L’indipendenza del potere esecutivo dal potere giudiziario, e viceversa, è la base dello Stato di diritto. Che uno di questi due poteri assuma iniziative plebiscitarie per tacitare l’altro potere è una azione di sovvertimento dello Stato di diritto. Stiamo assistendo in questi giorni a qualcosa del genere. In questo caso l’iniziativa non è assunta direttamente dal potere giudiziario ma da un giornale molto amico del potere giudiziario, anzi, comunemente considerato l’“organo” – come si diceva una volta – della magistratura (stiamo parlando della raccolte di firme del Fatto a favore del pm Ingroia e contro il Quirinale) .
La sostanza delle cose, però, non cambia molto. A meno che non ci sia qualcuno disposto a dichiarare in pubblico che negli ultimi anni la magistratura ha subìto un ridimensionamento delle proprie competenze, ad opera del governo o della politica, e che questo ridimensionamento giustifica una azione eccezionale ed eversiva come la raccolta di firme a favore di un giudice e della sua azione penale (che a questo punto diventerebbe una azione a “propulsione popolare” non più a “propulsione giuridica”). Non credo comunque che esista nessuno che abbia il coraggio di pronunciare una affermazione di questo genere, perché se lo facesse ci costringerebbe a rivedere le nostre posizioni sulla legge Basaglia (chiusura dei manicomi….).
Purtroppo è vero il contrario. Il potere della magistratura si è mostruosamente espanso, ha invaso il campo del potere politico (esecutivo e rappresentativo) determinando, tra l’altro, in modo diretto o indiretto, la caduta extraparlamentare di tre governi (Berlusconi primo, Prodi secondo e, seppure di rimbalzo, Berlusconi terzo col caso Ruby) e anche la caduta di numerose giunte e consigli regionali (valga per tutti l’esempio barbarico della persecuzione contro Ottaviano Del Turco). È anche riuscito a porre “sotto tutela”, attraverso gli avvisi di garanzia, quasi la metà delle Regioni italiane (sono attualmente in stato di accusa i presidenti di tutte le regioni meridionali, esclusa la Basilicata, e quelli della Lombardia e dell’Emilia Romagna…)
Dove ha trovato, la magistratura, questa forza straordinaria? Nell’alleanza, prima, e poi nella sottomissione della grande stampa indipendente. Oggi esiste un potere, non previsto dalle teorie politiche, che si chiama giornalistico-giudiziario, e questo potere domina su tutti gli altri poteri. Questa è una delle maggiori anomalie italiane. Colpisce che nessuno si rivolti contro l’iniziativa “scardinante” del Fatto, così come nessuno si rivoltò quando l’insediamento del governo Monti “scardinò” le norme essenziali della democrazia politica fondata sul suffragio popolare. Nel primo caso il Presidente Napolitano fu agente attivo del “golpe”, stavolta è agente “passivo”, anzi, vittima.
P.S. In cosa consiste il delitto sul quale indaga Ingroia? Nella possibilità che nel 1992-93 ci sia stata una trattativa Stato-Mafia e che alcuni dei protagonisti di quella trattativa (in particolare il senatore Nicola Mancino) siano ancora vivi seppure sulla soglia dei novant’anni. Davvero c’è stata questa trattativa? Probabilmente sì, e fu sacrosanta: salvò centinaia di vite umane e salvò la nostra democrazia. In cambio di cosa? Della possibilità (che poi non si realizzò) di abolire l’articolo 41 bis cioè una norma medievale sul carcere considerata incivile in tutto l’Occidente e che condanna la nostra giustizia a non essere considerata affidabile in quasi nessun paese straniero. A voi pare che questa sia una discussione ragionevole e che sia ragionevole l’inchiesta su Mancino che se davvero ha trattato ha fatto benissimo a trattare?
giovanni
25 agosto 2012 at 15:54
Sansonetti avrebbe ragione se l’indagine avesse lo scopo di accertare l’esistenza o meno di una trattativa.
Invece l’indagine ha tutt’altro scopo: accertare se durante questa trattativa, qualcuno abbia informato la mafia che non si poteva procede a causa dell’opposizione di due magistrati (Falcone e Borsellino) e se, di conseguenza gli attentati di Capaci e Via d’Amelio siano avvenuti ANCHE per eliminare questi ostacoli.
Va da sè che, se il passaggio di notizie c’è stato, la fonte è costituita da qualcuno al corrente SIA della trattatiova (e che la voleva), SIA dell’opposizione dei due magistrati.
