Donne cattive e uomini violenti: l’affido condiviso deve riconoscere entrambe le categorie

Laura Eduati Pubblicato da
il 17 giugno 2012.
Pubblicato in Diritti.

L’affido condiviso non basta. Le associazioni dei padri separati vogliono modificare la norma approvata soltanto nel 2006 perché la ritengono ancora troppo sbilanciata a favore delle madri che, nella stragrande maggioranza delle separazioni, ottengono il domicilio prevalente per i loro figli. Questo significa che i bambini continuano a vivere con la mamma nella casa dove hanno sempre vissuto ma, a giorni prefissati, prendono zaino e spazzolino e si trasferiscono dal papà. Secondo alcuni dati, nonostante la legge abbia introdotto il principio della bigenitorialità, finisce che i figli passano l’87% del loro tempo con la mamma e il rimanente 13% con il papà: e questo per decisione dei giudici.

In realtà, l’affido condiviso presupporrebbe che i figli devono rimanere in costante contatto con entrambi i genitori, i quali decidono insieme a quale scuola iscriverli, quali sport praticare e quali spese affrontare senza ricorrere all’antico assegno di mantenimento che passava dal portafoglio dell’uno alle mani dell’altra, ma attingendo al nuovo “mantenimento diretto”: io pago la piscina, tu gli comperi i libri di scuola e via discorrendo. Succede invece che, sempre i giudici, ricorrano al vecchio strumento dell’assegno (i famigerati alimenti) da versare direttamente al coniuge affidatario (nove volte su dieci la madre), senza tenere conto del dissestato bilancio paterno che in tempi di crisi rischia di gettare sul lastrico.

L’associazione Crescere Insieme, che ha lavorato senza sosta per arrivare alla modifica delle legge nei prossimi giorni in Senato, denuncia il fenomeno delle donne che impediscono ai loro ex mariti di vedere i figli per mesi, persino per anni. I motivi, sempre secondo le associazioni dei padri separati, sono spesso la vendetta, il ricatto, la mancanza di equilibrio emotivo. E parlano di sindrome d’alienazione parentale (Pas) da imputare a quelle madri che istigano i figli contro i padri, condizionandoli, cosicché spesso i bambini rifiutano di incontrarli. La Pas, dunque, dovrebbe essere riconosciuta nei tribunali italiani come presupposto fondamentale per rivedere eventualmente le decisioni del giudice, che deve tenere conto di una “cattiva madre”.

La modifica alla legge non si ferma qui: occorre riconoscere il diritto dei nonni (paterni, visto che molto spesso i figli vivono nella casa della madre) a passare del tempo con i nipotini e per evitare disagi il genitore che gode dell’affido prevalente (quindi: la donna) non deve introdurre nella sua dimora “estranei” (nel testo viene introdotta proprio questa parola) che convivano “more uxorio”, altrimenti potrebbe perdere la possibilità di tenere i bambini in casa propria. Tradotto dal linguaggio giuridico: le ex mogli dovranno scegliere se fare le mamme oppure iniziare una nuova vita sentimentale. Di più: in caso di conflitto arriverà l’obbligo della mediazione famigliare.

La norma sull’affido condiviso venne contestata immediatamente dalle giuriste che si occupano di violenza domestica poiché non prevedeva una netta distinzione tra conflitto coniugale e abuso famigliare nei confronti delle donne e, spesso, dei loro figli. In mancanza di chiarezza, il giudice non può decidere se il comportamento dell’uomo può ancora danneggiare la vita dell’ex moglie e dunque può concedere l’affido condiviso anche alle coppie dove la violenza domestica è un dato di fatto, obbligando le donne a concordare la gestione dei figli con ex mariti violenti, ricattatori, maneschi. È ingenuo credere che la separazione possa calmare le acque: le cronache raccontano purtroppo quotidianamente come la miccia della violenza sia più facilmente scatenabile – e molto più dura – quando le donne decidono di mettere fine alla relazione sentimentale. «Molto poco peso viene data alla violenza assistita, ovvero ai maltrattamenti in presenza dei figli», argomenta Barbara Spinelli, giurista esperta di femminicidio e diritti delle donne, che nei mesi scorsi ha contribuito in maniera determinante all’estensione del rapporto ombra del Cedaw. «I bambini che vedono un padre picchiare la loro mamma possono arrivare a rifiutare di vederlo dopo la separazione, e il motivo è comprensibile. Con questa modifica in esame al Senato, gli ex mariti potranno invece sostenere con maggiore convinzione che sono le loro ex mogli a tenere lontani i loro bambini, per cattiveria e desiderio di vendetta. Potranno, insomma, avvalersi della sindrome di alienazione parentale che però, come patologia o disturbo, non è riconosciuta dagli psichiatri». La mediazione obbligatoria, infatti, non prevede l’esistenza della violenza domestica: le ex mogli picchiate e abusate dovranno sedersi a concordare orari e lezioni di pianoforte con un uomo violento.

Se giustamente le giuriste di orientamento femminista si concentrano sulla tutela delle vittime di violenza domestica, è altrettanto vero che bisognerebbe stigmatizzare il comportamento di alcune donne che vietano agli ex mariti di passare del tempo con i loro figli per motivi non riconducibili ad abusi o violenze. I tribunali italiani, e questa è una anomalia, non forniscono dati sul fenomeno e dunque è impossibile fare una statistica. Ma sono i fatti di cronaca spesso a spingere verso una riforma legislativa, e la disperazione di molti padri privati della presenza dei loro bambini ha trovato spazio in Parlamento. È un dato anche culturale: le donne possono cadere vittima di un marito abusatore, ma allo stesso tempo possono infliggere all’ex marito una vendetta atroce ovvero la sottrazione dei figli. Si tratta, in fondo, di riconoscere che anche le donne sbagliano.

 

Dunque i padri separati chiedono semplicemente una maggiore tutela, però sarà davvero arduo per i giudici fare distinzioni se, prima, non viene introdotta una norma chiara per negare l’affido condiviso ai mariti violenti – con la possibilità, come avveniva in passato, di poter vedere i figli. E dovrebbe essere chiaro che, nei casi di maltrattamenti famigliari, la procedura non può essere la medesima delle altre separazioni. Soltanto escludendo la violenza domestica dai motivi che portano una donna ad allontanare i bambini dall’ex marito, sarà possibile obbligare le altre donne a favorire gli incontri tra figli e papà.

 

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One Response to Donne cattive e uomini violenti: l’affido condiviso deve riconoscere entrambe le categorie

  1. Riccardo

    17 giugno 2012 at 12:32

    Complimenti all’autore dell’articolo per la ragionevole analisi. E’ troppo assente nel dibattito pubblico questo problema, che invece riguarda e può riguardare in maniera crescente un elevato numero di famiglie e dal quale, ciascuno di noi, direttamente o indirettamente, non può sentirsi escluso Sarebbe importante parlarne di più per sensibilizzare l’opinione pubblica verso un giusto approccio ad un problema così delicato che tocca bambini, uomini e donne nella sfera più importante (questo lo penso io) della propria vita: l’amore e gli affetti.