Berlusconi ha ragione: ciascuno dovrebbe avere una Zecca

Lanfranco Caminiti Pubblicato da
il 6 giugno 2012.
Pubblicato in Economia.

Ha creato un gran clamore, nei giorni scorsi, l’immagine di DeShawn Stevenson, dei Brooklyn Nets, postata su Instagram, in cui si vede il giocatore di football nella propria cucina dove è installato un bancomat. Non sappiamo se DeShawn Stevenson lo usi come erogatore di contanti, di argent de poche per pagare il giardiniere o la donna delle pulizie, oppure come servizio ai suoi amici che vanno a trovarlo, oppure ancora che stia solo lì a far bella mostra di sé. Di certo, DeShawn Stevenson, come ognuno, è padrone di fare quel che vuole coi propri soldi – alcuni ricconi, pare, ci facciano degli aeroplanini e li lancino dai grattacieli, come è cambiato il mondo, signora mia, una volta i ricchi veri si distinguevano proprio per girare senza soldi –, ma un bancomat fra le pentole è davvero un oggetto singolare. Per una qualche strana associazione che non è del tutto chiara neppure a me, ho subito pensato al nostro Silvio Berlusconi e alla sua proposta – poi ritirata, «era solo una battuta» ha detto – di consentire alla nostra Zecca di stampare euro in proprio senza l’assenso della Banca europea. Sarebbe stato un modo, aveva spiegato prima di rimangiarsela, di ovviare alla mancanza di liquidità e alla strozzatura del credito. Per cinque buoni motivi io sono d’accordo con la proposta di Berlusconi, ma qui ne dirò solo due: il primo, il fatto che abbia subito suscitato l’indignazione di Scalfari e della Repubblica. Da qualche tempo, io vado leggendo la Repubblica non per trovarvi una qualche ispirazione, delle argomentazioni che mi illuminino e mi convincano di questo o di quello, ma proprio il contrario, per capire ciò che è buono a partire dal fatto che Scalfari e la Repubblica lo considerino un guaio terribile. Posso farvi un elenco completo di “mali nazionali” che la Repubblica addita e che si sono dimostrati alla prova dei fatti, invece, delle buone occasioni sprecate per il paese; e, viceversa, posso fare un altrettanto lungo elenco di “virtù nazionali” che la Repubblica promuove che possono tranquillamente definirsi delle autentiche boiate. Insomma, è il rovesciamento della famosa frase di Wilson, manager della General Motors, quando nominato segretario alla Difesa da Eisenhower, in audizione disse che non poteva esserci conflitto, perché «what is good for Gm, is good for Usa», ciò che è buono per la Gm è buono per gli Stati uniti: ecco, ciò che è buono per la Repubblica è un guaio per l’Italia e viceversa. Per istinto, quindi, leggendo le bordate di Repubblica contro la stampa a iosa di euro italiani e berlusconiani, mi sono detto che qualcosa di buono dev’esserci. Il secondo motivo è molto personale, ma non per questo meno valido. Anni fa, il settimanale Carta chiese ai suoi lettori di indicare tre proposte importanti per un programma di riforme. Dissi anch’io la mia. Ora, non ricordo le altre due, ma una sì: proponevo di consegnare gratuitamente a ogni italiano una tessera bancomat a credito illimitato. Insomma, con una fava prendevo due piccioni – il bancomat domestico di DeShawn Stevenson e la zecca a tinchitè di Berlusconi. Però, a pensarci bene, e che sarebbe già il terzo motivo, gli Stati uniti cosa fanno, se non stampare dollari a iosa – cos’altro sono i quantitative easing di Bernanke? – e costringerci tutti a sostenerli? E di fronte all’evidenza, quarto motivo, che tutta la liquidità immessa da Draghi non è altro che una partita di giro perché le banche comprino titoli di Stato, cioè il debito pubblico, dato che non può comprarli direttamente, ma a valle arrivano solo spiccioli o poco più? Se avessimo non solo una Zecca sganciata dalle regole di Bruxelles e Berlino, ma proprio l’opportunità di installarci ciascuno nella propria casa – che so, a Ponticelli o a Lucera, a Macomer o a Finale Emilia [non sarebbe un buon modo per ricostruire, dopo il terremoto?] tra il tinello e il salotto, o nell’ingresso, accanto agli ombrelli – un bel bancomat, non si rilancerebbero i consumi?

