Ventotto anni fa moriva Enrico Berlinguer
Era il migliore e distrusse la sinistra italiana…

Piero Sansonetti Pubblicato da
il 11 giugno 2012.
Pubblicato in Politica.

Enrico Berlinguer è stato un grande statista, un leader di partito eccezionale, un uomo dalle fortissimi doti morali: onesto, aperto, tollerante. Ha dato molto all’Italia. È stato protagonista della più importante stagione riformista del dopoguerra. Sicuramente non da solo, però ha avuto un ruolo decisivo nel riformismo. Insieme a chi? È un lungo discorso che faremo un’altra volta. Accenniamolo appena: assieme a Moro, a Craxi, a Pannella, ad Andreotti, a Trentin, a Franco Basaglia  e insieme ai movimenti di massa, anche alle frange più estremiste ed eversive. Tutti questi soggetti, in collaborazione o in lotta feroce e talvolta sanguinosa tra loro, ebbero un ruolo formidabile nel riformismo che negli anni settanta cambiò il volto del nostro paese. Enrico Berlinguer è stato un pessimo capo della sinistra. Ha perso grandi occasioni. Ha portato la sinistra italiana alla sconfitta e alla rovina. Perché? Perché aveva intuito la fine del comunismo, ne aveva anche parlato varie volte, dopo l’invasione della Cecoslovacchia, nel ’68, e poi nel ’76 in un famoso discorso a Berlino, e ancora nell’intervista a Gianpaolo Pansa sulla Nato. Ma non aveva avuto il coraggio di trarne le conseguenze. Cioè non seppe guidare il Pci fuori dal comunismo – ed era quella sua missione – anzi finì per proteggere l’“imbozzolamento” del  Pci dentro un quadro politico antico, conservatore e autoritario. La fine del comunismo, che Berlinguer aveva capito e ignorato, poteva essere affrontata solo in un modo: ricostruendo una critica severa del capitalismo, senza attenuarla, e esprimendola dentro un nuovo impianto ideale libertario e anti-autoritario. Il Pci e Berlinguer fecero il contrario: attenuarono la radicalità sociale della propria politica – cedendo alla spinta dei miglioristi, cioè di Amendola e Napolitano – e mantennero intatta la corazza autoritaria, statalista, stalinista e antilibertaria – cedendo anche qui alla spinta di Amendola e Napolitano. In questo modo la sinistra si è avviata verso la china del proprio annientamento. In politica è diventata una “variabile” della destra, sul piano del culto della libertà è rimasta quella degli anni cinquanta. Fu colpa di Berlinguer? Sì, fu colpa di Berlinguer.

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13 Responses to Ventotto anni fa moriva Enrico Berlinguer
Era il migliore e distrusse la sinistra italiana…

  1. vittorio

    23 giugno 2012 at 23:22

    Su quel palco quando Berlinguer si è accasciato tutti proprio tutti abbiamo pensato: E’ morto di crepacuore!
    “Compagni, proseguite il vostro lavoro… casa per casa…azienda per azienda… strada per strada dialogando…”
    A Padova in quella uggiosa sera a metà anni 80 il Segretario del Partito Comunista Italiano comprese che tutta la stagione del compromesso storico fu un inganno.
    Purtroppo quella stagione aveva già prodotto i suoi frutti e i tentativi di corregere la rotta non furono sufficienti, di questo, a mio parere, Berlinguer ne fu consapevole. Sostenere comunque che l’attuale sconfitta della sinistra sia attribuibile a Berlinguer, Ora che è morto, mi pare un po’ cercare un facile capro espiatorio. Berlinguer fu sconfitto al pari di tutta la sinistra di quegli anni nonostante i comunisti o pseudo tali che vennero dopo avessero già compreso tutto.

  2. Sam Moser

    12 giugno 2012 at 22:38

    La gente cambia…pure tu Sansonetti e cio’ che scrivi ha senso e sono d’accordo al 100%…ma alla fine anche se fosse vero – e lo dubito – Berlinguer e’ rimasto vittima del suo stesso “apparatichick”.

  3. Sam Moser

    12 giugno 2012 at 22:30

    Era solo un pseudo-Comunista filo-Sovietico che cercava di venderci il “paradiso” del socialismo reale con le sue balle. Se uno ha visitato Mosca se ne rende conto subito che anceh i posti peggiori in Italia erano 100,000 volte migliori delle stamberghe e della vita “controllata” vissuta in Unione Sovietica.

    Costui non era un democratico. Era un falso democratico come lo sono i vari Napolitano, D’Alema & Co. o meglio era un “democratico” a modo suo e cioe’ stile Soviet. Indottrinamento e irreggimentamento tipo Balilla Rossi…

    Mi dispiace la Sinistra non e’ questa. Non e’ lui. Non lo e’ mai stata ne’ tantomeno la pseudo-democrazia da lui tanto retoricamente acclamata.

