Balotelli e gli altri:
sono italiani solo se fanno gol?

Aurelio Mancuso Pubblicato da
il 4 luglio 2012.
Pubblicato in Attualità.

Balotelli stupendo! SuperMario! Sei il migliore! Eccoli qui i nostri giornalisti sportivi e non, che si sperticano per le imprese del ragazzo calciatore Mario Balotelli che alla fine ci ha portato, insieme a una squadra un po’ incerta, un po’ sbruffona, ma umile, fino alla finale degli Europei. Una finale mai messa in conto alla vigilia del torneo, una finale finita giustamente male, perché gli sprizzi di fantasia, la fortuna, la generosità a fasi alterne sono bastate a sconfiggere la maestria spagnola, la formazione calcista più grande del momento, ormai entrata nella storia.

Ma torniamo al nostro Balotelli, incensato, e prima di queste settimane europee, insultato a più riprese negli stadi, sulle colonne dei giornali, nelle vignette che lo hanno ritratto come un King Kong (ma no non era un insulto era solo un modo per dire che era un gigante incompreso..). Gli italiani hanno un dono speciale: dimenticano presto, rimuovono ancor prima, e soprattutto si perdonano i peggiori vizi per lasciar posto alla solita melassa buonista. Balotelli, adottato da famiglia italiana, di cui la madre che l’ha cresciuto è ebrea, è il simbolo perfetto di quello che avviene in un Paese dove un milione di bambini e ragazzi che sono nati in Italia sono senza cittadinanza, perché permane la linea del sangue e non quella di nascita, per stabilire che diritti hai e quelli che non hai. E proprio oggi in Parlamento è iniziata la discussione della proposta di legge presentata dal PD, che è frutto della raccolta di centinaia di migliaia di firme, che vuole appunto introdurre la cittadinanza per nascita. Ma la discussione probabilmente si arenerà presto perché Pdl e Lega non ne vogliono sapere, quindi, difficilmente ci saranno i numeri per approvarla.

Bella, questa nostra terra, che si commuove per i goal di Balotelli, occasionalmente per i morti che galleggiano nel mediterraneo, corpi di migranti che hanno tentato di arrivare da noi, ma poi non rinuncia al suo razzismo, esclude più persone possibili non dai privilegi, ma dai diritti umani, che se sei italiano doc, possibilmente, maschio, eterosessuale e del nord, allora sono più diritti degli altri. A lavarsi la coscienza e a esser a posto di un Dio fai da te, c’è sempre tempo, tra la partecipazione a un concerto pro Africa, o nel gorgheggiare un buon vino in un punto Equo Solidale nella Sagra della Porchetta. In fondo le filippine sono le migliori collaboratrici domestiche, gli indiani ottimi pastori, le ucraine straordinarie badanti, i latino americani amorevoli infermieri, l’importante che non esagerino, che non pretendano di votare, di ottenere la cittadinanza per i loro figli, e possibilmente non siano vicini di casa. E’ tutto così edificante!

 

 

 

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.