Contemporaneamente sarebbe interessante chiarire perchè (e da quale ministro dell’interno) alcuni anni dopo furono sciolti i centri interprovinciali Criminalpol, i ROS provinciali e GICO.
maiuscolo
23 agosto 2012 at 16:07
Caro Piero, è da un po’ che la seguo, come seguo tutti i giornalisti che nella maturità hanno smesso di camminare con la faccia rivolta all’indietro, (intendo la faccia pubblica).
Questa storia di utilizzare eventi drammatici di qualsiasi tipo della storia d’Italia e farne una bandiera di parte da usare politicamente contro vorrei fosse superata, perché questo atteggiamento ha portato a creare situazioni imbarazzanti che non hanno eguali in nessun paese occidentale, per spiegarmi meglio non mi sembra che l’aeroporto di Berlino sia intitolato ad Auschwitz anche se il ricordo delle stragi naziste è più vivo che mai, in questo paese si può avere delle idee non politicamente corrette “personali” sulle quali magari non essere d’accordo e non per questo essere etichettati o peggio ancora aggrediti.
A me interessa il solo suo pensiero, certo questo magari non le farà vendere più copie tra le fila dei lettori ai quali piace leggere solo quello che vogliono sentirsi dire.
un saluto
Serena Verrecchia
21 agosto 2012 at 00:40
La trattativa sacrosanta?? Vorrei farti provare la metà del dolore che questo patto scellerato tra lo Stato e la mafia ha provocato nei famigliari di Paolo Borsellino, delle vittime della strage dei Georgofili e di tutte le stragi del ’93. Penso che allora cambieresti idea e capiresti che, di sacrosanto, un dialogo con la mafia non può avere proprio niente! Non commento le tue parole sui magistrati e non vado oltre perché potrei iniziare ad essere molto scortese e potrebbe venirmi la voglia di vomitare!
Non è difficile capire da che parte sia giusto schierarsi. Chi non lo capisce, anzi FA FINTA DI NON CAPIRLO, evidentemente vive in pace, in un’accomodante indifferenza…
Enzo della Croce
20 agosto 2012 at 20:58
In questo articoli, l’autore Andrea Sansonetti, ha toccato un tema importantissimo, molto trascurato oggi; un tema di effettiva pericolosità; sto parlando della coniugazione giornalismo-giudici; premettendo la mia profonda stima per i giudici Ingroia e di Matteo, responsabili dell’indagine sulla trattativa, ormai certa dato che ci sono delle sentenze che lo riportano; tutti noi, compresa la politica non deviata, chiede la verità su quegli anni bui colorati di sangue umano; noi cittadini abbiamo il diritto di conoscere la verità e quindi devono andare avanti; però, Sansonetti ha perfettamente ragione quando ci ricordà l’effimera pericolosità del binomio sopra citato; nessun potere dello Stato, che sia politico o che sia giuridico, può minimamente pensare di prevalere sull’altro; e la stampa non deve permettersi, in alcun modo, di rafforzare e manipolare l’opinione pubblica in merito; il suo ruolo è ben distinto da simili funzioni; l’equiparazione di questi poteri è una base fondamentale del principio di democrazia; se accade l’inverso, la democrazia diventa dittatura; concludo ribadendo la stima per i giornalisti come Andrea Sansonetti, la fiducia che nutro nel nostro Capo dello Stato, vittima di un pretestuoso e ridicolo accanimento da parte di alcuni organi di stampa in merito alle intercettazioni tra Mancino ed il compianto consulente giuridico del colle D’Ambrosio (invito tutti ad ascoltare le parole di Maria Falcone, sorella di Giovanni, il giorno del suo funerale); gli stessi pm che hanno svolto l’indagine hanno dichiarato che, in quelle intercettazioni, non c’è alcun nesso benchè minimo riferimento penalemente rilevante; parlo giudici Ingroia e di Matteo, che seguo sempre con piacere, passione e profonda ammirazione;ultimamente dispiace constatare che certa carta stampata, in merito a questa vicenda, sta perdendo le staffe rimarcando perplessità che non hanno ragione di esistere; per citare un bellissimo film di Bellocchio del 72 postato precedentemente, sta “Sbattendo il mostro in prima pagina”;consiglio a tutti di rivedere questo film e di riascoltare le parole di Roberto Saviano quando descrive “la macchina del fango” (trovare tanti colpevoli, per non punire quello/i vero/i); non nascondo che non ho firmato la petizione presentata dal giornale Il Fatto Quotidiano per vari motivi, primo fra tutti, quello di non aver compreso minimamente le finalità di questa raccolta firme; la trovo molto speculativa e priva di alcun interesse reale per le indagini sulla trattativa Stato-Mafia e la tutela dei magistrati che stanno istruendo l’ormai imminente processo
antonella serafini
19 agosto 2012 at 23:26
fatemi capire.. se ci fosse stata la strage allo stadio olimpico e fosse stata il frutto di una mancata trattativa, sarebbe stato meglio di una mancata strage dovuta a un’assenza di trattativa? così.. per capire cos’è più importante, se fermare le stragi e salvare vite o chiudersi a riccio in una gara di forza
bernardo
18 agosto 2012 at 18:16
Trattengo a stento un conato di vomito alle parole del compagno Sansonite..il quale evidentemente mal sopporta il terribile caldo estivo. Un consiglio, il prossimo sproposito prova a scriverlo in montagna!!!!
