Nichi Vendola ha accettato il diktat di Bersani, ha abiurato qualsiasi ipotesi di alleanza con formazioni “ribelli”, come quella di Di Pietro, e in sostanza ha firmato l’annessione di Sel da parte del Pd. Detto così, certo, è un po’ brusco. Si può anche scrivere in altro modo. Per esempio si può dire che Vendola ha firmato un patto di ferro con Bersani per costruire una alleanza di centrosinistra che si candidi a governare, e si è lasciata aperta la strada della battaglia politica interna per spostare più a sinistra il Pd. Battaglia giusta e legittima, e sempre possibile, anche se non sarà facile perché nel patto Vendola-Bersani c’è scritto che bisognerà fare l’alleanza di governo con l’Udc, e – oggi come oggi – tanto sui temi dei diritti civili tanto su quelli dell’economia e dei diritti sociali, l’Udc è su posizioni decisamente più a destra rispetto alle stesse posizioni del centrodestra di Berlusconi.
Comunque, raccontatelo come vi pare, il patto Vendola-Bersani pone fine a una stagione “di mezzo” che è quella seguita alla batosta elettorale del 2008, e che aveva visto da parte di Vendola l’abbandono della vecchia baracca comunista-tradizionalista, la fondazione di Sel, il lancio di una ipotesi di nuova sinistra libertaria e l’accensione di un grosso fuoco di speranza. Sel non c’è più, adesso, sommersa dall’accordo con Bersani, o anche se resisterà come formazione politica o come corrente, non avrà certo le caratteristiche di gruppo politico in grado di catalizzare il famoso big bang e di creare una nuova formazione o nuove aggregazioni di opposizione al liberismo e al conservatorismo.
Bisognerà prenderne atto, senza scandalismi e senza clamori, ma prenderne atto. Capiamoci bene: Vendola non è un traditore, uno che si è venduto per un piatto di minestra eccetera eccetera. Vendola è una persona serissima, un leader che ha compiuto una scelta politica legittimissima ma che secondo me ha tre grandi limiti. Il primo è la mancanza di ambizione. Eppure Sel sembrava una formazione molto ambiziosa. Possibile che l’unica ambizione fosse Vendola-premier e caduta quella opzione sia caduto tutto? Il secondo limite è la mancanza di prospettiva, che nasce dalla convinzione che un partito è un partito solo se riesce ad andare al governo e che dunque qualunque altra scelta deve essere subordinata alla possibilità di andare al governo (vecchio vizio leninista…). Esattamente l’opposto delle idee che aveva lanciato Bertinotti qualche mese fa, quando pose l’esigenza di “rompere il cerchio” e di uscire dallo “stato di necessità di governare”.
Il terzo limite sta nei tempi. Entrare oggi nel Pd è una resa, mentre forse le cose potevano essere molto diverse tre anni fa, all’indomani della sconfitta elettorale e quando tutto era in discussione, anche la struttura del Pd del dopo-Veltroni. Allora fummo proprio noi degli Altri a proporre la costruzione di un unico partito della sinistra, che rinascesse di nuovo e mettesse tutto in discussione, ma allora Sel ritenne più giusto continuare ad esistere e non prese in considerazione quella proposta. Perché ora sì? Ora che i giochi si son chiusi? Ora che il Pd ha compiuto la scelta montiana? Ora che la sinistra è stata sconfitta dal post-berlusconismo? Questo a me risulta incomprensibile.
Cosa resta in campo, a questo punto? È inutile far finta di non vedere che in salotto è entrato un elefante rosa. È entrato, è lì, è grande. Come si chiama? Si chiama Di Pietro, si chiama Idv. Il partito di Di Pietro è l’unica formazione restata in campo su posizioni non subalterne alla destra montiana. Ed è il bersaglio di una operazione politica che in tutti i modi – usando anche la legge elettorale – tenterà di smantellarla o comunque di farla recedere dalle sue posizioni politiche antiliberiste. Si può prescindere da questo fatto? Si può liquidare la questione sostenendo .- giustamente – che l’Idv nasce come partito ultra-legalitario, e deducendone che quindi non è possibile guardarla con interesse?
Io, francamente, penso di no. Credo che l’Idv sia l’unica realtà politica concreta e esistente alla quale la vecchia sinistra, sconfitta e divisa, possa guardare. È paradossale ma è così. E penso che tocchi ora proprio all’Idv e a Di Pietro affrontare la questione. E cioè porsi il problema di come disporsi a dialogare in modo nuovo e aperto con una sinistra libertaria e radicale che apprezza la forza del suo impegno politico a favore dell’uguaglianza ma non può sottomettersi all’idea che il legalitarismo (oppure scriviamolo duro: il “manettarismo”) sia l’unica via possibile per la ricostruzione di una politica forte, moderna e pulita.
p.s. Questo articolo è stato scritto diversi giorni prima che il settimanale arrivi in edicola. Speriamo che nel frattempo Nichi Vendola abbia cambiato idea.
Francesco
18 agosto 2012 at 19:28
Nel precedente post, ora si parla della sola PRC. A proposito che fine ha fatto la Fds, progetto politico reclamizzato ed attuato dal segretario PRC dopo il congresso di Chianciano? Doveva essere un contenitore unitario della sinistra, secondo le intenzioni dei suoi ideatori, ed invece il compagno Diliberto va per la sua strada. Ancora una volta la miglior risposta a quanto viene affermato da Giancarlo sulle compatibilità (che chiaramente, a suo dire, Nichi Vendola e Sel avrebbero accettato) viene da Oliviero Diliberto, illustre dirigente della Fds. Il suo giudizio sulla carta d’intenti presentata dal Pd è lusinghiero: parla di un Pd che si mette in discontinuità con il liberismo. E allora? Quanto a Di Pietro che diventa improvvisamente feroce oppositore del liberismo, vorrei ricordare che quello spazio è già occupato da anni e storicamente da chi si è sempre opposto a quelle politiche. Vogliamo iniziare dalla battaglia sulla scala mobile? Di Pietro non c’era. Nichi Vendola e noi eravamo presenti.
gianluca schiavon
17 agosto 2012 at 17:37
Vorrei offrire un contributo evitando il soggettivismo: la malattia di quanti partendo dal proprio “io sono io penso” costruiscono un mondo che prescinde dalla realtà. Quando nel 2009 il compagno Vendola convinse un discreto novero di quadri, giornalisti in vista e svariati militanti sulla necessità di un nuovo inizio, cioè della scissione di Rifondazione comunista e della fondazione di SEL non mi convinse per molte ragioni, la più intuitiva delle quali fu: ”come faccio a unire la sinistra partendo da una scissione?”. Ma c’era una “contraddizione principale” nell’analisi del compagno Vendola, contraddizione in cui si iscrive l’attuale accelerazione sul Centro-Sinistra centrato su Bersani. La contraddizione non risiedeva nella scelta di creare una sinistra di governo, ma nella scelta di creare una sinistra di governo in questo quadro di compatibilità imposte. I fatti di questi giorni costituiscono uno sbocco probabile se non persino naturale di quell’errore. Il quadro delle compatibilità infatti si è ulteriormente ristretto a livello continentale con il vincolo di bilancio nelle Costituzioni e col Fiscal compact. Lo sviluppo del capitale, come in ogni epoca dopo la prima rivoluzione industriale, crea però le sue insorgenze e le sue irriducibilità a sé e alla sua forma Stato come abbiamo visto in Grecia e magari in Russia oggi. Mi pare quindi un po’ insulsa la polemica sul fatto che il PRC non sia sinistra di Governo dal momento che prova a governare alcune città, da un lato e, dall’altro perché ritiene il governo conforme quadro di compatibilità incompatibile con l’essere di sinistra. Si parva licet componere magnis il PRC come il Front de Gauche e Syriza ambiscono a governare scrivendo testualmente sul loro programma che va superata la Nato su un simile programma di governo provano a creare alleanze sociali e politiche.
Ultima notazione credo che la provocazione di Sansonetti, chiosata e spiegata dall’amico Andrea, vada intesa come un apprezzamento al coraggio politico del poliziottone molisano che non è un personaggio de Il circolo Pickwick ma un politico furbo che ha capito che l’incubo delle politiche di Monti e dei ‘montisti’ lascia molto spazio politico. Quindi onore a Di Pietro che occupa e (spero non da solo) occuperà lo spazio della sinistra parlamentare.
Grazie per lo spazio
Gianluca Schiavon
valentina cois
18 agosto 2012 at 09:36
Acerbo, Schiavon, siete simpaticissimi e pieni di passione civile. Peccato per voi che in molti ricordano molto bene come abbiate epurato Sansonetti quando dirigeva il giornale del vostro partito. Che veniate a scrivere su questo spazio impartendo le vostre rachitiche lezioncine di politica è davvero sgradevole e patetico. Burocrati tristi e presuntuosi, ecco cosa siete.
gianluca schiavon
18 agosto 2012 at 09:59
Non tutte le cose che ho fatto, faccio e farò sono di pubblico dominio ma, cara Valentina, al tempo io, come Sansonetti sa bene, lo difesi anche se molte cose del giornale che faceva non mi piacevano.
Grazie per il burocrate potevi essere più offensiva…
Gianluca
gianluca schiavon
18 agosto 2012 at 10:25
Dimenticavo la cosa più importante: grazie agli eccellenti rapporti personali con alcun@ giornalist@ Gli Altri ha già pubblicato un mio lungo articolo su sinistra e Europa nel novemrbe 2011, quindi non penso di aver rubato spazio nè allora nè ieri.
Gianluca
valentina cois
18 agosto 2012 at 12:28
Certo, lo avete tanto difeso che lo hanno cacciato perché non conforme alla linea. E se, caro Gianluca, eri contrario a quell’epurazione avresti dovuto impedirla. Ma in fondo il licenziamento di Sansonetti diventa un episodio minore al confronto della bassa macelleria che avete realizzato quest’anno con decine di giornalisti di Liberazione.
Francesco
15 agosto 2012 at 21:17
Un’opposizione sociale non può essere svolta solo nelle aule parlamentari, nè si può ridurre alla partecipazione ad iniziative promosse da forze sindacali, da organizzazioni dei lavoratori e delle leavoratrici, dalla FIOM (se per questo anche altri partiti politici hanno partecipato e solidarizzato e, quindi, possono vantare lo stesso merito).
Io mi riferivo alle iniziative promosse in prima persona dalle strutture territoriali di questo partito. In giro non ce ne sono state (lo stesso dicasi per gli altri). Questa la dice lunga sull’inadeguatezza di tutti i partiti politici (compreso l’Idv).
Per me, rimangono intatte tutte le obiezioni e perplessità:
- l’Idv sarà anche contro le politiche del governo Monti, ma in Europa (cosa non di poco conto) continua a far parte del gruppo dei liberali (fautore delle politiche liberiste!). Basta anche andarsi a rileggere le dichiarazioni di Antonio Di Pietro di qualche tempo fa, in cui si dichiarava appartenente al campo delle forze liberali;
- la sua rincorsa al voto grillino, o meglio la sua paura di perdere voti e consensi a favore del M5S lo sta portando sempre più su posizioni populiste e demagogiche;
- non si può seguire il ragionamento di chi dice che il governo Monti rappresenta lo spartiacque assoluto per ogni tipo di alleanza. In questo modo avrebbero ragione Casini, Fini, ecc. secondo i quali per le prossime elezioni occorre riproporre una larga coalizione (come quella attuale). Il governo Monti non costituisce un’alternativa credibile da proporre al popolo italiano e a quello della sinistra. Lo sa anche il Pd, che nella sua carta d’intenti parla di discontinuità. Nichi Vendola, Sel (non solo l’Idv) è all’opposizione delle politiche di questo governo. Il problema, è perchè Antonio Di Pietro non si confronta su questo, su quello che si vuole costruire in futuro all’interno dell’alleanza dei progressisti. Perchè l’Idv non riapre una discussione unitaria per il futuro dell’Italia, sfidando chi vuole estrometterlo? Perchè accettare di restarne fuori?