    Il problema della sinistra rimane sempre il PCI ed il fatto che non ci si possa staccare da questa nostaglia deleteria della falce e martello.

    La liberta’ e la democrazia sono altro. Oggi ci rendiamo conto ancora di piu’ visto che siamo in piena demagogia e despotismo gestito da un kompagnuccio vetero komunista non eletto ( alla Soviet ) e dai vari pseudo-intellettualoidi superiori ( la sinistra melma di Bersani & Co. ) ed i Banksters e i loro camerieri ( “tecnici” & Co. ) …

    P.S. Poi siccome pure lui teneva famiglia, guarda un po’ ci hanno lasciato in eredita’ la velina “Rossa” a presidiare la RAI3 … ammazza che democrazia !!! Le dinastie “rosse” …

  4. Tepozzino

    12 giugno 2012 at 20:51

    Umilmente mi permetto di rilevare che la storia la fanno i posteri (o se si preferisce i postumi). E dunque storicamente e politicamente noi posteri ancora accusiamo i postumi dell’esperienza berlingueriana. Tanto sub specie del compromesso storico quanto nel morettiamo “siamo uguali ma diversi”. E per la sinistra non è un belvedere dato che si può tranquillamente constatare che in Italia ormai non esiste più. Quella che si autoproclama tale è un distillato della peggiore destra economica, condita di ipocrisia piccolo borghese, intossicata dal giustizialismo e da un legalismo formalistico che non ne critica più i contenuti. Se c’è la legge, zitto e obbedisci senza chiederti se è giusta o meno. Per questi motivi, condivido in toto il commento di Andrea Colombo.

  5. angelo labate

    12 giugno 2012 at 19:49

    Alessandro:io non ho avuto il piacere di conoscerla ma ho conosciuto persone dignitose e umili come lei.Le voglio dire che il suo commento sull’articolo di Sansonetti mi ha,ancora una volta,fatto riflettere.Sono impulsivo e alle volte anche un po maleducato.Non sopporto i “santoni”della politica.Non sopporto i “predicatori”e sopratutto non sopporto coloro che non mettono mai in dubbio il loro operato e le loro idee.Sbagliare ,non solo è umano ma è il solo metodo per cercare la verità o far meglio una cosa.il fondamento di qualsiasi scienza e costruita sulla ripetizione sistematica dell’errore sino alla risoluzione del problema.I “grandi”della storia sono stati i più modesti e umili proprio come era il compagno Enrico.Muore schiacciato dal peso e dalla fatica che le procurava il suo impegno nella ricerca e nella lotta per il bene di tutta l’umanità.Sansonetti!!quando uno non ha più niente da dire,deve stare zitto!!!!!

    • Alessandro

      12 giugno 2012 at 22:19

      Grazie Angelo,
      per il Suo commento che fa riferimento al mio e che sinceramente mi fa piacere e mi consola un pochettino.
      Colgo l’occasione per alcune precisazioni.

      Ero molto giovane ai tempi del compagno Berlinguer: per intenderci non ho, per poco, fatto in tempo a votarlo.
      Con la veemenza giovanile e l’interesse che i giovani in quegli anni dedicavano alla politica però seguivo attentamente la situazione e una idea ritengo di essermela fatta, magari sbagliata, per carità!
      La convinzione che ho maturato allora e che ancora ritengo valida è che per difendere gli interessi dei lavoratori italiani l’obbiettivo da perseguire sia quello di una forza, anzi di un PARTITO di sinistra il più forte possibile.
      Dovrà naturalmente scendere a dei compromessi per realizzare i propri progetti e nel farlo commetterà sicuramente degli errori.

      L’immagine che più mi è rimasta scolpita nella memoria di quegli anni è quella del corpo riverso nella sua fiat 850 dell’operaio, del sindacalista Guido Rossa, ucciso dalle BR. Non mi sento di condannare in modo assoluto chi ha fatto delle scelte di lotta estreme e anche armate, non dobbiamo commettere anacronismi, nel clima di quegli anni era una scelta possibile.
      Però se penso a quanto è costato a tutto il movimento quella scelta estrema, alle strade che, con il pretesto della repressione alla lotta armata, ci sono state precluse, ebbene allora ancora di più rivaluto la figura di Berlinguer, un uomo pulito, onesto, sincero, che sapeva raccogliere intorno a se milioni di persone, che sicuramente avrà commesso degli sbagli ma che davvero ritengo ingiusto incolpare di aver distrutto la sinistra italiana.

