Stronzi si nasce
…e spesso si muore

Fulvio Abbate Pubblicato da
il 15 luglio 2012.
Pubblicato in Queer.

Chi è mai, esattamente, lo Stronzo in sede filosofica, di più, nel quotidiano nostro? Provate a dare una risposta, avanti, dai, provateci. E’ difficile? Sì, lo è. Dopo un po’ che state lì a tentare, intuite, infatti, che la soluzione al quesito-problema-stronzo è nient’affatto agevole. La sostanza dello Stronzo, insomma, pur essendo questo una figura egemone del paesaggio odierno e dominante, non si può riassumere in un semplice cognome e nome, o piuttosto sigla o nominativo o password o codice fiscale. Per esempio: lo Stronzo è Berlusconi, punto. Oppure: lo Stronzo è D’Alema, ancora punto. O ancora: lo Stronzo è Casini… O, volendo proprio esagerare, lo Stronzo, la Stronza, è mio cognato, mia cognata.

No, non ci siamo, si tratta semmai, come forse ho appena accennato, di sostanziare l’oggetto d’indagine nei suoi tratti precipui. Ma ecco, che avanza qualcuno convinto d’avercela fatta, ci sono, ci sono: lo Stronzo è il tipo che si approfitta delle debolezze altrui. Prego? Mi spiace, ma continui a non esserci, quello è il Profittatore, che ha già un suo specifico semantico, antropologico e forse perfino penale. Lo Stronzo, infatti, come nel celebre dramma di Bertolt Brecht – “Mann ist mann” ossia “Un uomo è un uomo” – risponde unicamente a se stesso, alle proprie caratteristiche, alle proprie credenziali, al proprio tanfo. Se le cose stanno così, per definire lo Stronzo dal punto di vista della propria ontologia, occorrerà forse iscriversi al prestigiosissimo Massachusetts Institute of Technology?

Tu adesso mi dirai, lamentandoti che io, qui, come già Leonardo Sciascia, lo scrittore enigmista venuto al mondo della letteratura per rendere complicate le cose semplici, mi dirai appunto che, assodata l’esistenza e la persistenza dello Stronzo intorno a tutti noi, questo discorso fumoso, quasi algebrico, spinoziano, nel senso della dimostrazione dell’ente supremo con la calcolatrice Sanyo, lascia il tempo che sai. Bene, visto che sei così sicuro del fatto tuo, ricominciamo: dimmi allora esattamente chi è mai lo Stronzo.

E qui, come nel film-kolossal de “I dieci comandamenti”, lo stesso che mostrava Charlton Heston-Mosè alle prese con il passaggio del Mar Rosso, ecco che ti si apre un immenso belvedere di facce imperdibili. Diceva Albert Camus che “si pensa sempre per immagini, dunque sei vuoi essere filosofo scrivi romanzi”. Nel tuo ideale racconto dedicato allo Stronzo ecco che, come una ressa davanti all’ufficio di collocamento di una nota comica di Charlot, si affolla ogni sorta di personaggio: c’è il volto di quel direttore di giornale che pare amasse calpestare con gusto i loden dei suoi redattori; c’è il volto di quell’altro che un giorno fece chiedere a Fulvio Abbate un pezzo sul pittore pop Mario Schifano con queste parole: “Ma deve essere un articolo che lo faccia a pezzi perché tanti anni fa Schifano s’è scopato una che avrebbe voluto scoparsi lui, il nostro direttore”; c’è la direttora che andava in televisione a denunciare il precariato, salvo poi che nel suo giornale i precari venivano trattati come neppure i levrieri dopo la chiusura del cinodromo di via della Vasca Navale proprio accanto all’istituto “Cinetv” dove si è diplomato Veltroni; c’è ancora, volando sempre più in alto, il tipo che, al sottoscritto preoccupato di finire sotto le armi, disse: “Tranquillo, ti puoi considerare già civile!”, e un mese dopo il rassicurato ebbe modo di ripensare queste esatte parole in divisa di granatiere nel gelido piazzale della Caserma “Piave” di Orvieto; c’è il prof delle elementari, già centurione della Milizia fascista, che nel lontano 1964 ci picchiava con la bacchetta cui aveva dato nome “Bettina” e, non pago di questo, spiegava che i partigiani erano gli assassini del nostro duce…

Sì, vabbè, ma la formula astratta dello Stronzo? Scusa, non vorrei sembrare eccessivamente maieuta (o se preferisci direttamente, sì, stronzo), ma lo sforzo d’intelletto, filosofico, per giungere alla comprensione esatta della figura eponima spetta comunque al singolo, all’altro, deve essere quest’ultimo, dopo avere perlustrato con un semplice sguardo l’umano paesaggio quotidiano, a trovare le parole in grado di restituire lo Stronzo. Insomma, giungere alla definizione ultima, la stessa per la quale l’Ente Stronzo smetta di nascondere segreti, ambiguità, inganni. Tu non ci crederai, ma in tempi di pensiero cosiddetto debole, pervenire a una conquista del genere determina un moto di fiducia nelle ragioni dell’antagonismo degna della scintilla provocata dallo spinterogeno rivoluzionario suggerito dal pensiero di Charles Fourier con il suo socialismo utopistico. E questo lo diciamo affinché nessuno sia tentato dal pensare che lo Stronzo non possa allignare tra gli scranni e le sale della Sinistra.

Anni fa, il filosofo Eugenio Scalfari, nella quiete domenicale della sua casa di Velletri, venuto a sapere che l’autore di queste righe aveva testualmente promosso un “seminario sullo Stronzo” dalle frequenze di una radio progressista oggi scomparsa, ItaliaRadio, anzi, acquista dal Gruppo Espresso e presto trasformata in un’emittente di compilation, non poté fare a meno di manifestare il proprio disappunto, salvo poi cercare di dare una risposta esatta degna del suo spessore di pensatore. Ignoriamo i risultati della riflessione scalfariana, ma abbiamo comunque certezza che lo Stronzo sia ancora invitto. Mi dirai ancora: dovrebbe rinascere Trotskij con la sua rivoluzione permanente per sconfiggerlo! No, come hanno raccontato alcuni suoi collaboratori in Messico, anche Trotskij era uno stronzo. Un soggetto che davanti alla fica perdeva il lume della ragione, del socialismo. Stronzi si nasce e sovente perfino si muore.

www.teledurruti.it

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3 Responses to Stronzi si nasce
…e spesso si muore

  1. The Amazing Spiderman

    21 luglio 2012 at 03:21

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  2. Anna Bovoli

    16 luglio 2012 at 08:06

    Lo STRONZO è colui che, venuto a conoscenza dell’altrui piacere, persegue con determinazione e costanza, l’altrui DISPIACERE, in maniera assolutamente gratuita ovvero senza trarne alcun vantaggio per sè. Può andare?

  3. SG

    16 luglio 2012 at 00:33

    Mi piace.