Renato, speriamo che i “compagni”
smettano di dimenticarti…

Andrea Colombo Pubblicato da
il 4 agosto 2012.
Pubblicato in Attualità.

Ciao Renato. Sarebbe sbagliato dire che non ti dimenticheremo. E’ già successo, purtroppo.

Ti ha dimenticato questa città, che avevi tirato letteralmente fuori per i capelli dalla fossa depressa e spenta degli anni di piombo. Ti ha dimenticato la sinistra, alla quale avevi indicato un mondo che non conosceva, chiusa nel grigiore in cui vegetava e nel quale è rapidamente tornata dopo le tue estati romane. Ti ha dimenticato il tuo partito, che ha cambiato nome, strategie e missione ma si è portato dietro per intero il torvo dna che la tua politica, effimera solo nel nome, aveva per un attimo incrinato.

Si può e si deve dire il contrario: speriamo che prima o poi smettano di dimenticarti. Speriamo che capiscano la lezione di quel trionfo che fu negli anni ’80 l’estate romana: e cioè che un’amministrazione intelligente, creativa e coraggiosa può fare miracoli. Può svegliare un’intera metropoli, restituirle gioia vitalità e curiosità, indirizzarla su strade che dopo un po’ diventano utili e produttive anche nei soli termini che questi cadaveri ambulanti conoscono: il pil, lo sviluppo, la crescita.

Per un breve istante, grazie al tuo esempio, gli assessorati alla cultura erano diventati, negli anni ’80, il centro vitale delle amministrazioni, e per l’ultima volta l’Italia era stata un Paese moderno e all’avanguardia, pronto a cogliere le trasformazioni non solo dei linguaggi delle culture e dei codici della comunicazione di massa ma anche dei processi produttivi, di uno sviluppo economico che per la prima volta metteva direttamente in produzione i saperi e la spettacolarità.

Quando, vinto dalle esigenze della politichetta, quel modello è tramontato, anche Roma, Milano e l’Italia sono precipitate in fondo all’elenco dei paesi che arrancano inseguendo una modernità malintesa. Sono diventate il Paese di Berlusconi, D’Alema e anche Veltroni: così immensamente distante da quello di Renato Nicolini. 

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2 Responses to Renato, speriamo che i “compagni”
smettano di dimenticarti…

  1. Nello

    4 agosto 2012 at 18:04

    Scusate, questa storia che negli anni 70 non si usciva la sera per colpa della lotta armata, davvero non mi risulta.
    Uno dei propagatori di questa leggenda è un tale di nome Walter Veltroni che l’ha ripetuta e scritta in più di un’occasione. Ma era un suo personale problema. Il poveretto ancora si lamenta perché non poteva andare in pizzeria con la ragazza la sera. Era segretario della Fgci romana e se girava per le strade della Capitale diciamo che spesso doveva correre… e visti gli esiti, forse bisognava farlo correre ancora di più.
    Una volta, in una sezione del Pci sentii raccontare un episodio da un suo compagno di partito coetaneo: era il 77, avevano appena occupato l’università. Veltroni arriva, fa un giro, guarda la situazione e dall’alto della sua scienza politica predice: “tempo due giorni e questi smobilitano. Qui non dura”.
    Ecco il veltronismo.
    Dunque perché questo giudizio che rincorre le cazzate di Wuolter. Nicolini che era l’antiwuolter per definizione, recepì molte cose dei movimenti degli anni 70. L’estate romana è figlia di quella critica.
    Uscire dai ghetti urbani delle periferie, delle borgate (che piacevano solo a Pasolini) era una delle rivendicazioni di quegli anni.
    Al contrario si può dire che senza la spinta sociale di quei movimenti e della lotta armata, le periferie non sarebbero mai andate a passare le serate sotto le cupole di Massenzio e davanti all’arco di Costantino.
    No, io penso che senza la radicalità, anche armata, di quegli anni, Nicolini non avrebbe inventato e creato quello che ha fatto.
    Ricordimaoci che poi proprio dall’estrema sinistra si disse che bisognava portare il centro in periferia, invertendo gli assi di circolazionen dell’estate romana…. ma è un’altro discorso.

  2. Kolkov

    4 agosto 2012 at 16:32

    A questo punto, mi sento un dinosauro, Nicolini non lo ho mai dimenticato, compagno ed amico, all’epoca era per noi giovani pc-ciotti, un punto di riferimento, quasi un mito, al di là dela idea politica, ci piaceva il suo stare all’interno di una nomenclatura ingessata, con il suo stravagare, il suo abbandonare le aule, perchè innamorato di Patrizia, il suo venire nelle sezioni con il loden verde, incontrarlo a trastevere, persino i suoi incontri con persone che all’epoca erano “moralmente inaccettabili”, vedi la grande Moana Pozzi, donna di grande spessore, con Riccardo Schicchi al Diva Futura, posare come modello per case di moda, partecipare anche lui come attore in film, e come personaggio in serie di fumetti disegnati da vari autori, persino dal compianto Magnus (Raviola) disegnatore di Kriminal, Satanick, Alan Ford e molti altri! Eccolo Nicolini, nicolini era l’incontro tra l’essere comunisti, all’interno della concezione materialista, ed una sorta di futurismo sociale, un personaggio pop, che camminava senza lasciarsi “sporcare” anche tra la cultura scic.