      Arrivando a tempi a noi più vicini, le scelte delle forze politiche di sinistra più estreme e radicali hanno forse portato maggior vantaggio alla sinistra? Hanno permesso al paese di fare svolte più progressiste in un qualsiasi settore della società? Arrivare a far cadere governi pur discutibilissimi come quello di Prodi per la questione delle 35 ore settimanali e condannarci al ventennio berlusconiano la riteniamo una colpa poco grave, soprattutto potendo valutare ora i danni arrecati al paese intero e non solo alla classe lavoratrice? Ci rendiamo conto che per difendere allora le 35 ore adesso ci siamo bruciati lo statuto dei diritti dei lavoratori? Che abbiamo ora a che fare con un paese in ginocchio e che di questa situazione, come sempre ne faranno le spese maggiori proprio i cittadini più deboli, quelli che la sinistra dovrebbe difendere?

      E’ facile adesso attribuire colpe di fallimento della sinistra a chi come Berlinguer doveva gestire spinte dai settori estremi del movimento e richieste di milioni di cittadini, operai, lavoratori; appelli di intellettuali e critiche dai settori più arretrati e oscurantisti che in Italia hanno sempre avuto purtroppo grande forza. Doveva misurarsi con rischi di golpe, stragi di stato, pericolo di atti di forza da parte degli USA qualora l’esito elettorale non fosse ritenuto congeniale agli interessi dei paesi capitalisti e occidentali.

      Dai Sansonetti, tu sei lì tutti i giorni nei salotti televisivi, queste critiche alla memoria di Enrico Berlinguer ce le potevi proprio risparmiare…

  6. claudio d'aguanno

    11 giugno 2012 at 22:22

    completamente d’accordo con quanto scritto da andrea colombo: dall’iniziale “capisco” al conclusivo “mi sfugge”…

  7. Antonio Altieri

    11 giugno 2012 at 21:09

    Miseriaccia Andrea, ma noi siamo i famosi exgruppettari…..quelli che lo fecero vincere…..Che ne possiamo sapere noi (e i compagni,cari,del processo 7 aprile) delle grandi strategie che stava, avrebbe,pensava,intuiva il grande leader che,bontà sua,ci stritolò tra lotta armata e compromesso storico?
    Quante telefonate di Tatò a casa di mia madre (perchè sposata con un vaticanista molto ascoltato Oltretevere…) per servirci l’amaro piattino.
    E non si dica che sono fandonie,perchè io c’ero!

  8. Alessandro

    11 giugno 2012 at 20:46

    Gentile Sansonetti,

    evidentemente non Le sono sufficienti le apparizioni televisive e le partecipazioni a trasmissioni radiofoniche che hanno il coraggio di definirsi giornalistiche (Zapping di Forbice).
    Ha bisogno per qualche personale motivo di maggiore visibilità e allora spera di ottenerla con un articolo come questo che sicuramente verrà ripreso e citato da numerosi siti, commentatori, giornali.
    In questo senso io sono già caduto nel Suo tranello e sono qui a perdere tempo a commentarLa.

    Lasci perdere per favore, il giochetto l’ho capito e non riuscirà a farmi arrabbiare per quello che ha avuto il coraggio di scrivere.

    Saluti cordiali.
    Alessandro

  9. armando lauri

    11 giugno 2012 at 16:59

    Se può essere utile, il mio piccolo contributo ai commenti dell’ottimo articolo di Piero sarà il copia-incolla della lettera riservata (fonte:Archivio Craxi-Camera Deputati)che Craxi scrisse a un Pertini arrabbiatissimo dei fischi a Berlinguer al congresso PSI di Verona. Bettino si pentì, specialmente al momento della morte di Berlinguer poco dopo l’evento.
    Maggio 1984: Pertini è al Quirinale, Craxi a Palazzo Chigi. Ma è una lettera privata, da compagno a compagno, quella che Bettino scrive. “Caro Sandro, anche il presidente della Repubblica consentirà al segretario dei socialisti italiani di essere franco. Dopo la campagna di aggressione polemica ripresa dai comunisti contro i socialisti da quando ho l’onore di guidare il governo della Repubblica, penso che se tu ti fossi trovato tra i delegati socialisti del congresso di Verona, ti saresti unito alla loro legittima protesta con lo stesso orgoglio e la stessa energia con la quale sempre i socialisti riformisti hanno dovuto difendere il socialismo ogni qualvolta esplodeva il settarismo dei comunisti. Un abbraccio fraterno, tuo Bettino”.

