Pussy Riot anche da noi
C’è bisogno di artisti ribelli

Daniel Rustici Pubblicato da
il 10 agosto 2012.
Pubblicato in Diritti.

Ci sono posti nel mondo in cui l’arte e la musica fanno ancora il loro dovere: farsi portavoce dei desideri di libertà e ribellarsi ai potenti che li negano, anche quando fare questo significa mettere a repentaglio la propria sicurezza e i propri diritti. Succede in Russia, dove tre componenti di una band femminile che fa punk-rock sono finite dietro le sbarre con le accuse di blasfemia e teppismo.

Il gruppo, nomen omen, si chiama Pussy Riot e la loro colpa è quella di essere politicamente impegnate nell’opposizione al regime di Vladimir Putin. A suscitare le ire del potere ecclesiastico e del Governo locale, e il conseguente arresto, è stata in particolare una performance avvenuta a Mosca nella Cattedrale di Cristo Salvatore, il tempio della Chiesa ortodossa Russa. Durante questa esibizione le ragazze del gruppo punk hanno messo in scena una preghiera in musica in cui si invocava l’intercessione divina di Maria affinché facesse uscire dalla scena politica Putin, il tutto condito con accuse pesantissime rivolte al Patriarca russo Cirillio.

La provocazione non è piaciuta alle autorità che lungi dal considerarla una bravata hanno deciso di passare direttamente alle manieri forti: con l’aiuto delle forze speciali dell’antiterrorismo sono state individuate tre delle appartenenti al gruppo (proprio a causa della repressione le Pussy Riot quando suonavano dal vivo lo facevano a volto coperto, per cercare di mantenere in incognito la propria identità) che sono state subito arrestate e finite sotto processo. Nonostante le intimidazioni ricevute le ragazze arrestate, Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Ekaterina Samutsevitch, non hanno voluto riferire i nomi delle loro “complici”, e questo caso di repressione ha presto valicato i confini russi diventando un caso internazionale.

Al fianco delle Pussy Riot si sono schierate numerose star americane, tra le più note i Red Hot Chili Peppers, Sting e Madonna, la quale è al centro anche di un’altra polemica perché accusata di violare, nei suoi concerti in Russia, una legge locale, abbastanza liberticida, che impedisce di fare “propaganda omosessuale” (sic!).

Il caso Pussy Riot trascende la semplice cronaca estera, il caso di queste musiciste ribelli è emblematico e prefigurativo dello scenario post-democratico che anche in Italia si sta delineando. I paesi che crescono di più dal punto di vista economico e sui cui anche l’Occidente, un tempo “esportatore di democrazia”, si sta rimodellando sono quelli che al liberismo economico affiancano un clima asfittico sui diritti di civili e di libertà espressione: la Cina ma anche la stessa Russia. Va benissimo quindi spendersi nella battaglia per la liberazione delle Pussy, ma gli artisti occidentali forse dovrebbero trovare il coraggio di avere la lungimiranza di denunciare con la loro musica e la loro visibilità anche il lento cammino che sta portando alla scissione tra democrazia e capitalismo.

Avremmo bisogno di Pussy Riot preventive per evitare che le porte delle galere comincino ad aprirsi anche qui per gli artisti liberi. Ma nel panorama musicale odierno, all’orizzonte, non c’è nulla che ci somigli un po’.

 

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6 Responses to Pussy Riot anche da noi
C’è bisogno di artisti ribelli

  1. Ale

    13 agosto 2012 at 23:23

    Sai che tu mi fai sorridere, perche ti poni come un o pseudo intenditore di musica ma fondamentalmente capisci poco e nulla. Uno che parla bene di lady gaga vuol dire che e’ messo malaccio a livello musicale. Dire poi che la ciccone sia stata superata da una specie di trans, una che ha fatto della musica innovazione e non copia e incolla come gaga. Lady gaga e’ una macchina costruita ricordatelo e te lo dice uno di 47 anni non un littore mostre. Poi se e’ vero che ha superato Madonna come mai i suoi seguaci hanno massimo 15 anni? Non e’ un po’ in antitesi cio’ che dici? Uno e’ arrivato nel momento in cui e’ seguito non solo da imberbi

    • Daniel Rustici

      Daniel Rustici

      16 agosto 2012 at 02:06

      far sorridere la gente è sempre una cosa bella! ;)

  2. Lorenzo Tondi

    11 agosto 2012 at 17:34

    lo “scenario post-democratico” che si starebbe delineando in Italia. L’idea che l’Occidente si stia rimodellando su Cina e Russia.

    • Daniel Rustici

      Daniel Rustici

      11 agosto 2012 at 19:40

      A me pare di sì: non hai notato che quando parlano di Cina a Monti e Marchionne si illuminano gli occhi? :) E comuqnue a tesi della scissione tra capitalismo e democarzia non è mia, c’è una lunga letteratura in merito ;)

  3. Daniel Rustici

    Daniel Rustici

    10 agosto 2012 at 18:52

    spiegati meglio: cosa contesti di quella frase?

  4. Lorenzo Tondi

    10 agosto 2012 at 18:48

    “Il caso Pussy Riot trascende la semplice cronaca estera, il caso di queste musiciste ribelli è emblematico e prefigurativo dello scenario post-democratico che anche in Italia si sta delineando. I paesi che crescono di più dal punto di vista economico e sui cui anche l’Occidente, un tempo “esportatore di democrazia”, si sta rimodellando sono quelli che al liberismo economico affiancano un clima asfittico sui diritti di civili e di libertà espressione: la Cina ma anche la stessa Russia.”

    ?!?? Ma quando mai!