Vincenzo
18 agosto 2012 at 15:28
Sansonetti ma che c***o sta dicendo?! Mi pare di leggere un articolo scritto da Cicchitto! Ma poi come si permette di dire che fu sacrosanta una trattativa che portò alla morte di decine di persone?! Quelli sono morti di serie B? Quelli sono morti tollerabili?! Ora capisco perché la sinistra se è andata in malora…
Filippo D.
18 agosto 2012 at 15:01
Eeehhh, Sansonetti, vedo che Lei peggiora di giorno in giorno!
Perciò non posso che concordare sulla revisione della legge Basaglia…
rita
18 agosto 2012 at 20:20
povero Basaglia!
Il suo nome viene (quasi) sempre nominato invano!
E per fortuna che Basaglia c’è stato e che … c’è, se ancora in tanti non sanno far di meglio che dar del pazzo a chi la pensa diversamente …!
Filippo D.
19 agosto 2012 at 16:39
Infatti non a caso è Sansonetti ad aver tirato in ballo Basaglia…
rita
19 agosto 2012 at 17:22
è vero, mi era sfuggito, bacchettata sulle dita anche a Sansonetti allora ….
Any
18 agosto 2012 at 02:09
Caro Sansonetti, questo sospetto l’ho avuto nell’estate del 2009 (nelle due settimane a cavallo tra luglio e agosto), quando mi sono recata in vacanza a Bodrum in Turchia. All’aeroporto di Napoli mi ritrovai, all’imbarco, il dott. Marco Travaglio (che non mi è molto simpatico) e famiglia in compagnia del dott. Antonio Ingroia e famiglia, amorevolmente in vacanza insieme. Stessa destinazione, stesso villaggio e stesso viaggio di ritorno. La mia prima riflessione fu: ah ecco da dove arrivano le notizie sensazionali di Travaglio…alla faccia dei segreti investigativi! Durante i 15 giorni di permanenza, mi colpì in particolar modo il loro ghigno quando leggevano il quotidiano, o davanti al loro tablet. Mi davano l’impressione che stessero tramando qualcosa. Durante il viaggio di ritorno qualcuno seduto dietro di me diceva che i “due” avrebbero continuato le vacanze insieme in Sicilia a casa del Magistrato. Nulla di male, ma la sensazione che avevo era molto forte. Nell’ottobre, dello stesso anno venne fuori la storia di Massimo Ciancimino e del “papello”. Il primo a parlarne fu Travaglio ad Annozero, con una certa dovizia di particolari. Potrei ricordare male, ma se non mi sbaglio c’era anche Ingroia in collegamento da Palermo. Immediatamente la mia mente tornò alla sensazione che ebbi due mesi prima a Bodrum. Quando ne parlavo ai miei amici, qualche “travaglista” e giustizialista mi diceva: ma noooo, ti sei fatta un film! Nell’aprile del 2011, Ciancimino viene arrestato perchè il “papello” risulta essere un documento falso.
Sarà anche un film, ma questo suo articolo, mi fa ancora una volta rivivere quella “SENSAZIONE” dell’estate 2009.
Girerò questo suo articolo a qualche mio amico…
Marta Genova
17 agosto 2012 at 19:48
Rispondo al commento che Piero Sansonetti ha scritto poco fa a seguito del suo articolo. La trattativa infatti non è un periodo circoscritto al dopo stragi… ma ben più complesso e articolato. Non capisco se fai finta di non sapere le cose o davvero non le sai. E non so quale sia più grave. La frase che scrivi: ”Non so se trattativa ci fu, se ci fu fu sacrosanta e salvò moltisisme vite umane” è da brivido. Sacrosanta?????? IL fatto che ci sia stata e salvò vite umane (quindi per dire questo, già ammetti anche tu che ci sia stata), vuol dire appunto che mafia e stato siano scesi a patti! Poi vorrei sapere di quali torture parli?! Torturare per me vuol dire strangolare un bambino di 12 anni e scioglierlo nell’acido!!! Questo vuol dire torturare!E poi l’ultima questione che poni sul 41 bis, ma che vuol dire? Le vite si sarebbero dovute sacrificare perché c’era chi non voleva abolirlo il 41 bis. Sinceramente questo, che più che un articolo è un commento (ma ormai è diventato molto raro trovare colleghi che diano notizie, siete diventati quasi tutti editorialisti e opinionisti), è fuori da ogni logica. Io non so in che mondo tu viva, se in Sicilia ci abbia mai messo piede, se con i magistrati ci hai mai parlato, se con i familiari delle vittime hai mai parlato. Riflettere prima scrivere è, ancora, cosa buona e giusta. Giuro!
rita
17 agosto 2012 at 20:28
Marta, sul discorso delle torture mi sa che anche tu devi riflettere; se non altro documentarti.