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9 Responses to Berlusconi ha ragione: ciascuno dovrebbe avere una Zecca

  1. Lanfranco Caminiti

    Lanfranco Caminiti

    8 giugno 2012 at 18:28

    1) era il concetto di “catastrofe” per churchill che suonava eccessivo. e la catastrofe di churchill fu essere cacciato a pedate dai suoi connazionali come premio per avere vinto la guerra ma non la disoccupazione e la lievitazione dei prezzi. ingratitudine della patria. non fu il primo, non sarà l’ultimo. ma la moneta qui c’entra poco.
    2) lasciare fare al mercato e combattere la speculazione sono due buone intenzioni che vanno spesso in conflitto, e non credo che un’autorità nazionale possa oggigiorno resistere su una qualche linea del piave. sarebbe una caporetto continua e hai voglia a mettere carabinieri a fucilare. l’area euro, difatti, sarebbe stata una buona idea, laddove ci fosse stata, anzi, laddove fosse possibile esserci una maggiore unione politica e una maggiore unione monetaria. ma la storia europea non è quella degli stati uniti. ne risulta che l’oscillazione fra i diversi euro europei – un euro tedesco valeva già molto di più di uno italiano o portoghese o greco – ovvero questa specie di sme camuffato e più vincolante che abbiamo vissuto era zoppa della sovrautorità monetaria. e non credo che oggi conferire più poteri alla bce sarebbe la soluzione. la soluzione, per una moneta come la nostra, per me sta nell’avere un’altra moneta forte di riferimento che funga come e meglio una autorità nazionale che oggi è senz’armi.
    3) pedante per pedante, questa mia ipotesi si chiama “doppia moneta” [forse persino l'euro potrebbe essere quella "esterna", ma non sarebbe male il renminbi, scombiccherebbe le aree politiche del mondo].
    p.s. = immutata stima, agganciata com’è alla sua.

    • Tepozzino

      8 giugno 2012 at 20:00

      Tra persone che si stimano l’accordo si trova sempre, ed in fondo non siamo poi così distanti. E lo sa perché? Perché tra noi costituiamo un’area valutaria ottimale. Abbiamo le reciproche stime 1 a 1 o 100 a 100. L’euro invece -come dice Daniele limpidamente nel suo commento- era un nonsenso economico, proprio perché i Paesi partecipanti non costituiscono un’area valutaria ottimale (situazione che ricorre solo per i Paesi dell’area ex marco). Prima di fare la moneta unica bisognava rendere omogenee le aree attraverso una unificazione legislativa (sul lavoro), costruendo infrastrutture, diversificando le produzioni. L’aver messo il carro davanti ai buoi non poteva non scaricarsi sui Paesi periferici che alla lunga non avrebbero potuto sostenere il gioco. Però l’euro così congegnato faceva comodo ai Paesi che se lo potevano permettere perché sapevano che così avrebbero inondato i Paesi Periferici con i loro prodotti. Faceva comodo anche agli imprenditori dei Paesi periferici perché spostando altrove le scelte di politica monetaria, avevavo buon gioco nello zittire i lavoratori unico fattore di produzione svalutabile. Le materie prime le compro in euro, tu lavoratore mi costi x, quello che produciamo non è competitivo. Se però tu rinunci ai tuoi diritti, e il tuo salario lo porti a x-1 beh potrei pure farti lavorare.
      Comunque, anch’io sarei per il renminbi, solo che se non abbiamo la forza di fa’ il sugna-Euro figuriamoci se l’Imperatore Yankee ci consente di prendere il bus cinese. Mi sembra già di leggerle sul Fatto le intercettazioni piccanti tra i Marii ed Elsa o di vedere i perversi amplessi di Romano con mortadelle ancora vive.

