Monti fa il paladino dell’Ue
Qui lascia un paese a brandelli

Gennaro Migliore Pubblicato da
il 27 giugno 2012.
Pubblicato in Economia.

Il consiglio europeo del giugno di quest’anno sarà ricordato come il vertice delle mediazioni di Mario Monti. Il premier italiano, mai così impopolare in patria, è diventato il portavoce a pieno titolo delle politiche di austerità, che verranno dettagliate nelle 27 lettere indirizzate ai paesi europei: tagli alla spesa sociale, privatizzazioni e qualche ulteriore sconto fiscale ai ricchi, tutto in nome di una “crescita” senza eguaglianza né sostenibilità ambientale. In quelle lettere ci sarà l’agenda dei prossimi mesi per i governi e gli incubi quotidiani per le popolazioni del continente.

In una recente intervista a Le Monde, pubblicata con risalto in prima pagina, Monti spargeva il suo credo liberista e ricordava di non sentirsi secondo a nessuno in quanto a disciplina di bilancio, potendo vantare avanzo primario e contenimento del deficit ben al di sopra di altri paesi, a partire dalla Francia e dal Regno unito. Del resto, dopo una stagione in cui la Germania ha sempre di più assunto il ruolo dell’orco cattivo, attirandosi le antipatie della quasi totalità dei cittadini continentali (alzi la mano chi non ha tifato Grecia durante i quarti di finale degli europei di calcio!), l’occasione di aggiungere al rigore un po’ di “crescita” viene vista sotto una luce nuova dalla cancelliera tedesca.

L’iniezione di ulteriori risorse pubbliche nel circuito degli investimenti potrebbe essere un’ottima occasione per il sistema produttivo tedesco, che vanta strabilianti attivi nella bilancia commerciale. Oggi la Germania, non a caso, si può permettere di incrementare i salari del 4,4%, ossia il doppio del valore dell’inflazione, mantenendo un consenso sociale esteso. Anche Spd e Grunen stanno sostenendo l’assurda linea dell’austerità, in particolare dopo la dichiarazione di pieno appoggio al Fiscal compact e al nuovo fondo salva stati (ESM, meccanismo di stabilità europeo), proprio in ragione del ciclo economico favorevole.

Con Hollande non c’è sintonia, ma il neo presidente ha bisogno di segnare un punto sul tema del rilancio della crescita e di continuare a proporre gli eurobond, sui quali peserà comunque il veto tedesco. Monti si è detto convinto che il presidente francese sarà in linea con “un sistema di stabilità finanziaria, a differenza di quanto potesse far credere la sua campagna elettorale”. Qui il tecnocrate fa emergere tutta la sua insofferenza nei confronti degli strumenti democratici: dallo “scetticismo” nei confronti del voto greco all’insofferenza per quegli esercizi ginnici che sono le campagne elettorali. Inoltre, si prende la libertà di impartire lezioni sull’importanza dei processi di integrazione europea, che ça va sans dire sono esclusivamente legati alla moneta, alla salvezza dei bilanci delle banche e alla contaminazione “virtuosa” delle politiche di austerità.

Dall’altra parte della Manica anche Cameron vede in Monti un alleato. Il patto siglato con il manifesto per le liberalizzazione e le privatizzazioni, lo rende perfetto garante dell’ortodossia liberista britannica. Non a caso Monti non è favorevole ad una Tobin tax che non veda coinvolto il partner anglosassone. La stessa benevolenza nei confronti del “paziente spagnolo” Rajoy, nella pubblicistica italiana diventa orgoglio nazionalista per non aver avuto (ancora) bisogno di aiuti per far fronte alla speculazione finanziaria, a differenza di quanto accaduto per le banche iberiche.

Tutto bene quindi? Possiamo finalmente vantare un capo di governo rispettato e ascoltato dai “potenti”? Tanta parte della politica nazionale ha puntato su questo esito. Un’attesa messianica, di premi o punizioni, che viene da Bruxelles. Monti è forte in virtù dell’irrilevanza della proposta politica che viene dai partiti segnati da un vero complesso di inferiorità. Le sue fortune crescono con la sua distanza dalla situazione reale che vivono tanti precari, lavoratori, donne e uomini del nostro paese. La sua forza deriva dalla mancanza di un mandato elettorale, dalla trasformazione della a-democrazia in virtù civica. Le uniche parole umanizzate riguardano i “mercati”, di cui il freddo economista sa cogliere le increspature, le “emozioni”, persino i turbamenti. Dice di non capire come mai dopo tanti “sacrifici” i mercati non premino gli apologeti dell’austerità. Intanto che Monti possa capire questo aspetto c’è un intero paese che è entrato in una recessione che sta diventando una depressione. Per gli esodati, i precari, i lavoratori senza articolo 18, per le persone che stanno pagando il prezzo della crisi, le parole di Monti sono oramai uno sfregio.

