Come la maggior parte degli Occidentali non posso che provare dolore per la tragedia del Tibet da tempo invaso dalle forze cinesi e disgusto per la sudditanza economica e le considerazioni di opportunità politica che impediscono al mondo di riconoscere il governo tibetano in esilio presieduto dal Dalai Lama. E questo uomo semplice, la cui saggezza e spiritualità vennero rintracciate da Tiziano Terzani nel buon senso e nel candore, ovviamente mi piace, mi è sempre piaciuto, non potrebbe non piacermi. Tutto questo detto, sarà il caso che non dimentichiamo, nemmeno da innamorati del Dalai Lama, la necessità di dare voce e quindi ascoltare gli avversari di questo uomo-simbolo, capo religioso e non solo, quattordicesima reincarnazione, per i credenti, di un aspetto del Buddha.
C’è chi sostiene che il Dalai Lama non sia solo quello che appare in Occidente (maestro di compassione, misericordia, accoglienza; esempio ammirevole di disinteresse verso ogni dinamica di potere). In particolare, a raccontare i trattamenti ingiusti e addirittura le persecuzioni subite sono molti seguaci di una delle quattro scuole buddiste tibetane, quella chiamata Gelug. Mentre apertamente il Dalai Lama predica la pacifica coesistenza di ogni religione, pretende che la riunione delle quattro grandi tradizioni buddiste da lui auspicata avvenga sotto un’unica direzione, guarda caso la sua. Contro i seguaci “eretici”, nessuna tolleranza. In migliaia i monaci dissidenti sono stati espulsi dai monasteri, altri sono stati attaccati durante pacifiche manifestazioni, la vita quotidiana dei fedeli è da tempo difficilissima e sembra che ci siano liste di proscrizione che, probabilmente male interpretate dagli adepti più integralisti, hanno dato luogo al minimo a discriminazioni, ma anche a omicidi. All’origine di tutto il culto di Shugden, culto che all’improvviso il Dalai Lama decise di vietare con un editto. La storia è curiosa e merita di essere raccontata.
Nel buddismo tibetano, non diversamente da altre tradizioni religiose, esiste ed è importante la figura dell’oracolo. Uomini e donne, nel corso delle “puje” (particolari riunioni spiritualiste), prestano corpo e voce ai diversi spiriti che vogliono intervenire con consigli e avvertimenti nella gestione degli affari terreni. Fu proprio un oracolo a mettere in guardia il Dalai Lama contro Shugden, un santo amatissimo e venerato specialmente dalla scuola Gelug, considerato protettore, nume tutelare della legge divina. La notte prima suo devoto, il giorno dopo scatenato contro di lui, il Dalai Lama presentò Shugden come espressione di una potenza non divina, ma demoniaca. Unica evidenza (per sua propria ammissione) a sostegno di tale atteggiamento: l’oracolo. Chi ha memoria nota a questo punto una stranezza. In un discorso del 1971, la stessa persona che ha deciso di emanare un editto solo in base a un oracolo aveva dichiarato che gli oracoli non c’entrano con la tradizione buddista, sono elementi spuri e vanno rubricati come pure superstizioni. Tutto documentato. (Non è invece documentato quello che si sussurra, cioè che oggi il Dalai Lama si affidi agli oracoli anche per le decisioni più irrilevanti, ma anche se fosse niente di male, perché esiste il diritto di cambiare idea).
Il punto è che, in Occidente, il Dalai Lama ha solo esortato i fedeli a non pregare più quel santo, mentre nel suo paese l’ha vietato, creando discriminazioni, fomentando divisioni. Secondo la Western Shugden Society, organo ufficiale dell’opposizione, la vita per centinaia di migliaia di “eretici” sarebbe diventata invivibile. La televisione svizzera ha girato sulla questione documentari imbarazzanti, testimonianze molto attendibili sono state prodotte, eppure sembra che queste voci restino inascoltate. Difficile non domandarsi perché, e a questa domanda i soliti eretici rispondono: protezioni ad alto livello. CIA, per esempio. Fu a seguito di una serie di ben rintracciabili ammiccamenti con questa organizzazione, che il Dalai Lama scappò in India, a Dharamsala, a tutt’oggi sede del parlamento tibetano democratico. Be’, democratico. Il presidente, ovvero il Dalai Lama, è riconosciuto da tutti i membri del parlamento non come un essere umano, ma come una sorta di semidio che incarna il dharma – legge divina –, con i dovuti attributi di infallibilità assoluta confessionale e dottrinale, e incontestabilità di qualunque decisione, anche in ambito politico. Possiamo forse, alla luce di questo, perdonare quelli che in Tibet si riferiscono a lui come “dittatore”.
A proposito, prima di lasciare il Tibet il Dalai Lama ebbe una vera infatuazione per Mao, tanto che compose in suo nome una sconcertante elegia, ben oltre il formalismo di un’intenzione diplomatica, arrivando a definirlo “cakravarti”, guida dell’universo, quasi fosse stato designato direttamente dal cielo per salvare il mondo (siamo nel 1954, durante la visita in Cina; e ci furono parole singolari nel 2008 anche per Hitler e Göring, durante la visita in Germania). Certo, vale la stessa presunzione evoluzionistica: ci si trasforma, si migliora, si cambia idea. Nel caso specifico, l’evoluzione non è congrua rispetto alla natura semidivina e all’attributo di infallibilità, per cui, attenendoci alla logica, o il Dalai Lama è praticamente perfetto e di conseguenza non può migliorare, oppure è imperfetto e dunque può migliorare, ma proprio per questo, allora, non può essere infallibile.
Doppia faccia, calcolo politico, pugno dittatoriale, gran voglia di tornare alla teocrazia antecedente al 1951 quando tutti in Tibet erano assoggettati alla legge divina e la parola “libertà” non aveva senso, uso strumentale di una disputa religiosa per liquidare possibili avversari. Queste le imputazioni, da parte dei tanti che della politica del Dalai Lama si sentono e sono vittime.
Insomma, a me lui continua ad apparire un uomo umile e insieme carismatico, che porta in giro sorrisi e parole di pace. Un uomo credibile. Proprio per questo il silenzio intorno a fatti che non sono negabili non è accettabile. Il silenzio del Dalai Lama, ma anche di tutti i giornalisti occidentali che lo adorano.
Marco
6 luglio 2012 at 17:45
forse invece di scrivere articoli di parte e pieni di INESATTEZZE, sarebbe meglio informarsi bene.