Non che io abbia qualcosa da insegnarti, qui dentro sono di sicuro tra le più ignoranti e anche su questo argomento ero disinformata prima di cominciare a curiosare su questo giornale.
Un titolo a caso, tra i tantissimi che puoi trovare, preso dal blog Insorgenze: “8 gennaio 1982, quando il governo Spadolini autorizzò il ricorso alla tortura”
Pingback: Piero Sansonetti e l’eversione giornalistico-giudiziaria | Luigi Cannella
Timechaser
15 agosto 2012 at 10:18
L’articolo di Sansonetti è l’ennesima dimostrazione del fatto che in Italia, grazie a Dio , esistono ancora intellettuali che , al di la delle proprie convinzioni politiche, producono riflessioni sensate. L’articolo mi trova d’accordo su tutto meno che sulla parte che riguarda Battisti. Democratico non diretto scrive che il FQ e grillo stanno aprendo la strada ai tribunali fascisti giustizialisti. e ci risiamo con questo vecchio vizio di appiccicare etichette; i tribunali giustizialisti sono stati fascisti e nazisti ma anche comunisti o nAzionalisti, per favore proviamo ad iniziare a chiamare le cose col nome che hanno, evitando di aggiungere aggettivi obsoleti e che non qualificano piu’.I giustizialisti sono un fenomeno che non ha colore politico, infatti vanno da Ingroia , comunista dichiarato a Travaglio uomo di destra dichiarato.
Il problema è che nessuno di noi vorrebbe mai vivere in un paese consegnato a questa gente, un paese dove il terrore di incorrere nelle ire di questi individui blocchi tutto il vivere civile. La magistratura è preposta ad applicare le leggi fatte del parlamento ed il parlamento viene eletto da noi cittadini, qui mi sembra che si stia verificando un fenomeno gravissimo, e cioe’ che la magistratura prenda decisioni politiche , supportandole con azioni giudiziarie ed appoggiandosi alla cosiddetta stampa indipendente.Stato di polizia fiscale e giudiziaria, ecco cosa siamo diventati. La politica del terrore fiscale sta gia’ funzionando benissimo, tanto che non si muove piu’ foglia sul fronte dell’economia, adesso il vuoto politico creato da questo governo che è una jattura, rischia di lasciare spazio alla venuta dei giustizialisti-.
roberto bianchi
15 agosto 2012 at 08:47
Assolutamente d’accordo su tutto quanto sostenuto nell’articolo che, per quanto mi riguarda è da incorniciare. Ma la domanda che mi pongo è un altra. Questa è la magistratura (un potere in campo che “gioca” in maniera pesante e (vorrebbe) fuori dalle regole. I suoi supporters sono quelli de Il Fatto. Fra costoro e Di Dietro esiste una stretta alleanza. Peraltro, l’oscuro soggetto è il campione nonchè il rappresentante di quella magistratura golpista di cui sopra. Tutto ciò premesso, come è possibile che l’estensore di questo articolo sia lo stesso dell’articolo “Non ci resta che Di Pietro?
Massimo
15 agosto 2012 at 00:47
Credo che l’idea della separazione dei poteri, come viene propalata dai nostri giustizialisti, sia un po’ vecchia e superata. Innanzitutto, in una moderna democrazia, e moderna democrazia costituzionale, non si dovrebbe parlare di “potere” giudiziario, ma semplicemente di “funzione” giudiziaria, esercitata attraverso poteri ben definiti dalle leggi e dai codici dei processi. Insomma è la “libertà nel fine” che distingue il potere dalla funzione (che è l’essere predisposti a perseguire un fine determinato da altri; nel caso dell’ordinamento penale: la Costituzione e le leggi di definizione dei reati stabiliti dal legislatore). E’ quella che lei ha riportato, in modo cristallino, come la “propulsione giuridica” a dover far funzionare la macchina della giustizia. Quando la propulsione diviene “popolare” allora in corto circuito, letale per il sistema democratico, si compie. Ma anche qui bisognerebbe intendersi per non cadere in contraddizioni. Purtroppo in molti settori della sinistra “libertaria” mentre da un lato si condannano gli esempi di “propulsione” popolare (e giustamente) dell’esercizio della giurisdizione nel campo penale, altrettanto fieramente si rivendica la propulsione popolare nell’esercizio della giurisdizione, soprattutto in tema di diritti civili, quando qualche toga della Cassazione o di qualche tribunale un po’ troppo fiuciosa nelle sue esercitazioni esegetiche si scopre a “creare” diritti o pretese non scritte da nessuna parte. Credo che restituire dignità al legislatore (in quanto tale, ma sembra che i giustizialisti, come i fascisti di ogni risma, vedano nel legisltore l’origine di tutti mali) sia il primo compito di un giornalismo democratico.
