Meno banchieri, più minatori. Con questo slogan i minatori spagnoli stanno manifestando da mesi, insieme ad altre categorie di lavoratori, contro i tagli annunciati dal primo ministro Rajoy. Il deficit da ridurre è enorme, 65 miliardi di euro, e la commissione europea ha accolto con favore le misure del governo, tra cui l’aumento di tre punti dell’Iva e la soppressione della tredicesima per gli statali. Dedicato ai minatori, il provvedimento più duro: riduzione dei sussidi a 1/3, per la precisione dal 301 milioni di euro a 111.
Gli 8mila minatori e le 30mila persone che lavorano nell’indotto del settore sono – e non a torto – convinti che si stia decretando la fine di un’intera categoria. E non ci stanno. Forti di un’identità orgogliosa, di grandi riferimenti storici e di una tradizione di lotta, sono scesi nelle strade coagulando intorno a sé simpatizzanti di ogni ceto sociale: tra gli arresti del 9 luglio, per esempio, anche uno studente e un pensionato. Non più sabotaggio e azioni violente come negli scioperi che hanno costellato il secolo scorso, ma la determinazione e la rabbia ci sono, e sfociano in scontri e sangue. Sempre il 9 luglio, tre minatori sono stati letteralmente pestati e poi arrestati, e uno di loro, picchiato dai corpi speciali della Guardia Civil anche dopo l’arresto, è in prognosi riservata.
Ieri, davanti al Ministero dell’Industria, tra le 13 e le 14 i feriti sono stati 77, di cui 33 poliziotti. Lancio di oggetti, blocchi stradali, barricate nelle strade da una parte; manganelli, bastoni e pallottole di gomma dall’altra. Momento incredibile quando folla di dimostranti è esplosa in un boato di benvenuto vedendo arrivare i minatori dall’Asturia, da Leon, dall’Aragona, dopo aver percorso a piedi oltre 400 chilometri.
Lo sciopero sta conquistando il favore popolare anche perché, come si diceva e non va sottovalutato, la storia delle lotte dei minatori è ancora viva in tutto il paese. All’inizio del Novecento ci furono scioperi continui, e poi, il 5 ottobre del 1934, una delle più note rivolte della storia spagnola, quando anarchici e comunisti insorsero in varie città e i minatori delle Asturie, che avevano preso il controllo di tutta la regione, proclamarono a Oviedo la nascita della Repubblica Socialista Asturiana. Finì male, con una repressione sanguinosa guidata dal generale Goded e dal generale Franco. Oltre 30mila arresti, quasi 3mila morti tra i rivoltosi. Era finito male anche lo sciopero dei minatori in Gran Bretagna, otto anni prima: aveva dato l’imput per una protesta generale, aveva ricevuto la solidarietà delle altre categorie, ma il governo era stato irremovibile (tra le misure a cui i minatori si opponevano, la riduzione del salario e la fine dei sussidi ai proprietari) e addirittura, l’anno seguente, era stata emanata una legge che rendeva illegale qualsiasi sciopero di solidarietà. Una beffa. Un esercizio sprezzante di potere.
Purtroppo anche tutti gli scioperi successivi dei minatori, in Spagna sotto Franco e ancora nell’87, ’92 e ’98, e in Inghilterra sotto la Thatcher (bilancio: 2 morti, 10mila processi e sindacato a pezzi), non hanno avuto successo. Tanto più questa categoria ha cercato di non piegarsi, tanto maggiore è stata la repressione. Alla fine i rispettivi governi sono usciti da queste proteste rafforzati, con il discutibile vanto di aver umiliato i lavoratori e i loro rappresentanti. Ma la memoria è tenace e fa ricordare ai minatori spagnoli lo spirito combattivo e la fierezza, più delle sconfitte.
È ormai un braccio di ferro, che va ben oltre il rischio di perdita del lavoro. In gioco c’è l’identità di una categoria che è sempre stata bistrattata, malpagata. Una categoria che pur facendo un lavoro sfiancante e rischioso per la salute, se ne sente orgogliosa: “meno banchieri, più minatori”.