Ad esempio leggendo il libro di Bultrini (Il Demone e il Dalai Lama) fatto da un GIORNALISTA serio e preparato con ricerche sull’argomento fatti durante molti anni di studio, o andando a chiedere cosa ne pensano le altre scuole del Buddhismo tibetano che non sono affatto “sotto il dominio del Dalai Lama”…
Marco
6 luglio 2012 at 17:34
Prima di scrivere determinate cose forse sarebbe meglio informarsi debitamente dato che l’articolo contiene inesattezze ridicole che dimostrano la totale ignoranza sull’argomento das parte di chi scrive, e la presunzione di voler scrivere un articolo su una cosa che non si conosce e’ imperdonabile per qualcuno che gioca a fare il “giornalista”.
FEDERICO
5 luglio 2012 at 07:26
Letto qua e là, belli i commenti, vedo gente preparata. Io dico solo che con l’Italia, la sua cultura, la sua storia, la sua tradizione il Dalai Lama non ci azzecca per niente. Poi come non notare che molti demonizzano un papa (Benedetto XIV) per gettarsi nelle braccia di un altro? Sono solo delle mode….il Tibet è lontano, la Cina pure….provocazione per provocazione, Vi dico: torniamo al culto degli antichi Dei, rendiamo omaggio a Giove Olimpo, edifichiamo are a Venere e Minerva…..non esistono? Perché, gli altri sì? Non mi piacciono i calvi che indossano vestaglioni! Almeno Odino aveva lunghi capelli biondi. M’iscrivo al partito dell’Imperatore Giuliano. Vi piace tanto l’Oriente e le sue religioni o filosofie? E andateci, una buona volta !!!!!
Henry Chinaski
5 luglio 2012 at 02:23
LOL
Tibet
2 luglio 2012 at 23:51
@Ariel,
Il Karmapa non è stato arrestato!!!! Tutte le accuse sono state prosciolte. Ma perchè parlate senza sapere ciò che dite???
Se non siete stati in India quando il Karmapa o il Dalai Lama o chiunquè altro che ha delle realizzazioni (questa è la differenza tra loro e noi) da insegnamenti, non potrete mai capire quanti soldi vengono dati loro. Soldi che loro non possono spendere per loro stessi, ma devono dare in beneficenza.
Documentatevi invece di scrivere parole vuote dal vostro computer!!!!!
Ariel
4 luglio 2012 at 10:46
@ Tibet
Semplicemente mi era sfuggita questa notizia certamente positiva, ma forse passata un po’ sotto traccia, perciò non conoscevo l’epilogo della vicenda. Poi è normale che ognuno valuti le situazioni in base al proprio sentire: ciò che per alcuni non è discutibile lo è per altri. C’è chi si chiede fino a che punto sia giusto “credere” a ciò che i media raccontano, e non solo nel campo della religione , ma anche della politica e della scienza. Siamo quasi sempre nella posizione di “credenti” che non hanno modo di verificare personalmente, ma solo di accettare le informazioni con un atto di fede perchè c’è un’autorità che ne sa più degli altri. Perciò un confronto, anche contradditorio può essere costruttivo. Concordo poi sulla vacuità delle parole, ma noi umani, vivendo nel mondo dei nomi e delle forme, comunichiamo ancora così. E’ una peculiarità del Buddha, il Risvegliato, rispondere alle domande fatte con parole vuote, rigirando fra le dita un fiore di loto, in quello che è stato definito “silenzio tonante”.
Tibet
2 luglio 2012 at 23:44
Mi dispiace che la maggior parte di voi avete parlato molto a vanvera … “lui è un prete”, Mussolini era un enigma, ecc.
Le informazioni che l’autrice ha citate sono erate in molti punti. “Mentre apertamente il Dalai Lama predica la pacifica coesistenza di ogni religione, pretende che la riunione delle quattro grandi tradizioni buddiste da lui auspicata avvenga sotto un’unica direzione, guarda caso la sua.” Il ruolo del Dalai Lama ha diversi centinai di anni, ed è dagli inizi che il Dalai Lama è il capo religioso delle 4 scuole. Non è QUESTO Dalai Lama che ha deciso che devono stare sotto la sua direzione. E’ un eredità … e da quando seguo il Buddhismo tibetano, non ho mai sentito nessuno dalle altre scuole dire qualcosa contro questo fatto.
Purtroppo da quando il Dalai Lama ha deciso di non pregare più quella divinità, c’è una scissione nel Buddhismo tibetano.
Lui è il capo della scuola Gelupa e come tale può decidere cosa fare. Lui dice che se uno vuole continuare a pregare quella divinità, può farlo, ma di non considerare il Dalai Lama come suo maestro. L’abate del monastero del Dalai Lama a Dharamsala, India insieme a 2 monaci sono stati assassinati negli anni 90 per il problema Shugden. Perchè non è stato menzionato nel articolo? Forse perchè l’autrice dell’articolo sta scrivendo un articolo di parte.
Esaminiamo quest’altra parte che vuole fare sembrare “vittima”. Chi pratica Shugden in Tibet viene aiutato economicamente dal governo cinese … che vi dice questo?
Un monaco tibetano che vive a Milano ed ha un centro molto grosso dove si pratica Shugden è andato in Cina per conoscere il “Panchen Lama” finto, cioè, quello che il governo di Pechino ha messo al posto del Panchen Lama rapito dal governo cinese soli 10 giorni dopo che il Dalai Lama le aveva riconosciuto come tale. Il bambino aveva 6 anni … è dal 1995 che non ci sono più notizie di lui o la sua famiglia. E questo che vi dice???
Conosco bene il Buddhismo tibetano e seguo molto il Dalai Lama. Vi chiedo solamente di documentarvi sul Buddhismo e il Dalai Lama prima di parlare a vanvera!
Grazie!
norman zoia
30 giugno 2012 at 23:25
L’ormai leggendaria battuta che sigla “A qualcuno piace caldo” e cioè, nessuno è perfetto, è calzante & incalzante anche se rivolta a un semidio che, come il camelide portatore in parte del suo stesso appellativo, ogni tanto sputa… nel caso in questione forse dentro quell’Oceano da cui trae il primo nome!
susanna schimperna
30 giugno 2012 at 19:23
Nicolò – su questo, niente da obiettare. non sono i messaggeri a rendere validi o non validi i messaggi, e credere il contrario ha sempre causato disastri.
