Non scherziamo, il povero Schwazer ha soltanto sbagliato dosi. Colpa di qualche medico intruglione o di qualcosa andato storto: forse hanno sbagliato i tempi di somministrazione dell’epo, oppure si tratta di un brutto scherzo di qualche nemico. Ma la favoletta del ragazzo che ha fatto tutto da solo, della pecora nera, quella no, proprio non si sopporta. Fatto sta che faccia d’angelo Schwazer ora è il diavolo. I giornali l’hanno smascherato in un’afosa giornata d’inizio agosto. Quel ragazzetto aburneo e con gli occhi diafani nascondeva un segreto inconfessabile: l’epo, il doping che gli serviva per sopportare 50, e dico 50 km di marcia. La gara più folle e faticosa dei giochi olimpici.
Appena la Wada – l’associazione dei medici spioni addetti all’antidoping, le forze del bene dello sport mondiale – ha diffuso la notizia, il Coni ci ha messo una manciata di minuti per scaricare il povero Schwazer, per “prendere le distanze”. E a quel punto i giornali si sono avventati su di lui come fiere fameliche: è lui l’impostore, il drogato, il criminale. Del resto è una preda perfetta, Schwazer. Troppo suggestiva l’idea che il male si possa celare dietro quegli occhioni azzurri da Cristo redentore, nell’animo di quel ragazzetto che parla a malapena l’italiano e che vive con la sua fidanzatina nelle valli immacolate del Tirolo. Del resto è proprio lì che è iniziata la caccia alle streghe, è lì che il fuoco dei roghi ha mondato i peccati del mondo.
Ma è solo paura. Paura perbenista. Nessuno crede allo sport pulito. E allora, di tanto in tanto serve l’agnello sacrificale da sgozzare. Che pagliacciata: il Coni ha vinto decine di medaglie grazie al doping. Un certo Conconi, lo scienziato di fama mondiale che ha inventato l’emotrasfusione, frequentava quotidianamente i centri del Comitato olimpico italiano. Stendevano i tappeti rossi quando arrivava da quelle parti. Moser, Cova, e decine di altri campioni azzurri non sarebbero stati nulla senza le magie di Conconi. Ma poi l’aria è cambiata: Conconi è diventato uno stregone e il Coni l’alfiere dello sport pulito. Auguri compagno Schwazer, caduto in un’imboscata in un caldo pomeriggio d’agosto solo per aver sbagliato dose!
Antonio Altieri
8 agosto 2012 at 23:01
Che strano. Nessuno che parli di…Sponsors

Eppure sono loro che vogliono risultati e più del CONI, altrimenti la loro pubblicità va a puttane
E premono,premono, aiutati dagli agenti di questi neofiti del business che sono i giovani sportivi. Ci vogliono risultati,sennò la grana non esce, ci vogliono risultati a tutti i costi.
Non gli serve nemmeno, agli Sponsors, di dare “certi” suggerimenti, gli basta premere. Poco importa se poi gli atleti si fondono il cervello e vanno in crisi di panico, poco importa se, magari si dopano.
Ci vogliono i risultati, altrimenti….niente denaro, ne per gli atleti ne per i loro agenti.
Beh..gli affari sono affari, suvvia
denise
8 agosto 2012 at 14:55
è pagato l’articolista per scrivere le cavolate ivi sopra esposte? a cominciare dalla 50 km di marcia la gara più dura che ci sia? che cosa ne pensa della 100 km? cosa ne pensa della 24 ore? cosa ne pensa delle gare nel deserto che durano anche giorni? ma le conosce queste gare o gli devo insegnare qualcosa, sì vero non sono alle Olimpiadi, ma ci sono i mondiali ed europei, solo che non sono seguiti da nessuno, esattamente come il tiro al piattello finchè non arriva una ventenne di nome rossi e fa 96 su 100 allora qualcuno scopre che esiste anche questo sport… per il resto l’articolo è passabile
Signor Vari, alla prossima Ultramaratona è invitato, lasci a casa blocco e penna, metta scarpette e calzoncini, il pettorale glielo forniamo..gratis!
p.s. a settembre in Polonia ci saranno i mondiali di 24 ore cui parteciperanno una quindicina di nostri atleti…
Gianmaria Ottolini
8 agosto 2012 at 11:32
Condivido solo in parte. La condanna di TUTTO lo sport è ingiusta e faziosa. C’è chi raggiunge risultati in modo pulito come c’è chi lavora per questo, magari non dalle parti del CONI (qui sulla ipocrisia condivido).
Che poi Schwazer sia una vittima ci credo poco, come è senz’altro una grossa menzogna che abbia fatto tutto da solo. E qui veniamo al problema vero del doping, come sa bene chiunque se ne sia occupato un po’ seriamente: quello dell’omertà. Se in parte si può anche capire (non giustificare) lo Schwazer che si è dopato, penso sia del tutto da condannare senza scusante né comprensione lo Schwazer omertoso. E credo anche pochissimo al papà pluri-intervistato che cade dal pero. Se non si incomincia a far luce su tutto l’ambiente corrotto che gira intorno a molto sport (preparatori, medici compiacente, fornitori ecc.) non si uscirà mai dalla spirale sport spettacolo-risultati sempre più incredibili-doping. Quello che gira intorno allo sport proponendo e fornendo scociatoie, prodotti e collegamenti con “esperti” compiacenti è un mondo mafioso presente non solo nel professionismo ma anche, talora in modo dilagante, nello sport amatoriale.
armando lauri
7 agosto 2012 at 13:54
Riflessione durissima e che fa meditare. E che lascia intravvedere, in filigrana, che l’alternativa alle lordure deve essere “di sistema”, come dicevamo una volta noi sessantottini di qualsiasi ispirazione culturale.Di sistema e molto in radice.Anche nello sport e nelle sue manifestazioni più o meno istituzionali.Che dire? L’importante è non mollare? Forse sì.
susanna schimperna
7 agosto 2012 at 13:41
Hai ragione.
Davide Varì
7 agosto 2012 at 16:16
…e non mi capita spesso