PS: Non trascuro il fatto che siano presenti personalità di sinistra al suo interno, che svolgono un egregio lavoro, ma temo che ad Antonio Di Pietro interessi di più la rincorsa al voto grillino.
andrea colombo
15 agosto 2012 at 20:04
@ipsilon
Sei distratto. Tutte le leggi sulla rappresentanza sindacale e sul lavoro presentate dall’IdV sono state preparate insieme alla Fiom (quella sulla rappresentanza riprende punto per punto le proposte Fiom) e presentate congiuntamente da Di Pietro e Landini. Ritengo che la Fiom appoggerà in pieno i referendum per l’abolizine dell’art 8 e il ripristino dell’art 18 presentati dall’IdV (quelli che Nichi ha detto di non voler presentare e non si capisce perché, tant’è vero che una settimana dopo ci ha ripensato).
@francesco
Dire che l’IdV fa opposizione solo in Parlamento è un non senso. L’IdV è un partito presente in Parlamento e il suo lavoro è quello di dare rappresentanza in Parlamento alle aree sociali che rappresenta o ambisce a rappresentare. Nonché di partecipare a tutte le mobilitazioni, e sai dirmene una in cui l’IdV non ci sia stato. O di dire la verità su marchionne e anche su napolitano (il vero artefice della devstazione di Vasto, cioè di quell’alleanza di cui insiste nel parlare Boatti senza rendersi conto che a distruggere quell’ipotesi sono stati Napolitano e il Pd in nome del montismo, non Di Pietro e l’Idv). O di organizzare referendum come quello sul nucleare e ora quello sugli art. 8 e 18.
Detto questo la questione se IdV è o non è di sinistra è di lana caprina. Comunque secondo me, no, non lo è. Ma forse è il caso di smettere con le appartenenze e guardare solo a quello che si fa,e quel che l’IdV ha fatto negli ultimi due anni è quasi impeccabile.
Ovviamente io preferirei Sel. Non è mica colpa mia, però, se i miei amici e compagni di Sel hanno deciso di suicidarsi politicamente.
Quanto al giustizialismo dell’IdV rimando all’articolo di Piero che apre il sito e che mi pare perfetto. Aggiungo che quando parliamo dell’IdV dovremmo tenere presente che l’IdV di oggi non è quella di tre anni fa. E forse il fatto che nel suo gruppo dirigente siano entrate numerose persone provenienti dalla sinistra qualcosa c’entra. Le cose, a volte, cambiano.
Francesco
15 agosto 2012 at 19:31
Mi sembra che sia tu, caro militante a vivere sulla luna.
La Fds: è in pieno disfacimento. Basta leggersi le dichiarazioni di Oliviero Diliberto sulla carta d’intenti del Pd (http://www.24notizie.com/news/pd-diliberto-bersani-segna-discontinuita-su-neoliberismo), che sono in netta antitesi rispetto alle posizioni dell’altro partito federato. Leggiti le dichiarazioni di Diliberto che sono la migliore risposta a quanto tu asserisci.
Le primarie: sono uno strumento di partecipazione democratica e popolare. A Milano, a Genova, a Cagliari il popolo della sinistra ha votato quei candidati e quei programmi che erano in netta discontinuità rispetto al passato. I candidati del Pd sono usciti sconfitti. Informati!
Nichi Vendola: nessun personalismo. La sua candidatura alle primarie nazionali non è riferita alla sua persona, ma ad un programma ben preciso: fine delle politiche neoliberiste (comprese quelle del governo Monti).
Il Pd: è un partito che raccoglie il grosso del consenso dell’elettorato di sinistra. Non crediamo che i cittadini siano degli imbecilli. Se voi prendete il 2% (con inclusione del Pdci) e il Pd il 26/30% ci saranno dei motivi. Il problema è che il voto dato a voi, è un voto marginale, ininfluente, inutile. Penso, invece, che l’alleanza tra Pd e Sel (e lo pensa anche un autorevole rappresentante della vostra Federazione, come Oliviero Diliberto!) sia un buon punto di partenza per creare un programma di alternativa.
militante
14 agosto 2012 at 23:50
Per quanto riguarda la FDS, caro Francesco, ti faccio notare solo 2 piccole differenze rispetto a Sel:
1) in tutti i documenti ufficiali si è ribadita la proposta di creare un polo di sinistra autonomo dal PD. Autonomo. Conosci il significato di questa parola? Anche Diliberto e tutti gli altri, che oggi, secondo le tue preziose informazioni starebbero per entrare nella trionfale alleanza PD-Sel (più UDC, ma non ditelo a nessuno, mi raccomando!) hanno votato questi documenti. La FDS è un soggetto vitale ed una forza che da sola può rappresentare l’opposizione al governo Monti? Nemmeno per idea! Non a caso la stessa FDS propone l’unità agli altri, senza pregiudizi.
Tu hai mai sentito che Sel si sia mossa almeno per confrontarsi con questa ipotesi? Non dico di accettarla, ma almeno di discuterne, di parlarne. Anche solo di discutere insieme delle nefandezze del governo Monti. Mai.
Guarda che non è sbadataggine. E’ una scelta. E’ non è una scelta tattica ma strategica. Non è una scelta di convenienza elettorale di oggi ma è la scelta di una diversa collocazione strategica. Sel NON è l’alternativa all’esistente. Sel è, per scelta, solo la sinistra del centrosinistra. Comunque sia questo centrosinistra e qualunque cosa faccia. Infatti oggi, con molta facciatosta, si accomoda a sinistra del PD (e quindi del governo Monti), come se nulla fosse, raccontando la frottola ai gonzi (per fortuna, non tantissimi) che tra qualche mese si cancelleranno tutte le politiche di Monti (comprese le modifiche alla costutuzione) e l’Italia passerà da nazione governata dal governo più reazionario del dopoguerra a patria dei progressisti. Anzi, se Vendola vincerà le primarie, ci ritroveremo un Lula o un Chavez senza nemmeno accorgercene.
2) La FDS, ed il PRC in particolare, sa benissimo che la legge elettorale (per non parlare del sistema informativo, ecc…) sono congegnate per rendere il suo progetto alternativo (e qualunque progetto alternativo a quello dei poteri forti) molto difficile da realizzare. Ma, sapendo questo, cosa doveva fare caro Francesco? Accomodarsi a sinistra del PD ad orecchie basse, raccontando frottole ai suoi elettori? Raccontando le balle spaziali che sta raccontando Vendola? Avrebbe dovuto rinunciare a raccontare alla gente che il PD sta contribuendo alla distruzione di questo paese? Te ne sei accorto che stanno distruggendo la vita a milioni di persone con i loro provvedimenti o no? Vivi in Italia o vivi sulla luna? Esci di casa o vivi solo nel tuo salotto? Ti sei accorto che, anche grazie al PD, la mia, la tua e la vita degli italiani sta peggiorando e che le prospettive sono nere? Volevi che la FDS facesse finta di nulla? Facesse come Vendola che parla male di Monti ma “dimentica” che il PD vota tutti i provvedimenti di Monti con solerzia e compattezza? Beh no. Magari non saremo nel prossimo Parlamento ma avremo la coscienza pulita. Di questi tempi ti sembra poco?
militante
14 agosto 2012 at 23:25
Francesco, ma vivi in Italia o nel “favoloso mondo di Nichi”?
In Italia, come in tutto il mondo, la linea politica la detta chi controlla il pacchetto di maggioranza dei voti (e dei seggi). O credi che a Milano comandi davvero Pisapia ed in Puglia Vendola?
Sia Pisapia che Vendola sono completamente in balia delle decisioni del PD (informati, se non lo hai mai fatto). Tanto che, per fare solo un esempio tra i tanti, i due assessori più rappresentativi delle rispettive giunte sono (o sono stati) Tabacci (imposto dal nazionale di PD e Sel come esperimento di collaborazione con l’UDC e con una parte dei poteri forti di questo paese) e Tedesco (imposto dal PD perchè rappresentava il collettore dei voti della sanità pugliese).
Vincere le primarie non basta. Può esaltare la tua base, ma da sola serve veramente a poco. I rapporti di forza politici e sociali contano molto di più.
Ed è qui la debolezza vera della proposta di Vendola e delle primarie. Puntare tutto su un percorso personalistico (o pensi di costruirle davvero tu le primarie? Hai partecipato tu alla costruzione del programma di Vendola in Puglia? Sotto il gazebo ti chiedevano la tua opinione sui singoli punti del programma o ti chiedevano soltanto se ti piaceva di più la faccia di Vendola o quella di Boccia?).
Inoltre, perdonami, ma ti è sfuggito che le “vittorie” sono state conquistate solo a costo di sanguinose (e disgustose) guerre fratricide nel PD? Di queste perle “di partecipazione” dovremmo essere fieri? Dovremmo sperare che il cambiamento nasca da queste stupidaggini?
Sai quale è la verità, caro Francesco? Che molte persone che si considerano di sinistra hanno abdicato anche al loro ruolo ed ai loro impegni. Invece di studiare ed impegnarsi tutti i giorni in una militanza, certo difficile ma indispensabile per cambiare il paese, sono arrivati a pensare che basti “incoronare un leader con un gazebo” per spostare i rapporti di forza nella società. Per cambiare il mondo.
Questa illusione è la conferma che l’ideologia dominante ha vinto. E’ l’arrendersi e diventare solo tifosi di Tizio o di Caio. E’ l’illusione facile facile di pochi o tanti gonzi a cui basta qualche allusione lirica per illudersi di cambiare il mondo. Mi dispiace, la realtà è molto più complesa e non si cambia prendendosi per i fondelli, ma impegnandosi….
Francesco
14 agosto 2012 at 16:28
Caro militante, una premessa: prima di parlare degli altri, è opportuno prima guardare in casa propria, ossia alla Fds, un progetto federativo tra partiti politici, che pian piano sta andando incontro al suo fallimento. Il Pdci va per contro proprio, idem sta facendo il Prc. Due partiti con falce e martello, che chissà perchè non riescono nemmeno a farne uno.