Nicolò
30 giugno 2012 at 15:23
A chi sa ascoltare il cuore e le emozioni portate vedendo il Dalai Lama poco importa cosa dicono le parole scritte, per gli altri auguro di provarle presto…
patrizia losi
29 giugno 2012 at 12:42
Dio o semiDio, come si proclama di essere, resta pur sempre un uomo e come tale cratura, imperfetta e soggetta a peccare. Ma noi innamorati come siamo, quando abbracciamo una religione o quando abbracciamo un mito, non ce ne accorgiamo.
Quindi chiarezza, libertà e abolizione della censura. Se ha sbagliato è giusto che paghi. Se ci sono altre opinioni è giusto che vengano rispettate. Dalai Lama o pinco pallino, pari dignita! e chi è senza peccato scagli la prima pietra! Buona giornata a tutti….
Paolo Frumento
29 giugno 2012 at 01:14
Io, proprio perchè inizio con io, mi sento totalmente occidentale, però con il bisogno di spiegare cosa intendo quando dico questo. Penso che la figura del singolo, che degradata in modo egoistico diventa individualismo, sia tipicamente occidentale. Sono incuriosito del rapporto con la cultura orientale, così come lo potrebbe vivere un occidentale: allora capisco Kerouac, Lennon, Rocchi, che da singoli vanno in posti dove per diverse ragioni: (economiche?, religiose?, geografiche?) sembra che il singolo sia concepibile in funzione della collettività, così come il mondo naturale è sotto le regole della necessità, mentre solo l’uomo, uscito dal paradiso terrestre (Genesi) o che si è ribellato agli dei (Prometeo incatenato), è libero, ciò non condizionato dalle leggi naturali. L’uomo sarebbe infatti libero nel naturale se non fosse consapevole della morte, ma dopo questo passo non può più esser libero nel naturale: deve accettare il dilemma tra finito e infinito, discorso che potrei anche approfondire secondo miei punti di riferimento occidentali che non aspirano ad una verità più piacevole, ma ad una Verità e basta. Mi par di ricordare una qualche intervista a Battiato che, da buon singolo, si burlava un pò delle tante cerimonie davanti a Sai Baba che aveva incontrato da vicino. O ricordo un libro, e qui il personaggio è da me già più rispettabile, di un ben educato indiano che chiedeva ad un capellone della prima era quale posto il suo credo aveva per la famiglia e altre isitituzioni. Da buon singolo il capellone non poteva che dire: nessun rapporto, con mio padre ho sempre litigato e di mia madre non me ne frega nulla. Certamente l’indiano poteva ritrarsi scandalizzato, perchè per le cu.ture tradizionali la comunità è sacra ma anche necessaria (Quindi c’è dell’interesse umano in questa pseudoverità). Io mi sento più come il capellone, così come per Battiato. In me ci saranno anche molti pregiudizi dovuti al non sapere molte cose al riguardo, ma mi sono fatto un ‘idea di massima. Ora rientro nel discorso: con queste premesse non riesco a considerare il Dalai Lama più speciale di qualche altra persona, perchè non credo alla reincarnazione. Posso dire che a volte l’ho visto grattarsi la testa come faccio io, ma senza voler esser polemico per principio, potendo scambiare delle parole con lui, saprei argomentare le mie ragioni. Ho la presunzione, oltre che del capellone e di Battiato, di essere anche più come Claudio Rocchi su questi punti: un occidentale curioso dell’oriente come singolo, che viaggia, fortunatamente, non spinto da necessità economiche, ma per la libertà che ha come essere unico irripetibile. saranno anche più buoni di noi, ma ogni volta che un ‘azione è legata ad una necessità, il suo valore perde d’importanza: così anche il suicido altruistico di cui parla il sociologo Durkheim, tipicamente orientale, sia nel caso del samurai verso il feudatario o della moglie indiana verso il marito defunto, è molto condizionata dal biasimo sociale. Mi chiedo come in queste culture tradizionali ci possa essere la libertà del capellone, di Battiato di Rocchi. Sono tutte culture tradizionali dove il singolo è un ingranaggio nel meccanismo economicosociale che è anche affettivo-utilitartistico. L’industrializzazione ha creato il singolo a livello di alienato sociale, ma ancor prima, alcuni ritengono che l’etica protestante, e quindi cristiana, abbia favorito l’esistenza del singolo. fuori dal singolo per me regna, poco o tanto la necessità, e quindi le problematiche mentali sonodiverse da quelle che vivo io. Comunque se qualcuno mi considerasse degno di qualche risposta potrei spiegarmi ulteriormente. Sempre con simpatia verso tutti, Paolo.
Ariel
28 giugno 2012 at 21:22
Bellissimo articolo che apre,con diplomazia, una piccola breccia nel muro di omertà che circonda la questione Cina-Tibet.Non mi stupisce l’ammirazione del Dalai Lama nei confronti di Mao, e le elegie a lui dedicate, del resto, nel 1951 avevano già stipulato l’Accordo in 17 punti fra Cina e Tibet per un’adesione graduale alla Repubblica Popolare Cinese. Infatti in occasione della visita nel ’54, il Dalai Lama venne eletto vice-presidente del Congresso Nazionale del Popolo (Parlamento Cinese).Vorrei infatti ricordare che il Tibet è diventato una teocrazia nel momento in cui il potere religioso ha venduto la Sovranità Nazionale,rappresentata dal Re, ai conquistatori Mongoli della Cina, convertitisi al Lamaismo, nel XIII secolo; divenendo, Stato vassallo dell’Impero Cinese per la Politica Estera,e Teocrazia per la Politica Interna, con un’economia basata per secoli sulla servitù della gleba. Infatti a Pechino fra i più importanti siti turistici vi è il Palazzo dei Lama a testimonianza dei rapporti con la Cina anche in secoli passati.Bisogna dire che il Dalai Lama negli anni ’50 era giovanissimo e che tutti hanno diritto di cambiare idea, soprattutto di fronte al dollaro. Nonostante l’inesperienza ha però riconosciuto , come da prassi,la necessità per uno Stato teocratico, quindi senza esercito, di appoggiarsi ad una potenza sempre più grande.Cosa poi abbia fatto per il suo popolo non si sa. I grandi leader politici laici come Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi hanno passato metà della loro vita in galera, non sono scappati con la loro corte. Certo è che l’esportazione del Buddhismo Tibetano nel mondo a consentito l’accumulo di enormi ricchezze. Non per niente il Karmapa, Terza Carica del governo tibetano in esilio , è stato arrestato in India per fondi neri (1,4 milioni di dollari in valuta), ma anche qui la stampa italiana è stata muta. Sarà un complotto di Pechino? Chissà.. A questo punto i buonisti e benpensanti occidentali se fossero meno ipocriti riconoscerebbero quanto c’è di propaganda anti- cinese in questa vicenda, per farci dimenticare che il capitalismo occidentale si arricchisce sfruttando la manodopera cinese a basso costo e che i nostri iPad grondano di sangue. In Tibet,poi, esiste anche una società civile, non solo i monaci (alla faccia della mancanza di libertà di culto). Con questo intendo dire che non debbano per forza morire cinesi, ma forse una maggioranza desidera uno Stato laico , in memoria della schiavitù , e della crudeltà dei secoli passati. Bellissimo documentario su Youtube “The untold stories of Dalai Lama”.In merito alla manipolazione dell’informazione è doveroso ricordare che non si può raccontare la Storia a prescindere dai documenti storici, anche se i media occidentali ci riescono benissimo,perchè il pubblico non è in grado di assumere posizioni critiche. Si creano quindi tabù e posizioni manichee e barricadere, per cui chi osa dire “il re è nudo” viene linciato.Questo perchè l’Occidente prima di ogni guerra , anche mediatica, agita la bandiera della democrazia e dei diritti umani, perchè si sa tutti vogliono essere buoni e tutti aborrono il male come ci ha insegnato la Santa Inquisizione. Strano che non si parli del genocidio e dei diritti negati degli aborigeni australiani, forse perchè sono sudditi di Sua Maestà?