  2. Lanfranco Caminiti

    Lanfranco Caminiti

    7 giugno 2012 at 18:11

    1) “rilanciare i consumi” non significa che bisogna spingere una nuova panda o nuove lavatrici classe 15A o televisori plasma 248 pollici; credo anch’io che bisogna piuttosto spingere sui servizi, qualificati e alla persona e alle comunità; ciò non toglie che ciascuno coi propri soldi dovrebbe poter comprare il cappero che gli pare, anche una nuova panda o un televisore plasma 248 pollici, sennò ricominciamo col socialismo reale anche se sotto forma di servizi e la gente deve fare la coda per le patate mentre il televisore 248 pollici si vende al mercato nero;
    2) la questione, a mio parere, non è quella di sganciarsi dall’euro [non lo è solo] o di coniare una nuova moneta regionale [ci sono stati diversi tentativo in tal senso, sud americani, arabi, asiatici], benché il sugna-euro sia divertente, ma piuttosto di avere una moneta di riferimento a cui agganciarsi. penso all’islanda, che dopo il default si è agganciata alla corona, a esempio. nella lunga strada che ci separa da una moneta mondiale – che già esiste per le transazioni internaizonali e per la finanziarizzazione -, il punto per ogni moneta è quella di trovare una moneta altra cui fare riferimento. sarebbe un controsenso che uscendo dall’euro, la nuova lira poi dovesse agganciarsi all’euro, per dire. ma questo credo valga per ogni moneta non imperiale – come invece è il dollaro. la “moneta regionale” [o qualsiasi altra moneta alternativa] non può riprodurre in denaro i vari tentativi “materiali” o cpmmerciali del nafta e cose così. quindi la domanda vera è: a chi dovrebbe agganciarsi una nuova moneta italiana?
    3) sì, è una buona idea quella di un istant book in pdf sulle boiate della repubblica. magari presto che già si azzannano da soli [scalfari contro mauro, serra contro saviano, e poi?].

    • Tepozzino

      7 giugno 2012 at 20:19

      La risposta è che non bisogna agganciarsi a nessuno. Anzi agganciarsi a qualcuno forte, negando le proprie debolezze o meglio dichiarando fin da subito qual è la linea del Piave fino alla quale si arretrerà, porta alla catastrofe ed a scatenare la speculazione. E’ capitato all’Inghilterra di Churchill con l’adozione della parità aurea (Gold standard), è capitato all’Argentina che agganciatosi al dollaro è quasi fallita e da quando ha ripudiato l’aggancio si è ripresa ed è ripartita.
      Basta lasciare fare al mercato, che ci dice quanto vale la moneta x rispetto alla moneta y, mercato in cui operi un istituto di emissione che ha la possibilità di calmierarlo, intervendo a stroncare la speculazione.
      Nel 1992 la speculazione che ci mise a terra, si scatenò proprio perché l’Italia era entrata nella banda ristretta dello SME dichiarando che non avrebbe oscillato oltre i 2.5 percentuali. Gli speculatori sanno che ti sei autoirrigidito e t’attaccano. Direi che ti sbeffeggiano come uno che si metta a voler nuotare i cento metri con indosso una bella corazza di ghisa. E noi dopo aver difeso inutilmente la linea del Piave, poi siamo arretrati fino a Portici. Però in meno di tre anni eravamo tornati al Brennero, tanto che ci riammisero nello Sme e poi all’Euro. Per forza, con noi fuori, l’euro sarebbe stato controproducente alle ragioni della Germania. Come faceva ad esportare, riempirci le strade di mercedes, opel, golf, se i suoi beni tradotti in lire sarebbero costati un occhio?
      Questo mercato che i liberisti al potere in Europa vogliono applicato a tutto – quasi pure agli affetti più intimi mettendo in feroce concorrenza padri con figli, nonni e nipoti -guarda il caso non si deve applicare all’Euro. Lì i cambi devono essere fissi per trattato. La previsione dei rapporti non è stata casuale e dopo 10 anni se ne vedono i frutti. Chi sta nell’Eurozona, ma fuori dall’Euro, campa e pure bene, e si guarda bene dall’entrare. Chi invece è dentro alla lunga crepa. Tranne quei Paesi appartenenti all’area ex marco tedesco, che hanno la maggioranza nel board della BCE e ci comandano. Se lo possono permettere perché a sinistra è stata sparsa una marea di disinformazione. Non ho capito perché e non credo ai complotti. Penso che un po’ non si rendessero conto, un po’ non ci abbiamo capito niente. Ma santiddio chiedere a qualcuno che non si fosse perfezionato alla London School of Economics, magari si poteva, no?
      Il “più Europa” che oggi va tanto di moda, non cambierà una virgola, perché ripeto i paesi area marco se la comanderanno ancora di più. Alla fine invece di ritornare ai cambi liberi in modo concordato e forse controllato, ci torneremo di botto, quando non avremo nemmeno più lacrime da versare. Avranno preso tutte la via di Berlino.
      P.S. Ovviamente, la mia personale stima è intatta. Lei è uno dei pochi che ha sottolineato la vergognosa indifferenza nei confronti della Grecia, anzi dei nostri fratelli Greci che ci vengono dipinti dai Caini come Caini.
      Se potessi salvarli con l’Abel-euro sarei pure disposto a rinunciare al Sugna.

