La Fiom ai partiti: da che parte state?
Una risposta netta solo da Di Pietro

Nanni Riccobono Pubblicato da
il 9 giugno 2012.
Pubblicato in Attualità.

Si va all’assemblea della Fiom a Roma pieni di dubbi. Che stanno combinando i metalmeccanici dimenticati, isolati, vilipesi ed attaccati da tutti? Dopo l’articolo di Telese sul “fatto” della scorsa settimana, in cui il futuro direttore del quotidano “Pubblico” (?) affermava che Maurizio Landini sta per buttarsi in politica, la scelta dell’assemblea al lussuoso Hotel Parco dei Principi quasi poteva far dubitare delle sdegnate smentite. Macché. I pochi operai presenti bestemmiano contro il caffé a tre euro ma la scelta non è sbagliata. Perché questa “assemblea” è in realtà una sorta di “ultima chiamata” per i partiti. Si è svolta così: Maurizio Landini, segretario Fiom, più in forma che mai, ha elencato, tra provvedimenti del governo già presi ed in itinere e annullamento dei diritti del lavoro negli stabilimenti Fiat, una serie di cose che i lavoratori chiedono alla rappresentanza politica. O prendete questi impegni o il voto metalmeccanico ve lo scordate. E i politici presenti hanno risposto che…

No. Andiamo con ordine. C’era Di Pietro, c’era Bersani, c’era Vendola. In questi giorni è in atto una sorta di resa dei conti. Sel e Idv, ma soprattutto Idv, chiedono chiarezza a Bersani sul futuro della loro possibile alleanza elettorale. Bersani traccheggia. E ora torniamo all’assemblea. Prima parla Di Pietro, nei fatti il suo partito ha le carte in regola per rappresentare gli operai della metallurgia e non solo: ha votato contro la riforma delle pensioni, contro l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione, sta per votare contro le modifiche all’art 18 e ha presentato una legge sulla rappresentanza nelle fabbriche che potrebbe aver scritto Landini di suo pugno. Picchia duro sulla testa di Bersani (ma aveva picchiato duro, benché con altra eleganza, anche Landini, tirando in ballo l’appoggio del Pd alle nomine Rai…) . Di Pietro gli chiede quasi direttamente: ma tu, da che parte stai?

Poi parla Bersani che fa quasi tenerezza. Rovescia l’acqua che scorre ruscellando dal palco, gli cadono gli occhiali, la sala operaia lo fischia (tre file in fondo, davanti c’è il parterre dei media e dei politici) ma almeno ammette che sì, si era ubriacato di liberismo, che ora è sobrio, la situazione è dura e in questa chiave va letto il suo appoggio al governo (è qui che cominciano i fischi). E così via. Insomma, se la cava se non brillantemente almeno dignitosamente.

Poi parla Vendola. Ed è terribile. Non dice niente. Narrazione pura fino a mettersi quasi quasi a parlare della manutenzione delle coste…Le donne, l’ambiente, la domanda di giustizia sociale…Questo suo non dire niente o quasi del lavoro, delle specifiche richieste fatte da Landini, quel non rispondere alla domanda: da che parte stai?… In realtà dice tutto. Dice, ci sembra almeno, “scelgo il Pd” come alleato politico. Peccato. Avevamo sperato in un guizzo…

Al settimanale in edicola rimandiamo invece l’analisi della proposta finale del segretario Fiom, buttata lì quasi senza parere ma che è invece molto interessante. Landini ha parlato dell’uso che si potrebbe fare dei Fondi di investimento dei lavoratori, quell’immenso capitale di tfr e altro che ora viene investito in speculazioni finanziarie per giunta su titoli esteri. Ma un governo che abbia a cuore le sorti del Paese non potrebbe investirli per ristrutturare, tecnologizzare, dare lavoro e riqualificare le aziende per renderle competitive, garantendo ai lavoratori il rendimento? Geniale.

P.S. Naturalmente Di Pietro, che è stato brillante, divertente e soprattutto, onesto nei confronti dell’interlocutore Fiom, non ha potuto trattenersi da un briciolo di insopportabile manettismo. E va be’, come  si dice alla fine di “A qualcuno piace caldo”, “nessuno è perfetto”.

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2 Responses to La Fiom ai partiti: da che parte state?
Una risposta netta solo da Di Pietro

  1. Marco Tarantino

    10 giugno 2012 at 20:33

    La metto giù un pò dura. Ho seguito le vicende di SEL sin dalla nascita, condovidendo il percorso che ha portato alla fuiriuscita dal PRC in nome del tentativo di aggregare una forza politica a sinistra che si ponesse concretamente l’obiettivo di cambiare le cose confrontandosi con l’opzione di governo e che avesse ben presente, oltre ai temi del lavoro e dell’economia, più in gnerale quelli legati alla libertà. Fino ad un anno fa, la strategia delle primarie per la leadership del centrosinistra aveva un senso, in quanto inchiodava Bersani a scegliere quale potesse essere la via di uscita dal governo Berlusconi. Con l’arrivo di Monti e il “convinto” (e sottolineo questa parola) sostegno del PD al nuovo governo, lo scenario mi pare completamente cambiato, e SEL ( e segnatamente Vendola) non pare averlo compreso e ha commesso diversi errori. Vendola dà l’impressione che il punto centrale della sua azione politica ( e di conseguenza di quella di SEL) sia non irritare il PD. In nome di questa posizione, il partito è stato poco incisivo nel contrastare le politiche del governo dei tecnocrati, lasciando lo spazio a Di Pietro e a Grillo, forse nella speranza di riuscire (come peraltro sembra) ad ottenere le “primarie di coalizione”. Ma a questo punto, secondo me, è miope pensare che le primarie, da sole, rivitalizzino una compagine politica che, al suo interno, ha persone che hanno votato contro i diritti dei lavoratori, lottizzato le istituzioni di garanzia in modo inaccettabile, creato un regime di vessazione fiscale contro i soliti noti. Credo insomma che in nome delle primarie SEL ha omesso in questi mesi di svolgere la sua funzione politica, e che per non irritare il PD si sia persa per strada. Spero di sbagliarmi, ma purtroppo la vedo così.

  2. Disoccupato

    10 giugno 2012 at 19:54

    Nichi Vendola è persona di cui ho la massima stima ma i suoi sono sempre i soliti discorsi di eleganza retorica e belle parole, in pratica la solita aria fritta.
    Antonio Di Pietro sarà a volte un pò irruento e ma parla chiaro e non le manda a dire. E soprattutto è coerente.Che è ciò che mi interessa di più.
    Di Bersani è inutile parlarne. Hanno creato un partito infarcito di democristiani e non possono prendere posizione su nulla. Reggono ancora nei sondaggi per via del potere clientelare negli enti locali e di una parte dei voti moderati. Ma sono completamente incapaci di darsi un identità. In un senso o nell’altro.