Scontro tra Grillo e Maroni
A caccia degli stessi voti

Ritanna Armeni Pubblicato da
il 10 luglio 2012.
Pubblicato in Politica.

Riuscirà Roberto Maroni, nuovo leader della Lega ad invertire la tendenza e a riportare a casa quei voti dei leghisti che alle ultime elezioni amministrative sono andati a Beppe Grillo? Ci proverà, ma sarà una battaglia dura e senza esclusione di colpi.

La crisi economica morde anche nelle prospere regioni del Nord, la protesta contro le politiche e le misure di austerità imposte dall’Europa, dalla Bce, è estesa. Roberto Maroni e Beppe Grillo hanno lo stesso obiettivo e si rivolgono agli stessi elettori: devono riuscire a conquistare il voto di protesta contro il sistema politico e contro il governo Monti. Devono riuscire a rappresentare il malcontento contro l’Europa colpevole delle misure di austerità e contro l’euro, la cattiva moneta che, sostituendo la lira, ha impoverito gli italiani.

Roberto Maroni parte svantaggiato. Il tentativo di staccare il partito da Bossi e dalla sua gestione lo porta a tagliare tutti quegli elementi di contestazione folkloristica e arrabbiata che hanno costituito gran parte della forza leghista. Il nuovo segretario, pur rassicurando sui punti cardine dell’ideologia leghista, punta sull’autorevolezza, sulla discussione, su diversi rapporti politici, su probabili nuove alleanze. Troppo poco, soprattutto con elezioni così vicine, per riconquistare un popolo arrabbiato per i morsi della crisi e deluso dai suoi dirigenti.

Beppe Grillo non nasconde di voler prendere il posto della Lega. Il comico genovese aveva le idee chiare già due anni fa quando, in occasione delle elezioni regionali aveva affermato: “Nel 2013 ci presenteremo alle politiche, siamo la Lega del Terzo Millennio”. Ora il suo momento sembra giunto. Il movimento 5 stelle è ancora in alto nei sondaggi e, salvo ulteriori e sempre possibili sorprese, potrebbe arrivare al secondo o al terzo posto alle elezioni politiche. E lui continua a lisciare il pelo dell’elettorato leghista.

Con un linguaggio che contiene tutta la volgarità del “celodurismo” e tutta la trivialità delle sparate di Bossi, ma anche con una vicinanza di contenuti che sicuramente attira l’elettorato leghista. A questo mira quando afferma che dare la cittadinanza ai figli degli immigrati “è priva di senso”. O quando urla contro le tasse, parla di sud assistito, di possibilità di uscire dall’Europa, di non pagare il debito pubblico. Se la Lega era stata fondamentale per far cadere la prima Repubblica quello di Grillo può essere il movimento che fa capitolare la seconda.

Ed ora l’obiettivo immediato, quello che potrebbe segnare la svolta è la sfida per presidenza della regione Lombardia, da sempre ambita dalla Lega ed ora contesa dal movimento 5 Stelle, che si schiera contro “Forminchione”, simbolo di quello che non deve essere la politica, un uomo che non va via che sorride come un chierichetto stuprato da un parroco. La guerra promessa da settembre contro Formigoni è davvero contro di lui? No, è anche e sopratutto contro la Lega , contro quel Maroni che vorrebbe usare la campagna elettorale in Lombardia contro il suo presidente per riconquistare la credibilità perduta del suo partito. Beppe Grillo è deciso a non permetterglielo, ad usare tutte le armi , anche quelle che finora parevano di esclusiva proprietà della Lega.

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