Giuristi dallo sguardo affilato direbbero che ottenere la cittadinanza italiana non è un diritto, bensì una concessione. Perciò uno straniero che ha cominciato le pratiche nel 2007 e che oggi, cinque anni dopo, si sente rispondere dal Viminale «non sappiamo quando metteremo la firma definitiva sulla sua cittadinanza» in punta di diritto non può fare altro che attendere ancora, poiché il ricorso al Tar non risolverebbe nulla nonostante la legge dica che la procedura deve durare non oltre i 720 giorni e cioè circa 2 anni, che sono comunque molti. Attendere quanto? «Non possiamo saperlo. Una, due settimane. Ma non possiamo dare tempi certi visto che le pratiche devono passare al Quirinale che poi emana un decreto», assicurano al Ministero dell’Interno dove affluiscono tutte le documentazioni dei migranti che hanno deciso di diventare italiani perché ormai la loro vita è tutta stretta in questa lunga Penisola.
Mostapha N. vive a Treviso, è sua la pratica che per anni è rimasta incagliata, senza un motivo ragionevole, nella Prefettura trevigiana e da qualche settimana giace sulla scrivania della segreteria di Cancellieri senza che nessuno davvero sappia quando verrà espletata. Il caso di Mostapha non è certo l’unico. Un uomo di origine egiziana, residente a Roma con moglie e figli, ha dovuto bussare e ribussare negli uffici immigrazione, nel bugigattolo che sulla via Ostiense è destinato ad accogliere le domande con file interminabili e un impiegato che ormai prova pena per coloro che chiedono la cittadinanza, insomma ha scoperto che aveva pagato troppe tasse e che l’Inps deve rimborsargli 1800 euro. Come loro ce ne sono a migliaia. Il tempo medio per la naturalizzazione italiana è sempre stato lungo: 2-3 anni. Oggi, forse per effetto dell’alto numero di richieste, è arrivato a quattro, cinque, sei anni. In alcuni casi sette oppure otto anni, ovvero quasi il doppio del tempo di residenza richiesto per chiedere la cittadinanza: dieci anni. Un’infinità. E ciò significa che dal momento nel quale uno straniero può certificare la residenza in Italia, e dunque ha un lavoro e un permesso di soggiorno, deve contare dieci anni e poi altri anni imprecisati: una vita.
Dal 2004, quando circa 11mila stranieri ottennero la cittadinanza, le procedure sono quadruplicate: nel 2009 sono state 40mila e così nel 2010. Alla fine del dicembre 2010, il Viminale faceva sapere che esistevano anche 146mila istanze pendenti, e queste annoveravano la domanda di Mostapha. Il quale, sempre secondo le notizie avute dal Viminale, può ormai mettersi tranquillo perché la sua pratica ha avuto esito positivo e si tratta soltanto (si fa per dire) di aspettare ancora qualche settimana.
Il cognome di Mostapha non è Balotelli, e molto probabilmente non cambierebbe nulla visto che la procedura per chi è arrivato in Italia in età adulta e chi invece è nato qui, come il calciatore, rimane la stessa: per la legge italiana non c’è differenza. L’unica agevolazione rimane quella per gli stranieri che contraggono matrimonio con cittadini italiani, o per i nipoti e bisnipoti di italiani nati all’estero. I migranti di seconda generazione da molto tempo chiedono che la politica si accorga di loro, nati spesso in Italia o arrivati quando erano molto piccoli, eppure nemmeno i due gol di SuperMario sono riusciti a smuovere i governanti: le quattro proposte di legge che intendono considerare italiani tutti i bambini nati in Italia, anche da genitori stranieri e rom della ex Jugoslavia arrivati nel territorio fino al 1995, sono discusse in questi giorni alla Camera nella Commissione affari costituzionali, ed è molto difficile che si arrivi ad una conclusione prima delle vacanze estive. Di accorciare invece i tempi di concessione della cittadinanza ai migranti adulti, invece, non si parla. Ma basterebbe, per il momento, garantire una risposta certa entro i due anni stabiliti per legge.
renato
16 luglio 2012 at 23:25
VERGOGNOSO IL TITOLO !!!!! Articolo interessante, ma possibile che bisogna titolarlo tirando in ballo Balotelli ? Tutti coloro che, nel giudicare una persona ed il suo comportamento, anche se positivo, considerano il colore della pelle SONO RAZZISTI !!!
Avvalorare i diritti degli immigrati di colore con le gesta di Balotelli significa suddividere le persone a secondo del colore della pelle. Dire bisogna dare la cittadinanza agli immigrati per il comportamento positivo di Balotelli equivale alle affermazioni opposte (del tipo tutti fuori dall’Italia) che si sentono quando un fatto di cronaca nera coinvolge un immigrato e , di fatto, le giustifica. Chi in un ragionamento tira in ballo la razza e’ RAZZISTA !