      • Lanfranco Caminiti

        Lanfranco Caminiti

        8 giugno 2012 at 07:44

        churchill e l’inghilterra furono piegati dall’inusitato sforzo bellico e dalla prorompente crescita dell’industria americana, non dal gold standard. e l’argentina fu massacrata dal cambio “alla pari” tra il peso e il dollaro, nonché dalle politiche degli adepti della scuola di chicago – di cui quello scambio era il corollario -, non dall’agganciarsi al dollaro americano, in un cambio più ragionato e ragionevole. in una prospettiva diversa, un cambio “assurdo” – quello, a esempio, tra il marco tedesco dell’ovest e quello dell’est, che si potevano considerare due monete, voluto da kohl – fu un incentivo straordinariamente efficace. voglio dire, in breve, che l’aggancio di una moneta a un’altra è operazione squisitamente politica, come fu il gold standard, e l’abbandono dello stesso, con l’inconvertibilità. come fu lo sme – che subì un attacco speculativo terribile, data la sua fragilità, la cui conseguenza fu la nostra fuoriuscita – e come è stato, o meglio doveva essere, l’euro. datosi che noi non siamo l’inghilterra, che può e deve bellamente stare dentro l’europa ma non dentro l’euro, né la lituania, ma una “terra di mezzo” non possiamo pensare di accontentarci di “una pizza di fango del camerun” – come si diceva in un varietà, credo “avanzi” – come moneta, se uscissimo dall’euro. potremmo, a esempio, agganciarci al renminbi. perché farsi comprare i titoli di stato dai cinesi e non agganciarci direttamente?
        p.s. = naturalmente apprezzo la sua stima e la ricambio, anche per le buone intenzioni che esprime.

        • Tepozzino

          8 giugno 2012 at 13:10

          Ora non vorrei apparire più pedante di quello che in realtà sono, ma Churchill ripristinò il Gold Standard nel 1925. Keynes scrisse pubblicamente che stava a fa’ una gran fregnaccia. Ma grossa, grossa, che avrebbe impoverito l’Inghilterra. Nel 1931 l’Inghilterra, stremata dalla speculazione, si rimagnò il Gold standard. Come aveva previsto John Maynard. Solo dopo ci fu la guerra, dalla quale l’Inghilterra uscì formalmente vincitrice, ma sostanzialmente perdente.
          E comunque se proprio vogliamo agganciarci, affrettiamoci, perchè tra poco rischiamo d’attaccacce ar tranve’.

          Grazie delle buone intenzioni e ancora complimenti.

