I temi di maturità:
“La crisi è colpa nostra”

Laura Eduati Pubblicato da
il 3 luglio 2012.
Pubblicato in Cultura, Queer.

Come affrontare la crisi economica che colpisce specialmente i giovani? Impossibile, scrive nel tema un maturando di una scuola professionale di Ragusa. Che aggiunge: «Il governo distrugge il Paese e non aiuta i cittadini a superare questo disagio». I suoi compagni di classe sono ugualmente rassegnati: «La società non offre garanzie» per ottenere un posto fisso, e il posto fisso è indispensabile per creare una famiglia.

Dall’altro capo dell’Italia, in un liceo paritario della provincia di Padova, gli studenti che stanno affrontando le prove della maturità rispondono con una filosofia nettamente opposta: «Le cause della crisi vanno ricercate più nell’atteggiamento dei giovani che nella crisi economica globale» dice quasi colpevolizzandosi uno studente. Nella sua classe, composta principalmente da figli di piccoli imprenditori, liberi professionisti e commercianti, tutti sono convinti che occorre prendere in mano il proprio destino: «E’ necessario un forte sacrificio da parte dei giovani, i quali devono essere in grado di adattarsi. La vita in un modo o nell’altro saprà ripagarli».

In un liceo scientifico romano l’autofustigazione raggiunge il culmine. Come spiega la professoressa che ha letto i loro compiti, «sembra che nella loro visione la crisi economica sia come la pioggia, un evento naturale al quale occorre contrapporsi smettendo di fare i viziati. Danno la colpa ai genitori che non hanno saputo dare una educazione severa e ora per forza di cose cercare un lavoro diventa difficile».

Entrare nelle aule degli esami e mettere a confronto gli scritti di italiano di tre scuole scelte con un criterio casuale certamente non ha un valore statistico, ma aiuta a codificare pensieri e atteggiamenti nei confronti della vita di una generazione che non conosce ancora la ricerca del lavoro e l’invio spasmodico di curriculum e dunque, molto probabilmente, a finire nei loro temi è un impasto di sentito dire, discorsi orecchiati in famiglia e dalla televisione. Che sia un argomento di forte interesse lo dimostra il fatto che la schiacciante maggioranza degli studenti – almeno nelle scuole prese in considerazione – ha evitato accuratamente Montale per sperimentarsi sulla crisi economica e la disoccupazione giovanile.

La docente dei ragazzi di Ragusa è sconsolata: «Colpisce la passività di questi ragazzi. È come se auspicassero un intervento quasi divino da parte del governo o dello Stato, la parola “posto fisso” ricorre nella maggioranza dei temi. Un ragazzo ha scritto testualmente che non essendo possibile seguire i propri desideri, bisognerà accettare un lavoro purché sia». L’idea di spostarsi, emigrare anche solo temporaneamente, viene vissuta dai maturandi siciliani e romani come una fortissima ingiustizia: perché non posso trovare un mestiere nel luogo dove sono nato?

Che siano depressi, concreti al limite del cinismo oppure pieni di sensi di colpa per non sapere come maneggiare il proprio futuro, è chiaro che per questi studenti il ’68 appartiene al Pleistocene. Non soltanto la contrapposizione con la generazione dei loro genitori è inesistente – semmai si sentono figli cresciuti nella bambagia -, sono proprio l’immaginazione, il sogno, il cuore oltre l’ostacolo a venire archiviati per sempre perché in palese contrasto con la crisi economica. Paradossalmente molti di loro, sottolinea la professoressa del liceo romano, hanno concluso il tema con la frase che Steve Jobs rivolse ai giovani: “Siate affamati, siate folli”. La vita eccezionale di Jobs era uno dei documenti a loro disposizione per affrontare la traccia sulla crisi economica, insieme con le statistiche ansiogene del Censis e dell’Istat sui giovani senza lavoro. «Quella frase contraddice quanto hanno scritto», annota l’insegnante del liceo padovano, «non credo che il fondatore della Apple avrebbe colpevolizzato la giovane generazione per quello che sta succedendo».

Steve Jobs è quanto mai lontano soprattutto dai temi dei ragazzi di Ragusa. «A me pare molto triste che nessuno abbia accennato a qualche intraprendenza», ci dice la loro professoressa, «e che la sintesi fosse: abbandonate ogni speranza». È forse uno stereotipo, ma il contesto socio-economico molto differente ha suggerito ai maturandi di Padova un approccio operoso. «È incredibile come anche loro abbiano scritto che molta colpa risiede nei giovani», annota la commissaria d’esame, «ma nessuno ha chiesto incentivi dallo Stato oppure un aiuto esterno: l’idea è quella di non stare fermi, muoversi, andare all’estero, fare impresa partendo da una buona idea».

