Nella quinta Repubblica, che in fin dei conti è una specie di monarchia costituzionale, c’è una legge non scritta: chi vince le presidenziali trionfa a man bassa alle successive elezioni legislative. Quasi per forza di inerzia. Questa regola vale specialmente ora, con la destra post gollista uscita a pezzi dall’era Sarkozy, priva di un leader in grado di renderla credibile e di tenerla unita. Per l’Ump e i suoi fratelli si prepara una lunga traversata del deserto, proprio come accadde ai suoi avversari dopo la scomparsa di François Mitterrand. La storia si ripete, ma a parti rovesciate.
Escludendo eventi soprannaturali i socialisti usciranno dunque vincitori anche dalle politiche del 10 e 17 giugno. A quel punto il partito di Hollande avrà il dominio completo della politica francese. Municipi, dipartimenti, regioni, presidenza; ormai manca solo la maggioranza parlamentare all’Assemblée Nationale per controllare tutti i centri di potere del paese. Un trionfo annunciato, talmente annunciato che il 60% dei cittadini si dichiara “per nulla appassionato” alla prossima contesa elettorale. Secondo l’istituto demoscopico Ipsos, dopo la sbornia presidenziale, l’astensione tornerà infatti ai livelli consueti: attorno al 40%, una cifra enorme, ma non per la Francia che si mobilita in massa solamente quando è in ballo la poltrona dell’Eliseo. Come se il grande show della politica fosse terminato con l’elezione di Hollande, consumando tutte le energie nervose di un elettoratosaturo di dibattiti politici: “Hollande è presidente solo da un mese ma si ha l’impressione lo sia sempre stato”, scrive il Nouvel Observateur sottolineando il sentimento di mite indifferenza per la politica che in queste settimane aleggia sulla Francia.
Eppure le legislative non sono un libro già scritto, al contrario nascondono diverse incognite. Su tutte il rapporto di forza tra sinistra moderata e sinistra radicale che determinerà le scelte politiche dei socialisti nel prossimo quinquennio, in particolare nel rapporto con la Germania di Angela Merkel e con le sue ottuse politiche di austerità. Per trovare una via d’uscita diversa alla crisi economica che divora il Vecchio continente è necessario che la presidenza Hollande sia il più possibile condizionata dalla sinistra radicale.
Il Front de gauche guidato da Jean Luc Mélenchon (che riunisce l’ex ala sinistra del Ps e il Pcf) afferma che voterà la fiducia al nuovo esecutivo, ma ha rifiutato seccamente gli accordi di desistenza proposti dal Ps e di conseguenza non sembra affatto interessato a ipotetiche poltrone ministeriali. Nessuna alleanza organica come accadde nel 1997 con la gauche plurielle di Lionel Jospin, animata all’epoca anche da verdi e comunisti. In realtà il Pcf, che ha una lunga tradizione di governo, la pensa diversamente, e vorrebbe piazzare qua e la qualche ministro. Il problema è che il lusinghiero 11% ottenuto al primo turno delle presidenziali è in gran parte attribuibile al carisma personale di Mélenchon il quale non ha alcuna intenzione di diventare la stampella di sinistra del futuro governo. Posizione che in molti giudicano incomprensibile, visto che l’influenza del Front de gauche sarebbe molto più marcata all’interno di un’alleanza organica con il partito di Hollande. Restarne fuori può forse consolare gli irriducibili, ma non sposterà di certo più a sinistra l’asse del governo.La partita è comunque ancora tutta da giocare: al di là di quel che ne pensa il suo umorale leader, i voti della sinistra radicale saranno decisivi in molti ballottaggi, in quel caso decine di deputati socialisti e verdi riusciranno ad essere eletti solo grazie al sostegno della gauche de la gauche che risulterà fondamentale per ottenere i 290 seggi necessari. Non bisogna dimenticare che questo clima a bassa intensità potrebbe poi favorire l’ascesa del Front National di Marine Le Pen. Forte del 16% raccolto al primo turno delle presidenziali, il partito di estrema destra ha un sogno: riuscire a eleggere per la prima volta nella sua storia un piccolo drappello di deputati. Penalizzato da una legge elettorale ferocemente maggioritaria, il Fn può tuttavia contare su diversi elementi a suo favore. La smobilitazione dell’Ump su tutti. In un scrutinio relativamente “libero” come le legislative e con un blocco gollista ridotto ai minimi termini, non è affatto impossibile che diversi elettori della destra moderata vogliano “provare il brivido” di una scelta più estrema. In fondo Marine è molto più presentabile del vecchio padre-padrone Jean Marie, e la sua esplicita strategia di conquistare voti al centro (uno scontro per l’egemonia a destra) potrebbe trovare la sua degna consacrazione proprio nelle urne di domenica. La composizione sociologica del voto rivela poi aspetti interessanti: la Francia metropolitana, quella delle città oltre i 200mila abitanti è decisamente orientata a sinistra, i territori periurbani, i piccoli centri, insomma il paese profondo, rimane ancorato a destra. Anzi: se sommiamo i consensi di Ump e Fn la destra genericamente intesa è circa due punti sopra i suoi rivali. Naturalmente si tratta di un calcolo sui generis, visto che i gollisti non possono certo infrangere il tabù repubblicano e allearsi apertamente con la destra xenofoba. Ma anche in questo caso saranno gli elettori a decidere come e quanto il Front National sia un partito degno di far parte del cosiddetto arco costituzionale.
Un altro aiuto indiretto proviene poi da un fronte inatteso. In un concerto che ha tenuto la scorsa settimana a Tel Aviv, la cantante statunitense Madonna ha infatti proiettato un filmato in cui una svastica nazista occhieggiava sul volto della leader del Front National. L’associazione tra madame Le Pen e il nazismo sembra oggi un’associazione più che forzata, tanto che molti francesi hanno giudicato offensiva e puerile la performance dell’artista Usa. Marine anche in questo caso si è rivelata molto abile, rinunciando a denunciare la cantante. Ma lanciandole una freccia al curaro: “Madonna è vecchia cantante che non merita molta attenzione. Mi chiedo soltanto se ha restituito tutti i bambini che ha rubato in Africa o se continua ancora a comprarli con i suoi milioni. Sono curiosa di vedere se proietterà quel filmato anche quando verrà in Francia. L’aspetterò al varco”.
Madonna si esibirà a Parigi il prossimo 14 luglio, festa nazionale e anniversario della Rivoluzione francese.
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