E che dire poi della miriade di sigle e siglette (tutte con la loro falce e martello) che si contendono la “purezza dell’essere comunista? Suvvia, accontentarsi del 2% per essere completamente marginali, è veramente da autolesionisti. Sulle primarie: cosa c’entra Obama? Qui stiamo parlando dell’Italia. Le primarie sono servite ad eleggere sindaci come Pisapia, Zedda, Doria, ad eleggere Presidenti della Regione come Nichi Vendola. Per la sinistra, mi sembra che siano state un momento di partecipazione popolare e soprattutto di vero cambiamento rispetto al passato. perchè non può succedere anche a livello nazionale? Sul governo Monti: è stato detto che non costituisce l’alternativa alle politiche liberiste. In politica, però, si vince se si ha il consenso popolare. E’ evidente che la candidatura di Nichi Vendola alle primarie nazionali vuole essere uno spartiacque rispetto alle politiche liberiste. E’ evidente, più consenso raccoglie, più sarà forte quest’impianto programmatico. Sull’Idv, che certamente non è un partito prettamente di sinistra (questo era l’oggetto della discussione su cui si sono concentrati alcuni miei rilievi critici), non credo proprio che debba essere escluso da un percorso unitario all’interno di un’alleanza progressista. Del resto, è alleato ovunque con il Pd e Sel. Nichi Vendola non ha affatto escluso questo partito. Ha intanto ancorato il Pd ad un’alleanza a sinistra, il che era impensabile fino a qualche settimana fa. Ora si tratta di aprire quest’alleanza ai temi della giustizia sociale, dei diritti sociali e civili, della patrimoniale, del reddito minimo garantito, delle spese militari. Aprire ai movimenti, alle associazioni, alla cultura, alle forze sociali e politiche che condividano un progetto di alternativa e di governo. Io ritengo che l’Idv sia parte integrante di questo progetto. Se poi Di Pietro sceglierà di competere con Beppe Grillo, saranno problemi suoi. Di nuovo, buon Ferragosto.
militante
13 agosto 2012 at 21:26
Francesco, la discussione sul grado di “sinistritudine” dell’IDV è veramente stucchevole.
Per me è assolutamente evidente che sia molto generoso definire di sinistra quel partito.
Non per questo non ci vorrei collaborare per provare ad ottenere dei risultati contro Monti e le politiche portate avanti da questo governo criminale.
Molti di voi dimenticano in fretta che Vendola, fino a qualche giorno prima dell’ennesima giravolta politicista, giurava e spergiurava che mai avrebbe separato il suo percorso da quello dell’IDV (che, evidentemente in quel momento era di sinistra). Salvo poi cambiare idea e considerare “più di sinistra” il PD e le sue mirabolanti aperture (si, si, lo so, è solo uno scherzo, SIC) all’UDC. Che tristezza!
militante
13 agosto 2012 at 21:20
Cavolo, Monti ha fatto il miracolo. Devo dare ragione a Sansonetti!
Dopo Monti, nulla sarà uguale e chi si illude di tornare alla quotidiana alternanza delle coalizioni di destra-sinistra (ma è mai stata vera alternanza?) non ha capito la portata “costituente” del governo Monti.
Non scomodo Ferrero, Bertinotti o i tanti intellettuali di sinistra che hanno spiegato meglio di Sansonetti (e di me) il perchè nulla sarà uguale. Basta guardare i fatti e basta guardare il “programma e la strategia” del PD per mettere da parte le illusioni ed accantonare “narrazioni ed allusioni” ormai decisamente ridicole oltre che veramente incompatibili con la situazione attuale.
Non mi meravigliano le posizioni di Filippo Boatti o Francesco. Ci sono migliaia di persone che pensano davvero che le primarie siano un percorso di vero cambiamento. Nessuno di questi compagni poi si ferma ad indagare se cambiamento vero c’è stato, se le primarie sono servite davvero a creare esperienze veramente innovative (al di là dell’entusiasmo per le vittorie). Forse è un pò presto per dare giudizi definitivi, ma già oggi si può vedere che la differenza tra le promesse alimentate dalle primarie ed i risultati sono abissali e solo qualcuno veramente distratto non può notarle. In fondo, il modello sono gli USA, dove Obama si è servito abilmente delle speranze alimentate per portare avanti un programma talmente simile a quello di Bush che il ricordo più duraturo che ci lascerà il “primo presidente nero” è, ad oggi, l’espansione della politica imperialista con l’attacco (per ora solo indiretto) alla Siria ed all’Iran.
Le illusioni sono davvero dure a morire…
Francesco
13 agosto 2012 at 21:16
L’Idv, l’unico partito che si sta opponendo al montismo? Mah! Mi sembra un’opposizione solo parlamentare, all’interno dei palazzi del potere. Non ho visto iniziative politiche in giro da parte dei circoli di questo partito. Non ne ho vista una.
Nè a Roma, nè altrove. Dice Andrea Colombo:
“certe volte ho l’impressione che l’IdV sia divisa in due aree: una parte che sopporta il giustizialismo perché c’è la Fiom e una che sopporta la Fiom perché c’è il giustizialismo”. Si, ma mi domando: è possibile sopportare frasi e parole (come quelle pronunciate da Antonio Di Pietro) sui fatti di Genova. Cari compagni e compagne, dobbiamo chiedere scusa, ma per quale ragione? Perchè si stava manifestando pacificamente? E che dire poi della Commissione parlamentare d’inchiesta che Di Pietro ha fatto saltare? O vogliamo girare la testa?
Comunque, buon Ferragosto a tutte e a tutti voi
ipsilon
13 agosto 2012 at 20:21
andrea colombo wrote: (…) “se l’IdV sarà l’unico partito a opporsi al montismo, poco importa se conclamato o strisciante, io come Piero sarò contento che esista, nonostante le manette.”
Io sono contento che esistano tutti i partiti.
Quanto all’Idv francamente mi interessa meno di zero. In questo Parlamento non c’è opposizione (Di Pietro ha votato sì alla prima fiducia a Monti), nel prossimo non so… Ma certo non misurerò l’opposizione con il numero di deputati di Di Pietro (o di Grillo, col quale del resto l’ex poliziotto voleva allearsi, anche se rifiutato).
E poi… Continui, come del resto ha fatto sansonetti, a parlare di impegno sociale dell’Idv, di Di Pietro vicino alla Fiom. Da quel che vedo c’è solo un ex dirigente Fiom che ogni tanto rilascia una dichiarazione a sostegno del sindacato. Mi pare davvero poco per parlare di Idv legata alla Fiom. Per il resto – visto che di parole se ne sono dette tante – credo che di più contino i programmi, gli obiettivi.
E allora, ti rimando un’altra volta al programma dell’Idv.
Nel capitolo lavoro
Per impedire i licenziamenti:
• Ricorrere ai contratti di solidarietà
• Raddoppiare la cassa integrazione ordinaria, da 52 a 104 settimane
• Riconoscere gli ammortizzatori sociali ai precari ed a tutti coloro che ne sono privi
(…)
• Stabilire un salario minimo d’ingresso per i giovani: non meno di 1.000 euro(…)
Come vedi siamo lontani, lontanissimi da qualsiasi impegno sul salario di cittadinanza, unica cartina di tornasole per valutare se sia di sinistra una formazione.
Per te l’Idv ha fatto delle battaglie sociali la sua front line. Per me è di destra. Anche perché, ti ripeto, le “manette” non sono una variante di un possibile buon programma. Chi sceglie le manette inquina tutto il suo agire politico.
La pensiamo diversamente. Ma non fa nulla,
buon Ferragosto
Francesco
13 agosto 2012 at 19:33
Per me ha ragione Filippo Boati: si chiedono i voti ai cittadini per vincere, non per stare all’opposizione (per essere, cioè, “il migliore perdente”). Certo, se poi non si ha la maggioranza si sta l’opposizione. Non credo che il governo Monti duri all’infinito e comunque, a mio avviso, non costituisce un’alternativa alle politiche neoliberiste. Nel ragionamento di Piero Sansonetti (vedi ultimo post), vedo solo una forte rassegnazione. Ci sarà, comunque sia, un post-Monti. E chi l’ha detto? Soprattutto chi l’ha deciso? Secondo me, continua a sfuggire a tale ragionamento l’importanza che avranno le primarie di coalizione. Perchè partire sconfitti? Perchè non liberarsi della “sindrome della sconfitta”? Milano, Genova, Cagliari non dovrebbero essere un buon esempio? Chi ha detto che la candidatura di Nichi non possa imprimere una svolta, un cambiamento? Sicuramente spetta a noi essere in prima fila. Non si può essere spettatori passivi, muti e rassegnati. Rispetto alla rottura dei rapporti tra Pd e Di Pietro, la responsabilità per me è di entrambi: del Pd, perchè la componente centrista, moderata, filo-Udc già da tempo aveva aperto il suo fuoco polemico contro l’Idv, ma anche Di Pietro ci ha messo del suo (facendo il gioco di quella componente). Ci siamo scordati il video messo in giro con Bersani travestito da zombie? Ci siamo scordati le ultime uscite “sei peggio di Berlusconi”? Ci siamo scordati tutte le parole fuori misura utilizzate? Non è in discussione la critica giusta e doverosa, qui è in discussione l’utilizzo di un certo linguaggio rozzo, che sa molto di antipolitica, che sa tanto di grillismo.
La sua paura è una sola: quella di perdere voti in favore del M5S. L’Idv nell’ultimo suo congresso aveva deciso una linea politica: quella di passare dalla “protesta alla proposta”, indicando nell’alleanza con Sel e Pd il suo cardine. Non mi sembra che le parole utilizzate da Antonio Di Pietro ultimamente siano rivolte a costruire una simile alleanza. “Se io con te voglio essere alleato e poi ti dico sei uno zombie, tu come reagisci?” Ritengo che qualcosa sia cambiato nella testa di Antonio di Pietro rispetto ai deliberati congressuali: c’è ora la paura, il timore di essere svuotato elettoralmente da Beppe Grillo. Infine: come si fa a definire prettamente di sinistra una formazione che fa parte del gruppo liberale europeo (sostenitore delle politiche rigoriste e liberiste)? Tra le sue file, è vero ci sono diverse personalità di sinistra (rispettabilissime), ma è anche vero che sono presenti in forma molto più copiosa ex udc, ex udeur, ex Forza Italia. Quanti Scilipoti ci sono?
andrea colombo
13 agosto 2012 at 19:19
@ipsilon
hai ragione, non mi sono spiegato bene. quando dicevo che il giustizialismo è scemato non volevo dire che il programma dell’IdV in materia sia cambiato ma solo che quella che è stata per una decina d’anni la loro front line è cambiata. Non c’è dubbio che negli ultimi anni i temo sociali hanno preso il sopravvento, e guarda che il disagio interno di alcuni esponenti, come il responsabile dell’economia Trento che se n’è andato o lo stesso capogruppo Donadi, nasce di qui. Certe volte ho l’impressione che l’IdV sia divisa in due aree: una parte che sopporta il giustizialismo perché c’è la Fiom e una che sopporta la Fiom perché c’è il giustizialismo. Dunque il tuo discorso lo capisco fino nelle virgole, ma resta il fatto che se l’IdV sarà l’unico partito a opporsi al montismo, poco importa se conclamato o strisciante, io come Piero sarò contento che esista, nonostante le manette. Esattamente come quando leggo su tutti i gionali l’elogio di Napolitano mi ritrovo a essere contento che ci sia un giornale che non mi è mai stato simpatico come Il Fatto.
