Marchionne, arrogante e pataccaro
E il governo non muove un dito

Andrea Colombo Pubblicato da
il 4 luglio 2012.
Pubblicato in Attualità.

Averci a che fare con Sergio Marchionne è peggio che doversela cavare con uno dei tanti saltimbanchi e bari di professione che fregano gonzi in giro per il mondo. In questo caso i lavoratori Fiat e lo Stato italiano. Sergino non è il primo a usare il pugno di ferro in Fiat. Gli strumenti discriminatori e anticostituzionali li aveva già sperimentati Vittorio Valletta. La concezione delle relazioni industriali come guerra di classe da vincere in campo aperto la aveva già praticata Cesare Romiti. La differenza è che Romiti e a maggior ragione Valletta sapevano anche costruire e vendere automobili. Marchionne è un pataccaro. L’arte sua è precisamente quella dei giocolieri che sanno muovere a velocità supersonica le esemplari tre cartine.

Il discorsetto con cui ieri ha spiegato che, vista la situazione di mercato, in Italia c’è uno stabilimento Fiat di troppo, prelude prima di tutto al tradimento degli impegni in cambi dei quali i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori avevano obtorto collo accettato un accordo indigeribile e subito dopo alla fuga dell’Italia: limone strizzato fino all’ultima goccia da cui, purtroppo, non si può prendere più nulla.

Ancor più scandalosa dei trucchi da prestigiatore di Marchionne è la complicità dello Stato italiano, ridotto a fare da “spalla” al ciarlatano di turno come il tipico assistente scemo al mago di turno. Era così con Berlusconi il Gozzovigliante. È anche peggio con Monti il Serioso.

Marchionne fa ogni giorno un passo in più sulla strada che porta la Fiat fuori dall’Italia. Monti finge di non vedere. Marchionne si rimangia gli impegni adoperati per portarsi a casa accordi da antico padrone del vapore. Monti ritiene che occuparsene sarebbe una indebita invasione di campo: la Fiat fa quello che vuole.

Marchionne se ne infischia delle sentenze e non perde occasione per far capire che la legge è uguale per tutti tranne che per la Fiat. Monti lo spalleggia e non muove un dito per garantire il rispetto della legge.

Tra i tanti fronti aperti, quello del rapporto tra governo e Fiat è forse il più esemplare. Rivela quel che il servidorame giornalistico, i politicanti d’accatto fanno il possibile per nascondere dietro la falsa neutralità del “governo tecnico”.

Mario Monti è un uomo di parte e con i suoi atti difende sempre e comunque quella parte: la stessa di Marchionne e dei banchieri. Mario Monti ha le sue idee: sono quelle che governano il mondo e l’Europa da trent’anni a favore dei Marchionne, dei padroni e dei banchieri. Non che sia una grande scoperta, per carità. Lo sanno tutti. Solo Massimo D’Alema fa finta di non essersene accorto.

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10 Responses to Marchionne, arrogante e pataccaro
E il governo non muove un dito

  1. daniele

    4 luglio 2012 at 18:24

    @Andrea
    È difficile non essere d’accordo con te, (su Marchionne poi, capirai…) però sulla Germania occorre sfatare alcuni miti. Lo dice Gallino, dati alla mano, nel suo ultimo libro quando parla della lotta di classe mai abbandonata dai capitalisti. La Volkswagen sarà pure figa e non rappresenta un paese intero ma la Germania ha uno dei coefficienti di diseguaglianza salariale più alti d’Europa. Nonostante grazie all’imposizione del loro marco-euro in 10 anni hanno relizzato +100 mld di surplus commerciale soprattutto tra i piigs, i loro salari operai sono calati del 6%. Hanno barato sulla dinamica dei prezzi, le loro auto (bellissime) si sono svalutate e le fiat (meno belle) sono diventate per loro più costose e quindi meno competitive. Marchionne ha le sue colpe, ma il fatto che dalle nostre strade sono diminuite panda, punto, croma a vantaggio di polo, golf, passat ha a che fare anche con la fine della cara vecchia svalutazione competitiva.

    • Tepozzino

      4 luglio 2012 at 19:28

      Ma infatti per superare tanti degli squilibri della Neurozona sarebbe opportuno che i fratelli Alemanni aumentassero i salari e la propria domanda interna. Invece fanno i furbetti. Tengono basso il costo del lavoro ed esportano. Oggi un pò meno perchè stanno strozzando i loro acquirenti. Del resto, riprendendo uno spunto di Antonio Altieri, tutta la retorica che i tedeschi sono i migliori, i più affidabili non si capisce davvero su cosa si fondi. Basti pensare che dopo entrambe le guerre mondiali i tedeschi col cavolo che hanno pagato le riaparazioni di guerra. In entrambi i casi Usa e Inghilterra abbonarono, in chiara funzione antibolscevica, i debiti di guerra permettendo in un caso il riarmo e nell’altro la ricostruzione dell’apparato produttivo tedesco. Mo i tedeschi dopo aver vinto la guerra dell’Euro agli sconfitti Greci, Spagnoli e Italiani non abbonano un cavolo. Vogliono tutto e con gli interessi. Son proprio nostri fratelli ma in stile Caino.

  2. daniele

    4 luglio 2012 at 17:52

    @Riccardo
    Tu dici “Il capitale va dove trova le sue convenienze”, giusto, ma non è come dire che a luglio fa più caldo che a gennaio. Non è un dato di natura, è una scelta politica di classe a cui la sinistra sindacale non si è ribellata per non fare la figura dei leghisti.