tomaso
28 giugno 2012 at 20:22
Diceva l’Illuminato Siddartha … quando pensi di aver incontrato Buddha, uccidilo…
claudio rocchi
28 giugno 2012 at 19:43
Già, amiche e amici, parlare di infallibilità dei Dalai Lama in genere o dei Papi in genere ed accettarne l’assunto è a dir poco sorprendente. Da noi basterebbero Alessandro VI e Innocenzo VIII a provare come “ridicola” l’infallibilità, da loro basterebbe ricordare come è nata l’istituzione. Fino dal XIII secolo il lama alla guida del Tibet era considerato il consigliere spirituale dell’imperatore di Cina mentre l’Imperatore era di fatto il protettore del lama e quindi, per estensione, del Tibet stesso. La gratitudine di Altan Khan divenne protezione politica e militare.
Investì difatti Sonam Gyatsho nel 1578 del titolo,(DALAI LAMA = Gyatsho Guru, appunto) stabilendo così una relazione istituzionale di vassallaggio politico-religioso ( non a caso la Cina considera il Tibet da allora una sua provincia) e dando stabilità politica al Tibet lacerato da guerre intestine.
In questo contesto può anche essere letto, in riferimento ai Dalai Lama, l’istituto tibetano della successione per reincarnazione. Un potente strumento politico: niente elezioni, niente eredità per discendenza (come per Papi o monarchi). Di generazione in generazione, la ricomparsa della stessa personalità garantisce legittimità “divina” al mantenimento del potere in carica.
Il quinto Dalai Lama, anche politico e stratega, divenne con l’aiuto dell’esercito mongolo sovrano dell’intero Paese e iniziò la costruzione della fortezza inespugnabile del Potala, a Lhasa. Si autoproclamò emanazione di uno dei principali bodhisattva, esseri che, giunti alla soglia del Nirvana, vi rinunciano per tornare ad aiutare gli altri esseri nel loro sforzo verso la salvezza. Dunque, ogni Dalai Lama (dal V in poi autoproclamatosi) risulta essere emanazione di Avalokiteśvara e incarnazione del proprio predecessore. Non vogliamo essere riduttivi né giudicare stupidamente piani che non frequentiamo ma qualche misura di cautela sulle radici Divine a garanzia dell’infallibilità, forse può starci. Ciò scritto l’Ottimo Tenzin Gyatso ci insegna il buon senso di una sana pratica spirituale. Continuo a consigliare di non pretendere che il postino che ci recapita il manuale tecnico di istruzioni precise per riparare il televisore sia anche in grado di aggiustarlo e soprattutto, nel caso non lo fosse, di concludere scioccamente che le istruzioni contenute nel manuale siano errate . Honni soit qui mal y pense.
angela costantino
28 giugno 2012 at 18:59
Senz’altro il dalai lama è dotato di ottime doti comunicative e avrà anche studiato molto per questo, quindi come ogni buon dittatore che si rispetti gode di molte simpatie…
http://blog.hiddenharmonies.org/2012/04/does-the-west-care-about-what-real-tibetans-think/
complimenti per i commenti e per l’articolo di Susanna:)
Franca
28 giugno 2012 at 16:54
Convengo con quanto ha detto Matilde su vari punti..
Non conosco la storia di Shugden e non sono in grado di giudicarla, tantomeno di commentarla, nè sulle varie inclinazioni e simpatia del Dalai Lama. Ho molti amici buddisti che lo seguono da 30 anni presso la comunità di Pomaia (PI) e mi sembrano tutte persone, serie, acculturate, informate, chiederò anche a loro lumi su queste informazioni.
Quello che però mi sento di dire, indipendentemente da ciò che conosco e non conosco, è che le istituzioni (tutte) hanno il grande limite di dover sostentare se stesse in immagine, potere, danaro ecc… Ciò genera una rigidità, omertà, copertura e mille altri aspetti che nulla hanno a che fare con la spiritualità, la quale viaggia libera e sovrana sopra ogni nome e forma.
La citazione su mussolini, invece, la trovo fuori luogo…
Peppe
28 giugno 2012 at 09:19
Non mi sento di esprimere un giudizio, senza una più attenta valutazione delle fonti; peraltro, l’idea che il Dalai Lama possa aver avuto un’infatuazione per Mao mi sembra un’enormità. Comunque, nessuno è perfetto e infallibile, e peraltro quell’uomo tiene ormai un’età! Grazie per avermi coinvolto.
Massimo Filipponi detto Kolkov
28 giugno 2012 at 11:55
Perchè, avere simpatie comuniste, è sinonimo di imperfezione ed è una assurdità? Io mi sento comunista, allora? Sarei un disabile mentale al 100/100? Speriamo mi diano l’accompagno! Sono proprio queste somme di sintagmi che trovo manipolanti, non mi riferisco certo all’articolo di Susanna ma all’informazione, questi automatici analogismi, come qualcuno, specialmente noto all’opinione pubblica, mostra comportamenti o simpatie socialiste, caso strano ha comportamenti o un passato oscuro e becero…. che strano!…. Certo, per essere perfetti, bisogna essere doppiogiochista, sovvenzionato dalla Cia, o filomassone-liberista come Pannella, o perlomeno simpatizzante di idee “democratiche-finanzieriste” sicuramente anche se torturava la gente, non esfiltrava nu8lla, stanne certo!