piero sansonetti
13 agosto 2012 at 18:06
Caro Filippo Boatti,
tu hai ragione a dire che si dovrebbe andare a votare per decidere chi ci governerà. tu hai ragione. Cioé: avevi ragione finché non si è insediato il governo Monti violando il mandato del voto popolare. Da quel momento tutto è cambiato per due ragioni. la prima è che è stata violata la democrazia formale. La seconda òè che sulla base di questa violazione l’Italia si è dotata del governo più di destra della sua storia. E il governo Monti ha ottenuto il pieno e incondizionato appoggio del Pd. Il problema è tutto qui. Per me c’è un Pd pre-monti e un pd-post-monti. Perché ti dico tutte queste cose? perché ora non è più vero che vado in cabina elettorale per decidere chi governerà. Già so chio governerà: Monti o uno dei suoi, col programma di Monti con le idee di destra di Monti. Questo è fuori discussione. Si tratterà di vedere con quale composizione parlamentare. E allora vedi che preoccuparsi di avere una buona opposizione non è una idiozia o uno snobismo da “testimoni”. Non so se sei d’accordo, ma sospetto di sì…
Filippo Boatti
16 agosto 2012 at 22:04
Piero, non è che non sono d’accordo sulla gravità di quanto è accaduto. Però proviamo almeno a fare in modo che il propulsore del centrosinistra ci porti fuori dall’orbita di Monti. Proviamo eh. Non facciamo del determinismo eccessivo. C’è l’imponderabile e c’è la volontà di molti di non conformarsi, in tutti i partiti (compreso il PD dove Fassina non va lasciato da solo). Le primarie non sono il giudizio di dio e non sono sostitutive dei partiti, ma sono un momento dove idee non convergenti possono avere spazio e misurarsi. Se non funziona, dopo la vita continua (profezia dei Maja permettendo) e le rappresentanze parlamentari di Sel, Idv, Fds, ecc. e tutti quelli che non si riconoscono nel liberismo daranno battaglia… sono d’accordo che ci vorrà del tempo per riparare il vulnus democratico causato da Napolitano. In questo momento però è inutile da parte nostra fare i Rodomonti quando siamo tutti privi di parlamentari, io sono per la democrazia anglosassone (entro certi limiti) e penso che avere i rappresentanti alla Camera dei Comuni sia decisivo. Io non ho mai negato che in IDV ci sono diversi esponenti di sinistra che hanno un ruolo positivo, e mi stava bene che Nichi e Tonino partissero per conto loro, ma non per escludere il PD ma per condizionarlo. Per tanti motivi la massa gravitazionale del PD non si può ignorare, facendo finta che non esista e che sia un monoblocco dove tutti la pensano uguale. E’ stato Bersani che ha fatto l’apertura con la Carta di intenti, non si può ignorare e arroccarsi. Poi va bene tutto, ma che Sel rinunci ad esistere perché ha imparato a usare il cervello senza lasciare da parte l’ideale, mi sembra solo un’interpretazione fuorviante, la sinistra italiana è il mondo delle tempeste nel classico bicchier d’acqua.
Stefano Vaj
13 agosto 2012 at 17:39
Se siamo davvero al di là dell’età dei “paletti”, non vedo perché a chi mostra poco entusiasmo, che so, per lo smantellamento di pensioni e stato sociale, per il finanziamento del supporto alle avventure imperialiste in giro per il mondo, o per il commissariamento della nostra zona coloniale da parte dei circoli finanziari, dovrebbe essere verificato il DNA di “costola della sinistra” o meno.
Specie quando nessuno si è mai sognato di considerare una cosa del genere Di Pietro stesso, poliziotto riciclato PM riciclato politico forcaiolo, già candidato in pectore di Mirko Tremaglia e del MSI al parlamento e al ministero dell’interno del primo governo Berlusconi.
Apriamo la mente…
ipsilon
13 agosto 2012 at 17:09
Non entro nel merito della discussione perché mi fa un certo orrore l’idea che si possa parlare dell’Idv come di un qualcosa che ha a che fare con la sinistra. Ma in questo caso la colpa non è di Sansonetti, nè del giornale che dirige…
Non entro nel merito ma mi ha colpito questa frase:
andrea colombo wrote
“Da questo punto di vista il mio problema, ancor più del giustizialismo che negli ultimi anni non è scomparso ma certo assai scemato (…)”.
Scemato? Scemato il giustizialismo?
Ecco, dal sito dell’Idv, la parte del programma che riguarda la “giustizia e la sicurezza”
• Individuare pene certe e processi più rapidi, con la possibilità di applicazione della pena dopo il secondo grado di giudizio
• Difendere la possibilità di utilizzare il fondamentale strumento delle intercettazioni telefoniche ed ambientali
• Sospendere la prescrizione dei reati dopo il rinvio a giudizio
(…)
• Inasprire il regime carcerario per i mafiosi
• Migliorare la normativa sui collaboratori di giustizia, ampliando il termine entro cui poter rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria
(…)
E questo sarebbe “giustizialismo scemato”? Non ci sono le versioni precedenti del programma ma da quel che scrive andrea colombo, se ne deduce che prima l’Idv chiedeva la lapidazione per chi era sorpreso senza biglietto sul treno…
Non cosa farò alle elezioni, forse non voterò ma di una cosa sono sicuro: MAI COI POLIZIOTTI
andrea colombo
13 agosto 2012 at 13:03
Vedo che Boatti e Francesco si sono uniformati alla linea “non è successo niente”. L’intero mondo politico e giornalistico è stato vittima di un’allucinazione agostana. Eh sì, perché se Sel non ha rotto con l’IdV e non ha aperto all’Udc vuol dire che non è successo niente e siamo tutti impazziti (tranne voi nauralmente).
Non è così. La sequenza è questa: Nichi e Di Pietro fanno una conferenza congiunta in cui Nichi dice “Mai senza Di Pietro”. Lo dice perché tutti tranne voi sanno perfettamente che Bersani chiede un giorno sì e l’altro pure di scaricare l’Idv. Dunque la conferenza stampa serve a dire che quella via è preclusa.
Passano una decina di giorni. Bersani e l’Idv litigano di nuovo. Perché? Perché a Di Pietro piacciono le manette? Magari. Litigano perché Di Pietro dice che non bisognava votare la spending review, e come si fa a dargli torto, e perché si pernette di criticare il Peggiore, gioè Giorgio Napolitano. Bersani s’imbizzarrisce ma vi invito a considerare come si presenterebbero le cose a parti rovesciate, cioè se Di Pietro chiedesse a Bersani, come condizione per l’alleanza, di attaccare Napolitano. Non starebbe né in cielo né in terra, giusto? Bene, allo stesso modo non sta né in cielo né in terra chiedere di non attaccare Napolitano, peraltro a ragion più che veduta, come condizione per l’alleanza.
Ma sono scuse e lo sanno tutti. Non è per questo che il Pd non vuole l’IdV. E’ perché la sua presenza nella coalizione rendeebbe più ostichele alleanze post-elettorali probabili se non certe: o quella con Casini o l’unità nazionale, a seconda dell’esito del voto.
A questo piunto Nichi e Bersan si incontrano. Bersani diventa ultimativo e batte i pugni sul tavolo. All’uscita del meeting Nichi attacca l’IdV, non ripete (e questo è il passaggio fondamentale) che la presenza dell’IdV è condizione necessaria per l’alleanza e apre all’Udc (certo, in via ipotetica e ipocrisie varie: non me le ripetete, le conosco da solo e so quanto valgono).
Poi, viste le reazioni, fa unba videolettera che è un rimedio peggiore del danno, perché, nell’ordine:
1.Dice che gli piacerebbe tanto che nel centrosinistra ci fosse anche l’Idv, ma non riprende la posizione imperativa di 10 giorni prima, il che rende l’auspicio acqua piovana e anche di meno.
2. Dice, bontà sua, che l’Udc montiana non può stare nel centrosinistra ma non che pertanto non è ipotizzabile neppure un’alleanza post-elettorale. Non perché si chiama Udc ma perché la sua presenza comporta di necessità la continuità con Monti.
3. In 7,40 secondi di messaggio non nomina una volta Monti, come se al governo ci fossero Berlusconi (che invece è infatti nominato) o Andreotti. Se mi dite che è una dimenticanza innocente, scusate tanto ma con tutto il rispetto non avete capito niente di come funziona la comunicazione politica.
Le cose stanno così, che vi piaccia o no.
toto
13 agosto 2012 at 13:37
Andrea quello che dici è sacrosanto. Ti abbiamo solo contestato la prospettiva sul da farsi che in qualche modo, al netto di presunte annessioni, ci impone un confronto con il PD di incalzo per toglierli ogni pretesto per fare l’alleanza con l’UDC. Quante cose dovremmo dire di Di Pietro (e grillo e travaglio) che non digeriamo proprio e quante cose dovremmo dire sull’appartenenza europea dell’IDV (specie in materia di politche economiche – che in italia lo stralunato zipponi tende invece a d avvicinare a quelle di landini). Vedi incoerenza per incoerenza ognuno potrebbe trovare legittime assurdità negli alleati. A me piacete, vi leggo sempre, trovo anche fondata la critica ed il dubbio sulla decisione di SEL…ma suvvia la domanda ora non ci resta che di pietro mi sa di dispetto più che di convinzione. Io spero (e sono sicuro) che il centro sinistra alle elezioni sarò PD/SEL/IDV (anche in considerazione per quanto accade dentro l’IDV e alla base del PD). Ma caro andrea se vogliamo che sia questo (con tanto di programma che faccia recedere il PD da temi montiani, però) non ti sembra che più siamo a tentare di pretendere questo e meglio sarà? Quanto a Napolitano e al pD è chiaro che tu hai ragione assoluta. Napolitano è secondo me un pessimo presidente della repubblica ed il PD con la scelta di Monti non solo rompe con la sinistra italiana ma addirittura si allontana dalla socialdemocrazia. Vediamo quindi di imporre, di lavorare, con la base del PD, almeno al recupero della vocazione socialdemocratica del pd in grado di allearsi con una sinistra moderna che, come sperimentato, nel rapporto non può essere residuale o sfuggente il confronto. infine sarebbe più giusto indicare da dove nascono tutti i guai della sinistra che per me nascono dalla desistenza che si decide di reallizzarla quando il consenso è intorno all’8% per accontentare i settari e i minoritari del partito che nemmeno se fossimo all’80% vorrebbero sentire pronunciata la parola governo. Quni diciamo la verità fino in fondo, con la desistenza si rinunciò alla sfida del governo, alla sfida del programma, alla sfida per l’egemonia a sinistra per accontentare 4 settari e per teenrsi sempre aperta la via d’uscita (anche di responsabilità). Ed oggi dovremmo dire non perchè non ci si fidava degli alleati ma di noi stessi incapaci con l’8% di essere protagonisti e concreti. Ciao…vi assicuro vi leggo sempre perchè mi piacete.
