New York, vietare i pop corn?
Se la repressione prende la pancia

Susanna Schimperna Pubblicato da
il 16 giugno 2012.
Pubblicato in Esteri.

Da quel cervellone statistico che è, Bloomberg si è fatto qualche conto e ha deciso già da tempo che come gestore della città forse più importante del mondo proprio non può sopportare che i suoi cittadini si ammalino per colpa di quello che ingeriscono o inalano volontariamente. Prima se l’è presa col fumo e i grassi insaturi nei ristoranti, adesso tocca ai pop corn, alle bibite gassate, i soft drinks, il caffè e i succhi zuccherati. Ne sarà vietata la vendita in contenitori al di sopra dei 500 ml nei locali pubblici, pena una multa di 200 dollari. Tutta roba che contiene uno sproposito di calorie, e quindi non va bene, ingrassa.

A luglio gli esperti si riuniranno in seduta pubblica per spiegare ai cittadini i motivi delle proibizioni (che premurosi), quindi si procederà a settembre con un voto finale, e dall’anno prossimo via con le super multe.

E’ chiaro che l’interesse primario di Bloomberg sia quello di risparmiare quattrini, stessa linea dei commercianti di New York che stanno valutando azioni legali perché temono invece di perderne, di quattrini. Il problema è che con la salute dei singoli tutto questo c’entra poco. Il proibizionismo non è mai servito e Bloomberg è troppo intelligente per ignorarlo, e l’impatto di questa sorta di vera persecuzione su chi soffre di disturbi alimentari o è anche semplicemente molto goloso può essere devastante. E poi queste proibizioni riguardano tutti, nascendo da un modo distorto di intendere le funzioni di chi amministra la cosa pubblica, dall’idea malata di doversi sostituire al “pater familiae” avendo a che fare con un branco di ragazzini deficienti, irresponsabili, incapaci di crescere. A proposito, anni fa alcuni di questi ragazzini fecero causa alla catena MacDonald’s perché, essendosi abboffati di panini a ritmo di una decina al giorno, si ritrovavano obesi. Ebbene, in un paese in cui i governanti abbiano deciso di assumersi, loro, la cura degli stili di vita dei governati, niente di più logico di quella causa.

Però non c’è proprio motivo per scherzare o per sentirsi superiori. La questione è seria. E contagiosa. Abbiamo dimenticato che il ministro Girolamo Sirchia voleva penalizzare gli obesi fornendo loro una qualità di servizi sanitari scadenti, per esempio relegandoli al fondo delle liste di attesa per le analisi ecc., in modo da punirli per bene, i delinquenti, e costringerli a dimagrire?

Abbiamo meccanismi di autoregolazione che possono attivarsi solo se si permette loro di attivarsi, e le proibizioni li alterano. Se non c’è pericolo di respirare troppo è perché l’aria non costa, quindi a nessuno viene in mente di proporci un’aria da consumare con gusto o luoghi in cui ci insegnino a consumarne di meno. Col cibo, è evidente, non è così. Ma qualunque intervento censorio e repressivo peggiorerà, ovviamente, le cose. La prevenzione, in questo campo, è un mito pericoloso, perché impedisce di ascoltare il proprio corpo, lo dà per insano da subito, pregiudizialmente. Come disse un Presidente del Consiglio di destra, il barone Ricasoli, la prevenzione può essere molto illiberale. A distanza di 120 anni, ancora non l’abbiamo capito.

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15 Responses to New York, vietare i pop corn?
Se la repressione prende la pancia

  1. Lo Scrocco

    19 giugno 2012 at 11:22

    E il commento sotto secondo me è molto pertinente. L’informazione è e deve rimanere libera…ma proprio in virtù della Verità che ci farebbe liberi…mi chiedo:quanto sia vera? E soprattutto, quanto accessibile a TUTTI, sia in termini di linguaggi, di fonti: quante, quali, come esporle?

  2. Simona Desogus

    18 giugno 2012 at 16:15

    Sono d’accordo con te Susanna, il proibizionismo non è mai servito! Ma, credendo nel pensiero di Giovenale, mens sana in corpore sano, l’obesità e i disturbi alimentari vanno assolutamente combattuti. Certamente, non col “metodo medievale Bloomberg”, basato sulle supermulte persecutorie e sull’idea che i cittadini siano talmente ignoranti da non avere il diritto di scegliere come alimentarsi! Servirebbe, come giustamente sostieni, attivare i meccanismi di autoregolazione, semplicemente educando i bambini e i ragazzi nelle scuole ad una sana alimentazione, all’attività fisica, ad un rapporto intelligente col proprio corpo e con gli alimenti. E rieducando gli adulti con campagne d’informazione sui rischi per la salute di molti alimenti industriali e dell’eccesso di cibo e proibendo, piuttosto, le pubblicità ingannevoli. La libertà di scegliere il proprio stile di vita nasce anche dall’essere bene informati, cosa complicata ai nostri tempi!