Lo Scrocco
28 giugno 2012 at 09:09
Condivido l’idea espressa da un commentatore di un’informazione il più possibile chiara, completa e attendibile. Sono ripetitivo e ritorno sempre al punto…chiunque faccia informazione dovrebbe impiegare il massimo impegno, documentativo ed etico, nel trasportare quanto più si sa, dichiarando fonti, cercando testinessmoni, ren “”dendo il più possibile accessibili anche ai “meno” informati o capaci di informarsi i riferimenti. Dove, come reperirli e laddove siano complicati, attenendosi a una meritoria opera di spiegazione-traduzione. Qui sarebbe utilissimo l’aiuto dell’Ottimo Claudio Rocchi.Testimone diretto e persona capace di un uso davvero Sacro della parola. Chi come lui e Susanna padroneggia (mi si passi la derivazione del termine “padroneggiare” nella sua accezione più sana) un campo del Sapere riesce a scrivere chiaro e semplice, chi inzuppa il proprio scritto di citazioni o parole di non immediata comprensione e reperibilità…mi suscita da sempre dubbi ma non stimola la mia curiosità, ma mi fa scattare l’allarme “complottismo”. Specifico che non mi riferisco assolutamente a Susanna o Claudio, tra l’altro amici preziosissimi per me. Anzi, il mio appellarmi a loro è dimostrazione di fiducia incondizionata. La scrittura “criptica” è possibile a molti informatori, scrittori, scienziati, religiosi, uomini di Sapere. La scrittura divulgativa-informativa a pochissimi fra questi. E già in questo pezzo Susanna (e cito Claudio perché mi è piaciuto tanto il suo commento, non per altro) ne ha dato prova. Riflessione banale e un po’ ironica: l’abito non fa il monaco…ma lo presenta! Ricordiamo il compianto Giovanni Paolo II, con la faccia bonacciona, la simpatia, il suo esempio di compassione, richiesta di perdono per la Chiesa al muro del pianto? Il papa dei giovani, il Santo Subito, non nascondo esercitasse ed eserciti ancora su di me una forte simpatia, un forte carisma. Ma chi era il Commissario per la Fede e la Dottrina Cattolica (non vorrei sbagliar termine, ma insomma, uno che contava, e parecchio, e al quale il defunto papa faceva riferimento assoluto?). Non dico nulla di nuovo se faccio il nome dell’arcigno tedesco con la faccia antipatica Ratzinger, ora attuale Papa. Preghiamo…
claudio
28 giugno 2012 at 03:11
Il tema in realtà non è il Dalai Lama, ma l’informazione. Sempre poco approfondita da giornalisti e commentatori, con poche, troppo poche eccezioni.
claudio
28 giugno 2012 at 02:28
MAH!?
Francesco
28 giugno 2012 at 01:55
Seja cheio do Amor e manifestação
do mais perfeito Amor de Deus.
F R E E T I B E T <3 <3 <3
matilde
28 giugno 2012 at 01:47
“Tutto questo detto, sarà il caso che non dimentichiamo, nemmeno da innamorati del Dalai Lama, la necessità di dare voce e quindi ascoltare gli avversari di questo uomo-simbolo, capo religioso e non solo, quattordicesima reincarnazione, per i credenti, di un aspetto del Buddha.”
Ciao Susanna, condivido l’impostazione del tuo articolo e mi piacerebbe che il Dalai Lama si esprimesse in prima persona su questi temi.. pur ritenendo di non essere sufficientemente documentata per esprimere un’opinione che entri nel merito specifico, la riflessione che mi è sorta è che “Dio ha creato le anime e non le istituzioni”. Inoltre, la commistione tra potere politico e religioso, a maggior ragione se incarnati in un’unica figura, a mio parere, genera inevitabilmente effetti deleteri per i diritti e la libertà delle persone.. che tema hai posto!! grazie.
Francesco
28 giugno 2012 at 01:34
Prima di partire per l´India, passavo sempre per Assisi per qualche giorno, giusto per ritrovarmi…
In quei giorni c´era un incontro di tutte le religioni per la Pace (1985), avevo passato la notte dormendo nella sacrestia di santa Maria degli Angeli, e a prima mattina mi sono fatto un trip, e fumato gangia… insomma per farla breve, all´improvviso vedo sbucare tra due ali di gente, un Signore in giallorosso che emanava una forte LUCE LILLÀ (era il Dalai Lama)ma a me sembrava Gesú (che flasch!!) e mi sono fatto spazio tra la folla, e ho toccato la sua veste per un attimo soltanto, ma mi ricordo ancora…
Giles
28 giugno 2012 at 01:03
Penso che il Dalai Lama sia un uomo saggio ma è in ogni caso un uomo che può fare errori a seconda dei transiti che vive.Tu lo sai Susanna io amo e verifico astrologia.Lui è del cancro e sembra che SATURNO dalla bilancia,sua 4a casa(la città il paese d’origine lo metta ancora una volta a dura prova.
patrizia
28 giugno 2012 at 00:02
Ho letto con attenzione tutti questi commenti interessanti,in particolare quello di Claudio Rocchi,a mio parere una testimonianza validissima proprio perchè vissuta in prima persona.Tutto ciò che si conosce è l’innegabile oppressione del popolo tibetano da parte del governo cinese,oppressione che si è tradotta in violenta repressione della cultura e dei diritti di un popolo di cui il Dalai Lama se ne fa portavoce ( detto in termini riduttivi..).Se anche ci sono dei risvolti non molto chiari sulla sua figura o sulle modalità dittatoriali di certe sue prese di posizioni,non me ne curo molto di fronte ad una così vasta operazione umanitaria che è quella di difendere l’autonomia e l’indipendenza di un popolo che subisce da tempi immemorabili ogni sorta di violenza. Non dimentichiamo inoltre che il governo cinese fa opera di boicottaggio della sua figura spirituale,e anche questo è da mettere in conto.Non mi addentro sulla sua grande saggezza e sul suo innegabile carisma e per ciò che rappresenta ed evoca ma solo sulle sue “terrene” buone e umane intenzioni,che secondo me vanificano qualunque cattiva opinione.