Kolkov
14 luglio 2012 at 13:41
Che ora io commenti l’articolo, in merito agli accadimenti, o su come tu lo abbia scritto, apparirebbe solo scontato, ricco di piaggeria. Permettimi quindi, di essere polemico come mio solito, utilizzando il sito di questo articolo, come bacheca e “insulti per il notaio”
Non si sa com’è, all’improvviso, oggi, le lotte che erano patrimonio, con le oramai secolari rivendicazioni, appaiono e vengono utilizzate come il cadavere del brigante, (anche quì bisogna vedere chi era il brigante, se l’ucciso o l’uccisore) su cui far bello il politico, dirigente, clericale, giornalista, movimentista di turno! Nel secolo scorso, ma anche fino ai primi anni settanta, (Che Guevara, o meglio, le sue spoglie sono esplicative) sussisteva un metodo, propagandistico, ma anche vezzoso, di farsi fotografare vicino al cadavere del brigante, magari messo macabramente in posa, umiliandolo, legandolo a sedie o tavoli, come una sorta di manichino-attore. In tali foto, c’era una passerella, di notabili, comandanti, politici, regnanti, addirittura clericonzi, tutti nel mostrarsi vincitori, giustizieri, artefici della cattura, magari, chi lo aveva veramente ucciso, l’umile soldato, o borbenico semplice, o carabiniere piemontese, anonimo, non appariva. Volete mettere che vetrina per farsi belli? Ecco, oggi succede questo! Non è rivolto a te Susanna, ma a tanta classe politica dirigente, molto filo-montiana, ma anche rivoluzionari da salotti comizianti, che amano solo denunciare, ma non solo, anche persone insospettabili, vedi commercianti, piccoli imprenditori, gente che se gli parli di ideologie politiche, ti fanno il sorrisino come se tu fossi un vetusto vecchietto che ha fatto il suo tempo! Ecco, a tutti coloro, di cui sopra, vorrei dirvi, augurandovelo con tutta la mia verve dispettosa, polemica, arrogante, che vi deve succedere peggio di quello che sta succedendo ai compagni operai ed operaistici minatori spagnoli, cui oggi invece portate come esempio! Vi dovete trovare in strada, sensa sicurezza di un futuro, calpestati nella vostra dignità, perchè voi, li avete sempre derisi, avete sempre spalleggiato coloro che hanno portato a questo stato di cose! Avete sempre portato voi per primi, lo stendardo di un finto liberalismo, sempre guardato con spocchia, coloro che lottavano, coloro che con cultura sociale, della condivisione, del rispetto dell’uomo come diritto e componente sociale! Avete voi armato, tacendo, acconsentendo, anche in malafede, truppe di controllo al soldo dei finanzieristi, avete anche rinnegato il vostro passato nei partiti di ideologia sociale, fino a quando ora non vi sentite voi in pericolo, e tutto ciò, vi si torce contro, e rischia di toccare il vostro orticello. Ma di più, non avete mai avuto, e ancora non l’avete, l’umiltà di riconoscere che, vi piaccia o meno, che l’idea di vivere in una giustizia sociale, di una salvaguardia, e vigilanza contro ingiustizie, soprusi, garanzia del rispetto, e dei bisogni primari, diritto di partecipare e scegliere all’interno di una collettività o res publica, è stata quasi sempre e nella stragrande maggioranza, (salvo la cultura Anarchica) appannaggio e prerogativa di una ed unica ideologia, che si chiama Comunismo.
Sono fazioso? Si, è l’unico modo per contrastare il vostro pericoloso fazionismo occulto.
matilde
14 luglio 2012 at 02:31
Susanna, anch’io ti ringrazio per questo articolo.. hai esposto questa realtà, di umanità, dignità, libertà, in modo pacato e vibrante.. limpido e per me toccante.. un saluto e un grazie anche al lettore di Carbonia..
gianclaudio
13 luglio 2012 at 13:02
susanna, il tuo articolo fotografa piu’ che bene la situazione, qui nello specifico dei minatori,ottima anche la chiusura, meno bancari, piu’ minatori,se si scava il minatore porta in superfice cose che servono,il bancario il marciume.e poi il mondo dei minatori, cosi’ solito a condividere ogni attimo con la morte, cosi’ ribelle, cosi’ anarchico, io sto con loro.
gennaro francione
13 luglio 2012 at 17:35
Una serie di cedimenti strutturali anche minimi nel loro ammassarsi portano alla catastrofe dell’intera struttura(Réné Thom) I dissesti finanziari, l’erosione del denaro,la disoccupazione,le povertà dilaganti,le rivolte di studenti,operai,pastori, minatori, pescatori, forconari, masse diseredate e affamate sono il segno dell’entropia culminante del capitalismo (Francione)
Franca
13 luglio 2012 at 01:34
Grazie dell’articolo Susanna…l’excursus storico ha reso il panorama più chiaro..