  3. Claudio Crespina

    18 giugno 2012 at 16:11

    Come si sa il divieto è l’incipit del permesso…. quindi del …guadagno “illecito”, vestito da consigli per gli acquisti…!!!!

  4. Paolo Frumento

    18 giugno 2012 at 15:27

    Ciao Susanna,
    per cimentarmi su una questione sociale, quale la vendita controllata degli alimentari e bevande sopracitate ripartisco il discorso per quanto riguarda le mie conseguenze personali, da ipotetico residente newyorkese, e quelle che ritengo migliori per l’interesse generale.
    Nella priorità delle mie aspirazioni e paure non c’è sicuramente quella di barattare la quantità della vita per la qualità: quindi, nonostante i capelli brizzolati, giocare un pochino sul rischio, è una libertà che qualche volta mi per-
    metterei. Le convinzioni interiori sono l’arma
    più efficace per non farsi vincere dalle situazioni, tanto più per chi ha tendenze compulsive come me.
    L’esistenza di un’autorità non tocca per nulla la mia libertà, che è di discernimento interiore più che di partecipazione politica. Il liberalismo attuale mi permette questo discernimento e tanto mi basta.
    Più in generale , e anche per me, ritengo che dei paletti, almeno nel campo sopradescritto, si possano condividere: non ho tempo e forse costanza
    per un’anialisi dettagliata quale risulta dal tuo articolo in merito a vantaggi di potere politico-economico. Indirizzare verso un minore consumo di sostanze nocive, soprattutto se assunte spesso e in modo esagerato, nell’interesse del consumatore generale ritengo non cambi nulla. Ripeto però che non mi sono presa la briga di valutare gli interessi dei produttori.
    Sono ancora stimolato di dire la mia per quanto riguarda i puritani inglesi che, con il Mayflower, furono trta i primi coloni britannici del nuovo mondo (risposta di Federico).
    Io apprezzo la cultura ma, mi ribello istintivamente alla non-verità, e accetto che, almeno una parte di me, faccia quel percorso minimo, per capire di più di quanto capì Pilato quando prima disse a Gesù: ‘Allora tu sei re’, ottnendo la risposta. ‘Si sono re, ma il mio regno non è di questo mondo. Io sono venuto a portare la Verità’. Poi Pilato prima di cambair discors ‘Ma che cos’è la Verità?’. Per San Paolo la scoperta della Verità non è l’aspirazione dei Greci che cercano la sapienza mondana, nè quella dei romani che cercano la giustizia mondana.
    In questo caso anche una schietta forza selvaggia potrebbe possedere più Verità di di una cultura che ci ha insegnato le buone maniere.
    Ad istinto avverto l’Europa più legata ad una cultura sempre in funzione del singolo, (meno male), ma un pò grigiamente secolarizzata, priva di pazza passione.
    Trovo più pazza passione, nelle molte comunità religiose USA (sicuramente con aspetti relazionali anche conformisti, ma più disposte a rischiare anche il sangue, così come nelle sottoculture beatnik-hipster-hippy dalla fine degli anni ’40 in avanti, con molto tempo utilizzato unicamente ad uscire dalle personali sofferenze, dalle loro anormalità, e qualche volta, con incontri momentaneamente gioiosi. Anche se con delle impurità, e in modo opposto al tradizionalismo delle comunità religiose integtaliste, intravedo tutta quella Verità di chi non abdica ai propri drammi interiori per distrarsi nella cultura degli altri o nella politica come alternativa a non saper cercare se stessi. In questo, forse negli Usa, ci sono più possibilità che in Europa, e comunque sicuramente negli USA e in Europa, più che in Cina o in India. Ma c’è una spiegazione: in oriente si vive ancora troopo ancora nel regno della necessità, dove, per tradizione più che per qualche ideologia totalitaria, il singolo si annulla nella collettività.