Filippo Boatti
12 agosto 2012 at 18:38
@ Sansonetti: nessuno entra nel seggio per votare il migliore secondo, ci si candida per governare, se poi si perde si fa l’opposizione, questo è quel passaggio che rende la sinistra italiana più normale e vicina all’Europa
@ Colombo: a me interessa stare meglio, come credo alla gran parte degli italiani. Dove c’è la socialdemocrazia in Europa si sta meglio, gli operai sono più ricchi (in Germania guadagnano il doppio di quelli italiani) c’è più stato sociale e al contempo si è salvato il sistema industriale, c’è più laicità e diritti civili. Tu scegli di avere sempre ragione ma di stare peggio, a me non interessa, una democrazia laica ed europea le ragioni e i torti sono più equamente distribuiti fra destra e sinistra
@ Colombo 2: quand’è che Sel ha rotto con Idv? Idv sarà in coalizione col PD quanto ci fai?
piero sansonetti
13 agosto 2012 at 18:04
tu hai ragione. Cioé: avevi ragione finché non si è insediato il governo Monti violando il mandato del voto popolare. Da quel momento tutto è cambiato per due ragioni. la prima è che è stata violata la democrazia formale. La seconda òè che sulla base di questa violazione l’Italia si è dotata del governo più di destra della sua storia. E il governo Monti ha ottenuto il pieno e incondizionato appoggio del Pd. Il problema è tutto qui. Per me c’è un Pd pre-monti e un pd-post-monti. Perché ti dico tutte queste cose? perché ora non è più vero che vado in cabina elettorale per decidere chi governerà. Già so chio governerà: Monti o uno dei suoi, col programma di Monti con le idee di destra di Monti. Questo è fuori discussione. Si tratterà di vedere con quale composizione parlamentare. E allora vedi che preoccuparsi di avere una buona opposizione non è una idiozia o uno snobismo da “testimoni”. Non so se sei d’accordo, ma sospetto di sì…
piero sansonetti
13 agosto 2012 at 18:09
Caro Filippo Boatti,
Tu hai ragione a dire che si va a votare per scegliere il governo. Cioé: avevi ragione finché non si è insediato il governo Monti violando il mandato del voto popolare. Da quel momento tutto è cambiato per due ragioni. la prima è che è stata violata la democrazia formale. La seconda òè che sulla base di questa violazione l’Italia si è dotata del governo più di destra della sua storia. E il governo Monti ha ottenuto il pieno e incondizionato appoggio del Pd. Il problema è tutto qui. Per me c’è un Pd pre-monti e un pd-post-monti. Perché ti dico tutte queste cose? perché ora non è più vero che vado in cabina elettorale per decidere chi governerà. Già so chio governerà: Monti o uno dei suoi, col programma di Monti con le idee di destra di Monti. Questo è fuori discussione. Si tratterà di vedere con quale composizione parlamentare. E allora vedi che preoccuparsi di avere una buona opposizione non è una idiozia o uno snobismo da “testimoni”. Non so se sei d’accordo, ma sospetto di sì…
toto
12 agosto 2012 at 17:37
voi credete che l unica prospettiva del far politica sia andare al governo? E’ una posizipne molto seria e io la capisco. Però non la condivido. Penso che in alcuni momenti si debba far politica scegliendo di non andare al governo. Che non vuol dire chiamarsi fuori. No, no: stare dentro, non fare testimonianza, ma restando all opposizione.
Rispondo a questa domanda: innanzitutto occorre capire se stare fuori x fare quanto dice Piero è indifferente avere o meno rappresentanza istituzionale. No0n sarà fondamentalissimo ma è certo che senz arappresentanza parlamentare, stare fuori x fare opposizione è più difficile. Secondo, ricordo la prima Rifondazione. Quante gioie quando nei primi anni ’90 a Torino e Milano sorpassavamo o avvicinavammo in percentuale il PDS. C’era un’ide dell’egemonia a sin istra…concorravamo a diventare egemoni, all’elettorato ci presentavamo come affidabili, necessari e in lotta per la “ragione” a sinistra. un partito deve sfidare, contendersi. Terzo, vogliamo o no dire che nell’urna si entra per determinare un governo? Se si non dovrebbe essere ininfluente entrare nel seggio dando un voto di mandato di opposizione a SEL per contrastare un governo PDL o nella migliore delle ipotesi un governo montiano pd/casinid un governo anzichè darlo per un governo pd/sel che almeno impegna, a seconda del dato elettorale, il maggior partito in una direzione anzichè in un’altra. Quarto, la prospettiva non è quella di andare o meno al governo. impedire il verificarsi, come pro0babile, l’asse pd/casini è la prima cosa da fare. Anche perchè non tutti quelle che votano per il PD sono compiaciuti della line adel lo0ro partito, e vi assicuro che tantoi compagni e compagne del pd sarevvero felici di ridiscutere la line adel pd se fossero aiutati ad agire in un campo vasto di affidabilità e di proposta di governo che aiuterebbe anche a riconsiderare l’egemoinia pd…che vi assicuro i ferrero, i di pietro e i grillo possono solo, con il loro sensazionalismo e il loro populismo, rafforzare.
Francesco
12 agosto 2012 at 16:46
Non mi sembra affatto che Nichi Vendola e Sel abbiano rotto con l’Idv. Basta ascoltarsi la videolettera di Nichi, dove è presente un appello unitario a costruire insieme il cantiere dell’alternativa. Mi sembra, invece, che Di Pietro abbia una sola ossessione di natura prettamente elettorale: quella di Grillo. Tutti sappiamo che l’Idv fino a qualche settimana fa, in ossequio ai suoi deliberati congressuali (passare “dalla protesta alla proposta”) era per un’alleanza con Sel e Pd. Poi, nella testa di Antonio Di Pietro (sotto pressione da parte dei vari Travaglio) è arrivata la paura di Grillo: “se entriamo in un’alleanza di centrosinistra, quanti voti perderemo a favore del M5S?”. Le ultime sortite del capo dell’Idv con parole oltre misura sembrano la fotocopia di quanto va dicendo Grillo da mesi.
Si parla di componenti all’interno dell’Idv, ma mi sembra che chi decide cosa dire sia sempre lui (i casi Scilipoti, Razzi ecc. non hanno insegnato nulla?). Quella di Antonio di Pietro mi sembra solo un’operazione elettoralistica, già del resto riuscita in passato (assorbimento dei voti della sinistra). Perchè non rompe a livello europeo con il gruppo dei liberali?
Su Sel, non credo che ci sia una resa. Lo vedremo nelle settimane prossime. Il punto nevralgico , lo ribadisco, riguarda i programmi: uscire dalla stagione delle politiche neoliberiste. Nessuna confluenza nel Pd, ma c’è solo il tentativo di spostare quel partito ( che non dimentichiamo raccoglie il grosso dei consensi dell’elettorato del popolo della sinistra) su posizioni più vicine alle nostre e secondo me, le primarie saranno un ottimo strumento democratico per raggiungere questo risultato.
andrea colombo
12 agosto 2012 at 14:28
Anche chi per “ancorarsi saldamente alle socialdemocrazie europee” (orizzonte che a me deprimente ma tant’è, è pronto a quasi tutti insorge di fronte all’ipotesi di un’entrata di Sel, più o meno camuffata, nel Pd.
Sapere spiegarmi, allora, che necessità c’era di rompere con l’IdV appena 10 giorni dopo una conferenza stampa congiunta nella quale si era solennemente detto il contrario? E guardate che non si è trattato di una rottura alla Marco Tarantino, con la componente giustizialista dell’IdV, ma con quella vicina alla Fiom o che si è permessa di criticare Napolitano? Se la posta in gioco non è quella che immagino io, che senso aveva rompere con l’IdV in quel momento e su quei temi?
Sapere dirmi, inoltre, che senso aveva, nello stesso giorno, quell’apertura di credito nei confronti di una Udc più che mai montiana? Prego, non venite a raccontarmi che Nichi ha solo ripetuto quel che aveva sempre detto. I contesti contano e in quel contesto quello era un sì tondo all’accordo con l’Udc dopo le elezioni. Così si potrà dire che l’Udc non fa parte del campo del centrosinistra salvando il possibile accordo di governo fra il centro e il “£campo del centrosinistra”.
Sapete dirmi,, infine, come si coniuga la decisine di fare una scelta simile senza consultare nessuno con le narrazioni sulla partecipazione e la democrazia diretta che abbiamo ascoltato per circa quattro anni?
Aspetto una risposta da Filippo e dagli altri compagni insorti di fronte all’oltraggioso tentativo degli Altri di chiamare le cose con il loro nome invece di prestarsi al più antico, vieto, polveroso, essiccato, spettrale, funesto e soprattutto noiosissimo gioco della politica della sinistra italiana: quello dell’ipocrisia.
@Marco Tarantino
La questione che poni è sacrosanta. Una risposta è che, per chi condivide il discorso di Piero, può trattarsi di una scommmessa: l’IdV di oggi è sideralmente distante da quella di tre anni fa. Chi ti dice che fra tre anni non possa essere ancora più distante da quella delle origini di oggi?
Ma non è tutto qui. E’ chiaro che Sel presuppone un’appartenenza, l’IdV no. Nel caso, votarla sarebbe una scelta “laica” fatta solo sull’adesione a specifiche politiche ritenute nel momento dato prioritarie e determinanti. Da questo punto di vista il mio problema, ancor più del giustizialismo che negli ultimi anni non è scomparso ma certo assai scemato, è l’ambiguità sulle politiche sociali. L’IdV in Europa non è omogenena all’IdV in Italia, e a mio parere quello è uno spartiacque che anche Piero dovrebbe chiedere a gran voce di chiarire.
Filippo Boatti
12 agosto 2012 at 20:18
Di certo io non sono di quelli che “insorgono”, semmai esprimo una tranquilla opinione divergente… la noiosa socialdemocrazia per stare meglio.
Piero sansonetti
12 agosto 2012 at 10:38
Tre sole domande
1le provocazioni, diciamo così, sono tutte ammesse tranne quelle che toccano sel?
2 prima di una svolta come quella di nichi del primo agosto non sarebbe stata utile una discussione ( non dico una assemblea, un congresso: una discussione
3 voi credete che l unica prospettiva del far politica sia andare al governo? E’ una posizipne molto seria e io la capisco. Però non la condivido. Penso che in alcuni momenti si debba far politica scegliendo di non andare al governo. Che non vuol dire chiamarsi fuori. No, no: stare dentro, non fare testimonianza, ma restando all opposizione. Nichi non ha fatto questa scelta. Per questo io dissento. Non vuol dire che ritengo la sua scelta un tradimento o una svolta a destra. Non mi sento di seguirlo su quella strada. Come avevo già detto sei mesi fa ontervenendo nel dibattito aperto da bertinotti
Marco Tarantino
12 agosto 2012 at 11:19
Condivido e faccio mie tutte e tre le osservazioni. Però i problemi con l’IDV restano tutti
marco tarantino
12 agosto 2012 at 00:45
L’analisi del direttore Sansonetti è del tutto condivisibile nella parte in cui parla di SEL: di fatto, Vendola ha deciso di suicidare il partito (sarà una affermazione secca, ma è fatta da uno che all’idea di lavorare per una sinistra libera e libertaria ci ha creduto e ci crede ancora). Mi trova invece radicalmente in disaccordo la valutazione sull’IDV e su Di Pietro. Sostanzialmente, la proposta di Sansonetti (per riassumere) è una sorta di riedizione dell’entrismo trotskysta (l’IDV non va bene, ma è l’unica formazione alternativa a Monti, quindi lavoriamo per cambiarla dall’interno). Ci sono diverse considerazioni: la linea “anticapitalista” dell’IDV è una svolta recente (degli ultimi anni), coincisa con l’arrivo di Zipponi (che viene da Rifondazione e dalla Fiom). La linea giustizialista, anti-garantista, manettara è invece nel DNA dell’IDV dall’inizio: Di Pietro è contro qualsiasi forma di intervento di clemenza nei confronti dei detenuti, contro l’amnistia, contro la depenalizzazione dei reati, a favore dei magistrati e delle intercettazioni sempre e comunque. A favore delle forze dell’ordine sempre e comunque. Lo dico con rispetto, ma mi sembra singolare che venga proposta proprio qui la priorità del conflitto capitale-lavoro rispetto al tema della libertà (di questo, in fondo, si tratta). Termino con una affermazione personale: è vero che bisognerebbe superare i singoli distinguo, ma io non riuscirei proprio a votare un partito per cui a Genova “i poliziotti erano Abele e i manifestanti Caino”. Magari è un mio limite, ma proprio non ci riesco.
Filippo Boatti
12 agosto 2012 at 00:35
Invece mi sembrerebbe più corretto mettere in luce le contraddizioni, la polemica di Di Pietro verso Napolitano è legittima (anche se i toni sono troppo esacerbati) e non mi unisco al coro dei moralisti e dei difensori di questo disastroso Presidente mentre è evidente che Sel ha dovuto abbassare la cresta per una richiesta di Bersani… però un conto è mettere in evidenza le contraddizioni quotidiane della politica un conto è parlare di una resa che fra i militanti e simpatizzanti di Sel nessuno ha visto come tale… se non una minoranza legata alla sinistra di protesta.
