Liste Saviano, Bersani tace
ma ha perso il controllo del Pd

Angela Mauro Pubblicato da
il 31 maggio 2012.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

Bersani rimanda ogni decisione alla riforma della legge elettorale. Prima di allora, dice il segretario del Pd, non è possibile alcun ragionamento su nessuna lista civica. Tanto meno quella con i nomi di Roberto Saviano, Concita De Gregorio, Gustavo Zagrebelsky. Un elenco che circola da un po’, per lo meno da quando su Repubblica Eugenio Scalfari lanciò l’idea di una “lista della legalità” da affiancare al Pd per vincere la competizione elettorale nel 2013. Tra chiusure, prima, e mezze aperture, poi, il segretario democratico oggi rimanda la discussione, limitandosi ad annunciare che si capirà di più dalla sua relazione alla direzione nazionale del partito lunedì prossimo. Lì, scrive su Twitter, si svelerà il “segreto di Fatima”.

Suggestione non da poco, carica di significati, densa di non detti mai svelati, per la verità. E non a caso. Perché è probabile che nemmeno lunedì il Pd scioglierà i suoi enigmi sulle alleanze. Si attende la legge elettorale, appunto, dice Bersani. E lì il campo è incasinato. Con il Pdl a giocare ancora una volta un ruolo da protagonista. Perché la carta presidenzialista calata da Berlusconi e Alfano, alla quale all’inizio sembrava non credere nessuno, sta veramente andando avanti in Parlamento, dove c’è chi giura che, nero su bianco, verrà presentata la prossima settimana (in Senato, dove sono in calendario le riforme). La Lega ci sta: ghiotta occasione per uscire dall’angolo in cui l’hanno ficcata le inchieste giudiziarie. E vari pezzi del Pd stanno aprendo. Perché, una volta approvato il presidenzialismo, la gara può far gola a tutti, non solo a Berlusconi ma anche a personalità del centrosinistra. Da Massimo D’Alema a Walter Veltroni. Ma anche a Romano Prodi, che resta comunque l’unico che sia riuscito a battere il Cavaliere alle elezioni, un dato che oggi potrà essere storia nella società, ma nei Palazzi se lo ricordano ancora. Non lo dimenticano i suoi che – guarda caso – proprio in queste settimane sono iperattivi nel chiedere (con Matteo Renzi) primarie aperte per la leadership e stoppando l’operazione lista civica con Saviano. Perché, è il loro ragionamento, il partito non deve mortificarsi per far spazio alla società civile ma la deve inglobare. Dunque, esterni benvenuti ma dentro il Pd, non in liste civiche.

Una riflessione che, nonostante la marginalità ed esiguità dei prodiani nell’odierno Pd, fa proseliti tra i Dem. È pensiero più o meno condiviso che un listone civico con nomi grossi oscurerebbe il partito di Bersani, visti i venti di cosiddetta “antipolitica” e il grillismo che avanza. Anzi: potrebbe mandarlo proprio al macero, perché – è il ragionamento – se ora il partito non riesce a controllare pochi radicali eletti nelle sue liste, come farà con tutti i parlamentari del listone? «E’ come fare harakiri», sintetizza la Serracchiani. E sarà anche vero ma per il momento Bersani non può che mostrare aperture attendiste, per evitare che l’operazione nasca davvero contro di lui.

Da parte sua Saviano ha buon gioco a smarcarsi dal caos che si è creato. Lo scrittore smentisce una sua candidatura, ribadisce che il suo «mestiere è quello di scrivere, ma – dice – non rinuncio alla possibilità di costruire un nuovo percorso in questo paese». Precisazioni che non spengono i rumours di Palazzo, molto accaniti invece su quello che definiscono ormai il nascente “partito di Repubblica”, strategia pensata da De Benedetti, attraverso Saviano, per cambiare il Pd. Un’operazione che l’ingegnere ha sempre auspicato per il suo partito. È evidente che con tutto il rispetto per il segretario democratico, l’ora della verità non scoccherà alla direzione del Pd ma il 14 giugno a Bologna alla tre giorni di festa organizzata da Repubblica. Tra i relatori, anche Mario Monti. Ma sul programma non c’è traccia né di Bersani o né di altri leader Dem. Sarà forse lì che si svelerà il segreto di Fatima.

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