  3. alessandro

    4 luglio 2012 at 16:20

    scusate, ma l’avete viste le nuove fiat?
    sono chrysler di vent’anni fa, a cui hanno cambiato il marchio sul cofano.
    ma marchionne pensa che gli italiani (e/o gli europei) tangano l’anello al naso?
    voi compreresete una nuova thema invece che una audi a6? ovvero un mercedes, o anche un peugeot 408?
    ma dico, stiamo scherzando o cosa?
    questo qui è un arrogante e basta.
    oltretutto è di una disonestà intellettuale senza pari.
    dice: “abbiamo esportato la tecnologia italiana in usa”. grazie, rispondo. alla chrysler facevano motori a banzina 7.000 di cilindrata, a fare un 1.600 non erano capaci.
    ma in usa non c’è solo chrysler c’è anche general motors, che invece i 1.600 li sa fare, perchè ha la opel in germania.
    uno così solo in italia potevamo prendercelo.

    cari saluti

  4. andrea colombo

    4 luglio 2012 at 16:03

    @riccardo
    ovviamente è lo stato a vantare crediti immensi, non la fiat. sorry

  5. andrea colombo

    4 luglio 2012 at 16:02

    @riccardo
    Beh, non è che la germania sia proprio il profondo sud del mondo, eppure “nel mercato globalizzato”, la Volkswagen va che è una meraviglia, a differenza della Fiat.
    Perché? Perché la Volkswagen ha puntato sull’auto, e sull’innovazione, sulla messa a punto di nuovi modelli, su una qualità non facilmente delocalizzabile, mentre la Fiat ha finanziarizzato, cioè ha smesso di pensare a costruire e vendere automobili e ha cercato una via per diminuire le vendite (in maniera incresciosa) moltiplicando però i dividendi degli azionisti. Per questo si è presa uno che con la produzione di macchine non c’azzecca e non ne sapeva niente, ma con i giochi finanziari ci piglia, come marchionne.
    Cazzi dela fiat dici tu. Invece no perché la Fiat dallo Stato italianoè stata aiutata, mantenuta e sovvenzionata in innumerevoli occasioni, vanta quindi crediti immensi. Ma anche se così non fosse nessuno Stato serio permetterebbe manovre come quelle che sta facendo Fiat senza impuntarsi. Prova ne sia che quando marchionne ha provato a fare i suoi giochini in germania è stato il governo a mettersi di mezzo difendendo con unghie e denti i propri asset come sarebbe dovere anche del governo italiano. invece da noi il presidente del consiglio di prima pensava alle zoccole e comunque era convinto che i padrono con la roba loro ci fanno quello che gli pare. Quello dopo, serio e sobrio, non perde tempo con le feste ma sul fatto che la fiat possa fare come gli pare è anche più estremo di silvietto.
    inutile dirti chi ne pagherà i prezzi. Lo sai da solo.

  6. Antonio Altieri

    4 luglio 2012 at 14:46

    Anni fa (c’erano ancora i cinema a luci rosse) stavo acquisendo i diritti di un film porno in cambio dei soldi che un regista mi doveva. Il film era nella disponibilità di un certo Dieter Meyer di Monaco (Baviera). Chiamai un pò di Distributori regionali per piazzare la pellicola e recuperare il mio denaro…e quelli giù a ridere come pazzi. Insomma, a farla breve, il film era già stato venduto qui con cinque o sei titoli diversi, cinque o sei volte. Richiamai Dieter a Monaco. La telefonata fu ,più o meno, questa ( notare che Dieter capiva e parlava benissimo in italiano): ” A Dieter, ma che me stai a dà una sola?” Risposta del tedesco: ” Certo. Chi se lo aspetterebbe mai da un tedesco? Per questo facciamo tanti buoni affari,amico mio” E rideva.
    Ora, la domanda è: per caso Sergino e Dieter saranno andati a balia dalla stessa giunonica bavarese? :D

  7. Riccardo

    4 luglio 2012 at 14:42

    una domanda (premesso che la Fiat dovrebbe per prima cosa progettare auto vendibili…) : ma secondo te (Lei) in un mercato globalizzato in generale, ma ancor più globalizzato e competitivo come quello dell’auto, pensi che fare impresa automobilistica in Italia sia vantaggioso? Io capisco il senso delle cose che dici, ma lo trovo un punto di vista un pò troppo di parte, che non tiene conto deille esigenze e dei diritti del vituperato “capitale”. Il capitale va dove trova le sue convenienze ( o no? ), qui non è in ballo la piccola azienda dove possono entrare in gioco fattori legati ad aspetti umani e sociali disposti a contrattare compromessi, qui si parla di grandi aziende e tante persone che vi lavorano. Siamo sicuri che il problema sia il governo come controparte dell’azienda? A me pare che i governi, io dico per fortuna, siano stati e stiano abbastanza defilati. Piuttosto io vedo un sindacato che si atteggia in maniera pregiudiziale, senza contestualizzare le varie situazioni che si trova ad affrontare e, ancora più grave, arroccato in difesa di simboli più ideologici che reali ed incapace di proporre ricette alternative in chiave propositiva. Il discorso sarebbe lungo naturalmente anche per tenere conto delle diverse ragioni, ma ridurre tutto all’osso del Marchionne saltimbanco opportunista e del Monti servo del padrone, mi pare un pò riduttivo. Buona giornata.

    • Antonio Altieri

      4 luglio 2012 at 15:34

      è vantaggioso,Riccardo, fare automobili in Giappone dove tutto costa di più? Risposta: sembra proprio di sì.

  8. Antonio Altieri

    4 luglio 2012 at 14:31

    Andrea, perchè non sei una bella donna…che potrei amarti alla follia? :D