E noi, qui, che invece ci chiediamo cosa abbiamo fatto per meritarci il presidente del consiglio più di destra d’Europa, capace di tramutare in sacrificio ogni cosa su cui impone le mani. Noi che dovremmo liberarci al più presto di questo abile “democristiano liberista”, avvezzo a condurre mediazioni e a far contenti i suoi pari, mentre senza alcun pudore strangola i cittadini che avrebbe il dovere di rappresentare. Noi che, senza una proposta di sinistra, federalista europea ed ecologista, saremo la generazione che vivrà il tramonto del modello sociale europeo, dal welfare ai diritti dei lavoratori. Se la casa brucia, lo sappiamo bene, non bisogna scappare ma spegnere l’incendio. Peccato che Monti, insieme a Merkel e a tutti i “rigoristi”, per spegnerlo stia direttamente abbattendo la casa.

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4 Responses to Monti fa il paladino dell’Ue
Qui lascia un paese a brandelli

  1. Tepozzino

    28 giugno 2012 at 15:56

    Monti ce lo meritiamo perchè tutta la Sinistra, se in buona fede, non ha capito una mazza dell’Euro, a cosa serviva e a chi faceva comodo; se in malafede perchè, pur capendolo, ha spacciato un accordo dannoso alla propria base sociale (salariati) come un passo verso la costruzione di un’Europa unita. Mentre svendeva la propria base sociale, le raccontava la favola del saremo tutti fratelli, tedeschi, francesi, italiani. Oggi siamo alla resa dei conti, ed i nostri fratelli ci trattano come fossimo una loro colonia da depredare. L’Europa vede la Germania in grado di mangiarsi tutte le economie dei paesi mediterranei, senza dare niente in cambio. Eppure a sinistra, nonostante che i dati fatto dimostrino che chi fa parte dell’Eurozona e non dell’Euro campa e pure bene (Polonia, Danimarca e lo stesso Regno Unito)- si continua a dire (a sproposito) che l’uscita dall’Euro sarebbe una catastrofe e che ci vuole più Europa. E famo più Europa, però ricordiamoci che la riforma delle pensioni, quella dell’art. 18, la svendita del patrimonio pubblico le pretendono (mediante BCE) proprio i nostri fratelli tedeschi. Dire che è colpa di Monti è fuorviante. Monti è il maggiordomo dei Tedeschi, ai quali la nostra sinistra ci spinge a regalare ancora più Europa. Finirà che Berlusca o qualsiasi altro idiota a destra dirà quello che la sinistra non dice, non può dire, perchè in passato a mentito e farà il pieno dei consensi.

    • Tepozzino

      28 giugno 2012 at 16:00

      In sintesi, volevo dire che la Sinistra non sta capendo un’acca ed essendo anch’io di sinistra me la son dimenticata. Ne aggiungo due: h h.Scusate.

  2. roberto

    28 giugno 2012 at 10:10

    Che abbiamo fatto per meritarci etc…? Semplice: siamo stati 18 anni a menarci su berlusconismo/antiberlusconismo, invece di focalizzarsi sui punti di “cose da fare”. Ma a me sembra che un anti-montismo di sbottamenti ed imprecazioni, senza una road-map di alternative praticabili sia sullo stesso piano.
    Io comincerei con la re-introduzione delle pensioni di anzianità, perchè non è corretto che chi ha pagato per anni il 33% di contributi previdenziali (in europa pagano molto di meno) non abbia più diritto. Ovviamente si può non ritornare nella situazione precedente (disincentivi, il contributi futuri non valgono più come i precedenti ed altro…), ma il 33% pagato per la pensione di anzianità deve valere per quello.

  3. Sam Moser

    27 giugno 2012 at 16:34

    Monti un disperato che e’ stato messo li in un Golpe in guanti bianchi da un vetero-dinosauro-Stalinista NON ELETTO pure lui ( Napuledanno )in una satanica alleanza tra sinistra, cattolici e banksters pur di distruggere i paesi e salvare le maledette banche che sono all’origine di un ben pianificato programma di distruzione per approfittare della situazione e beneficiarne in tutti i sensi.

    Prima se ne va e meglio e’…e si porti con se tutti i vari tecnici del c@zzo e pure tutti i presenti politicanti sporchi e vili….