  5. Lo Scrocco

    17 giugno 2012 at 10:52

    Certo…che bella trovata! Intelligentissima, educativa, libera… Ora oltre ai narcotrafficanti avremo anche i venditori abusivi di Pop Corna, Coca Cola e Caramelle…ho trovato lavoro, che bello! Tutti lì, dai… Coi nostri bei ultra pacchi di schifezze che fanno ingessare come i pusher agli angoli…Ma a questo punto proibissero anche la carne, le uova, le verdure… La pasta… Non è la dose che fa il veleno? E i farmaci? Via, niente…fanno male pure quelli! Leggo anche della geniale idea di un nostro connazionale…certo, fammi fare la fila più lunga, offrimi un servizio scadente, perché tanto quelli che abbiamo sono di qualità vero? Cosa? Certo, lo so che tua moglie se ha fretta va dal chirurgo a farsi la liposuzione e tua figlia ha il miglior privato tra gli psichiatri specializzati…purtroppo io no…vorrà dire che mentre aspetterò le liste di attesa, mi consolerò di nascosto sfondandomi di pop corna, coca cola, succhi, nutella, sigarette…e pure.due bicchierini di grappa insieme ai calmanti…poi mi metterò a guidare…cosa? Non posso guidare se ho bevuto? Ah, scusa, dimenticavo…mi presti il tuo autista?

  6. patrizia

    17 giugno 2012 at 08:43

    Proibire,si sa, non è mai servito a nulla,anzi…genera l’effetto contrario. Mi fa comunque paura questo modo di agire nei confronti di chi ha disturbi alimentari,prima li hanno ingrassati a dovere,riempiendoli di catene di mc donalds e di schifezze e ora…via tutto! Il fatto è che fra poco succederà anche in Italia,siamo i soliti copioni,quando c’è qualcosa di negativo da copiare,li emuliamo subito.

  7. Alessandra

    17 giugno 2012 at 08:15

    Non si educa alla giusta alimentazione ed alla giusta nutrizione, al contrario si vieta, si reprime. Una logica perversa che ammaestra le persone e le coscienze, in modo da tenerci tutti sotto controllo. Un grande fratello della sacra bilancia. Ale

  8. rebecca

    17 giugno 2012 at 01:59

    copy cat…presto in Italy, ma gli italiani sono anarchici a loro insaputa, monelli!!!

  9. Domenico

    17 giugno 2012 at 00:24

    Vogliono addomesticarci in tutto, come in un circo!
    A Venezia in un centro commerciale Ti vogliono far fare la spesa come vogliono loro, sia come prodotti, sia per pagare, sia per come posizionare la spesa nelle sporte !
    Io faccio la spesa solo nei negozzietti sotto casa, quelli fanno girare l’economia e Ti danno ancora la libertà di decidere e scegliere !

  10. giuseppe poco lars molto sanphilip

    16 giugno 2012 at 22:11

    Questo coglionazzo settantenne americano, invece di vietare,reprimere,proibire…se tiene tanto alla salute dei suoi concittadini,perchè non educa,illumina,erudisce…su ciò che potrebbe essere la nostra cucina mediterranea..v’immaginate se un minkia simile dovesse limitarmi nei cannoli,cassate siciliane,sarde a beccafico,anelletti al forno e cotolette fritte!?..Come minimo gli lancerei un tacchino crudo in faccia!!!(senza il petto però..quello lo farei al curry con patate al vapore)…e pensare …ero convinto che di pirlone c’era solo brunetta mezza pugnetta!
    p.s. heila! Torracchi! Come stai?! ..te possino ! :-) ))

  11. FEDERICO

    16 giugno 2012 at 19:40

    E’ una cosa molto americana….Tra il sentire europeo e quello yankee ce ne corre, direi un vasto mare intellettuale, ben più che l’Oceano Atlantico.
    U.S.A. è fondamentalista di sua natura, si porta sempre dietro la sciagurata memoria dei pellegrini del My Flower, combatte il male lancia in resta, prescrive comportamenti, indica direttive forti. E’ come se relegasse il liberismo alla sfera meramente economica. D’altronde, fenomeni da baraccone come Rick Santorum (uno che farebbe apparire moderata anche la Santanché) sono possibili solo oltre oceano. Anche il tema della religiosità (da noi per nulla o poco importante, e prendiamoci questa conquista su tutte le altre parti dell’universo mondo) è per loro essenziale (mica poi così diversi dall’Islam). Quindi non c’è da stupirsi che dettino comportamenti virtuosi (dal no smoke al mangiar sano). Certo, se penso che i cinesin cin cin costringono (sic !) le donne ad abortire i secondogeniti, ritengo che in fondo U.S.A. siano persino più liberali che a Pechino od a Tehran. Che dire ? Teniamoci la vecchia Europa ma, attenzione, o Voi laici e liberi pensatori, di destra o di sinistra che siate: il Nostro Mondo va a morire. Il medioevo prossimo venturo incombe: io sono abbastanza vecchio per essere sicuro di non vederlo. Epicuro ed il Magnifico Lorenzo (e Silvio….) i miei modelli: buttatevi nei fiumi, moralisti di ogni specie e natura……

