Tutti quelli che in questi giorni si stracciano le vesti di fronte all’indecoroso spettacolino allestito sull’immortale canovaccio “legge elettorale”, alla faccia di tutti gli spread di questo mondo, devono prendersela solo con se stessi. Le oscillazioni attuali, che al confronto la borsa quasi pare un modello di stabilità, sono ovvia conseguenza dell’incrocio tra la logica in base alla quale le riforme elettorali si fanno pensando esclusivamente al proprio vantaggio a breve, in sostanza alle prime elezioni in calendario, e l’improvvido ritorno in campo del pericolo pubblico numero 1, 2 e 3: Berlusconi Silvio.
Quello sgradito rientro in partita è a sua volta conseguenza diretta della scelta fatta nel novembre scorso di non permettere agli elettori di dargli il colpo di grazia e di barattarne invece la sopravvivenza politica con il supporto alla nomina di una giunta tecnica non votata da nessuno, come si usa nelle democrazie moderne.
L’ostacolo che impedisce alla legge elettorale di essere varata come impone il re, pardon il presidente della Repubblica, è solo che Silvio ancora non ha deciso per cosa gli conviene lavorare e, di conseguenza, quale legge elettorale gli tornerà più comoda. Il sistema sul quale alla fine della settimana scorsa i partiti erano andati a un millimetro dal chiudere l’accordo è infatti studiato apposta per costruire l’autostrada sulla quale far correre una nuova maggioranza di unità nazionale uguale a quella attuale per un governo con il solito Monti alla guida ma anche, in caso di strepitoso successo piddino, con Bersani a palazzo Chigi e Monti al Quirinale. Comunque una maggioranza e un governo in stringente continuità con la ridente attualità regalataci da Mario Monti e dalla sua degna ministra del Lavoro.
I dignitari del Pdl, da Alfano in su, ci avrebbero messo la firma, pur di avere garantita una sopravvivenza politica personale. Berlusconi no. Lui non è convinto di doversela giocare dandosi perdente dall’inizio. Spera di poter rovesciare ancora una volta i pronostici, come nel 2006, o almeno di raggiungere un risultato tale da renderlo determinante almeno quanto il Pd per le sorti del futuro governo.
Ma per giocare così la partita deve rimettere insieme i cocci dell’alleanza con la Lega e dunque lasciare vivo e vegeto il “porcellum”, tuttalpiù mettendo la sordina ai suoi più rumorosi e sgradevoli grugniti.
Otto mesi fa Silvio Berlusconi era un cadavere politico e un’alleanza di centrosinistra aveva le carte in regola per vincere davvero, non con il 25% di un’elettorato ridotto al 55% degli aventi diritto, come nelle più sfrenate ambizioni del tapinissimo Partito democratico.
Quel quadro è già stata devastato e per Berlusconi già questo è un risultato ottimo e insperato. Non è detto che di qui alla chiusura delle urne non gli vada anche meglio . Il Paese non se lo meriterebbe. Il Pd sì.
dario
8 agosto 2012 at 11:39
La cosa che piu’ mi dispiace è che anche la Sinistra? GIOCA con i Cittadini? che al solito badano di piu’ alle cavolate ideologiche che alla sostanza!!!
Siate seri, meno interessi di bottega e sarete premiati!!! Ahi noi!!!
filippo boatti
30 luglio 2012 at 08:20
Berlusconi è un lottatore ammirevole perché gioca sempre per vincere anche quando le probabilità di vittoria sono molto remote. Sa che il PD finisce sempre per dargli una mano e attende l’occasione giusta. Il PD è arrivato al capolinea, un partito mai esistito ma che purtroppo esiste, la cui unica ambizione è vivacchiare all’ombra dei tecnici e dei democristiani garantendo la sopravvivenza a un apparato famelico e sovradimensionato.
filippo boatti
30 luglio 2012 at 08:15
Berlusconi è un lottatore ammirevole perché gioca sempre per vincere anche quando la vittoria è molto improbabile. Il PD è arrivato al capolinea.