Atene – L’affermazione più assurda sugli avvenimenti in Grecia l’ha fatta il Corriere della Sera. Poche ore fa sulla home del sito c’era scritto: “Grecia, Samaras: «Governo di unità nazionale»” e poi nel sottotitolo “Pasok accetta di formare il nuovo esecutivo con i conservatori. Il gran rifiuto di Syriza: «Rimarremo all’opposizione»”. Scontato, no? Parlare di “gran rifuto” non ha molto senso: Syriza è un partito di sinistra radicale, europeista e anti-austerità. Non ha mai fatto intendere di voler costituire un’alleanza con Nuova Democrazia, partito con cui non condivide praticamente nulla, nè Samaras ha mai fatto intendere di volersi alleare con Syriza, nemmeno fra le righe.
Gli analisti di Via Solferino, che fra le righe sono abituati a leggere, dovrebbero sapere bene che queste proposte si fanno per prassi, specie nei momenti critici per un paese. Tuttavia a loro è sembrato un colpo di scena, un “gran rifiuto”. Ciò mi ha fatto riflettere su come Syriza sia stato descrittto da molta stampa italiana. In nessuna occasione Alexis Tsipras, il segretario, ha detto o fatto intendere di voler uscire dalla moneta unica. Ha sempre ribadito, non ultimo nei discorsi di giovedì ad Atene e di Venerdì a Salonicco, di voler far parte non solo dell’Unione Europea ma anche dell’euro. Su questo argomento nessuno membro del partito ha mai “corretto il tiro”.
Ma già in occasione delle elezioni di maggio qualcuno commentando i risultati scriveva: “A festeggiare sono i partiti anti-Bruxelles, a sinistra [...] si registra uno storico risultato della coalizione radicale [Syriza]” (La Stampa). Bene, possiamo dire che nell’ultimo mese la maggior parte dei giornali italiani sembra non essere riuscita ad approfondire, non dico il programma di un partito minore che prende il 2%, ma il programma del secondo partito greco. A titolo di esempio citiamo qualche altro articolo comparso negli ultimi due giorni: “Venizelos chiede una coalizione di governo a quattro in Grecia: con [...] i due partiti di sinistra, Sinistra Democratica e Syriza, quello anti europeista” (Il Messaggero), “Passata la grande paura di una vittoria della sinistra anti-sistema (Il Secolo XIX)”, “[Syriza] la formazione anti-salvataggio che voleva ridiscutere i termini dei finanziamenti minaccia[va] l’uscita dall’euro” (Il Sole 24 Ore).
In effetti, più che per uno scarso approfondimento, il malinteso sull’identità e sul programma di Tsipras è dovuto a una diffusa equazione sulla situazione di Atene: la Troika vuole l’austerità e se la Grecia non accetta sarà fuori. Ma la forza della sinistra radicale in Grecia è proprio quella di mettere in discussione questo impianto. L’affermazione per cui “dobbiamo restare in Europa senza l’austerità” è stata il vero punto di attrazione di Syriza per una parte dell’elettorato. Secondo i sondaggi, infatti, la maggior parte dei cittadini vuole restare in Europa ma è contrario il menorandum. D’altra parte, gli elettori antisitema, anti-Bruxelles, anti-euro hanno votato per il Partito Comunista Greco, se di sinistra, o per Alba Dorata se di destra. L’equivoco sta nel fatto che per i giornali italiani se sei contro l’austerità, sei contro l’Euro perchè inevitabilmente senza i sacrifici starai fuori. In ogni caso sono sicuro che la stampa italiana sia in buona fede quando descrive il più grande partito di sinistra in Europa…
Ultimi commenti
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?
Nasce la repubblica presidenziale italiana
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?
Perché Bersani può riuscire nell’impresa
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?