Il coraggio a metà di Pier Luigi Bersani,
“primarie aperte” non vuol dire un bel nulla

Andrea Colombo Pubblicato da
il 8 giugno 2012.
Pubblicato in Politica.

Saranno primarie di coalizione, anche se la coalizione ancora non c’è. Dovranno indicare il candidato premier, sempre che di qui a tre settimane non ci si accordi per una legge elettorale che renda superflua quell’indicazione, comunque informale. Si svolgeranno a fine anno, salvo possibili precipitazioni e apertura anticipata delle urne. Basta un primo sguardo sul tonante annuncio comunicato oggi al mondo da Pier Luigi Bersani per concludere che l’intera faccenda porta il marchio inconfondibile del pressapochismo e dell’inettitudine piddina.

La stessa formula adottata dal segretario, “primarie aperte”, è in realtà un piccolo capolavoro d’ambiguità. Aperte a chi? Con un programma predefinito e comune, almeno nei tratti generali. A tutti, o con candidati che dovrebbero invece fare da testimonial per programmi diversi? E ancora: che ne sarà del candidato ove, dopo le elezioni dovessero prendere corpo alleanze tra alcune delle forze presentatesi contrapposte al voto?

Domande lecite e una politica fatta sul serio avrebbe avuto il dovere di scioglierle contestualmente all’annuncio, tanto per non dare la solita idea di raccogliticcio di improvvisato (male). Detto questo però la decisione di Bersani rappresenta un passo avanti tutt’altro che secondario. Renderà inevitabile sciogliere i nodi di cui sopra, e altri ancora, in tempi limitati. Indica un veicolo forse non perfetto ma almeno concreto per dare sbocco alla richiesta di partecipazione diretta che sarà l’elemento chiave della prossima competizione elettorale.

Al momento i candidati quasi certi sono tre: Bersani, Vendola e Renzi. Altri se ne aggiungeranno, a partire probabilmente da Di Pietro se la rissa in corso tra Idv e Pd non si risolverà in rottura. Non è escluso che la lista di Repubblica metta in campo una donna anche per lucrare sulla comprensibile stanchezza “di molte e molti” per una competizione tanto per cambiare tutta maschile. In quel caso è probabile che Concita non ce la tolga nessuno. Ma la lista si allungherà certamente.

Se la competizione, nonostante la faciloneria con cui è partita, sarà seria e non drogata dall’infinito catalogo di giochini deprimenti nei quali i piddini eccellono sarà comunque un risultato importante ed è un merito che va riconosciuto a Pier Luigi Bersani.

Come gli va riconosciuto il coraggio: in un momento come questo per candidarsi ce ne vuole moltissimo, se si è segretari di partito, politici di professione e leader di una forza che sta nella peggior maggioranza che si possa immaginare.

Be Sociable, Share!
Puoi seguire gli aggiornamenti di questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
Both comments and pings are currently closed.

One Response to Il coraggio a metà di Pier Luigi Bersani,
“primarie aperte” non vuol dire un bel nulla

  1. mosquito

    9 giugno 2012 at 15:08

    sai