Il fatto è che nessuno se ne frega più niente. Niente teleobiettivi sulla spiaggia di Capalbio ad accanirsi sulla pinguedine dei politici in relax, niente retroscena dalle immersioni subacquee di Fini, che ormai conta come il due a briscola. A Porto Rotondo pensano all’Imu e sai quanto poco se la ridono se Berlusconi va in giro con la bandana; di cafonal in pareo neppure l’ombra, ora che chiude persino il Billionaire. E delle chiappe chiare dei tecnici, scusate tanto, non sappiamo che farcene.
Peccato, perché l’estate è sempre stata la stagione della politica descamisada e verace, con le Camere in ferie e gli affari seri apparecchiati sul tavolino, insieme alle granite. Perché l’estate è sì il girone dei rinvii e delle sospensioni, delle proroghe e delle dilazioni, ma è più che altro una moratoria del canone parlamentare e dei suoi bizantinismi, non certo la “vacanza” della politica, che invece solitamente sfrigge e s’arroventa al battere del sole. Aiutata dal caldo, e da esso spesso generata, ecco la dichiarazione dal sen fuggita con il trucchetto della confidenza da ombrellone. Ecco congiure e sodalizi, cotte e tradimenti. Si dice, si mormora, pare che… Come playboy impenitenti, leader e peones gettano l’amo con quella faccia un po’ così e la levità di alcuni proclami che pronunciati in grisaglia suonerebbero imperdonabili. L’espressione ballon d’essai, a pensarci bene, evoca proprio la traiettoria incerta di quelle palle giganti a spicchi colorati che ci si lancia nell’acqua, e che vaporose solcano la brezza marina e tirano di qua o di là a seconda del vento del momento.
Insomma, alla fine di così paciosi esperimenti, si rientrava dalla villeggiatura con la valigia piena di souvenir e di idee molto chiare su come tornare alla carica alla prima riapertura delle stanze dei bottoni. Si progettavano alleanze a prova di tintarella, si cementavano relazioni con la scusa del cocktail analcolico alla frutta. «Il generale Agosto farà il resto» diceva Bettino Craxi, riferendosi al potere che l’inerzia estiva aveva nel completare ciò l’attività feriale aveva avviato.
Voi avvertite qualcosa di simile all’orizzonte? Vedete più la politica in preda a uguali bollori? A questo deficit di vivacità solare, a questo odore così poco intenso di salsedine ministeriale, si aggiunge il tramonto di un altro “must” della politica italiota, ossia il governo balneare. Dicesi governo balneare un esecutivo buttato lì per la bella stagione in attesa di sopraffini e impetuosi turnover, con il compito di sbrigare faccenducce d’ordinaria amministrazione e tenere d’occhio, col binocolo del bagnino, i conti e le emergenze. Rientra nella vasta famiglia dei governi di transizione (o di decantazione, se preferite), con il vantaggio di presentarsi fin dal nome più soave e innocuo, sorretto dal fiero disinteresse del vacanziero, il cui unico cruccio è fermare quello che passa con il cesto del cocco.
L’invenzione lessicale – ça va sans dire – la si deve alla Dc, in particolare alla Dc degli anni Sessanta, che piazzò il poco energico Giovanni Leone sullo scranno di palazzo Chigi, e per ben due volte, mentre tutti i connazionali se la godevano sul bagnasciuga: l’autunno, l’ufficio, il Natale e Leone non c’era più. Tuttavia quell’esperienza fugace valeva a guadagnarsi galloni sul campo, sicché lui, Leone il sornione, poté preparare la scalata al Colle…
Ma balneari sono gli albori stessi della storia repubblicana: il primo governo De Gasperi nacque a luglio del 1946; l’ultimo durò solo un mese, e il più caldo, dal 16 luglio al 17 agosto 1953, a cui seguì quello di Pella, definito “governo dell’Assunta” proprio perché battezzato a soli due giorni da Ferragosto. Semi-balneare (ma per niente giocoso e leggero) fu il mandato di Tambroni, dal marzo al luglio 1960 e poco più che balneare è stato anche il primo Berlusconi (da maggio 1994 a gennaio 1995). Questo per dire che il concetto in questione si è allargato oltre i suoi naturali e torridi confini, per alludere più estesamente a qualunque esercizio governativo fulmineo e caduco, anche se un po’ fuori stagione.
Oggi cosa volete che accada. Il governo Monti – già pluviale e novembrino, infine permanente – di balneare ha poco o nulla. Anzi ha tutti gli attributi e la solidità e il grigiore e il profilo insensato di certi stabilimenti aperti tutto l’anno. L’unico parallelo con Leone, forse, è l’ambizione di salire al Quirinale…
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