piero sansonetti
14 agosto 2012 at 19:38
Non capisco bene alcune cose. Prima: come fece Mancino, ministro degli Interni dal luglio del ’92 – e cioè due mesi dopo l’omicidio Falcone e un paio di settimane scarse prima dell’omicidio Borsellino, ad avere intavolato una trattativa tra lo Stato e la mafia che costò la vita a Falcone e Borsellino? Quando intavolò questa trattativa, a “posteriori”? Può darsi che il governo abbia trattato con la mafia successivamente, e cioè nel 1993, quando si scatenò lo stragismo “in continente” e si arrivò a sfiorare una strage che sarebbe stata una ecatombe allo stadio Olompico di Roma. Ma io ribadisco: non so se trattativa ci fu, se ci fu fu sacrosanta e salvò moltisisme vite umane. Mi si risponde:”ma quali vite umane? Giusto quelle di un paio di potenti dc!” Francamente non so su quali basi si sostenga questa tesi, ma seppure fosse giusta io penso che la vita di due persone valga parecchio, anche se queste persone sono potenti. Moltissimi di coloro che nel 1978 furono contro la trattativa per salvare la vita di Moro( e io, da buon militante del Pci, ero tra questi) oggi pensano di aver preso una clamorosa cantonata. Voi mi direte: le Br non sono la mafia. E su che base? Cioè voi credete che sia possibile trattare ma solo sulla base del giudizio etico che si da sull’avversario? E cioè voi mi dite che esiste una autorità in grado di esprimersi sull’eticità più o meno alta dei delitti? Cioè, se capisco bene, voi siete per lo Stato Etico? Beh, io no.
La seconda cosa che non capisco è cosa c’entri il diritto di torturare i prigionieri col diritto di trattare con la mafia? Trattare e torturare sono due azioni non diverse ma opposte.
Terza questione: il 41 bis. beh, era giusto o no abolirlo? Io credo di sì (vabbé datemi del mafioso, ci sono abituato, so che per alcuni di voi è una pulsione irrefrenabile quella all’insulto e alla scemenza: a me non fa né caldo né freddo!). Ma se era giusto abolirlo, il 41 bis, perché mai si sarebbero dovute sacrificare vite umane per difendere un articolo del codice carcerario incivile e medievale? Francamente dovreste spiegarmi queste cose. E anche a quell’amico che se la prende con me perché sono stato qualche volta in Tv a difendere – contro tutti – la decisione del governo Brasiliano di non consegnare Battisti all’Italia (perchè le sue condanne sono avvenute senza prove e solo sulla testimonianza di alcuni pentiti) vorrei dire che il 41 bis (e i casi di tortura ai brigatisti anche) c’entrano qualcosa con quella decisione: il nostro sistema di giustizia e il nostro sistema carcerario non sono considerati affidabili e democrtatici da molti paesi del mondo proprio per via della legislazione sui pentiti e del 41 bis..
Marta Genova
17 agosto 2012 at 19:44
La trattativa infatti non è un periodo circoscritto al dopo stragi… ma ben più complesso e articolato. Non capisco se fai finta di non sapere le cose o davvero non le sai. E non so quale sia più grave. La frase che scrivi: ”Non so se trattativa ci fu, se ci fu fu sacrosanta e salvò moltisisme vite umane” è da brivido. Sacrosanta?????? IL fatto che ci sia stata e salvò vite umane (quindi per dire questo, già ammetti anche tu che ci sia stata), vuol dire appunto che mafia e stato siano scesi a patti! Poi vorrei sapere di quali torture parli?! Torturare per me vuol dire strangolare un bambino di 12 anni e scioglierlo nell’acido!!! Questo vuol dire torturare!E poi l’ultima questione che poni sul 41 bis, ma che vuol dire? Le vite si sarebbero dovute sacrificare perché c’era chi non voleva abolirlo il 41 bis. Sinceramente questo, che più che un articolo è un commento (ma ormai è diventato molto raro trovare colleghi che diano notizie, siete diventati quasi tutti editorialisti e opinionisti), è fuori da ogni logica. Io non so in che mondo tu viva, se in Sicilia ci abbia mai messo piede, se con i magistrati ci hai mai parlato, se con i familiari delle vittime hai mai parlato. Riflettere prima scrivere è, ancora, cosa buona e giusta. Giuro!
