marchi” che compongono l’attuale offerta partitica. E’ stato,è e resterà un pericolo per la democrazia intesa come rispetto per le libertà. Dovendo scegliere fra rispetto della libertà e diritti di natura economica e sociale (in una scelta secca che mi rendo conto è e può essere soltanto un esercizio astratto) scelgo senz’altro la prima. Mi sembra invece, caro Sansonetti, che lei sia disposto a cedere la primogenitura della libertà individuale in cambio del piatto di lenticchie costituito dalle chiacchiere sgrammaticate del molisano attorno alla necessità di maggior equità sociale. Questo è un abbaglio estremamente pericoloso, della stessa natura di quello che ha portato Bombacci a penzolare in piazzale Loreto. Di Pietro è un pericolo per la democrazia (così come lo è Grillo) e come tale va isolato. Condivido la sua affermazione per cui non è (più) possibile scegliere un partito-chiesa a cui aderire incondizionatamente, ma: 1) non si può sottacere il ruolo del Nostro in quella specie di sospensione dei diritti civili che fu Mani pulite; 2) Il gruppo di persone che legge “Gli altri” non è un partito politico che come tale abbia necessità di stringere alleanze con questa o quella forza, con questo o quel partito. Siamo gente libera (libera anche da paraocchi dottrinari): abbiamo diritto, in qualità di lettori, di essere una minoranza di nicchia. Nella cabina elettorale ognuno poi sceglierà……

  8. Roberto

    15 agosto 2012 at 23:35

    Concordo.
    E aggiungo un altro buon motivo per votare IDV

    http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com

    Speriamo che Vendola si ravveda.

    Questo è un altro appello da Antimafia2000 a

    http://www.antimafiaduemila.com/2012080438497/giorgio-bongiovanni/una-svolta-a-cui-non-intendo-credere.html

  9. Francesco

    15 agosto 2012 at 20:03

    Caro Sansonetti, nel tuo nuovo articolo, ribadisci già quanto detto in precedenza. Ma, non rispondi a nessuna delle obiezioni avanzate:
    - non è in discussione il vostro garantismo, ma le posizioni prese dal capo dell’Idv, ad esempio, sui fatti di Genova, dove, bontà sua, coloro che manifestavano pacificamente devono chiedere scusa per le manganellate prese, dove c’è il netto diniego ad istituire una Commissione d’inchiesta su quanto è successo alla caserma Diaz;
    - l’Idv sarà anche contro le politiche del governo Monti, ma in Europa (cosa non di poco conto) continua a far parte del gruppo dei liberali (fautore delle politiche liberiste!). Basta anche andarsi a rileggere le dichiarazioni di Antonio Di Pietro di qualche tempo fa, in cui si dichiarava appartenente al campo delle forze liberali;
    - la sua rincorsa al voto grillino, o meglio la sua paura di perdere voti e consensi a favore del M5S lo sta portando sempre più su posizioni populiste e demagogiche;
    - non si può seguire il ragionamento di chi dice che il governo Monti rappresenta lo spartiacque assoluto per ogni tipo di alleanza. In questo modo avrebbero ragione Casini, Fini, ecc. secondo i quali per le prossime elezioni occorre riproporre una larga coalizione (come quella attuale). Il governo Monti non costituisce un’alternativa credibile da proporre al popolo italiano e a quello della sinistra. Lo sa anche il Pd, che nella sua carta d’intenti parla di discontinuità. Nichi Vendola (non solo l’Idv) è all’opposizione delle politiche di questo governo. Il problema, è perchè Antonio Di Pietro non si confronta su questo, su quello che si vuole costruire in futuro all’interno dell’alleanza dei progressisti. Perchè l’Idv non riapre una discussione unitaria per il futuro dell’Italia? Perchè accettare di restarne fuori?
    Eppure, in tante realtà locali, l’Idv governa con il Pd (e talvolta anche con l’Udc).