‘Ndrangheta, le finte notizie
sono un business giornalistico

Davide Varì Pubblicato da
il 7 agosto 2012.
Pubblicato in Attualità.

Non c’è niente da fare: la ‘ndrangheta rende. Rende ai boss e agli affiliati, che fanno affari milionari con droga e appalti, ma rende anche all’informazione. Un cosa che il settimanale l’ha capito da tempo. E non passa settimana senza che pubblichi qualcosa sulla Calabria e sul suo “male oscuro”: la ‘ndrangheta. Ma a volte le notizie scarseggiano e allora, lì in redazione, si rirovano a rimpastare cose vecchie condite da luoghi comuni dal sapore razzista.
In effetti si fa davvero fatica a scovare notizie nell’ultimo reportage-inchiesta di Lirio Abbate. A quanto si apprende il giornalista dell’Espresso si sarebbe infiltrato in un presunto matrimonio di ‘ndrangheta in un non meglio precisato ristorante del vibonese. Il reato degli sposi, a quanto pare, sarebbe quello di essere «due rampolli della cosca Bonovata» di Sant’Onofrio. Punto, le notizie finiscono qui. Di lì in poi il giornalista parla in modo vago di summit di ‘ndrangheta e di boss ma non fa un nome che è uno. Niente. In compenso si lascia andare a descrizioni lombrosiane sul tipico matrimonio calabrese. E sì, il risentimento antimafioso del giornalista è pari alla sua indignazione contro le volgarità dei matrimoni made in Calabria. E liquidata in poche righe la questione ‘ndrangheta, Abbate si scaglia contro “ciccioni” e “tamarri calabresi”: «Tutti indossano capi nuovi di zecca, facendo a gara per sfoggiare firme di stilisti all’ultimo grido. Non importa se il fisico non è da modelli: gli uomini mettono in vista grosse pance e le donne rotoli ai fianchi». Ma non basta. La cosa che fa davvero inorridire il giornalista dell’Espresso è il vedere quei corpi pingui e indegni “insalsicciati” in meravigliose creazioni d’alta moda. «Il dress code scarseggia in charme e abbonda in sperperi: i maestri della moda inorridirebbero nel vedere le loro creazioni infilate in quel bailamme di signore sovrappeso e picciotti panciuti. Per di più mafiosi. E chi non può permettersi questi capi ricorre a squallide imitazioni». Ecco fatto: l’inchiesta antimafia è servita.

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4 Responses to ‘Ndrangheta, le finte notizie
sono un business giornalistico

  1. Hilario

    13 agosto 2012 at 03:11

    Hello, everything is going perfectly here and ofcourse every one is sharing data, that’s truly good, keep up writing.

  2. paolo calogero

    7 agosto 2012 at 12:19

    Anche a me, avendo sfogliato distrattamente quel servizio era sembrato che non ci fosse veramente nulla, e che il punto sembrava quello di mettere in evidenza quanto gli ‘ndranghetisti siano lontani dalla modernità in fatto di cura del corpo e della propria immagine. Complimenti quindi a Varì che ha avuto la pazienza di leggerselo tutto per verificare che in effetti altro non c’era.
    Tanto lo sappiamo che la mafia si adegua ai tempi. Nel prossimo futuro mafiosi non distinguibili dal tronista medio: sai che progresso.

  3. Democratico Non Diretto

    7 agosto 2012 at 12:09

    In realtà sono più comprensivi coi mafiosi, magari pluriomicidi pentiti, che con i cafoni, che sembrano considerare parimenti criminali (potrebbe essere che faranno una campagna per dare vantaggi giudiziari anche ai cafoni pentiti…). Una cosa è sicura: facendo servizi così lettori non ne perdono, all’Espresso, perché i cafoni non lo leggono di certo…

  4. dario

    7 agosto 2012 at 11:00

    A proposito du quanto sopra e delle giuste ferie per chi puo’permettersele, simpatie o antipatie a parte,
    Piero, mi manca FORBICE!!!!
    Buon Lavoro.