Se non fosse un argomento estremamente serio, di quelli per cui ci sono persone che rischiano in prima persona quotidianamente, verrebbe da liquidare con una battuta la boutade di Roberto Saviano sulla vendita dei beni confiscati alle mafie. Ad esempio, si potrebbe pensare che ormai pronto all’endorsement in una lista civica del Pd, abbia ricevuto il mandato di strappare voti a Grillo e quindi, di spararle grosse anche lui.
E quindi, mentre Grillo in campagna elettorale a Palermo gridava dal palco che la mafia non ha mai strangolato nessuno, Saviano la spara grossa oggi sui beni confiscati ai clan. Stamattina lo scrittore casertano scrive sul suo twitter: «I beni confiscati alle organizzazioni criminali vanno venduti subito. È necessario riportare allo Stato le risorse saccheggiate». Rincarando la dose, dopo qualche ora aggiunge su facebook: «Il ministro Cancellieri l’aveva già proposto. È necessario riportare allo Stato le risorse saccheggiate, sottraendole alle mafie. Nessuna paura che tornino alle organizzazioni: lo Stato troverà il modo di sequestrarli di nuovo. Ma devono essere venduti, e subito».
Proprio qualche settimana fa, infatti, il ministro degli Interni aveva esortato: «Basta tabù. Il Governo non deve avere paura di mettere in vendita i beni confiscati alle mafie», trovando una sponda in Giuseppe Russo, presidente dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati.
Allora d’accordo, lasciamo i tabù a casa, e cerchiamo di capire perché la frase di Saviano e quella della Cancellieri sono oziose e persino pericolose. A livello simbolico, l’utilizzo dei beni confiscati per fine sociale, ha un valore molto forte. Significa: “Quello che tu, mafioso, hai costruito rubando soldi alla società, attraverso i tuoi crimini, lo stato te lo toglie e lo dà alla società civile”. A livello economico, e dunque anche politico e sociale, quando parliamo del Sud Italia, dove un giovane su due non ha lavoro, significa creare spazi di impiego e democrazia – quando vengono aperte cooperative agricole o strutture ricettive associate a Libera o ad altre organizzazioni antimafia – in luoghi dove il concetto stesso di diritto sindacale non ha cittadinanza, figuriamoci quello di adeguata retribuzione.
La legge 109 del 96, nata su mobilitazione popolare e per completare l’iter legislativo e politico avviato da Pio La Torre oltre trent’anni fa, non funziona adeguatamente, è vero. Sono molti i punti deboli, il primo dei quali è dovuto alla mancata assegnazione degli stessi beni confiscati. Oggi, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, i beni confiscati in Italia sono oltre 12mila, e di questi circa un terzo non può essere utilizzato. Su questi beni infatti spesso gravano le ipoteche bancarie che inibiscono l’utilizzo sociale degli stessi come invece stabilisce la legge. E troppe volte, il meccanismo di affidamento si blocca quando il bene arriva nella disponibilità dei comuni, in certi casi per mancanza di risorse, in altre per negligenza.
E nonostante questi limiti, la legge che permette di dare a cooperative formate da ragazze e ragazzi, ex detenuti e disabili, terreni o immobili che prima erano dei boss, ha ottenuto e ottiene innumerevoli risultati in giro per l’Italia. Prova ne è che nonostante se ne parli meno che in passato, la mafia le ritiene ancora delle esperienze minacciose per il proprio controllo sul territorio.
Appena undici giorni fa un incendio ha bruciato un oliveto di LiberaTerra a Castelvetrano, terra natale di Matteo Messina Denaro, la scorsa settimana stessa sorte per un agrumeto a Belpasso, vicino Catania, e solo due giorni fa due quintali di grano sono andati in fumo a Mesagne, in Puglia, su un terreno confiscato alla sacra corona unita.
Chissà se Saviano, grande esperto di criminalità organizzata, si chiede perché le mafie si accaniscano sempre contro i ragazzi delle cooperative antimafie invece che contro il governo del “facciamo cassa, i mercati ce lo chiedono”.
Ultimi commenti
Nasce la repubblica presidenziale italiana
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?
Perché Bersani può riuscire nell’impresa
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?
Resta il progetto radical-libertario di Vendola?