“Cinquanta sfumature di grigio”
Ovvero il sesso per educande

Laura Eduati Pubblicato da
il 26 giugno 2012.
Pubblicato in Queer.

Cinquanta sfumature di Grigio” è scritto peggio di quanto sia perdonabile, eppure i suoi protagonisti – Ana e Mr. Grey – porteranno egregiamente a termine il loro compito: transitare il sado-maso estremo dalle letture radical chic di una élite libertina e scafata alle chiacchiere sghignazzanti delle ragazze in fissa con Twilight, Robert Pattinson e Tre metri sopra il cielo.

Non è detto che questo fosse lo scopo di E.L. James, l’autrice-casalinga che secondo i periodici femminili ha inaugurato il rassicurante filone delle “pornomamme”, le milf non proprio amanti della perfetta forma fisica che rivendicano fantasie erotiche spinte finora confinate nelle categorie di Youporn. Con una nostalgia evidente per la giovinezza: la protagonista Anastasia Steele ha appena ventun anni, è vergine e imbranata, sveglia ma con scarsa autostima, mentre Mr.Grey è un biondino alla Leonardo di Caprio sul Titanic, sguardo rapace e sfuggente come Jude Law, uomo che James descrive come misterioso, ambiguo e ferito nell’anima – dunque inquieto e pericoloso – e che però presenta Ana ai genitori dopo appena due settimane. Sfuggente?

Cinquanta sfumature di Grigio” scandalizza, si fa per dire, perché il giovane amante fa sottoscrivere alla ragazza un contratto sessuale: il sesso avverrà soltanto nella Stanza delle Torture, dove Anastasia sarà legata, frustata e scopata senza pietà. Oddio, non proprio senza pietà: Mr.Grey si preoccupa continuamente del benessere della sua amante, annullando con sistematicità le sue paure e le sue inibizioni. Un sado-maso sdolcinato che elimina l’essenza dell’eros ovvero il rischio del non-conosciuto, che poi è la componente principale dell’eccitazione nei bestsellers e film erotici epocali che lo hanno preceduto. In Ultimo Tango a Parigi, nella saga di Emmanuelle, Histoired’O, in Nove settimane e mezzo, nelle Età di Lulù il sesso era disturbante mezzo di esplorazione sensoriale e psichica, minaccioso e attraente perché non prometteva nulla se non l’ignoto (spesso tragico).

E.L. James manca di questa profondità, anche letteraria, e sogna un sado-maso nella forma ma non nella sostanza, cancellando uno dopo l’altro i dubbi e le resistenze della protagonista/schiava che ricava dalla relazione sessuale con Mr Grey un piacere forsennato ma tutto sommato rassicurante.

È proprio la continua rassicurazione a trasformare questo finto romanzo erotico in una storia che interseca Moccia e, per stessa ammissione della scrittrice, le ansie da teen-ager di Twilight. Così le fan di “Cinquanta sfumature” twittano rossori pruriginosi e ammettono di cercare un principe azzurro somigliante al protagonista: bello, ricco e animalesco soltanto a letto. Che noia. Non è certo per fare paragoni con il Marlon Brando di Bertolucci, né per dilungarsi in nostalgie cinematografiche: il libro di James, che in realtà è già una trilogia in uscita in questi giorni in Italia con i due rimanenti volumi “Cinquanta sfumature di nero” e “Cinquanta sfumature di rosso”, azzoppa con una scrittura sciatta una trama che utilizza elementi scandalosi in maniera conformista e per nulla disturbante. Però il libro vende milioni di copie, e lo scrittore che ne curerà la trasposizione cinematografica è nientemeno che Bret Easton Ellis, il quale su Twitter non scioglie la riserva sul regista: David Cronenberg o Angelina Jolie? La disputa non è peregrina: le intenzioni di “Cinquanta sfumature” sono tutte Cronenberg, lo svolgimento è tutto patinato come Jolie.