  12. Pio Antonio Caso

    16 giugno 2012 at 19:24

    Parafrasando il titolo di un libro di recente pubblicazione, scritto a più mani, da ventiquattro donne, “Non sono una costola d’Adamo” – ah, queste donne che sanno leggere e pure scrivere, dove arriveremo di questo passo, mi chiedo – io mi rifiuto di sottostare a regole proibitive pur se emesse da un dio paranoico che mi proibisce di mangiare le mele nell’Eden.
    In fondo trovo una certa somiglianza tra il dio in questione e il sindaco della Grande Mela. Ohibò, vuoi vedere che…
    Le multinazionali come la Coca Cola, sensibili agli aliti di vento che spazzano vecchie abitudini alimentari, dopo aver inquinato le falde acquifere del sottosuolo dove hanno gli stabilimenti di imbottigliamento, mettono sul mercato la versione Diet o Light, come se le sigarette Light provocassero una forma di cancro più tenue.
    Che fine faranno certe icone del Cinema, un tipo come Humphrey Bogart senza la sigaretta tra le labbra o un Marlon Brando senza un boccale di birra? Cosa mangeranno gli ospiti di Bunuel ne“Il fascino discreto della borghesia” o della “Grande Abbuffata” di Marco Ferreri?
    Come potremo vederci il prossimo film nella megagalattica multisala senza il grande pacco di pop corn?
    Il provvedimento del sindaco Bloomberg sembrerebbe preso nella direzione di ripristinare un salutare regime alimentare in una Nazione infelice come gli Stati Uniti, già poliziotti del mondo, ora nuovi profeti del retto mangiare. Infelici perchè sconfitti in tutte le battaglie intraprese.
    “Non sono una costola d’Adamo” è un libro scritto sulla e contro la bulimia e l’anoressia. Il cibo inteso come endorfina e ossitocina per riequilibrare e calibrare il personale bisogno di felicità.
    Il neonato piange per la fame, ma a volte sugge le tette della madre per calmare il bisogno di sentirsi amato.
    Il nostro frigorifero o la nostra dispensa pieni di felicità in scatola… e viene un dio moderno a dirci che è proibito comprare il formato king size della nostra felicità…!!!
    In che mondo viviamo? Donne che scrivono e pensano, piaceri proibiti, giardini dell’eden soffocati da divieti di fumo.

  13. Cinzia

    16 giugno 2012 at 18:08

    Ma che bravo questo Bloomberg, che ha così a cuore la salute dei suoi cittadini!!!Naturalmente scherzo, sono contro il proibizionismo, specialmente il proibizionismo ipocrita di chi, prima, ti rende dipendente e poi, improvvisamente, ti toglie tutto.Così, per l’ennesima volta, queste persone che soffrono di disturbi alimentari vengono fatte soffrire ancora, invece di aiutarle seriamente a vincere le loro dipendenze. Susanna, come sempre, ottimo articolo.

  14. marco torracchi

    16 giugno 2012 at 18:06

    Bloomberg brucerà talmente tante copie di film tipo Animol Aus o American Graffiti (questo si scrive e pronuncia uguale) dove si vede mangiare popcorn che “fahrenheit 451″ gli fa una sega!

  15. fabio mosconi

    16 giugno 2012 at 17:30

    Da un primo cittadino così rappresentativo mi aspetterei che vietasse la circolazione a Manhattan e trasformasse N.Y. in un parco urbano con biciclette e mezzi elettrici..questo è occuparsi della salute dei propri concittadini, i quali, invece, dovranno sorbirsi l’inquinamento…ma da magri!..presumo che il prossimo passo sarà di istallare bilance agli angoli delle avenue, per tenere costantemente sotto controllo gli abitanti..ma non dimentichiamo che stiamo parlando degli Stati Uniti, quelli che progettano di microchippare la popolazione…:(