Francia, smantellati campi rom
Hollande sulle orme di Sarko

Daniele Zaccaria Pubblicato da
il 11 agosto 2012.
Pubblicato in Esteri.

La Francia di François Hollande assomiglia in modo inquietante a quella di Nicolas Sarkozy. Almeno per quel che riguarda il trattamento delle minoranze rom che sotto il governo di Sarko erano diventate un vero e proprio bersaglio della propaganda più retriva. Tutti ricordano l’odiosa campagna lanciata dall’ex presidente nell’estate del 2010, le migliaia di persone sgomberate e cacciate dal paese, un’iniziativa che indignò persino i burocrati dell’Unione europea che censurarono lo zelo securitario di Parigi, arrivando persino ad evocare la “pulizia etnica” e minacciando di avviare una procedura di infrazione.


Dopo il cambio della guardia all’Eliseo la musica però non è affatto cambiata, come non è cambiato l’accanimento delle autorità nei confronti della comunità gitana. Lo smantellamento brutale di due campi nelle municipalità di Lilla e Lione entrambi di proprietà dello Stato con l’utilizzo di oltre 150 crs (i celerini francesi) oltre a suscitare l’indignazione di ong e associazioni, getta un ombra sinistra sulle politiche sociali del nuovo presidente, sulla sua capacità di fronteggiare la questione della sicurezza senza seppellire i diritti civili delle persone.


Per dovere di cronaca bisogna dire che la decisione di smantellare il campo è stata presa da un tribunale locale che ha emesso un’ordinanza di espulsione, ma le modalità dello sgombero entrano in rotta di collisione con le parole pronunciate dallo stesso Hollande durante la campagna elettorale, il quale aveva promesso di risolvere il problema “trovando soluzioni alternative”. La soluzione alternativa per le centinaia di rom cacciati da Lilla è tanto semplice quanto crudele: il rimpatrio coatto attraverso dei voli charter per la Romania, anche se formalmente si tratta di partenze volontarie. In realtà sono espulsioni mascherate, indotte dall’insostenibile pressione che i rom subiscono dopo gli sgomberi e gli sgradevoli passaggi nelle caserme della gendarmeria.


Una modalità introdotta dal precedente governo ma sostenuta anche dall’attuale ministro dell’interno, il socialista Manuel Valls, per il quale il problema principale sta nel non essere accusato di buonismo dai suoi avversari politici: “Quei campi sorgevano addossati ai quartieri popolari e costituivano una sfida alla convivenza civile” si legge in un algido comunicato del ministero che rivendica l’azione di polizia contro i rom.


I più infuriati sono naturalmente coloro che da anni lavoravano nei campi che si sentono traditi dai pruriti bonapartisti oggi esibiti anche dalla gauche: “Smatellare i campi in quel modo, sbattere dei bambini in mezzo a una strada serve a distruggere tutto il lavoro svolto dalle associazioni e dai volontari, siamo costernati”, s’indigna sulle colonne di Le Monde il presidente del collettivo Solidariété rom Yan Lafolie. E dire che il comune di Lilla è governato da decenni dal Ps e che il sindaco Martine Aubry rappresenta in teoria l’ala più sociale e solidale del partito. Ma la proteste dei residenti e l’incalzante demagogia delle destre hanno spinto i socialisti a rinnegare tutte le promesse compiute negli ultimi mesi. Così anche l’Ump, il partito postgollista di Sarkozy, si complimenta con gli storici rivali con il segretario nazionale Eric Ciotti che applaude una decisione “presa con grande lucidità dal governo”. Molto meno entusiasta Marine Le Pen, per la leader xenofoba gli sgomberi di Lilla e Lione sono infatti “fumo negli occhi” e la vera soluzione sarebbe “impedire l’accesso dei rom in Francia tramite il controllo alle frontiere”. Peccato che Le Pen ignori, o faccia finta di ignorare, che la gran parte di essi è di nazionalità romena, e come cittadini dell’Ue hanno tutto il diritto di spostarsi all’interno dello spazio comunitario.


Dure, durissime invece le reazioni di verdi e sinistra radicale che accusano: “I rom sono diventati un capro espiatorio e il nuovo governo agisce esattamente come i precedenti, invece di studiare delle politiche che permettano ai migranti interni di vivere dignitosamente, si è scelta la soluzione peggiore”, denuncia Eric Coquerel, segretario del Parti de Gauche. Stesso concetto espresso dal partito ecologista che spara a zero su Hollande: “Ha clamorosamente disatteso le parole della campagna elettorale e tradito tutte le indicazioni dell’Europa in materia di diritti umani”.

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