Non so perché si è scatenata una polemica furiosa contro Marco Travaglio colpevole di aver intervistato Beppe Grillo senza metterlo sulla graticola. Gli hanno detto che è come Vespa, che fa le interviste in ginocchio, che predica bene… Posso difendere (per la prima e forse unica volta nella mia vita) Marco Travaglio? Io penso che l’intervista sia un genere giornalistico a molte facce. Come tutti i generi giornalistici. Il tipo di intervista dipende dall’intervistato e dall’intervistatore e dalla relazione che c’è tra loro. Esistono, certamente, le interviste-scontro, che sono molto interessanti. L’intervista scontro è tra due persone che la pensano diversamente, nelle interviste scontro il giornalista cerca di mettere in evidenza le contraddizioni e i difetti dell’intervistato, che di solito è un potente. Se si intervista il capo del governo, o il capo della ferrovie, o il capo della Fiat o il capo dell’opposizione, o il capo dei sindaci, di solito, si realizza una intervista di questo tipo. Perché è quella che chiede il lettore. E si cerca di fare all’intervistato le domande che gli vorrebbe fare il lettore.
Poi esiste l’intervista racconto, che può esser molto bella. Si va a parlare con una persona e si cerca di fare in modo che “si racconti”, che mostri i lati meno conosciuti della sua personalità, che ci parli dei momenti più belli o più brutti o più affascinanti della sua vita.
Poi esistono le interviste-storia, che si fanno a persone non conosciute ma che hanno vissuto una storia particolare e la raccontano nei dettagli.
Infine ci sono le interviste di “collaborazione”, sono quelle che si fanno a personaggi ritenuti interessanti ai quali invece di chiedere un articolo si fa una intervista – perché si pensa che il risultato sarà migliore, o semplicemente perché quel personaggio non ha tempo o modo o voglia di scrivere un articolo – e con l’intervista si cerca di rendere il più chiaro possibile il suo pensiero. In quest’ultimo tipo di intervista è possibile che l’intervistatore quasi sparisca e si limiti a dare spazio all’intervistato, o è possibile che invece l’incontro sia riferito in termini di dialogo, di ragionamento a due.
Tutti questi tipi di intervista sono dignitosissimi. L’intervista non è un duello, mai. Non è un esercizio di machismo e non è un film western. L’intervista è fatta bene o è fatta male. È scritta bene, in modo avvincente, o è scritta male. È interessante o inutile. Divertente o pallosa. Punto.
E allora perché questa furia contro Travaglio? Non ha il diritto di dare voce a Beppe Grillo, personaggio col quale ha una fortissima affinità intellettuale, senza dover far finta di “incalzarlo” e di metterlo in difficoltà? A me è capitato spessissimo di fare interviste così e ne vado fiero.
Ho conosciuto Marco Travaglio circa 20 anni fa, durante un viaggio in Israele. Credo che avesse 25 anni. Devo dire che da allora è rimasto esattamente uguale a se stesso. Coerente in modo granitico. Se è un pregio o un difetto decidetelo voi. Trovo insopportabile il suo modo manettaro di vedere la vita. Trovo esemplare, però, il suo rigore intellettuale. Vorrei dargli sono un consiglio: guardati dai travaglini, Marco, son pericolosi. E non giocare più a telesina, è un gioco traditore….
lello
17 giugno 2012 at 07:50
Sinceramente i personaggi come Travaglio mi fanno paura, da sempre diffido di tutti quelli che , come dice Sansonetti hanno questo modo “manettaro” ed intransigente di rapportarsi a tutto quello che gli succede attorno. Sono uomo di destra ma il moralismo non fa parte del mio bagaglio culturale, sono uomo di destra ma ammiro l’onesta’ intellettuale di Sansonetti che cerca ed accetta il dialogo, ed e’ per questo che lo seguo.
Uno dei problemi di questo Paese e’, a mio modesto parere, il non riuscire a liberarsi di vecchi stereotipi ed aprirsi ad un confronto che ,sono sicuro ci puo’ essere anche tra persone che provengono da esperienze politiche molto diverse. Bene, quelli come Travaglio non fanno altro che inasprire il confronto politico e iniettano dosi letali di veleno , di sospetto e di intransigenza all’interno di una arena politica gia’ irrimediabilmente malata.