altro
14 agosto 2012 at 17:33
Il giacobinismo col senso dello stato che più stato non si può, hanno il dogma ideologico sostituito a quello della fede per portare ovunque giustizia giustizia e giustizia. AMEN
Antonio
14 agosto 2012 at 16:08
Di aberrante c’e’ la trattativa Stato Mafia, che non e’ un’ipotesi ma un fatto come gia’ acclarato- fra l’altro- nella sentenza Tagliavia ( firenze). Che sansonetti plauda a tale trattativa Stato Mafia e al sacrificio di Falcone e Borsellino e’ coerente con l’ideologia antilegalitaria di certa sinistra che ha maldigerito la sconfitta del terrorismo e ha il dente avvelenato con i magistrati. Coerentemente Sansonetti difende il pregiudicato Cesare Battistai un assassino che gode della sua benevolenza e per lui vittima della giustizia “ingiusta.”. Per i tipi alla Sansonetti, che vedono nella magistratura il simbolo di quello Stato che non si e’ calato le brache nei confronti del terrorismo, e’ naturale pensare, in in idem sentire che accomuna terroristi , mafiosi e orfani ideologici della p38 , che l’unico magistrato buono sia quello morto.
Io sto con i magistrati, lui sta con i mafiosi .
rita
14 agosto 2012 at 20:27
Antò, fa caaldo!!
enrix
16 agosto 2012 at 10:45
Antonio, la sentenza Tagliavia, non acclara un bel niente. Che ci siano sentenze che acclarano la trattativa è uno dei tanti slogan pubblicitari che girano sull’argomento. Si tratta di digressioni dei magistrati sulla trattativa, all’interno di una sentenza emessa al fondo di un processo che sulla trattativa non era (e quindi, sulla quale, non si è dibattuto. NON SI E’ DIBATTUTTO: entra solo nel processo attraverso una testimonianza di Brusca richiesta dagli avvocati di parte civile, testimonianza sulla quale c’è moltissimo da discutere), digressioni che esprimono solo e soltanto le personali opinioni dei magistrati stessi, e che gli stessi magistrati definiscono soltanto come il frutto della logica. Già. della loro logica. Ma non della mia e di chi scava un pochino di più. Mi rivolgo anche a Sansonetti: non cadiamo nel tranello del discutere sulla “trattativa” come su qualcosa di scontato, perchè si rischia di fare il gioco di un gigantesco depistaggio. Gli omicidi dei magistrati nel 92 non hanno nulla a che vedere con alcuna trattativa: la loro origine si trova nelle inchieste condotte dai magistrati (inchieste coincidenti, stessi magistrati, stesso movente), come criminologia insegna, sino a prova contraria. E qui di prove contrarie non ce ne sono. Io sono in grado di demolire o omunque mettere in serio dubbio, per tabulas e documentalmente, tutte le ipotesi avanzate dai giudici, sulla trattativa, nella sentenza Tagliavia. Chi lo desidera mi metta pura alla prova. Hanno bisogno di queste sceneggiate, raccolte di firme, sparate in piazza, ecc… per dare concretezza e credibilità ad una teoria che invece è, tanto per cambiare, solo fumo. E bello denso.
Peppino Patti
14 agosto 2012 at 14:55
Caro Piero, non è condivisibile il tuo P.S., ma davvero credi che se ci fu trattativa e pare proprio che ci fu, fu solamente per l’abolizione del disumano 41 bis ed anche se non servì a salvare la vita ad un paio di potenti democristiani ma a centinaia di vite, vista la deriva stragista allora imboccata, credo abbiamo il diritto di sapere tutto proprio tutto ,diversamente le nostre vite di siciliani…italiani saranno sempre soggiogate a questo terribile intreccio politico-mafioso. Conteranno pure un qualcosa le nostre vite e quelle dei nostri figli.
giovanna maggiani chelli
17 agosto 2012 at 16:10
Le legga le sentenze caro signore , solo dopo parli e scriva.Trattativa ci fu recita la sentenza tagliavia….
