A Palermo, la città dove sono stati comminati molti dei 41bis che riguardano gli uomini dei clan, ci si divide anche sul giudizio rispetto a questo strumento di detenzione. Se il Gip Piergiorgio Morosini punta il dito contro una forma di regime carcerario ai limiti dell’umanità (costitita da isolamento, riduzione al minimo delle visite, inattività prolungata e costrizione in spazi molto ristretti), Antonino Ingroia difende l’istituto inasprito nel 1992. Secondo il procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, infatti, il problema del 41bis è che è stato annacquato. Questo nonostante nel 1995 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (Cpt), dopo aver le carceri italiane, avessero rilevato che il 41bis era il regime carcerario più duro tra tutti quelli presi in considerazione durante la visita ispettiva. il CPT aveva anche espresso la sua preoccupazione, ponendo problemi di conformità con i diritti umani fondamentali. Secondo Ingroia, anche chiudere nel 1998 Pianosa e l’Asinara, i supercarceri adoperati per isolare i boss più pericolosi. Fu un errore e un passo indietro.
Ingroia, a seguito della strage di Capaci lo Stato indurì le misure del 41bis. Ammesso che in quel momento ci fossero condizioni storiche emergenziali per determinare questo inasprimento, dopo venti anni non è il caso di rivederlo?
Il 41bis ha dato dei risultati perché era efficace. Ma è stato svuotato. Oggi non è più quello di una volta.
Sempre carcere duro rimane.
Il 41bis non significa carcere duro, significa soltanto applicare un regime carcerario differente per gli uomini di Cosa nostra. Fino ad allora i boss incarcerati mantenevano rapporti con l’esterno. Il 41bis cerca di rescindere questi legami. I detenuti mafiosi erano i veri potenti dentro il carcere, e l’istituzione carceraria finiva per riversare la pressione sui carcerati più deboli.
Perché sostiene che il 41bis è stato svuotato?
In realtà, rispetto alla modalità originaria, il 41bis è diventata unasorta di norma esemplare utilizzata anche per soggetti per cui nonserve, come per i detenuti legati al terrorismo o appartenenti a mafienon italiane.
Le critiche al 41bis non mancano, dal Gip di Palermo, Morosini, aglistessi Stati Uniti che nel 2007 hanno rifiutato l’estradizione del boss Rosaio Gambino perché hanno ritenuto questo regime carcerario “una forma di tortura”.
Gli interventi della Corte costituzionale hanno sempre scongiurato qualsiasi possibilità di violazione delle norme La situazione carceraria è difficile in Italia, ma questo non ha a che fare col 41 bis.
Qual è il suo giudizio in merito alla decisione dell’allora guardasigilli Conso, che nel ’93 non rinnovo il 41bis per centinaia di mafiosi?
Non entro nel merito della vicenda perché potrebbe essere correlata in qualche modo a delle indagini in corso.
Come cambierebbe oggi il 41bis?
Andrebbe ripristinato lo spirito originario del 41bis. Per attuare il carattere rieducativi e risocializzante della pena , bisogna innanzi tutto che il detenuto mafioso interrompa i rapporti con il mondo a cui appartiene. E l’unico modo non è il carcere duro, ma il 41bis. L’inasprimento delle misure anche per i detenuti non ha nulla a che vedere con lo spirito originario di questa norma.
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