Romano e i processi campati in aria
Basta con l’abuso del “concorso esterno”

Pubblicato da
il 17 luglio 2012.
Pubblicato in Diritti.

La sentenza di assoluzione emessa nei confronti dell’ex Ministro Saverio Romano dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa fa riflettere perché è giunta dopo un lungo e tortuoso iter giudiziario durato ben otto anni durante i quali all’imputato è stata presa la vita ed è stata inflitta un’offesa difficilmente riparabile.

Il processo a Saverio Romano, come quello all’ex Ministro della Democrazia Cristiana Calogero Mannino, è il prodotto di una concezione sbagliata della lotta alla mafia (e del rapporto tra mafia e politica) portata avanti da alcune Procure della Repubblica, in primis quella di Palermo, le quali in questi ultimi due decenni hanno impropriamente indagato e processato pezzi della politica, della imprenditoria e della società civile mediante l’utilizzo di uno strumento di loro diretta “creazione” – il c.d. reato di concorso esterno in associazione mafiosa – dotato di una elasticità illimitata e, proprio per questo, aperto alle più bieche prassi distorsive.

Qualche mese fa, nel corso di una sua celebre requisitoria, il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, dott. Iacoviello, ebbe il coraggio di riconoscere che il concorso esterno in associazione mafiosa “è diventato un reato autonomo” in cui “più nessuno crede”, e aggiunse: “Io ne faccio una questione non a favore degli imputati, ma a favore del diritto”. Parole semplici e dirette, spesso ripetute anche da Marco Pannella e dagli altri esponenti politici radicali, e che oggi purtroppo trovano un evidente riscontro nel processo senza contenuto e senza fatto celebrato nei confronti di Saverio Romano e nella inevitabile assoluzione che da esso è scaturita.

Si può solo sperare che dopo questa assoluzione la magistratura voglia riflettere sul perché, in tutti questi anni, il concorso esterno, così come applicato, abbia prodotto risultati prossimi allo zero. Magari cominciando a prendere atto di quanto sia divenuto inutile e dispendioso imbastire un procedimento giudiziario su basi così fragili e prive del benché minimo ancoraggio nel codice penale.

*l’autore è membro del Comitato radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”

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2 Responses to Romano e i processi campati in aria
Basta con l’abuso del “concorso esterno”

  1. Tepozzino

    18 luglio 2012 at 10:37

    Il concorso esterno in associazione mafiosa è un abominio giuridico. Già il concorso nel reato, ossia la combinazione tra l’art. 110 c.p. ed uno dei delitti, consente di attribuire rilevanza penale a comportamenti che di per sè non sarebbero sanzionati penalmente (si va dal palo nella rapina alla talpa della banca sui sistemi di sicurezza). Quando il reato ha struttura associativa (ossia per essere condannati i giudici devono raggiungere la prova che l’incolpato è parte dell’organizzazione) il giochino combinatorio con l’art. 110 consente di aggirare la ricerca della prova. I penalisti seri affermano che il giochino non è ammissibile, poichè in tal modo il giudice penale aggira le garanzie costituzionali in tema penale: nessuno può essere condannato per un fatto non previsto dalla legge come reato. Qui il fatto, anzichè disegnarlo il Legislatore, se lo scrive ogni volta il Giudice. Di qui le contorsioni della Cassazione nella ricerca della determinazione della fattispecie penale punibile e punita. Accanto a questo obbrobrio c’è l’ampia gamma delle misure di sicurezza, dove uno è privato della libertà, dei diritti, del patrimonio senza nemmeno che sia raggiunta la prova della colpevolezza, ma semplicemente in base a sospetti. Le misure di sicurezza sono un’invenzione del codice fascista un tempo deprecate in qualsiasi testo di diritto penale, che invece son state rinvigorite dal 1982 in poi attraverso una legislazione speciale che se ne impipa della Costituzione. E così sulla base di decreti prefettizi si privano intere comunità del diritto di voto, come giustamente mette in luce Lanfranco Caminiti.
    Tra gli effetti di questa legislazione eccezionale c’è il pastrocchio di Via D’Amelio, dove schiere di giudici hanno condannato persone (che si son fatti ben 18 anni di carcere duro) sulla base del nulla. Cercate sul web la vicenda di Gaetano Murana. Pochi ne parlano. Fa accapponare la pelle.

  2. Lanfranco Caminiti

    Lanfranco Caminiti

    18 luglio 2012 at 09:19

    Una “diretta” conseguenza del concorso esterno, dell’ideologia del concorso esterno, è lo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa, provvedimenti spesso assunti, ce ne sono anche certamente, non in base a prove provate ma a suggestioni: in alcuni provvedimenti – confermati dal consiglio di stato – si legge che esso può anche avere carattere preventivo, cioè che non è necessario ci siano i fatti di un condizionamento mafioso sull’amministrazione, ma la possibilità che si realizzi. per un periodo che va dai due ai quattro anni la democrazia e il funzionamento di questi comuni sono sospesi. a volte capita pure che venga riconosciuta l’assoluta infondatezza dei provvedimenti. capita. intanto però si esercita l’assoluta discrezionalità da parte dei prefetti, e di un circuito di sottoprefetti, ex prefetti in pensione, ufficiali vari, che costituiscono il “circuito”, inviati di qua e di là, delle commissioni di accesso e di gestione.