Filippo Boatti
12 agosto 2012 at 00:28
Mi sembra che ultimamente Gli Altri pecchi di una certa superficialità. A me piacciono moltissimo le provocazione di questo giornale (tuttora) ma non si può vivere di sole provocazioni… L’aspirazione di Sel non è certo rifare il PCI ma quello di andare a convergere con le grandi socialdemocrazie europee (del resto Vendola da comunista non ha mai nascosto la sua simpatia per la migliore tradizione del socialismo italiano). Questo è a mio parere l’equivoco delle analisi di Colombo. Perché il caso Italia ha bisogno di un solido ancoraggio in Europa per poter venire fuori (e sarà comunque con grande fatica) dai suoi mali storici. Solido e anche un po’ noioso ma che consenta di ancorare le speranze a dei fatti perché se no si gira solo a vuoto. Non basta la protesta e ci vuole anche la fatica e la pazienza di costruire un confronto anche col PD (e i moderati come Tabacci più che quelli come Casini che invece giocano la partita del centro). L’ipotesi Syriza non va bene come non va bene la riproposizione del compromesso storico portata avanti dal PD. Che però non può non essere un alleato, del resto Nichi e Tonino avevano chiesto a Bersani che fine aveva fatto il centrosinistra, è poi Di Pietro che si è chiamato fuori per motivi che posso ipotizzare ma mi sembra che la preoccupazione di Di Pietro è che il suo partito si è troppo strutturato e ne vuole riprendere il controllo personale anche in caso di perdere qualche pezzo. Naturalmente Sel questa sfida la può vincere e la può anche perdere, però non giocare la famosa partita sarebbe già perdente. Per questo Sansonetti avrebbe detto legittimamente che Sel rischia grosso ma gioca una partita molto interessante (a mio parere fervida se la si gioca bene e puntando sui contenuti e non sulla polemica sulle alleanze). Così come l’ala sinistra del centrosinistra (coalizione che tuttora esiste a ogni livello locale) riconferma la sua prevalente anima protestataria e un po’ nostalgica. Ma dire che è una resa mi sembra veramente fuorviante o appunto una provocazione superficiale. Sel poteva giocare la carta di rovesciare il tavolo ma i numeri in politica contano qualcosa: non ci sono, non ne ha la forza, prendiamone atto che sarebbe velleitario… ma quest’altra partita qui si può giocare eccome giocando di sponde con quelle componenti del PD che verso il neoliberismo sono sempre più insofferenti, pur nelle contraddizioni di questo partito (ma ognuno ha le sue, senza moralismi).
toto
11 agosto 2012 at 19:01
Ferrero tifa per Casini. Io no.
commento di Atalmi
Leggendo le pagine dei giornali agostani c’è veramente da pensare che la fantasia sia finalmente andata al potere.
Bersani e Vendola hanno raggiunto un accordo per organizzare il campo dei progressisti.
Immediate sono arrivate le scomuniche di alto tradimento da parte di Ferrero e Di Pietro: finirete ad appoggiare un governo con Casini e Monti!
I diretti interessati smentiscono.
Casini conferma che non governerà con Vendola e viceversa.
Bersani con la sua carta di intenti e con le sue dichiarazioni fa capire, anche se troppo timidamente, che all’Italia dopo la “cura” Monti serve altro.
Ma poi arrivano i Buttiglione e i Letta a dire che dopo Monti serve ancora Monti e quindi Casini e le larghe intese.
La partita insomma è tra chi vorrebbe fare un centrosinistra (anche se magari con qualche non-nemico alla propria destra visti i brutti tempi che corrono) e chi invece vorrebbe un eterno, paludoso, sonnecchiante, grande centro.
Bersani è con i primi assieme a Vendola, con la maggioranza del Pd, con l’universo della Cgil e parecchi orfani a sinistra.
Letta, Casini, Napolitano, alcuni influenti giornaloni, la Cisl e banchieri vari sono per la seconda ipotesi.
E intanto però accadono altre due cose: la prima è che un qualcosa di centro, da Passera a Montezemolo, attorno all’Udc sta nascendo alla bisogna. Con l’obbiettivo prima di impedire una vittoria netta del Pd e di un centrosinistra più o meno classico e poi di offrirsi come indispensabile stampella che non mancherebbe di divenire presto vero baricentro di un montismo dopo Monti.
Anche la riforma elettorale, che sembra essere sulla linea del traguardo, pare andare in questa direzione, perché lo stesso Pdl è in gran parte attirato da una prospettiva di tale tipo e cerca, con qualche fatica, di infilarsi nei giochi.
Fin qui ognuno si gioca più o meno la partita che ci si aspetterebbe.
Quella di Bersani e di Vendola è difficilissima per opposte ragioni, ma entrambi sanno che devono giocarsela.
Devono cercare di vincere, essere autosufficienti e governare, magari bene.
Chi invece scommette sulla vittoria altrui sono Ferrero e Di Pietro.
Entrambi scommettono sul fatto che alla fine vincerà la linea Napolitano e che il Pd dovrà sottomettersi al montismo anche dopo le elezioni imbarcando i centristi, cedendo la guida della colazione e tenendo ai margini la sinistra interna ed esterna.
Intendiamoci: questa ipotesi io la vedo come molto probabile eh, ma a differenza delle sinistre cassandre la ritengo un pericolo, una sconfitta, una iattura.
Credo insomma che il compito della sinistra e dei comunisti (italiani, perché di quelli di importazione non mi occupo) dovrebbe essere quello di spendere ogni proprio sforzo per sventare l’ipotesi di mandare al governo Casini.
Mica perché l’Udc è una forza liberal-iberista, anzi, l’Udc è il Partito delle clientele nella spesa pubblica, della illegalità e del trasformismo democristiano.
Semplicemente perché se il Pd sarà costretto, da forze esterne ed interne, a sposarsi con quel partito sappiamo che la continuità con le politiche sociali ed economiche del montismo sarà assicurata e che la speranza di una seppur flebile svolta a sinistra seppellita per sempre.
E invece Ferrero tifa apertamente per Casini, concorda con le parole di Buttiglione, sorride sarcastico alla mosse di Letta e Passera: insomma scommette sulla sconfitta politica di Bersani.
Non foss’altro perché significherebbe anche la sconfitta della scommessa di Vendola che, come nella peggior tradizione, essendo il più vicino, è il nemico principale.
Diliberto invece (e con lui Salvi e Patta) si è subito smarcato tifando apertamente per la nascita di questo centrosinistra, seppellendo la FdS come molti di noi avevano da tempo previsto.
Ma anche la scommessa del Pdci è rischiosissima perché fa affidamento su un possibile accordo con la dirigenza del Pd per la presenza di una lista di area in coalizione con il duplice scopo di eleggere una piccola pattuglia di deputati e tenere alta la bandiera tornando allo spirito del ‘98.
Scommessa che vale però solo nel caso rimanesse il porcellum perché in tutte le altre ipotesi di leggi elettorali attualmente in discussione, lo sbarramento sarà altissimo, dal 5% all’8% per tutte le liste, anche quelle coalizzate.
Cancellando così i sogni di gloria sia di un Prc coalizzato con Di Pietro sia di un Pdci coalizzato con il Pd.
In questa seconda e probabile ipotesi a questo punto come rafforzare la sinistra del centrosinistra senza disperdere voti e riportando la sinistra e i comunisti in Parlamento?
Io qualche idea ce l’ho, ma vi lascio sereni per il ferragosto.
toto
11 agosto 2012 at 18:27
a meno che qualcuno pensi che SOLI è meglio e che le elezioni non servono ad avanzare una proposta di governo ma a rastrellare rappresentanti, chiedo a tutti: che l’interlocutore privilegiato del PD sia diventato (costretti da Nichi) Vendola anzichè Casini, in questa fase almeno, è un passo avanti o un passo indietro rispetto ad un mese fa quando la grande alleanza montiana tra pd e udc era ormai cosa fatta? Possibile che si sta a sinistra e si azzecca sempre solo quando si è in rotta con il pd e non si è più improvvisamente di sinistra e si sbaglia sempre quando si cerca, almeno, di tentare di arginare la deriva centrista del pd chiedendo alla luce del sole un patto di ferro programmatico pd/sel? e che diamine
Francesco
11 agosto 2012 at 18:11
Caro Sansonetti, dissento completamente dal suo articolo. A rigor di logica, con quello che asserisce oggi, era meglio allora restare nel Prc oppure, se si doveva uscire, aderire direttamente al Pd. Eppure, si è scelta una terza strada: quella più difficile, quella più ardua; quella di ricostruire in Italia una sinistra larga, non marginale capace soprattutto di incidere sulla reale situazione economica e politica.
Non vedo da parte di Nichi nessuna resa o volontà di farsi annettere dal Pd. E’ stato detto e riaffermato pubblicamente. Il problema, su cui si sta avvitando tutta la discussione, dopo l’accordo con Bersani, sa molto di “politicismo”, è riferito solo a sigle e ceti politici che devono mettersi insieme. In tutta questa discussione, manca il riferimento alla partecipazione popolare e democratica. Fino alla noia, Nichi Vendola ha sostenuto che il nuovo centrosinistra non si costruisce nelle anguste stanze dei ceti politici, ma attraverso la partecipazione del popolo del centrosinistra. E’ il tema delle primarie. E’ il popolo dela sinistra che deve decidere, il vero sovrano. Decidere chi è il candidato e soprattutto con quale programma. Io credo che questa sia la vera sfida da affrontare. Il popolo del centrosinistra, votando Nichi Vendola, alle primarie dà un segnale inequivocabile: uscire dalle politiche liberiste, costruire un governo di alternativa che abbia come solidi punti di riferimento, la giustizia sociale, i diritti sociali, i diritti civili, il reddito minimo garantito, la patrimoniale. Nichi è stato sempre coerente con questa impostazione. Tanto è vero che tramite questo strumento democratico di partecipazione dal basso, non avremmo Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari, Doria a Genova e lo stesso Nichi alla regione Puglia. Quindi, nessuna resa, ma la consapevolezza che soltanto attraverso la partecipazione del popolo del centrosinistra possono essere messi in discussione politiche liberiste e neoliberiste. Quanto all’Idv, voglio ricordare che tale partito a livello europeo fa parte del gruppo liberale, che è composto in larga parte da ex democristiani (ex udc, ex udeur e addirittura ex Forza Italia), che le ultime sortite del suo “leader maximo” sono quanto mai inopportune (l’oro di Mosca, l’attacco continuo al Presidente della Repubblica, le parole pesanti riservate al segretario del Pd – zombie, morti viventi, peggio di Berlusconi). L’unica preoccupazione che sembra prevalere è la paura di perdere voti in favore di Grillo. E che dire, infine, della sua esternazione sui fatti di Genova dove i manifestanti manganellati dovrebbero chiedere scusa? No, caro direttore, non dobbiamo aver paura delle sfide democratiche.
andrea colombo
11 agosto 2012 at 17:35
Inutile dire che di fronte a deliri come quelli di alcuni commenti, ma anche di fronte alla reazione surgelata di Maurizio Acerbo (che colgo l’occasione per salutare di cuore) viene la tentazione di rimangiarsi tutto e gridare viva Sel. Però è una tentazione che va rintuzzata, perché i commenti di Filippo Boatti, per il quale nutro massimo rispetto ma da posizione non distanti bensì antitetiche, rivela forse la presenza di un equivoco originario. Nel suo ultimo commento leggo che bisogna essere “politicamente adulti”, “distaccati”, “freddi”, un a “forza politica matura che cura i propri interessi”. Nulla di male, per carità. Ma se era questo che chiedevo alla politica ero entrato nel Pd già da un pezzo. Ancora più delle teorizzazioni, che lascianoi sempre il tempo che trovano, è proprio il vocabloario, sulla cui importanza Vendola ha spesso e giustamente insistito, a rivelare che c’è una distanza incolmabile tra chi in Sel vedeva un trampolino da cui saltare per rifare il Pci e chi invece pensava che fosse l’occasione per seppellire una volta per tutte l’eredità nefasta di quel nefastissimo partito. E’ evidente che io equivocavo e Filippo aveva ragione.