Suona come una saggezza antica, quella di allontanare la rassegnazione e assumersi responsabilità. Eppure in questi temi la rabbia generazionale scompare, come se fosse inutile affrontare la questione nel suo complesso. Scompare la politica, e scompare la voglia di cambiare le cose. La soluzione, per tutti, da Nord a Sud, è individuale: rimanere o andarsene, aprire una impresa oppure aspirare al posto fisso, accettare qualsiasi lavoro oppure attendere quello sognato. Si salvi chi può: questo è lo slogan che improvvisamente annulla le differenze tra ragazzi settentrionali e meridionali.

Uno studente del liceo romano fornisce probabilmente la chiave dell’intera discussione virtuale: poiché la situazione è difficile, occorre adattarsi. Ma non abbandoniamo i nostri sogni. Posticipiamoli soltanto, magari un giorno riusciremo a raggiungere quello che abbiamo desiderato. Forse però saranno passati vent’anni e allora non saremo più giovani.

 

 

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3 Responses to I temi di maturità:
“La crisi è colpa nostra”

  1. daniele

    3 luglio 2012 at 17:44

    Ha ragione lo studente ragusano sul governo che distrugge l’Italia.
    @Antonio
    Bravo Antonio! Noi abbiamo D’Alema, che agli inizi della sua carriera ha incrociato gente come Longo e Pajetta, e che oggi parla di Monti compatibile con un programma progressista! Nessuno dice queste cose perché dallo skipper baffuto in giù sono tutti in cerca di un piatto di lenticchie. Mi viene in mente Aldo Fabrizi in Roma Città Aperta… “sarete schiacciati nella polvere come dei vermi”. auguro a tutto il gruppo dirigente che ha ucciso la sinistra italiana per un piatto di lenticchie di finire come i torturatori di don Pietro.

    • Tepozzino

      3 luglio 2012 at 22:41

      Me lo auguro pure io. E come nel 45 questa speranza è appesa all’intervento dello Zio Sam.

  2. Antonio Altieri

    3 luglio 2012 at 15:34

    Il Giappone è forte con un debito pubblico del 250% e noi ‘solo’ col 120% siamo in crisi?
    Perchè il Giappone ha una moneta forte… con un debito pubblico quasi del 250%, mentre noi con “solo” il 120% di debito pubblico e i tassi di interesse sui nostri Buoni del Tesoro ci stanno mandando in crisi?

    Semplice, perchè i giapponesi (cittadini privati, aziende, istituzioni pubbliche, banche nazionali) possiedono oltre il 90% di tutto il debito “pubblico” nazionale, mentre noi italiani, (che siamo più furbi), il nostro debito pubblico lo abbiamo ceduto volentieri agli stranieri, per circa il 35%, mentre un altro 45%, circa, è posseduto da banche, assicurazioni, fondi comuni.

    Pertanto, mentre in Giappone i detentori del debito pubblico sono molto patriottici e si accontentano di avere dall’1% al 1,5% di interesse, qui da noi i detentori pensano solo al proprio tornaconto e chiedono interessi sempre più alti, minacciando di non acquistare i titoli di stato. E noi cittadini italiani, ne paghiamo le conseguenze in termini di aumento del costo del denaro.

    Ah, tra coloro che non vogliono più acquistare i nostri titoli c’è anche la Deutsche Bank, che ha messo sul mercato in agosto 2011 oltre 7 miliardi di titoli italiani, dando il “via” all’attuale crisi degli “spread”.

    Secondo i “guru” del turbo-capitalismo, quando un paese è costretto ad emettere titoli di stato con interesse oltre il 7 – 8% è tecnicamente “fallito”, perchè il suo tasso di sviluppo è inferiore e pertanto il debito è destinato ad aumentare fino al vero e proprio default. Vediamo cosa sta succedendo ad altri paesi che hanno scelto l’euro:

    Irlanda 22 Novembre 2010. Intervento del Fondo Monetario Internazionale/UE per salvare il paese dal crollo. In quel momento i mercati prestavano all’Irlanda a un tasso usuraio del 8,1%. Un anno dopo (11 Ottobre 2011) i mercati ancora prestano all’Irlanda a un tasso usuraio del 8,5%.

    Grecia 23 Aprile 2010. Il governo chiede l’intervento del solito duo FMI/UE per salvare il paese dal baratro. In quel momento i mercati prestavano alla Grecia a un tasso usuraio del 8,3%. Un anno e sette mesi dopo (4 Novembre 2011) i mercati ancora prestano alla Grecia a un tasso usuraio del 26%.

    Portogallo 4 Maggio 2011. Intervento del “gatto e la volpe (leggi “duo FMI/UE) per salvare il paese. In quel momento i mercati prestavano al Portogallo a un tasso usuraio del 9,5%. Sei mesi dopo (7 Novembre 2011) i mercati ancora prestano al Portogallo a un tasso usuraio del 12%.

    Italia 9 novembre 2011. Intervento degli usurai legalizzati (leggi sempre FMI/UE), per controllare che i sacrifici vengano effettivamente messi in pratica. In questo momento i tassi dei titoli di stato italiani superano la soglia psicologica del 7%. Scommettiamo che tra sei mesi/un anno al massimo questi tassi ci sembreranno bassi?
    Ma perchè nessuno le dice queste cose ..forte e chiaro????????