  3. roberto

    7 giugno 2012 at 08:37

    1)Sarebbe bello lei che stampasse un instant-book (magari distribuibile via pdf a 1,99 euro) sul “ciò che è bene per Rep. è male per Italia e vice versa!” Penso che avrebbe lettori a sinistra, a destra e tra i libero pensatori!
    2) Per quanto riguara la moneta, sono contrario a “fare ripartire i consumi”: non siamo negli anni 50- occorre ripensare la crescita che non può essere centrata sui consumi, ma di servizi o cambio di tecnologie per essere meno “enegivora” ed inquinante.
    3) Sta di fatto che esistono molte esperienze di “monete alternative”. vi sono molti siti che ne parlano ed esperimenti in tal genere possono essere interessanti.

  4. daniele

    6 giugno 2012 at 18:10

    What is good for Rep., is crap for us. (o per i lavoratori dipendenti in genere). La tragedia è che i suoi lettori, ammazzati dalle politiche euro-liberiste di Ciampi-Prodi-Draghi-Monti, sono stati educati inconsapevolmente da un giornale-partito della destra economica, della “migliore” tradizione. Lo so che è facile ironizzare sul Cav., più difficile farlo con molti nobel dell’economia come Paul Krugman, una schiera di prof. associati d’economia come Paolo Savona o Alberto Bagnai. Nei seminari di mezzo mondo si dice apertamente che l’euro è un non-senso economico. Scalfari mente sapendo di mentire quando insiste sulla bugia dei debiti sovrani (l’imminente crac spagnolo lo sbugiardano facilmente) e quando ripete a pappagallo la balla terrorista “Come se il ritorno alla lira fosse neutrale sul potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni…” Basta prendere i grafici padronali del Fmi, il nostro potere d’acquisto non è stato mai ammazzato da svalutazione e/o inflazione. Sono tutte menzogne.

  5. Tepozzino

    6 giugno 2012 at 17:14

    Ma la zecca personale ed ultralocale (anzi intralocale, nel salotto e/o nel tinello) rischia di creare una babele di cambi. Cioè, il Tepozzinos da 10 del mio salotto, se lo porto in cucina di quanto si apprezza o deprezza? E se lo porto a casa di Eugenio Scalfari? E se lui mi porta uno Scalfar-otto?
    Per rilanciare l’economia basterebbe semplicemente ripristinare la Zecca nazionale, prendendo atto che l’essersi agganciati ai Paesi core area marco tedesco ha sì raggiunto lo scopo di straconfiggere il sindacato ed i lavoratori ma ormai rischia di fagocitarsi anche il residuo apparato produttivo. Rischia cioè di ammazzare anche gli imprenditori. Questo il Berlusca l’ha capito e tasta il terreno per lanciare tra poco (non appena la Grecia, dopo aver dato via tutto quello che ha per garantire i creditori Tedeschi, sarà sbattuta fuori) un bel referendum antiEuro, che seppellirà quel che resta della sinistra, altro che crollo del Muro di Berlino.
    Se proprio ripugna il ripristino della Zecca Nazionale, dato che la Nazione a sinistra un po’ sa di ristretto (con l’eccezione ovviamente delle Alte Cariche Istituzionali che se ne ricordano per la sfilata del 2 giugno, ma se ne dimenticano quando ricevono letterine o telefonate dal Cancellierato di Berlino) potremmo almeno, in un empito solidaristico, unirci ai nostri confratelli Pigs (più la Francia che allo stato è ancora un valente cinghialotto ma rischia a breve di essere addomesticata in un docile pig), e sulla via del macello, scartando di lato, dopo un bel marameo a Belgio, Olanda, Austria e Finlandia, lanciare il sud-Euro, anzi il Sugna-Euro.
    P.S. Anch’io nel mio piccolo, applico lo stesso metodo gnoseologico rovescia-Repubblica. Ho iniziato a dire il vero con il rovescia-quanto-afferma-Giuliano-Amato. Ho poi scoperto che il metodo si applica meravigliosamente anche al Corriere della Sera, alla Stampa, ed ai Tiggì in blocco.