Maurizio Acerbo
12 agosto 2012 at 20:39
@Andrea Colombo ricambio il saluto. la mia reazione non era “surgelata” anhe se può apparire tale. pur apprezzando la vostra presa di distanza dalle scelte di sel (che pure a me erano chiare come direzione già da un pezzo) non mi convince l’impostazione per cui a sel si sostituisce idv. in tutta Europa la sinistra si ricostruisce riaggregando forze che vengono dalla storia del movimento socialista e comunista e dai movimenti. IdV può essere un alleato come a napoli o a Palermo ma la Syriza che ci vorrebbe in Italia non può nascere certo da un partito che nel parlamento europeo siede nel gruppo liberale iperliberista.
Federico Gnech
11 agosto 2012 at 12:28
Sansonetti evita di dire l’unica cosa che andava detta: Vendola è un amministratore colpito (più volte) da avviso di garanzia. Ecco spiegato il riposizionamento e l’impossibilità di un’alleanza organica con Di Pietro, il resto sono chiacchiere.
Mancanza di prospettiva, scrive. Ma diciamolo francamente, che prospettiva può avere un partito impegnato a giocare con ‘narrazioni’ inconsistenti e narcisistiche? Non vogliono stare con i paleocomunisti ma nemmeno col PD. Disprezzano Monti ma non saprebbero che fare al suo posto (salvo fare ancora un po’ di debiti, e qualche santo provvederà)…
“Fa troppo caldo, alza st’aria condizionata, adesso ho freddo, abbassala, ho mal di testa, smorza la radio, uh, che mortorio, metti su un po’ di musica, andiamo al mare, dai, che palle il mare, facciamo un bel giro in montagna, che? Fin lassù a piedi ci vai te!”
valentina cois
11 agosto 2012 at 10:30
Ai militanti di Rifondazione i quali dicono che “senza marxismo” non si va da nessuna parte va la palma dei commenti più ridicoli e stralunati. Ferrero sta facendo qualcosa? Uhmmm sarei curiosa di sapere cosa, al di là del puerile “organizziamo una grande manifestazione contro Monti. Fino a d ora il segretario del Prc si è distinto per le idiozie populiste pronunciate in tv (tipo uscita dell’Italia dall’euro e vaneggiamenti vari contro “l’imperialismo Usa”), dalle quali si evince il suo bassissimo livello culturale.
Vrndfola è senza meno un pallone gonfiato, Di Pietro un ex poliziotto paraculo, ma il rancoroso Ferrero è davvero il peggiore di tutti.
Filippo Boatti
11 agosto 2012 at 00:38
Una sansonettata… in realtà l’operazione di Nichi sta in piedi eccome, basta uscire dalle battaglie navali in un bicchier d’acqua che avvengono sul web e parlare con la gente normale. Naturalmente c’è lo scoglio della legge elettorale, l’ennesimo pateracchio all’orizzonte, ma non per questo si scioglierà Sel se dovesse esserci una listona per via dei soliti pasticci elettoralistici… essere adulti politicamente vuol dire anche guardare a queste cose con un certo distacco e la necessaria freddezza. Curare i propri interessi elettorali è normale per una forza politica matura e non è sinonimo per forza di tradimento o resa, anzi.
Raffaele
11 agosto 2012 at 10:26
Condivido pienamente il fatto che Vendola abbia tre limiti (o almeno limitiamoci a questi); il primo non è la mancanza di ambizione, ma l’ambizione stessa: un personalismo che ha sempre fatto di SEL un comitato elettorale e non un partito/movimento/cantiere, come lo vogliate chiamare a seconda del sinistro qualunquismo di sinistra che aleggia in quel momento. Sul vizio “leninista”, invece, concordo: l’opposizione non è un difetto; tuttavia, ricordo distintamente che Lenin non aveva fatto del trasformismo la sua strategia di lotta. Analogamente, i tempi sono quelli sbagliati. Ma per capire che SEL sarebbe divenuta una formazione subalterna al PD non ci voleva una grande lungimiranza. Infine, non esiste solo l’Idv; esiste anche, per esempio, la FdS (anche se farne un’apologia non sarebbe opportuno; comunque, c’è). Un’ultima nota: fare un “unico partito di sinistra” con il PD non è possibile per un semplice motivo: il PD non è di sinistra. E non solo perché pullula di democristiani.
Mario
10 agosto 2012 at 23:48
Aggiungerei anche l’ennesimo silenzio opportunista di Vendola sulla campagna di pesante intimidazione per bloccare le indagini dei PM di Palermo che stanno arrivando al livello mafia-politica (trattativa). Con la collaborazione attiva del Quirinale.
Come al solito Di Pietro è stato l’unico ad alzare la testa a costo di rompere col PD. Questo vuol dire avere le palle.
Nichi, il coniglietto, ha messo come al solito la testa sotto la sabbia.
Con tutti i morti e le stragi che quella scellerata trattativa è costata, e come quella vincente (del 93-94) ha generato carriere ventennali (Silvio, marcello e i sui compari) in parlamento.
La mafia fa schifo, si diceva.
Come pure chi si volta dall’altra parte.
militante
10 agosto 2012 at 22:50
Ho l’impressione, ma mi piacerebbe volentieri sbagliare, che questa sia la solita “sansonettata” per fare clamore.
Succede una cosa e lui sempre a fare il bastian contrario. Fino a ieri fan sfegatato di Vendola, fino a sostenerne ogni volo pindarico (anche le uscite più liricamente ridicole), oggi critico verso lo sbocco naturale (previsto e prevedibile fin dall’inizio) della parabola di Vendola.
Su una cosa sola Sansonetti non si smentisce. Il suo disprezzo per Rifondazione. Infatti, nella vana ricerca di un altro “feticcio” a sinistra a cui attaccarsi, non vede le migliaia di compagni del PRC che umilmente (magari senza la prosopopea di Vendola e l’intercalare simpatico di Di Pietro) si fanno in 4 per tenere in piedi uno straccio di sinistra autonoma in Italia. E non vede nemmeno che il terribile Ferrero ed i suoi accoliti del gruppo dirigente di Rifondazione hanno almeno provato (magari non essendo all’altezza) a creare un’alternativa a questa situazione.
Se ravvedimento deve essere, dovrebbe cominciare dall’accettazione dell’idea che senza una chiara “ideologia” alle spalle non si va da nessuna parte e si brancola nel buio, fino ad arrivare a considerare un approdo possibile, anzi desiderato, un’alleanza tra progressisti e moderati (Sic). Caro Sansonetti, senza marxismo le tua è soltanto la solita boutade estiva…..ma sei sempre in tempo…. in fondo, una volta, eri come noi. Vero?
toto
10 agosto 2012 at 22:18
Caro sansonetti, sono un tuo lettore assiduo, prima a Liberazione e pio con gli altri. Ti condivido quasi sempre, mi fai anche arrabbiare..ma stavolta ti invito ad una riflessione. da qualche mese (come se fosse più una tattica che una line editoriale) mi pare che tu e gli altri cerchiate con sempre più accanimento l’originalità, il clamore, lo stupore. E’ quello che dici che ti rende originale, non la fase o il controcorrente. vedi su Vendola possiamo dire tante cose buone, tante cattive ma se fossi tu e colombo a sbagliarti? Se ad esempio (che ne dici di valutare questo?) non sia stata proprio la presa d’atto che da una parte la diciamo sinistra è ferma a spolverare busti del secolo scorso, e dall’altra il PD aveva già chiuso con l’UDC a permettere di fare la mossa di rottura di questa cornice avanzando/spiazzando il PD principalmente con l’accettazione dell’alleanza? Non pensi che questo abbia allontanato dall’alleanza programmatica proprio l’UDC (forse conservando quella pos-elettorale)e che ora si gioca tutto sul consenso che Nichi alle primarie e sel alle elezioni prenderanno?. Possibile che tutto quanto fuori da SEL è cosa migliore?. Quanto mi sarebbe piaciuto il soccorso “originale” di Rina Gagliardio in questo periodo, al posto di quella che in questi mesi voi definite anlisi “altra”…ma vi assicuro che oltre al sensazionalismo di questo periodo state ragionando proprio come quei vecchi arnesi del PRC da cui vi siete allontanati. Poi mi sbaglierò, ma a quando l’ambizione di affiancare almeno le scommesse senza catalogarle e stroncarle sul nascere come annessioni? E se poi sondando il popolo del PD vi accorgereste che molta gente pur stando dentro il pD apprezza l’ide di un centro sinistra PD/SEL se non si legge più come in passato neoliberisti/massimalisti ma socialisti/sinistra libertaria ed ecologista allora qualche dubbio può darsi che avvolgendovi vi faccia meglio argomentare e riflettere
valentina cois
10 agosto 2012 at 19:47
Caro Maurizio Acerbo, la scelta da parte di migliaia di compagni di abbandonare Rifondazione nel 2008 non solo è stata giusta, ma SACROSANTA. Come si fa a fare politica con un gruppo dirigente come quello capeggiato da Ferrero, una figura livorosa e populista e vendicativa(vedi la carne di porco che ha fatto con i lavoratori di liberazione, uno schifo che anocra oggi grida vendetta) come si fa a fare politica con chi inneggia al regime di Assad, come si fa a fare politica con gli adoratori del turbo capitalism-socialismo cinese, come si fa a fare politica con un partito al cui interno vivono ancora puylsioni staliniste e sberleffi omofobi. non si può e basta. Poi magari alle elezioni quegli opportunisti di Sel tenteranno qualche alleanza, ma la Rifondazione comunista uscita da Chianciano è solo un cadavere.
maria laura
10 agosto 2012 at 19:38
Sono proprio la posizioni come queste di Sansonetti che mi fanno paura. Anche nel linguaggio. La parola “abiura” dell’inizio dell’articolo non mi piace affatto. E poi dice che Vendola non è un “traditore”, ma ha il difetto di “mancare di ambizione”. Come argomentazioni politiche… lasciamo stare. Molti, lo so, purtroppo, considerano queste le uniche argomentazioni politiche possibili.
A parte questo, mi stupisco che nel discorso di Sansonetti non ci sia cenno a contenuti. La recente “dichiarazione di intenti” del Pd (spero che si rafforzi e che possa davvero entrare in interlocuzione con altre forze e soggetti) segna certamente un cambiamento: la si puo’ considerare criticamente, ma non si puo’ ignorare il cambiamento che porta in se’. A Sansonetti e a tanti altri parte non interessare affatto, questo livello del discorso. Io, che ho seguito con molta attenzione gli eventi del mio paese, personalmente penso che senza Vendola non ci sarebbe stata, questa dichiarazione. E ammiro molto il leader di Sel, che è andato avanti e avanti, in questi anni, prendendosi anche l’ironia e il sarcasmo – ingiustificati, ma è stato un clima che in questi anni che ha avvelenato tutti, tutti quelli che per essere realisti e popolari si esprimevano a furia di “culi”, di “merda”, di “coglioni”, di “fiche” – anche di giornali democratici che ora non osano dirgli piu’ che è solo un poeta, un retore, perché
parla troppo forbito, ecc..
