Durante la sua visita nel carcere Dozza di Bologna la ministra della Giustizia Paola Severino ha lanciato la proposta di impiegare i detenuti del circuito della media sicurezza, presenti nelle carceri emiliane, per i lavori di ricostruzione nelle zone terremotate della regione. Se realizzata con il dovuto rispetto delle norme contenute nello Statuto dei lavoratori, non sarebbe una cattiva idea. Sono pochissimi i detenuti che in tutta Italia accedono alle misure alternative del Lavoro esterno (articolo 21 op) o della semilibertà. Potrebbe essere questo un modo per cominciare a decarcerizzare molti reclusi e consentire loro di avere un reddito. Attenzione però: tutto dipende da come un’idea del genere verrà realizzata. Intanto la ministra accenna all’impiego dei detenuti che sono già in semilibertà. Una contraddizione: chi è in semilibertà ha già un lavoro e si tratta in totale di un numero molto limitato di persone. E’ evidente che questa proposta ha senso solo se si concede il lavoro esterno o la semilibertà a chi è attualmente recluso. In secondo luogo, i contratti e le retribuzioni devono essere in linea con le norme. E’ già successo altrove che le istituzioni si fregiano di “detenuti vetrina”, sottopagati per le loro prestazioni lavorative. Ila ministra ha fatto sapere che le celle della media sicurezza resteranno aperte giorno e notte. Vorremmo sapere se la stessa decisione è stata presa anche per quelli dell’Alta sicurezza e del 41 bis. Anche loro rischiano. Il terremoto non è un supplemento di pena. Non sta indicato in nessuna sentenza.
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