  10. angelo labate

    11 giugno 2012 at 16:50

    minchia che analisi!!!(minchia sta per stupore)La storia non si fa a postumi.Ne con i se o i ma,ne con”se avesse fatto o detto.Berlinguer aveva capito che il comunismo sarebbe finito e invece di o ma o se……che presunzione!!!!!Non hai citato l’esperienza Cilena e l’analisi che egli fece sulla questione del 51 per cento.La “terza via”e il compromesso storico fu cosi’tanto “riformista”che contro questa politica si scatenò l’ira degli americani e molto probabilmente anche quella dei sovietici,tanto da uccidere Moro e guidare,dalla a alla zeta,le brigate rosse,per arrivare a destabilizzare la repubblica democratica e definitivamente il P.C.I guidato da Berlinguer.Enrico fu un grande intellettuale comunista perchè egli stava cercando dentro la storia una idea originale e rivoluzionaria per il superamento del capitalismo cercando di riunire,intorno a questo programma,tutti gli uomini di buona volontà di qualsiasi credo o ideale politico.Egli partiva da Gramsci e da Togliatti(il socialismo nella democrazia)per intenderci la “via italiana al socialismo”.Enrico sapeva benissimo quale ruolo e responsabilità aveva nei confronti del mondo intero.Oggi sappiamo,semmai,che la sua analisi e la sua ricerca,non solo non fù subito compresa dalle grandi masse ma nemmeno dal gruppo dirigente del partito stesso.Sansonetti!!se hai scritto questo articolo provocatorio per scatenare un dibattito mi sta anche bene.se no,ti consiglio di rileggerti i suoi discorsi congressuali e qualche suo libro.concludo dicendo:ma noi dove eravamo in quel periodo?io dico che quasi noi tutti soffrivamo di “cecità intellettuale”per non dire di peggio!!!Io ,a tanti anni di distanza,mi vergogno e mi inchino al suo cospetto.

    .

  11. andrea colombo

    11 giugno 2012 at 16:41

    Capisco il sentimento di Piero, ma non posso conviderlo.
    Berlinguer è il segretario della Figc che intimava alle compagne di mantenersi vergini per dimostrarsi pure ai cattolici, anzi più pure e moraliste di loro.
    Berlinguer è il vicesegretario del Pci che espelleva, pardon radiava, i dissidenti.
    Brlinguer è il segretario del Pci che fece l’impossibile per evitare la legge sul divorzio, un po’ per paura, un po’ per non scontentare “le masse cattoliche”.
    Berlinguer è il segretario del Pci che prese un enorme capitale di mobilitazione sociale costruita non dal Pci ma nonostante il Pci e spesso contro il Pci e lo dilapidò nel modo più dissennato: come moneta da spendere nel mercanteggiamento con la Dc.
    Berlinguer è il segretario che con l’unità nazionale chiuse ogni spazio democratico più di quanto non stia facendo ora il governo Monti e con meno giustificazioni. Così facendo, di sfuggita, spinse una quantità notevole di giovani verso scelte estreme: non a caso fino al ’76 e all’unità nazionale gli effettivi dei gruppi armati erano risbili.
    Berlinguer è il leader del partito che organizzò la peggiore montatura giudiziaria nella storia di questo Paese, il 7 aprile, culla allo stesso tempo della barbarie giudizairia che gli Altri denunciano praticamente in ogni loro articolo e della mai più superata onnipotenza dei giudici.
    Berlinguer è il leader che volle la svolta dell’Eur per la Cgil e la linea economica Napolitano, quella che proponeva, caso unico nella storia della sinistra inclusa la moderatissima, di fronteggiare la crisi tagliando i salari operai (perché i lupi perdono il pelo ma non il vizio nemmeno quando ululano sui Colli).
    Quando si accorse egli esiti disastrosi della sua stessa politica, cioè dopo l’80, cacciato dalla maggioranza e stroncato nelle fabbriche, provò, è vero, a sterzare. Ma lo fece fuori tempo massimo e, peggio, lo fece come facevano i comunisti: fingendo che non ci fosse alcuna differenza tra la linea che aveva seguito nei dieci anni precedenti e quella nuova. Di coseguenza il rimedio fu peggiore del male e il Berlinguer della lotta dura fece quasi la metà della metà dei danni fatti dal vero Berlinguer, quello del compromesso storico. E anche così non furono pochi.
    Mi fermo per ragioni di spazio non per esaurimento degli esempi. Cosa ci sia da rimpiangere, non umanamente ma politicamente, in Enrico Berliguer e se è per questo nel Partito comunista italiano tutto, mi sfugge.

  12. Michele

    11 giugno 2012 at 14:36

    Io me la prenderei con chi ha mal gestito l’eredità.

    Berlinguer era di un’altra generazione, altre esperienze, fedele ai suoi principi.

    Nel ricambio nessuno ha innestato lo spirito libertario dei diritti civili, mentre son stati fatti sconti al liberismo, riducendo la protezione alle classi sociali meno abbienti.

    Ventotto anni fa moriva Enrico Berlinguer Era il migliore e distrusse la sinistra italiana… – http://www.glialtrionline.it/2012/06/11/ventotto-anni-fa-moriva-enrico-berlinguerera-il-migliore-e-distrusse-la-sinistra-italiana/ (via #sociablesite) *sociable* blogplay.com