Massimo Filipponi detto Kolkov
27 giugno 2012 at 23:06
bellissimo il commento di Massimo Villa!
fabio mosconi
27 giugno 2012 at 22:02
…FORSE E’ GIUNTO IL TEMPO CHE LA QUINDICESIMA REINCARNAZIONE SI PALESI…
fabio mosconi
27 giugno 2012 at 21:59
…forse è giunto il tempo che la quindicesima reincarnazione si palesi..
joe's garage
27 giugno 2012 at 21:41
…dopo una poco ipocrita e molto coraggiosa analisi introspettiva del soggetto da parte di quella talentuosa giornalista che è la signora Schimperna apparrebbe blasfemo e sui generis , asserire che il dalai lama biforcuta abbia la faccia di paraculo,quanto ratzinger abbia quella del nazista aguzzino…e cmq tanti ..troppi personaggi grazie ai media, hanno assunto le sembianze di eroi..di idoli da emulare e ricordare,ma poi in effetti nella realtà non è così…e se malauguratamente qualcuno cerca di affermare la “vera” realtà,rischia oggettivamente il linciaggio mediatico e non solo…
Massimo Filipponi detto Kolkov
27 giugno 2012 at 21:12
a parte io credo che nessuno sia intoccabile, a parte fisicamente, ovvio, ma che il dalai lama abbia simpatie maoiste?… Meno male! Già mi è più simpatico! Seconda considerazione ancora: Ri-meno male! Finora qualsiasi religione, di quelle accettate dai grandi poteri intendo, sono sempre state filo-padronali, e filo liberiste e antisociali! Dalla religione cattolica, che scomunicava i comunisti, ma vedeva di buon occhio la becera borghesia, se non addirittura fascisti e nazisti; i protestanti e calvinisti, che benedicevano chiunque accumulasse ricchezza innalzandoli a benedetti da dio; buddisti, induisti, ed altre orientali, erano vittime buone dei comunistacci, che predicavano una pace attuata da un proselitismo monastico fatto di rinuncia e meditazioni fino al nichilismo! L’islamismo non fa testo, quello è appannaggio di popolazioni araboscannatorididonnemassacratoridibambini che hanno osato sporcare il mondo occidentale che è progredito, bianco pulito, libero!
Meno male ancora, che una religione anche se tacitamente, accettata dall’ “Occidente Solare” appoggi una filosofia socialista! Almeno un antagonista al libero “finanzierismo”, un pò più ascoltato, c’è!
anna disanza
27 giugno 2012 at 20:55
Susanna, ho letto con curioso interesse questo tuo scritto e ti confesso che, senza nulla togliere a te ed alla tua capacità di espressione, sempre chiara e decisa, non ci ritrovo nulla di nuovo.
Mi spiego, non conoscevo i dettagli che hai descritto ma un’idea un po terra terra me l’ero fatta da me, e la mia conclusione è questa:
Il Dalai Lama, per quanto pura, buona e generosa persona, resta per me un manipolatore di masse. Lo so…detta così è forte, ma per quanto mi riguarda rappresenta quello che può rappresentare il Papa o altre figure che hanno lo stesso ” compito”, quello di rappresentare il divino, e non credo ci sia nulla di peggio che approfittarsi di queste carte da giocare, carte vincenti sempre se si gioca con un avversario che aspetta solo quello….con conseguenze che oltrepassano l’intento iniziale.
Non mi piace l’idea che solo pochi eletti si arrogano il diritto di inculcare illusioni mistiche a chi non ha gli strumenti per andare con le proprie gambe…
Ma questo è un pensiero dettato dal mio vissuto che è stato sempre libero da una qualsiasi illusione di questo genere, sono libera nel cuore, nella mente e nell’anima che è mia, non di altri e credo sarebbe l’ideale avere il potere di se.
Mi preme sottolineare che apprezzo sempre le tue lunghe riflessioni, sempre profonde e dettate dal tuo essere generosa nel voler capire e far conoscere ai più, per questo ti ringrazio della condivisione.
Anna
massimo villa
27 giugno 2012 at 20:07
Giustamente, citando il grande maestro di vita Billy Wilder, “NOBODY IS PERFECT” (Someone Like It Hot,1959. Le ombre del Dalai Lama (ci sono comunque buddhisti che rigettano in toto il bud tibetano parlando di “lamaismo”) le ombre eventuali rimangono probabilmente secondarie rispetto all’insegnamento di pace, semplicità e zero settarismo che l’uomo ci comunica.
Non ho capito da dove sia nato il discorso su Mussolini di Rebecca, ma non importa…da dove…
Le GRANDI opere pubbliche, il risanamento dell’agro pontino (accompagnato dalla deportazione a modello cino-staliniano di migliaia e migliaia di contadini – per altro poverissimi a casa loro) un palese indiscutibile “amore per il popolo”, si ma un popolo prima soggiogato con la violenza (Novecento di Bertolucci è quasi docufiction) e poi mandato a morire in guerra, lui soggiogato dal mostro tedesco anche nelle inaccettabili e rivoltanti leggi razziali…Quello che di buono ha fatto Mussolini per il paese corrispondeva ad ovvie esigenze di modernizzazione e sviluppo. Allora non c’era Moody’s e lo stato spendeva senza limiti, anche per le case popolari. Che tutto ciò si faccia meglio con una dittatura? Senza andare lontano anche il consociativismo catto comunista del nostro dopoguerra ha fatto moltissimo e senza bisogno di uccidere gli oppositori, mandare gli ebrei in campo di concentramento e per finire fare una bella guerra…Fanfani e Togliatti, anche se diversi hanno collaborato alla rinascita del paese.