L’esercizio sprezzante del potere è quanto di più disgustoso e incivile possiamo vedere ogni giorno.. E noi non abbiamo abbastanza forza e dignità per poterlo e saperlo urlare come si dovrebbe.
Diana
12 luglio 2012 at 23:00
Ho letto con molto interesse questo articolo poichè mi ha portato, con informazioni precise e dettagliate di fronte ad una realtà che conosco solo attraverso letture, film e accenni storici provenienti dal tempo scolastico.
Si sa la vita del minatore è dura e, purtroppo c’è poco interesse a farla migliorare, non sono in grado di fare un commento valido che possa apportare qualcosa di utile all’attuale situazione spagnola, provo soltnto a sperare che, sovvertendo le passate sconfitte, la lotta che i minatori spagnoli stanno combattendo, possa dare loro qualche buon risultato, nonostante lo strano e difficile momento che il mondo sta vivendo di questi tempi.
Grazie Susanna e complimenti per i tuoi articoli sempre di notevole interesse e gradevole lettura e complimenti anche agli autori dei commenti che mi hanno preceduta, commenti originali e assai ben fatti.
massimo sicuranza
12 luglio 2012 at 22:36
questo significa che il potere è brutale comunque si trovi. per questo approvo l’anarchia
massimo sicuranza
12 luglio 2012 at 22:35
questo significa che il potere è brutale comunque si trovi. per questo approvo l’anarchia.
piera
12 luglio 2012 at 21:59
Ho letto l’articolo tutto di un fiato e con grande interesse perché fornisce molte notizie. Soprattutto è importante che tu Susanna ci abbia fornito di informazioni sul retroterra storico e politico da cui è scaturita quest’ultima azione di protesta dei minatori spagnoli. A volte dimentichiamo che quello che accade oggi è il risultato di lunghi processi storici, di progressive degenerazioni. Non conosco la realtà spagnola ma mi ha impressionato lo spirito combattivo e indomito di questi minatori. Vedere tanta umanità in lotta fa pensare che forse oggi il problema è proprio di saturazione totale. Come se la macchina stesse collassando su se stessa. Allora la sfida seria che dovrebbero accettare politici degni di questo nome per i prossimi decenni è come superare l’agonia del capitalismo avanzato senza il chiodo fisso delle banche, come ripensare il mondo del lavoro e tante altre decisive questioni che ricadono a ogni latitudine sulla vita di ognuno di noi. Ora come ora, anche involontariamente, siamo tutti minatori: scaviamo nel buio, non vediamo luce o via d’uscita e non siamo dotati della forza combattiva di quelle genti.
anna disanza
12 luglio 2012 at 21:01
Meno banchieri più minatori….lo slogan è fortemente condivisibile…..ma perderanno questa battaglia, di uomini disposti a farsi sfruttare senza ritegno purtroppo il mondo è pieno e non per scelta loro (…ma anche dei banchieri…) perderanno loro e verranno rimpiazzati da altri bisognosi come loro
Questo è il vero schifo, sfruttare alla luce del sole sapendo di farlo e senza vergogna….
grazie della condivisione Susanna….
ti leggo sempre molto volentieri…
desantonello@tiscali.it
12 luglio 2012 at 20:27
Sono nato e vivo a Carbonia e il nome della mia città racconta da sè le proprie origini. La vicenda dei minatori spagnoli è storia che qui abbiamo già vissuto. 1954: su 18.000 minatori 15.000 vengono licenziati nel volgere di pochi mesi. La città registra in qegli anni la cancellazione di ben 20.000 residenze, passando da 50 a 30 mila residenti. Le conseguenze diedero luogo della prima violentissima campagna di emigrazione, verso le città del Nord ma sopratutto verso le miniere del Belgio, Germania e Francia. Un’intera generazione di gente vissuta o nata nella mia città venne strappata violentemente alle sue radici. Eppure non che ci fosse granchè da rimpiangere di quella condizione. Lo scritto di un minatore del tempo la descrive così: “I vecchi dicono: Dio è ovunque! Ma in galleria Dio non è mai sceso! Se fosse ovunquue avrebbe visto che un uomo non può rimanere 10 ore sotto terra senza luce, senza sole, senza cielo e con la vita legata a un filo di seta….” Ciò nonostante piansero quando la miniera chiuse i suoi cantieri. Per questo capiamo molto bene la rabbia dei minatori spagnoli e a loro vada il nostro affetto e la più sentita solidarietà.