Di Pietro: sono io che non ho capito o voleva mettersi con Grillo, che ha rifiutato? Lo si dica chiaramente: qual è la prospettiva politica di Di Pietro? Ribellarsi? A chi e a che cosa? Per cosa? Perche’ voleva unirsi a Grillo? Che vuole Grillo? E ora che vuole Di Pietro?
Sansonetti parla solo di alleanze, non di contenuti. Io sono convinta che Sel deve fare di tutto, senza perdere la sua caratterizzazione e la sua autonomia politica, perche’ ci sia un governo di centro-sinistra. E, razionalmente, non si vede perché Sel debba sciogliersi e restare subalterno al Pd, visto che sul piano dei contenuti della politica ha prodotto, con estrema civiltà (e per me è anche questo un fatto politico), tra mille difficoltà, passi avanti che solo due anni fa non si sarebbe riusciti a prevedere.
Suppongo che ci siano molti che pensano che un disimpegno su questo piano (la “libertà dall’”ossessione di governare” possa portare tutti quelli che si dicono a sinistra ad unirsi su un “antagonismo” dai contenuti molto incerti: come si è tentato di fare mille volte, con esiti disastrosi. Io un altro governo di destra non lo voglio per il mio paese. E non voglio neppure una sinistra al suo interno profondamente divisa, che urla e urla e urla impotente. Ripetere esperienze già fatte è suicidio e follia.
Stefano Vaj
10 agosto 2012 at 19:02
A parte umori di destra-autoritari (del resto non lontani da quelli dipietrini) che si sono naturalmente rafforzati in anni e anni di sostegno a governi conservatori e di affarismo “cerchiomagicista”, a parte gli scandali ad orologeria che le hanno impedito di raccogliere i frutti di una scelta di opposizione quando la stessa IdV era ancora in mezzo al guado, davvero la Lega non va neppure presa in esame come possibile interlocutore per chi si opponga al commissariamento mondialista e finanziario delle nostre terre?
miro renzaglia
10 agosto 2012 at 19:30
Caro Stefano,
rispondo a stretto titolo personale:
no, la Lega non va presa in nessuna considerazione…
fattene una ragione…
piero sansonetti
10 agosto 2012 at 19:01
a) non penso di escludere Rifondazione da nessuna alleanza. Ho parlato di “formazioni” ribelli rispetto al Pd, e tra queste sicuramente c’è anche Rifondazione (o Fds). Non mi pare che abbia lA forza e le idee per essere il fulcro di una nuova sinistra. E mi pare naturalmente molto difficile immaginarla come “leva” per la costruzione di una nuova sinistra radicale e libertaria e post comunista, perché purtroppo Rifondazione nel 2008, quando ha avuto l’occasione per porsi al centro di un processo di formazione di una nuova sinistra postcomunista, ha preferito rinchiudersi in una scelta ( a mio giudiczio un po’ folle)stalinista e leninista. Detto ciò mi sembra ovvio che possa essere un alleato nella battaglia contro la destra e contro Monti. E che debba esserlo. Non penso certo a una alleanza tra eguali: penso a una alleanza tra forze che si oppongono alla destra e a Monti.
B) Quanto alla questione affidabilità di Di Pietro e concliliabilità tra liberatarismo, garantismo e il superlegalitarsimo dell’Idv, io ho l’impressione che noi continuiamo al ragionare con in mente i vecchi schemi della politica. manovriera e identitaria. Quella che dice: questi sono i paletti, questi i discrimini, queste le idee irrinuncabili. E’ uno schema vecchio. Bisogna cambiarlo. che si deve fare? Si sceglie un campo, una idea di rinnovamento, una strada di modernizzazione e si cammina con quelli che ci stanno. Di Pietro, sì, è l’elefante rosa nel salotto e mi sembra che davvero tutti abbiano paura di dire: sì, c’è un elefante rosa. E’ vero o no che è l’unica forza parlamentare che si è schierata con la Fiom? E’ vero o no che è l’unica forza parlamentare non leghista che si è opposta a Monti? E’ vero che ha avuto una svolta nella sua politica sociale?E’ vero che è l’unica forza che si è mantenuta indipendente dal Pd? Beh, facciamo finta che tutto questo non ci sia e assistiamo compiaciuti all’assalto del Pd che vuole normalizzarla e spianarla? MI SEMBRA PIù SAGGIO PRENDERE ATTO DELLA FORZA DEL iDV E DELLA SUA COLLOCAZIONE, E CHieDERLE DI SEDERSI A UN TAVOLO PER DIALOGARE CON la sinistra libertaria. Cioè di fare un passo ulteriore verso la modernità. Senza ideologismi, senza steccati, senza tic, senza SNOBISMI. TUTTO QUI.
miro renzaglia
10 agosto 2012 at 19:40
direttore… purtroppo quando il cerchio si stringe, i topi trovano motivo ovunque per scappare… la situazione è quella che è… se vuoi fare poitica o stai con monti o contro monti… esludiamo la lega che, obiettivamente, è inavvicinabile… ormai resta solo Idv… di pietro può avere tutti i difetti di questo mondo (e li ha) ma è il solo credibile contestatore del governo Monti… altro (a parte la lega che mi fa vomitare) non vedo…
ipsilon
10 agosto 2012 at 18:05
Di Pietro contro i manifestanti
A me basta.
Maurizio Acerbo
10 agosto 2012 at 17:34
caro Piero, quanto a giravolte spaziali ti battono solo Nichi e Gennaro. Quando noi proponevamo di collaborare con Di Pietro e Micromega sulla questione morale e contro le leggi vergogna berlusconiane ci accusasti di “regressione culturale”. Ora Di Pietro diventa l’unica zattera a sinistra. E’ così difficile ammettere che avete preso una cantonata nel 2008? Che aver lavorato a sfasciare Rifondazione non ha portato nulla di buono nè sul piano dell’innovazione politico-culturale nè tantomeno delle forme della politica? Che l’Italia è l’unico paese dove non è decollata dentro la crisi la Sinistra Europea perchè il partito che ne era il fulcro è stato spaccato in maniera insensata? Comunque bene così: meglio Di Pietro dell’ammucchiata Pd-Udc-Sel.
Ellepunto
10 agosto 2012 at 16:15
Magari non è vero, ma ho il dubbio che il direttore Sansonetti non prenda Fds in considerazioni per le ruggini con la dirigenza del Prc che lo ha cacciato da Liberazione.
Invece guardiamo con interesse alla proposta di Paolo Ferrero sul manifesto di oggi, che si può leggere anche in rete.
Idv non la voto neanche morto; altro discorso se nasce un fronte di sinistra cui vuole contribuire anche qualcuno di Idv.
Vendola vada pure col Pd, pazienza. Le idee restano, i dirigenti pavoneggianti per fortuna passano.
Democratico Non Diretto
10 agosto 2012 at 15:44
Secondo me Vendola la scelta pro PD UDC la fece quando fu eletto governatore grazie alla desistenza UDC, che corse da sola invece di far confluire i propri voti sul candidato PDL. Ora, da persona perbene qual è, paga la cambiale.
Far diventare di sinistra libertaria il manettaro liberaldemocratico Di Pietro, affidatosi sul territorio ai peggiori comitati elettorali, che hanno portato in parlamento sotto le bandiere dell’IDV De Gregorio, Razzi e Scilipoti? La vedo dura. Meglio investire le poche energie rimaste sulla FIOM e Landini, ancorandosi a un valore che non tramonta mai, il lavoro salariato.
Daniel Rustici
10 agosto 2012 at 14:37
Condivido tutto il ragionamento di Sansonetti,ma con qualche riseva su un’apertura così sfacciata all’Idv. Al di là dell’estremismo legalitario che giustamente qui si ricorda, mi preoccupa anche la collocazione europea dell’IDV, dato che la dimensione europea sarà sempre più fondamentale in politica, e l’IDV lì è scheirata con la destra, con i liberisti e vota come loro. Finchè non si risolve anche questa ambiguità non penso si possa guardare all’ IDV come ad una speranza per la sinistra italiana. Poste queste perplessità sul partito di Di Pietro, sono riamsto un po’sconcertato dalle posizione di Gennaro Migliore che in questo numero del settimanale spara a zero su Di Pietro dipingendolo come un sottospecie di troglodita dopo che per un anno è stato l’alleato principale di SEL…tutte queste giravolte di SEL la stanno uccidendo, e qui si ritorna al tema principe di questo articolo…
Garry
10 agosto 2012 at 11:31
Caro direttore, condivido in parte la riflessione sulle scelte compiute da Vendola (che trovo per la verità niente affatto sorprendenti, in quanto “inscritte” nello stesso codice genetico della formazione alla quale ha dato vita)…sono scelte indubbiamente legittime, che giustamente NON vanno liquidate come opportunistiche, ma che semplicemente sono la risultante di una delle idee fondative di SEL, ovvero l’idea che FUORI dal rapporto strategico col PD NON possa esserci agibilità politica…come dire, a mio parere, che NON puo’ essere concepita l’idea che la Sinistra abbia un profilo autonomo, che le permetta di SCEGLIERE le alleanze, anzichè considerarle obbligate…Ecco,La Sinistra…comprendo il giudizio sull’IdV, che obiettivamente sfugge alle logiche normalizzatrici in atto, MA penso che sul campo – e non va ignorata, magari per vecchie e nuove ruggini, che hanno il sapore sgradevole del rancore – c’è anche la FDS, un tentativo nobile, animato da migliaia di compagni seri, di mantenere aperta una prospettiva…Una prospettiva che andrebbe rafforzata, questo certamente, attraverso una alleanza con l’IdV e con tutti coloro che sono interessati a “riaprire”, ma per davvero, la partita. Sarei grato se LEI volesse interloquire in merito.
gianluca
10 agosto 2012 at 09:47
il recinto, bertinotti dice di rompere il “recinto”, non il cerchio. Non voler ammettere che Rifondazione esiste tutt’ora poi non è segno di maturità, si può non condividerne la linea ma farla sparire dall’orizzonte della sinistra mi sembra un pochino esagerato, per usare un eufemismo.
roberto bianchi
10 agosto 2012 at 09:41
gentile sansonetti,
per una volta (e con grande disappunto visto che si parla di questioni essenziali) sono in profondo disaccordo con lei. Mi sono sempre chiesto come si potesse dare fiducia e anche solo ipotizzare di stringere alleanze con un figuro come di pietro, uomo autoritario, ultra-giustizialista, dal passato non immacolato, il presente variabile ed il futuro traballante. Lo strumento del golpe giudiziario chiamato per comodità mani pulite. L’infiltrato nei circoli muilanesi che contavano, prima, e l’inflessibile castigatore di costumi,poi. L’uomo che incarna le aspirazioni piccolo borghesi di ordine e pulizia. Ora leggo nel suo pezzo che addirittura rimarrebbe l’unico interlocutore plausibile (in virtù del suo essere anti-monti.).E questo da una persona come lei, libertaia, garantista e rispettosa dei diritti civili è una grandissima delusione. Nel ricordarle che anche Maroni è anti-monti e quindi possiamo candidare anche lui a interlocutore privilegiato, le invio i miei migliori saluti