E così Monti è di sinistra. SuperMario e i suoi sponsor sono le punte avanzate del progressismo europeo e dentro questo confine l’attuale premier «può trovarsi a perfetto agio». Scusate se vi rompiamo l’anima, ma certe notizie vanno date. Specie se provengono dalla voce autorevole di Massimo D’Alema, che affida i suoi pensieri a un’intervista sul Corriere della Sera.
«Il presidente del Consiglio – dice D’Alema – è una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti» e «ha posizioni che a me paiono compatibili con il nostro orizzonte programmatico». Tradotto: alle prossime elezioni nessun accordo con chi avversa il governo dei professori, proprio come chiede Casini. Un intervento alquanto pesante, che sega le gambe al tentativo, già molto precario, di rimettere in piedi una coalizione con Vendola e Di Pietro, per prediligere, ancora una volta, la grande coalizione.
D’altra parte ci siamo abituati. «Certi inciuci farebbero bene al paese», sussurrava D’Alema qualche anno fa, con Berlusconi ancora in sella e l’ennesimo tavolo delle riforme da sparecchiare. A beneficio della sua realpolitik, l’ex ministro degli esteri volava alto, citava il compromesso tra comunisti e democristiani, fin dai tempi della Costituente, per garantire al paese quel minimo di regole del gioco condivise. La verità è che D’Alema ha sempre nutrito una passione smodata per l’accordicchio con il nemico, al punto da non riconoscerlo più come nemico, ma come avversario prima, interlocutore poi e alleato non si sa mai.
Governare col Cavaliere, certo, no. Al limite una Bicamerale, anche se zoppa e marcita. Poi è arrivato il governo Monti e il paradosso si è compiuto. Paradosso fino a un certo punto. Se D’Alema ritiene di iscrivere a pieno titolo, nel suo centrosinistra europeo e immaginario, Monti e tutti i suoi supporter, da Casini a Fini, dobbiamo credergli e ci dobbiamo rassegnare. Nessuna doppiezza, nessuna confusione: è il D’Alema pensiero e tocca farci i conti.
Alla luce di questa constatazione, non desta meraviglia il fatto che ogni qual volta il centrosinistra, quello vero, poteva risorgere dai suoi sonni e dalle sue sonore sconfitte, Baffino si sia messo di traverso con i suoi arabeschi intelligenti assai poco intellegibili. Ha perso ben poche occasioni per evitare che programma e perimetro della coalizione acquisissero un’identità precisa, preoccupato soprattutto di dispensare patenti di affidabilità e serietà a questo o quel leader politico che inopinatamente s’affacciava per rubargli la scena. E’ successo con i compagni di partito dei Ds e del Pd (i dissidi con Veltroni, Prodi e compagnia cantante sono ormai letteratura) ed è successo con altri competitor agguerriti, come Vendola e Di Pietro. Ad ogni assaggio di competizione elettorale, ad ogni schiocco di primarie, puntualmente montava l’acredine, che diventava a seconda dei casi sopportazione o aperta rottura. E anche quando lo “strategismo” dell’ex premier impattava contro colossali fallimenti, non c’era verso di riconsiderare il proprio ego.
Pur di restare il regista incontrastato di un centrosinistra perennemente informe, D’Alema ha duellato con i politici più prossimi al campo della sinistra e duettato con gli esponenti del campo “avverso”. Casini, che pure in passato fu fatto bersaglio di velenose battutine, è l’interlocutore centrale per una sorta di Monti-bis da esibire anche dopo il voto del 2013. Con Fini i rapporti sono ottimi da tempo e anche con il reprobo di Arcore, al di là di macchiettistiche divisioni sulla moneta unica, non c’è più quella pregiudiziale ideologica che ha sorretto il paese per circa un ventennio. Quello che proprio D’Alema non può accettare, è che sopravviva la sinistra.
daniele
2 luglio 2012 at 15:59
@ANDREA
Mi conforta sapere che anche giornalisti del tuo acume e della passione politica possano usare categorie pre-ideologiche come quelle del rincretinimento di massa. Perché anch’io dopo sempre più accese litigate con elettori piddini ricorro a questo concetto, autocensurandomi subito dopo. Aiuto Andrea, cosa è successo a quel terzo di italiani che da 35 anni vota a sinistra? Discuto con i miei genitori, costretti da questi reazionari liberisti a lavorare altri sette anni (!!!) prima di riposarsi, e mi ripetono le stesse bugie reazionarie di Rep. o CdS. Discuto con i miei coetanei quasi 40enni di abolizione dell’art. 18, di golpe della trojka, di indebitamento delle famiglie nel primo eurodecennio e mi parlano di Berlusconi. Davvero Andrea, cosa è successo?! È un incubo.
Tepozzino
2 luglio 2012 at 13:14
A mio modestissimo avviso Massimino è disperato. Oggi spara che Monti è uomo del centrosinistra perchè è convinto che Mario sia uomo dell’Amerika e Massimino (o Minimone) spera, unendocisi, di salvare le proprie terga. Il medesimo ragionamento fa Casini, ambasciatore del suocero Caltagirone, a cui negli ultimi tempi i salotti buoni hanno inesorabilmente sbattuto la porta in faccia.