Nessuna tenerezza verso il folle dittatore fascista per favore…
francesco
27 giugno 2012 at 19:30
Personalmente non credo che esistano umani “dei o semidei” ne tanto meno esseri perfetti, esiste qualcuno/na che conosce i termini di tale stato di grazia?, penso proprio di no. Credo invece che ci siano stati, ci sono e ci saranno umani più o meno capaci di vedere e mettere in pratica leggi cosmiche fondamentali, quelle che danno un senso alla nostra esistenza. Può un pesce vivere sulla terra o un albero sotto il mare? Può un essere umano riuscire a vivere sul nostro pianeta in maniera “perfetta”? se si….perchè morire?. L’unica perfezione che riesco a vedere è lo scorrere del tempo e le sue leggi. Grazie Susanna, un abbraccio
))
claudio rocchi
27 giugno 2012 at 19:17
Conosco bene la vicenda di Dorje Shugden, vista da vicino in Nepal nella comunità Tibetana nell’area di Boudanath dove vivevo a cavallo di fine millennio. Tutto vero quello che scrive Susanna, credere o non credere ci sono decise discriminazioni in atto, e affermazioni a volte “garbatamente” contrastanti da parte dell’ufficialità di Dharamsala. Documenti in rete se ne trovano a decine. Chi ha dubbi o interesse ad approfondire basta che cerchi con parole chiave appropriate pe r trovare video , articoli, servizi televisivi, documenti e libri dritti al punto. Aggiungo che il messaggio ufficiale del 14° Dalai Lama resta splendido e denso di occasioni di riflessioni e crescita. Non per questo possiamo non vedere e non ascoltare e non leggere quanto è in circolazione in rete. la scomunica di chi pratica Dorje Shugden è in atto da anni, le spiegazioni uniche che ha dato il Dalai Lama sono quelle dell’Oracolo che lo avrebbe messo in guardia per l’incolumità personale e quella del popolo Tibetano. La prtaica scomunicata è una pratica oracolare. E shugden, il santo col cappello a falde larghe, si è visto declassare dai paradisi della santità agli inferni demoniaci all of sudden, all’improvviso. Come se il Papa vietasse da domani il culto di Sant’Antonio definendolo superstizione e paganesimo e scomunicasse i suoi fedeli. Come se i negozianti cattolici non facessero più commercio con i fedeli di Sant’Antonio. Come se liste di nomi di fedeli di S.Antonio circolassero nelle varie Diocesi scatenando a volte, ahimè è successo in India, Nepal e Tibet, per mano dei più integralistri fanatici paladini del (in questo caso) Dharma follie violente e persino attentati alle persone. E’ successo tutto. Non si sapeva? Ora si sa. Con buona pace dell’Ottimo Gautama, dei suoi ottimi insegnamenti, e degli ottimi diffusori degli stessi. 14 Dalai Lama incluso, Non è questo in discussione; qui si parla d’altro. Hugs
susanna schimperna
27 giugno 2012 at 18:57
scusate: “PER LA CAPACITà DI RIMANERE” non di “non” rimanere…
susanna schimperna
27 giugno 2012 at 18:56
intanto grazie a tutti per la capacità di non rimanere coi nervi saldi: ci sono persone, come il Dalai Lama, intorno a cui si è creata una tale aura di sacralità – comunque la si pensi in materia religiosa – che qualunque domanda o informazione possa minimamente attaccare la loro indefettibilità mette a rischio di insulti chi osi porla.
alessandro mengali:in italia ci sono comunità dissidenti (a milano, sul lago di garda)con cui parlare; i documentari della tv svizzera, a disposizione di chiunque si prenda la briga di cercarli, sono andati in onda e sono precisi; le esternazioni del Dalai Lama sono riportate in carte ufficiali, resoconti ufficiali; la western shugden society, che trovi anche in rete, propone documenti e testimonianze. se hai voglia di fare ricerche, non ti sarà difficile accertarti dell’esistenza delle “fonti”.
Pio Antonio Caso
27 giugno 2012 at 17:46
Le Grandi Religioni e le relative Eresie sembrano essere due pensieri contrastanti che tengono in pugno i fili di un burattino, l’uomo. A che serve sapere che nella religione cristiana la prima eresia fu quella di Stefano, ebreo ellenista che propugnava la teofagia, cioè il cibarsi del corpo del dio? Mentre lo lapidavano, a reggere le vesti e i mantelli dei giustizieri, c’era Saulo di Tarso incapace di entrare nel Sinedrio causa l’ostilità di Anna. Subito dopo Saulo viene folgorato sulla via di Damasco e cambia non solo il nome in Paolo, ma addirittura concezione religiosa. Incontratolo, Pietro gli molla uno sganassone, che sembra essere stato inefficace viste le attuali presenti conseguenze dell’influenza di Paolo sulla religione cattolica.
Del Dalai Lama non conosco molto e devo prendere cum grano salis le notizie lette nel tuo articolo.
Non cambierebbe molto nel mio percorso umano di vita sapere che la quattordicesima incarnazione di Buddha abbia elogiato questo o quel dittatore.
Semplicemente inutile sotto il profilo dell’emancipazione personale, una volta superato lo scoglio dell’individuazione del Sè.
Siamo molto di più e molto di meno di tante interpretazioni religiose.
Affidarsi alla Smorfia Napoletana per capire un sogno, anziché a un Oracolo o a uno psicanalista dell’Anima, a volte fa indovinare un terno o un ambo.
Dio, se esiste, è una persona seria, senza barba, occhio triangolare e senza intermediari. E non è antropomorfo!
eugenio tassitano
27 giugno 2012 at 17:28
in ogni uomo c’è il bene e il male, nessuno di noi può andare al di là della natura umana, può solo impegnarsi a coltivare il bene, ma a volte fallirà.
Paolo
27 giugno 2012 at 17:04
le confessioni religiose che riconoscono alla loro massima guida spirituale perfezione e infallibilità (in materia di dottrina) hanno una struttura verticistica e sono a tutti gli effetti delle ‘dittature’..e se si manifestano come stato confessionale ricadiamo nella teocrazia, intesa appunto come dittatura del clero
Rosanna Sebastiani
27 giugno 2012 at 16:02
Siamo abbastanza evoluti (o almeno spero), per ritenere le religioni tutte, un obsoleto oppiaceo di cui si può tranquillamente fare a meno, ed i religiosi dei cinici opportunisti e sfruttatori della creduloneria popolana. Approfitto di questo Topic per manifestare solidarietà a Pisapia, che da buon amministratore (cosa che è stato chiamato a fare) ha sacrificato qualche amicizia faziosa in ragione della riuscita dell’evento Expò, che, vorrei ricordare, ci costa un botto di soldi.
Simona Desogus
27 giugno 2012 at 15:25
Condivido il tuo ragionamento logico, Susanna: “o il Dalai Lama è praticamente perfetto e di conseguenza non può migliorare, oppure è imperfetto e dunque può migliorare, ma proprio per questo, allora, non può essere infallibile”.
E certamente, il Dalai Lama non è l’essere umano infallibile che incarna la legge divina. Quindi, ai fini dell’evoluzione, secondo le teorie buddhiste, ha molte altre incarnazioni terrene davanti a sè.