Cordiali saluti
Giovanna Maggiani Chelli
Presidente
Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili
Stefano Vaj
14 agosto 2012 at 14:40
D’accordo più o meno su tutto, salva la questione del fatto se Mancino abbia “fatto bene” a trattare, caso in cui non dovrebbe essere indagato. Se qualcuno pensasse che in un qualche senso storico la DIGOS ha “fatto bene” a torturare i brigatisti per ricavarne informazioni ne dovrebbe concludere che i relativi comportamenti di rilevanza penale andrebbero scopati sotto il tappeto?
andrea colombo
14 agosto 2012 at 14:01
Non sono tanto d’accordo con Piero stavolta. Lascio il piatto forte del pezzo, cioè la raccolta di firme, per ultima e vado al sodo, cioè alla trattativa.
Io non lo so se c’è stata e a occhio di Ingroia, come magistrato, mi fido poco. Ma se c’è stata non è stata affatto un’iniziativa lodevole, al contrario. Nell’ipotesi della procura (che certo è solo un’ipotesi accusatoria e ripeto che mi sembra pure poco credibile, ma è di questo che stiamo parlando) la trattativa non ha salvato centinaia di vite ma solo quella di un paio di potenti democristiani. Casomai, sempre nell’impianto accusatorio, è costata qualche vita, segnatamene quelle di Paolo Borsellino e della sua scorta. Stiamo parlando del ’92, non del ’93, e la posta in gioco non era affatto solo l’eliminazione del 41 bis.
Sul Fatto ho poco da dire. La raccolta di firme mi pare disdicevole ma coerente a un giornale che vede nei magistrati sempre e comunque i guardiani della vera fede. Non concordo per niente invece sull’appiattimento dei giornali sulla magistratura. C’è stato, certo, ma solo quando ai giornali stessi e ai loro padroni pareva coveniente per riequilibrare le intemperanze di Berlusconi, del quale peraltro pure si servivano a mani basse. Non è più così. Ora che al governo c’è gente loro o comunque inquilini della porta accanto vedrete la rapidità con cui cambiano casacca. Proprio il caso Mancino ne é una prova e anche Taranto, e scommetterei che sarà sempre più così. Il problema nello scontro tra politica e magistratura è che tutto quel che dice la politica della magistratura è vero ma anche tutto quel che dice la magistratura della politica lo è. Però quanto a servilismo, faziosità, ipocrisia e acquiescenza al potere i nostri colleghi giornalisti danno una pista che levati sia ai togati che ai politicanti.
Francesco Spinelli
14 agosto 2012 at 13:11
LA LETTERA AL CORRIERE 17.07.2009
Mancino: «Salvatore Borsellino fa sempre una citazione monca»
«Se ci fosse stato l’incontro, perché avrei dovuto nasconderlo?»
ROMA – Egregio Direttore, nell’imminenza dell’anniversario della strage mafiosa di via D’Amelio nella quale caddero il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, mi trovo, mio malgrado, di nuovo messo sotto accusa da Salvatore Borsellino che, dopo un lungo silenzio di oltre dodici anni dall’accaduto, da qualche tempo crede di avere individuato una mia presunta responsabilità morale nell’attentato, che afferma ma non prova. Questa volta lo strumento usato per quella che non esito a denunciare come una aggressione personale, è una videointervista pubblicata oggi, senza che a me sia stata data l’opportunità di replicare, sul sito «Corriere.it».
Nella videointervista Salvatore Borsellino ripete senza modifiche le sue accuse. La ricostruzione dei fatti si ricava dall’interrogatorio che Gaspare Mutolo rese il 21 febbraio del 1996 nell’aula del processo celebrato a Caltanissetta per la strage di via D’Amelio. Senonchè Salvatore Borsellino cita sempre, e anche nel video riportato oggi dal Corriere.it, una sola parte di quella testimonianza, in cui il magistrato dice al pentito che deve allontanarsi per andare al Viminale. Sono in possesso delle pagine processuali. Sono un po’ lunghe. Cito, perciò, dal volume «L’agenda rossa di Paolo Borsellino», di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ed. Chiarelettere, pag. 146. «Sai, Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il ministro, ma…manco una mezz’oretta e vengo». Salvatore Borsellino cita continuamente questa frase, ma mai ricorda quel che Paolo Borsellino disse allo stesso Mutolo al suo ritorno dal Viminale. Se proseguiamo nella lettura de «L’agenda rossa», nella stessa pagina 146, possiamo leggere il seguito del racconto di Mutolo: «Quindi (Paolo Borsellino) manca qualche ora, quaranta minuti, cioè all’incirca un’ora, e mi ricordo che quando è venuto, è venuto tutto arrabbiato, agitato, preoccupato, ma che addirittura fumava così distrattamente che aveva due sigarette in mano. Io, insomma, non sapendo che cosa (…) Dottore, ma che cosa ha? E lui, molto preoccupato e serio, mi fa che viceversa del ministro, si è incontrato con il dott. Parisi e il dott. Contrada…»