Siamo cioè in presenza di piroette trasformistiche il cui evidente fine è quello di realizzare la mission del PD: perpetuare il gruppo dirigente postcomunista, portarlo in acque sicure prima dell’imminente naufragio europeo.
Non credo che il progetto abbia molte possibilità di riuscita. Soprattutto per l’evidente errore tattico di ritenere Mario Monti un ammerikano quando invece è evidente che è soprattutto un proconsole di Berlino. Le Procure da tempo scaldano i motori e l’ammucchiata sarà spazzata via in ogni caso. Non credo che però tra venti anni qualcuno li rimpiangerà.
andrea colombo
2 luglio 2012 at 10:51
@DEMOCRATICO IN DIRETTO
Non so…difficilmente ho trovato un esempio tanto perfetto di come una lunga cura di venefiche droghe piddiessine-diessine-piddine portino inducano una confusine profonda, senso di smarrimetno, vertigini e alla fine, se non ci si cura, anche di peggio.
ma sai cosa me ne frega a me di chi sarà il prossimo rpesiodente della repubblica grazie a un accordo tra d’alema, fini e casini. sarà un altro napolitano, che di peggio nonostante la loro buoa volontà il mercato non ne passa.
e chi se ne frega se di peitro è o non è di sinistra. biosogna essersi rincretiniti parecchio, senza rispetto parlando, per styare dalla aprte di chi vota per l’abolizione dell’art. 18 perché si dichiara “di snistra” e voler emttere fuori da una (eventuale) coalizione l’IdV, che ha difeso art. 18 e Fiom quanto e più di sel, pe4rché uno come d’alema dice che “non è di sinistra”.
me lor icordo quando la manifest ci spiegava che bossi era “una costola della sinistra”. me lo ricordo quando con degno amichetto walterino propose una commssione d’inchiesta sul crimini del comunismo presieduta da cossiga, e non perché avesse capito che i crimini del comunismo lo riguardavano da vicino a per accaparrarsi una monnezza di voti dell’udeur….
va beh, scusa lo sfogo e divertiti con massimo, walter ed enrichetto letta che sono di sinistra.
rita
2 luglio 2012 at 12:22
….. stare dalla parte di chi vota per l’abolizione dell’art. 18 e, aggiungo, si piscia addosso dalle risate o dall’indignazione (vedi Giannini di Repubblica: così giovane, così penoso) per l’ultima uscita di Berlusconi che si sarebbe candidato a ministro del bilancio (e ancora una volta si nota tutta la smania di tutti coloro che non vedono l’ora di poter ri-sparlare delle uscite di Berlusconi, divenute, purtroppo per loro invece, più sporadiche), ma tace rispettosamente dopo che il ministro Fornero rifiuta, in poche parole, l’idea del lavoro come diritto. Ministro che fin da subito ha capito che non ci si sarebbe più stato bisogno delle sue lacrime compassionevoli, tanto va sempre bene tutto (per fortuna non a tutti)
giorgio
2 luglio 2012 at 18:02
è l’unica cosa sensata
Antonio Altieri
1 luglio 2012 at 18:18
Democratico (sic). si la partita è una sola. ma non quella sul Presidente della Repubblica, bensì sulla sopravvivenza,minima, della Democrazia. Tu scrivi così perchè non ti sei nemmeno letto il testo del MES. D’Alema è stato ( ho scritto …stato) un buon tattico e mai, dico mai uno stratega. Politicamente parlando ha un respiro talmente corto che sembra avere un enfisema grande come una casa.Non vede oltre il suo naso e il suo naso arriva,si e no, a ..dopodomani. Non ha progetto ,strategia e valori di riferimento. Si accontenterebbe di governare un Paese ridotto a scendiletto della burocrazia di Bruxelles, dei Banchieri e di quei Poteri Forti Mondiali di cui tu sembri o non vuoi, sapere nulla.
Democratico In Diretto
1 luglio 2012 at 17:54
La sinistra quella che non ha mai i numeri, e che semmai ce li ha, si divide? Che quando si fa dura abbandona la partita? Ha ragione D’Alema.
Ma come quo questo giornale, giustamente antigiustizialista, considerare di sinistra uno come Di Pietro? Del resto fu lo stesso D’Alema a portarlo nel centro sinistra, ma solo per ragioni tattiche, per sottrarlo al nemico (che ora difficilmente se lo può ripigliare…). Comunque la partita è una sola: l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Se Casini, D’Alema e Fini (che sanno benissimo di essere politicamente su sponde opposte) si comportano così vuol dire che ritengono di avere in mano i voti per eleggerne uno a loro gradito, grazie a Dio, piaccia o non piaccia a Di Pietro (che rischia di non rientrare nemmeno in parlamento…). O volete che il prossimo Presidente venga scelto mediante spedizione di un Curriculm a un blog?
gli Altri Online
2 luglio 2012 at 09:11
caro democratico, non siamo noi a considerare Di Pietro di sinistra, sono i tuoi intelligentissimi dirigenti che tacciano di bolscevismo chiunque si schieri dalla parte della Fiom e non di Marchionne, tanto per dirne una.
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filippo boatti
1 luglio 2012 at 13:35
D’Alema è Attila.