La non tolleranza verso i seguaci eretici, l’espulsione dai monasteri dei monaci dissidenti, i divieto del culto di Shugden, la pretesa che le quattro tradizioni buddiste si riuniscano sotto la sua direzione, la fiducia cieca negli oracoli a discapito delle argomentazioni ragionevoli, gli elogi per Hitler e Göring, l’adorazione per Mao (che tra repressione, lavori forzati, carestia che causò e sterminio di milioni di contadini, uccise milioni di cinesi) , il silenzio verso le vittime della sua politica, rendono il Dalai Lama un essere più terreno che divino, più incline alla politica, che allo sviluppo della saggezza, obiettivo fondamentale della filosofia buddhista. L’incarnazione divina continua ad avere la sua espressione più alta nela figura di Gesù, espressione di semplicità, umiltà, mitezza, comprensione, bontà, altruismo. Doti che alcune filosofie buddiste, basate sulla logica, riescono a trasmettere meglio di quanto non riesca a fare la religione cattolica.
Angela
27 giugno 2012 at 15:22
Anche lui ha la sua Ombra!
gianclaudio
27 giugno 2012 at 14:35
mi associo a rebecca,si fa’ un gran parlare di mahatma, di dalai lama, ma in fondo, qual’e’ il grande messaggio di questi personaggi,gandi filoinglese, fino a quando gli inglesi gli dissero ghe era indiano,allora incomincio’ a stare col suo popolo, che prima lo vedeva come da sottomettere, quest’altro reincarnazione di cosa non si sa’, lo eleviamo a chissa’ cosa,ma e’ come dire che il papa e’ la reincarnazione di cristo,ridiamo di brutto,e allora ridiamo di tutto e di tutte le religioni, che non sono altro che potere, io sono sempre scettico verso questi personaggi,come lo sarei stato per i mussolini , gli hitler,i santo subito,i maometti, e non mi fa’ differenza un gheddafi che veniva da berbero o un dalai, con quella veste,segnali della loro piu’ alta importanza e non vedo neanche l’importanza della cittadinanza onoraria,onore di cosa?
Giovanna Spantigati
27 giugno 2012 at 14:34
Belle domande, Susanna… Non è stato possibile porle a lui direttamente? Io tendo a credere sempre che la verità stia nel mezzo e che tutto sia veramente relativo. Mettere sempre in discussione tutto…. significa non avere il BISOGNO delle certezze. Questo ti fa onore. Io stessa ero un pò reticente a leggere il tuo pezzo, ma l’ho fatto quindi ho rischiato che delle informazioni potessero togliermi le mie certezze. Poi, affermare che “tutto è relativo” può sembrare anche pressapochismo. Diciamo che mi fido del mio istinto ed avendolo incontrato anni fa provai delle sensazioni molto positive. Guardandolo ed ascoltando le risposte che dava ai giornalisti ho pensato: “Questa è una persona coerente.”
alessandro mengali
27 giugno 2012 at 14:30
Non l’ho letto tutto, ma il problema per me resta lo stesso: chi mi garantisce che si tratta di informazioni fondate? Si può scrivere che Monti è un massone o un pittreista; si può dire lo stesso di Napolitano, di Prodi, di Scalfari. di mio nonno o di tuo nonno.. Ma: le prove? I documenti?
Ti posso chiedere se si tratta di fonti dirette o se scrivi per sentito dire?
Voglio dire: quali sono le fonti e che possibilità hanno di essere attendibili?
Altrimenti si può dire tutto di tutti..
Io sono uno che parlo franco.
susi
27 giugno 2012 at 14:22
E’ comunqueuna figura di “potere” se non altro in quanto capo spirituale di una religione “dichiarata” e per assumere questo ruolo non credo proprio che si possa annullare l’Ego ( quello birbone intendo). E’ altresì vero che per combattere il sistema, in qualche modo bisogna entrarci dentro…direi che come tutti ha la sua parte Ombra;)
ale
27 giugno 2012 at 14:21
A me pure è simpatico, ma non può aspirare a niente di più che la mia simpatia (della quale ovviamente non gli importa) chiunque al mondo sia un “appartenente” (per forza di cose contro qualunque “appartenente” a qualcos’altro).
giulio
27 giugno 2012 at 13:59
In fondo pure lui un prete è.
Aurelio
27 giugno 2012 at 13:56
NESSUNO è PERFETTO… Susanna … e il Dalai Lama è innanzitutto un Uomo… prima di una guida spirituale… annessi e connessi…
L’importante è il messaggio che porta per missione e per Karma … un messaggio di PACE e SERENITÁ per e di tutta l’Umanità… un impegno lungo più di una vita… (14 non basteranno forse…) ed una responsabilità notevole da portare avanti, se consideriamo le “tentazioni” dell’Ego a cui ognuno è sottoposto…
Come dici bene, trovandomi d’accordo, ” …Nel caso specifico, l’evoluzione non è congrua rispetto alla natura semidivina e all’attributo di infallibilità, per cui, attenendoci alla logica, o il Dalai Lama è praticamente perfetto e di conseguenza non può migliorare, oppure è imperfetto e dunque può migliorare, ma proprio per questo, allora, non può essere infallibile….”
un abbraccio
rebecca
27 giugno 2012 at 13:30
anche il Gahndi ebbe parole di elogio per Mussolini…per fortuna non ho guru
rebecca
27 giugno 2012 at 13:43
Mussolini è un enigma per me. Molte delle riforme che ha fatto mi attirano. Sembra aver fatto molto per i contadini. In verità, il guanto di ferro c’è. Ma poiché la forza (la violenza) è la base della società occidentale, le riforme di Mussolini sono degne di uno studio imparziale. La sua attenzione per i poveri, la sua opposizione alla superurbanizzazione, il suo sforzo per attuare una coordinazione tra il capitale e il lavoro, mi sembrano richiedere un’attenzione speciale. [...] Il mio dubbio fondamentale riguarda il fatto che queste riforme sono attuate mediante la costrizione. Ma accade anche nelle istituzioni democratiche. Ciò che mi colpisce è che, dietro l’implacabilità di Mussolini, c’è il disegno di servire il proprio popolo. Anche dietro i suoi discorsi enfatici c’è un nocciolo di sincerità e di amore appassionato per il suo popolo. Mi sembra anche che la massa degli italiani ami il governo di ferro di Mussolini. (Mahatma Gandhi)