Travaglio dovrebbe imparare qualcosa da Grillo che ha si, come lui degli atteggiamenti apparentemente intransigenti ma li condisce con una buona dose di autoironia, qualita’ questa che è semplicemente sconosciuta al nostro giornalista , fedelissimo delle procure di tutta Italia
Alessandro
14 giugno 2012 at 23:32
Constato che l’impressione che abbiamo avuto tutti è all’incirca la stessa.
Peraltro di domande interessanti da fare a Grillo ce ne sarebbero state parecchie.
Grillo e il Movimento 5 Stelle offrirebbero anche molto materiale per degli editoriali sulla prima pagina de il Fatto, tutti rigorosamente brillanti, ironici, acuti, documentatissimi, con numerosi riferimenti normativi e giudiziari, abili nel cogliere contraddizioni e cambiamenti di posizione nel tempo.
Forse ne ha già scritto qualcuno e ci sono semplicemente sfuggiti…
Marco Tarantino
14 giugno 2012 at 22:47
Sansonetti ha ragione quando dice che ci sono diversi tipi di interviste. Ma Travaglio ha sempre affermato di essere interessato solo ad una modalità, quella del “cane da guardia” (espressione che lui usa spesso). Ora, è evidente che quella a Grillo non rientra in questa categoria. Io non critico il diritto di Travaglio a fare quell’intervista, ma la disonestà intellettuale di non precisare che, per la prima volta, ha cambiato il registro.
rita
14 giugno 2012 at 17:49
Travaglio per primo si presenta come quello dalla schiena diritta e che non guarda in faccia a nessuno appunto.
Ora, a quanto pare, sembra essersi abbassato a guardare la faccia di Beppe Grillo e magari fosse l’inizio di un nuovo modo di porsi e di trattare gli altri ma ne dubito. L’ha fatto solo perchè era Beppe Grillo e per i motivi già detti da Sansonetti.
La coerenza. Di sicuro una qualità, ma Travaglio non si accontenta della propria coerenza, la deve intanto ostentare e comunque sempre usare come arma per colpire chi gli sta di fronte. Una coerenza che diventa quindi moralismo e disprezzo nei confronti di chiunque non possa fornire prove schiaccianti della propria “specchiata moralità”.
Per lui quindi coerenza è uguale a disprezzo. Qui ha ceduto e, a occhio e croce, non perché Grillo sia esente da difetti. Se quindi fa piacere vederlo meno coerentemente sprezzante, questa eccezione che ha fatto, lui che è orgogliosamente un uomo tutto d’un pezzo, lo espone inevitabilmente a critiche.
Daniel Rustici
14 giugno 2012 at 16:09
D’accordo: un’intervista non è necessariamnete uno scontro, e Travaglio ha diritto di fare le domande che vuole a chi vuole. Ma, dato che lui è abituato a dare del servo a tutti quelli che quando intervistano qualcuno non ripescano condanne giudiziarie di 20 anni fa, credo sia legittimo perlomeno far notare l’attegiamento un po’ipocrita. Se qualcuno avesse fatto un’intervista a Berlusconi così, Travaglio avrebbe subito parlato di “Giornalismo in ginocchio” (immagine tra l’altro un po’ sessuofobica)…libertà piena per Travaglio ma però contestiamogli, almeno,i due pesi e due misure: se lui non vuole subire critiche di questo tipo dev’essere il primo a non farle!Così forse vivremo tutti in un paese più libero e con un giornalismo meno militarizzato.
Lorenzo Misuraca
14 giugno 2012 at 16:06
Però, visto che Travaglio normalmente non fa interviste collaborazione, o interviste racconto, e visto che a Grillo fa domande di tipo politico, e visto che Grillo rappresenta (almeno a quanto dicono i sondaggi) una forza politica rilevante e molto ma molto di alternativa, e visto che Il Fatto è un quotidiano con un taglio di cronaca politica e non un settimanale di approfondimento, sono svariate le domande che avrebbe dovuto fargli e che i suoi stessi lettori si aspettavano.
E sapendo come vanno queste cose, pare ovvio a tutti che certe domande Travaglio ha preferito non farle, non per il tipo di intervista condotta, ma perché in questo momento lo trova “simpatico” almeno politicamente, più di tanti altri. Che è la ragione per cui molti hanno criticato questa intervista da uno che si vende da dieci anni come quello che in servizio non guarda in faccia a nessuno.