Chi sono i giovani criminali?
Italiani e benestanti (e molte donne)

Laura Eduati Pubblicato da
il 25 giugno 2012.
Pubblicato in Attualità.

I giovani delinquenti non sono ragazzi di periferia, piccoli ladri di biciclette o pusher con famiglie povere alle spalle, raminghi come ninos de rua che finiscono nell’olimpo cinematografico di Gomorra. Le statistiche rovesciano questo immaginario neorealista, e quasi confortante, e dicono che la maggioranza degli adolescenti che commette reati è italiano e benestante e il motivo della noia criminale è “la maggiore propensione al rischio” dei ceti sociali più elevati.

Lo studio, durato dieci anni, è stato condotto da Cristina Cabras, specializzata in Psicologia sociale e Criminologia all’Università di Cagliari. Secondo i risultati ottenuti da Cabras e riportati dal sito Redattore Sociale, il 70% dei reati commessi da minori si realizza in gruppo. Di questi l’85% viene commesso da ragazzi con cittadinanza italiana. L’età media è 16 anni e in oltre l’85% dei casi gli autori sono di sesso maschile. Si tratta nel 55% dei casi di reati contro il patrimonio, per il 20% di delitti contro la persona (percosse, lesioni, omicidio e violenza sessuale); contro persona e patrimonio nel 20% dei casi e di reati di spaccio di sostanze stupefacenti e altro (5%).

Che la maggioranza dei reati venga commessa in gruppo non stupisce: la psicologia del branco rafforza i comportamenti devianti e stimola a compiere azioni che normalmente rimarrebbero mero desiderio. Ciò che invece risulta davvero interessante è la percentuale di ragazze che si dedicano alla criminalità: il 15%. Pare una schiacciante minoranza, ma se paragonata al 4-5% di donne adulte presenti nelle carceri, è un numero davvero impressionante. Perché significa che le ragazze hanno cominciato a commettere reati solitamente “riservati” ai maschi, ovvero quelli contro la persona e contro il patrimonio.

Anche il fatto che la maggioranza degli autori di reato non provengano dalle fasce sociali più disagiate smonta un classico luogo comune secondo il quale la povertà e il bisogno economico spingono più facilmente verso territori criminali. I figli della borghesia e del ceto medio arricchito, quindi, sono ragazzi che si annoiano oppure sentono di poter agire la libertà nella maniera più ampia possibile – anche a scapito degli altri – senza il timore di troppe conseguenze. Uno scenario alla Meno di Zero che, se fosse vero, rimette in discussione la famiglia, il valore dei soldi, i motivi della rabbia giovanile e la stessa mappa delle città.

 

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