Dunque, è lo stesso magistrato a non confermare l’incontro con il ministro, ed è la stessa fonte – Gaspare Mutolo – a testimoniarlo. Ma Salvatore Borsellino fa sempre una citazione monca, e dà a me del bugiardo. Se ci fosse stato l’incontro, perché avrei dovuto nasconderlo? Che cosa si sarebbero dovuti dire due persone che non avevano mai avuto rapporti tra di loro il primo giorno dell’insediamento di un ministro al Viminale? Che non si sarebbero dovute tenere trattative con la mafia? E chi le avrebbe tenute? Uno che proprio quel giorno era arrivato al Viminale per assumere la responsabilità di dirigere ordine e sicurezza pubblica? Via! Per ricondurre alla giusta dimensione l’atteggiamento di quel Ministro dell’Interno del governo Amato nei confronti della mafia, si ricostruiscano dalle cronache del tempo impegni, decisioni, azioni di contrasto contro la criminalità organizzata, applicazione dell’art. 41 bis, allestimento delle carceri di massima sicurezza dell’Asinara e di Pianosa, scioglimento di oltre 60 Consigli comunali inquinati dalla mafia e da altre organizzazioni malavitose: tutte iniziative portate avanti con fermezza ed intransigenza dal Ministro Mancino”.
Nicola Mancino Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura
Democratico Non Diretto
14 agosto 2012 at 12:10
Qui mi sa che D’Alema non è ben visto, ma quando dice che il Fatto è un giornale tecnicamente fascista ha ragione lui. Per fortuna gli italiani sono meno stupidi di quello che sembra: nell’ultimo anno il FQ ha perso almeno il 30% di copie vendute, per ammissione del suo stesso direttore. Desta ancora stupore, invece, la mancanza di intelligenza di tanti commentatori accorti, i quali stentano a rendersi conto che la magistratura italiana è uno dei poteri in campo, non la vittima del potere. Il massimo sono gli scrittori civili, da considerare tecnicamente alla pari del FQ, che pigliano per oro colato le tesi dell’accusa: una volta si era considerati civili facendo esattamente il contrario… E poi quanta ipocrisia: dov’è lo scandalo se uno dei massimi rappresentanti delle istituzioni, che fino a prova contraria ha lavorato a favore delle istituzioni stesse, si rivolge a una istituzione per vedere salvaguardata la propria onorabilità? Senza contare che Ingroia stesso informa l’opinione pubblica che nelle telefonate tra Mancino e Napolitano non c’è niente di penalmente rilevante. Il fatto, anzi il fattaccio, è che stanno lavorando per preparare il campo alla destra giustizialista (lo stesso i Grillologyani), quella dei tribunali del popolo e dei processi in piazza, che di solito funziona così: mentre il leader testimonial tiene fermo il popolo adorante, i suoi mandanti si fregano tutto.
MaurizioC
14 agosto 2012 at 11:16
Analisi lucida, onesta, verosmile e, secondo me,tremendamente vera!
Parlando con un mio amico, in questo periodo di dichiarazione dei redditi, dovendo lui pagare delle tasse a saldo, si è messo ad inveire contro i politici e gli amministratori pubblici che “rubano a man bassa”,che dovrebbero andare tutti in galera tra ecc.. praticamente la solita storia che ormai ci infondono per via endovenosa da ogni dove…
Dico questo per ricollegarmi alla sua riflessione, e cioè che è davvero drammatico l’effetto che sta producendo tra la gente questa miscela nauseabonda, che potrebbe trasformarsi a breve in venefica, tra un bel pezzo di magistratura e un bel pezzo, forse più, del giornalismo (ma li definirei direi quasi, quasi, giornalai!! naturalemente senza offesa per questi commercianti).
Sta producendo quel vecchio effetto(nel senso di vecchio come l’uomo) per cui io sto male per colpa di altri che sono disonesti, ed io sono un santo mentre gli altri sono i “mostri” per cui io posso sempre accusare qualcuno di qualcosa, ho sempre un colpevole a disposizione e così mi metto (apparentemente) posto con la mia psiche …
E anche qui non posso che ricollegarmi alla Sua magnifica analisi sulle vicende di Schettino “il mostro”)
Insomma, ci stiamo autoflagellando (col flagello fornito a iosa dai soloni di cui sopra) ma siccome il flagello è “dolce” rischiamo di morire ridendo perchè incoscienti del sangue che stiamo perdendo.
Ma io sono certo che l’Italia ce la farà.. sarà doloroso e farà male per un po’, ma ce la faremo…