Caso Lusi, Bonino risponde
a Sansonetti

Emma Bonino Pubblicato da
il 22 giugno 2012.
Pubblicato in Politica.

Caro Sansonetti, alla tua garbata lettera non posso che rispondere ribadendo quanto dichiarato in Aula: noi senatori non abbiamo emesso alcuna sentenza perché il Senato non è un tribunale. Ed è avvilente per chi, come noi radicali, nutre profondo rispetto per le istituzioni, che in molti abbiano provato a farlo apparire come tale, deviando il dibattito dal suo corso naturale. Il Senato, come ben sai, era infatti chiamato – che piaccia o no – ad esprimersi sull’esistenza o meno di fumus persecutionis da parte della magistratura. Ed è su questo che ci siamo pronunciati, da legalitari quali siamo, con senso di responsabilità e a viso aperto opponendoci a chi avrebbe voluto un voto segreto.

L’arresto di Lusi è frutto, piuttosto, di una legge che non ci piace e che ci battiamo per modificare, ma nelle sedi e con gli strumenti opportuni. Con le proposte di legge di riforma della custodia cautelare, ad esempio, che abbiamo presentato per porre fine all’abuso della carcerazione preventiva, quell’anomalia tutta italiana che vede il 42 per cento della popolazione penitenziaria in attesa di giudizio: 27 mila persone di cui – suggeriscono le statistiche – la metà sarà con tutta probabilità riconosciuta innocente. Vergogna inaccettabile per uno Stato di Diritto, ma conseguenza inevitabile di una giustizia ormai al collasso, schiacciata dal peso di dieci milioni di procedimenti pendenti che fanno dell’Italia il paese più sanzionato dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per l’irragionevole durata dei processi. E pongono lo Stato italiano nella posizione di “delinquente abituale” di fronte ai propri cittadini.

Da qui la campagna portata avanti dai radicali – in prima fila da Marco Pannella, con Rita Bernardini e Irene Testa – per un’amnistia come atto non di clemenza ma di governo, che faccia da traino ad una grande riforma della giustizia: il solo strumento tecnico, previsto dalla Costituzione, in grado di riportare la giustizia italiana nel perimetro della legalità, di liberare risorse, sollevare i magistrati dall’abnorme carico pendente, e decongestionare carceri in cui i detenuti sono sottoposti a condizioni di vita degradanti e illegali. Ma anche di sconfiggere l’ipocrita amnistia di fatto e di classe, chiamata prescrizione, che ogni anno manda in fumo circa 170 mila procedimenti a vantaggio esclusivo di chi può contare su una valida assistenza legale.

Una battaglia impopolare, certo. Ma siamo abituati, noi radicali, alle battaglie impopolari e ai loro costi. Ecco perché non accettiamo lezioni di garantismo, certi come siamo che questo non sia un sentimento occasionale, ad personam, ma un principio saldo che va applicato nei riguardi di tutti i cittadini.

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5 Responses to Caso Lusi, Bonino risponde
a Sansonetti

  1. Riccardo

    24 giugno 2012 at 11:19

    Un ragionamento molto fumoso… alla lunga la politica contamina anche quelli che a suo tempo hanno rappresentato il nuovo ed il diverso: Per la Bonino, Pannella & Co. vale quello che vale per altri politici: farsi da parte. Il tempo e le occasioni le hanno avute, ora il pensiero ed il linguaggio cominciano a farsi appannati e non attraggono e convincono più. Sansonetti-Bonino 2-0.

  2. Sam Moser

    23 giugno 2012 at 04:23

    Bonino non sei piu’ credibile. Devi anche tu ringraziare l’odiato Berlusconi come tanti e ricordati che ormai le vostre sono solo farse ben pagate. Troppo ben pagate. Avete perso ogni possibile credibilita’.

  3. andres

    22 giugno 2012 at 18:57

    E’ piu’ bello, umano, ed utile invece accettare lezioni di garantismo -specialmente da Sansonetti- e mettere in discussione le proprie posizioni, sebbene cio’ comporti un solenne gesto d’umilta’. Ne sono certo. Parlo per esperienza…

  4. Tepozzino

    22 giugno 2012 at 18:55

    Davvero fuffa. Con l’aggiunta dell’annuncio di prossime riforme strozza-diritti e nussuna dico nessuna analisi del perchè l’Italia abbia questo arretrato abnorme. Colpa della litigiosità degli italiani? Colpa dei troppi avvocati? Un secolo fa nel 1921 il Piero Calamandrei, avvocato, si lamentava che ci fossero troppi avvocati. Possiamo immaginare con tutti quegli avvocati nell’anno domini 1921 come fosse facile per un bracciante pugliese ottenere giustizia. Non sarà che l’autogoverno dei Giudici comporta che molti non facciano un piffero dalla mattina alla sera, tanto nessuno li controlla?
    Invece la risposta sarà: abolizione del doppio grado di giudizio, restrizione dell’appello, dei motivi di cassazione ed innalzamento delle gabelle da versare per ottenere giustizia, in modo da dissuadere i poveracci dall’avvicinarsi ad un’aula di giustizia (a meno che non vi siano trascinati).
    Al tempo di Tortora il partito radicale aveva chiaramente individuato da dove nasceva la malagiustizia. Oggi che la magistratura è l’unico vero potere di questo Paese, si accoda ai progetti elaborati dai magistrati stessi per lavorare sempre di meno. Ma se si aspira al Quirinale, questa è l’unica via consentita per non inciampare lungo il cammino. Del resto, tra 27.000 carcerati in via cautelare o 27.001 non c’è una grande differenza.

  5. Antonio Altieri

    22 giugno 2012 at 18:07

    Fuffa, cara Emma. Fuffa!
    Il fumo persecutionis, non ricorrendo nessuno dei tre casi previsti per l’arresto, c’era eccome!