A volere essere benevoli, perché comunque occorre fare i conti con il successo di pubblico, l’educazione sessuale e sentimentale di Anastasia è un unicum nella lunga lista dei bestseller erotici perché sembra concepito appositamente per le donne, per unire romanticismo, sesso bestiale, ricchezza e tenerezza. Quale uomo può competere con un prototipo come Christian Grey? Se lo avesse scritto un uomo avrebbe utilizzato in maniera differente la Stanza delle Torture? Resta il fatto che “Cinquanta sfumature” mette in scena un rapporto sado-maso dove l’uomo è tradizionalmente dominatore e la donna sottomessa. Ana tenta di ribellarsi alle rigide regole di Mr. Grey e razionalmente rifiuta le sue manie di controllo: eppure deve capitolare di fronte al suo desiderio profondo, quello di essere dominata. Un dominio che però trova il suo punto di equilibrio politicamente corretto: sarà pur vero che Christian fissa persino la sua dieta giornaliera e le ordina di fare sport per tenersi in forma, arrivando a intercettare il suo cellulare, ma allo stesso tempo sono entrambi a scendere a compromessi continui con il desiderio dell’altro, ed è Grey a compiere molta parte del percorso verso Anastasia, perdendo la tipica lucidità del dominatore e mostrando una morbidezza da maschio moderno.

Dunque questo è l’archetipo di una relazione sessuale e sentimentale nell’epoca contemporanea, dove la donna accetta di essere femmina ma non viene davvero umiliata, e l’uomo è virile, geloso e possessivo ma è generoso, protettivo e metrosexual. Una favola.

 

 

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7 Responses to “Cinquanta sfumature di grigio”
Ovvero il sesso per educande

  1. Lo Scrocco

    26 giugno 2012 at 12:22

    Non l’ho letto, né lo farò…già la sola divulgazione pubblicitaria in TV mi lascia intendere che ha lo stesso spessore del libro di poesie.di Flavia Vento (veramente lo ha scritto, non scherzo!))). Considerazione personale, ovvio. L’idea del S/M COSTRUITO qui in forma narrativa, nel “reale” per i praticanti (ne conosco e non giudico, anzi, chiedo) non è altro, da quanto mi raccontano e da quanto leggo in questo pezzo, che una COSTRUZIONE DELL’ISTINTO. Il sesso vissuto con tutti i tempi d’attesa per “costruire” la pratica (vestiario, strumenti, attesa, codici, istruzioni) perde il.suo valore istintivo appunto, naturale, dettato dal desiderio che non sa attendere…Se poi parlassimo dell’eccitazione mentale del “prima”, onestamente credo che anche la pratica sessuale più “comune” preveda, imprescindibilmente, un’eccitazione mentale antecedente al “fatto” in sé.

  2. Laura Eduati

    Laura Eduati

    26 giugno 2012 at 12:20

    Ho usato il termine “politicamente corretto” per condensare una serie di concetti, tra i quali la sensazione che il rapporto sadomaso descritto nel libro, come ha puntualizzato bene Elena Bibolotti,sia stato edulcorato con il proposito di rassicurare il pubblico ampio. Proposito che, a mio parere, è fuorviante visto che la maggioranza dei romanzi e film erotici di successo si basa proprio sul rappresentare la relazione sessuale come rischiosa, asimmetrica e misteriosa. Cinquanta sfumature di grigio, invece, rassicura continuamente.

  3. miro renzaglia

    26 giugno 2012 at 11:58

    il rapporto s/m, anche quello più estremo, è sempre concordato nelle varianti e nei limiti dai “complici”… altrimenti, diventa stupro e violenza…

  4. Elena Bibolotti

    Elena Bibolotti

    26 giugno 2012 at 11:49

    Diciamo che questo è ciò che si vuole far passare per sado maso. Se qualcosa va di moda, il potere dei media deve appropriarsene e metterci dentro della saccarina. Io che ho girato i veri locali Bdsm so che non è così, e che grazie a dio, per chi ama il genere, nel buio dei salottini privé si nascondono veri cultori dall’amore estremo e lì resteranno, per la gioia e il dolore di chi ama la frusta.

  5. miro renzaglia

    26 giugno 2012 at 11:44

    non ho letto il libro e mi fido del giudizio letterario che ne dà Laura… però il s/m, anche nelle versioni più soft, non mi sembra esattamente rientrare nella categoria del sesso poltically correct…

    • Antonio Altieri

      26 giugno 2012 at 11:51

      Renzaglia…e che ci frega del politically correct non solo nel sesso ma in tutto? Politicamente scorretto è bello! :D

      • miro renzaglia

        26 giugno 2012 at 12:01

        Altieri, mi riferivo al titolo del post e ai contenuti dell’articolo… convengo anch’io: scorretto è bello /e pure meglio) ;)