Marazzi: la Germania vuole la catastrofe, e poi uscirà dall’Euro

Nanni Riccobono Pubblicato da
il 30 maggio 2012.
Pubblicato in Economia.

 Economista, docente alla Scuola universitaria della Svizzera italiana e punto di riferimento della sinistra, Christian Marazzi è stato uno dei primi studiosi a dare l’allarme sulla crisi che dagli Stati Uniti nel 2009 ha investito il mondo intero e in particolare l’eurozona. E’ fermamente pessimista sull’evoluzione europea della crisi.

Un anno fa lei affermava che la Germania era molto vicina a uscire dall’euro. E’ cambiato il quadro della crisi europea o resta valida la sua convinzione di allora?

Non ho cambiato idea. Il quadro si è complicato e si è aggravato, in realtà. Eravamo arrivati ad una situazione di reale cataclisma monetario nel 2011. Poi c’è stata la mossa di Draghi, che ha inettato mille miliardi di euro nel sistema bancario e proprio a partire da quel momento si è cominciato a capire che non sarebbe bastato. Lì per lì in molti abbiamo pensato che si trattasse di una fondamentale boccata d’ossigeno ma la situazione delle banche era troppo grave e la tregua è durata poco, perché il denaro ha continuato a non arrivare dove doveva.

Nessun segnale di possibile tregua dunque in Europa? Neanche l’elezione di Hollande?

La sua vittoria fa certo molto piacere ma non so cosa riuscirà a spuntare sul Fiscal compact e dunque potrebbe rivelarsi un ulteriore fattore di instabilità. Non credo che l’eventuale attuazione del patto sulla crescita o l’idea di stanziare 200 miliardi di euro per gli investimenti produttivi abbiano la possibilità, nell’immediato, di “mordere” la crisi. E infatti vediamo che Draghi auspica una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro, dunque maggiore austerità. Questo indica quanto profonda sia la sfasatura temporale tra la necessità immediata di far ripartire i consumi e la crescita e la politica economica perseguita.

Il ministro delle finanze tedesche però chiede aumenti salariali per i lavoratori che coprano l’aumento dell’inflazione. Non è un segnale questo di una maggiore comprensione del problema?

Sono preoccupati, sì, ma non significa certo che stiano ripensando all’efficacia dell’austerità…Questo aumento salariale va visto alla luce del decorso dell’euro, della divaricazione sempre più grande tra paesi importatori e paesi esportatatori. E’ stata proprio l’introduzione dell’euro a favorire lo specializzarsi delle economie dei singoli paesi. Ma a questo punto ho forti dubbi che un aumento della domanda interna possa far funzionare l’economia europea. La Germania ha sbaragliato settori produttivi per esempio in Italia, dove a causa della impossibilità di svalutare non si è potuto dare ossigeno alle imprese. Gli unici settori che si sono sviluppati sono quelli chiusi, dei servizi, che non si esportano. Perciò questo aumento dei salari in Germania è interessante ma non decisivo. E non dimentichiamoci che in quel paese il tasso ufficiale di povertà è del 18%. Qualcosa cercano di fare, è naturale.

Neanche il fatto che la Merkel perda tutte le elezioni locali può essere un fattore di cambiamento? Deve affrontare quelle nazionali l’anno prossimo.

Non bisogna pensare che la Merkel faccia la dura in un paese di samaritani. Ho incontrato alcuni rappresentanti sindacali che non la pensavano in modo diverso da lei. E non dimentichiamoci che non è stata fatta un’ora di sciopero in solidarietà con la Grecia. Del resto l’euro si è costruito a misura della Germania che è un paese con delle fragilità di cui non si parla. E’ un paese vecchio, con un tasso di natalità bassissimo, per esempio. Volevano costruire un sistema monetario che impedisse il trasferimento del risparmio all’estero per investirlo nei mercati finanziari.

Dunque la spaccatura dell’Euro è ancora una prospettiva.

Sì, dati i margini così ristretti per la possibilità di attuare delle politiche riformiste che permettano di uscire dall’austerità, la spaccatura è ancora attuale. O da qui al 2018 tutti i membri dell’Unione accettano di pagare i debiti dei paesi più in difficoltà, o l’unione monetaria si spaccherà. Io penso che quello che non “vediamo” è l’atteggiamento della Germania nei confronti della situazione: ci sembra che diano segnali positivi ma in realtà stanno perseguendo una strategia catastrofista. Quando saranno di fronte alla catastrofe faranno la loro scelta.

Un quadro inquietante dal punto di vista sociale.

Certo che lo è. L’Europa spaccata andrà in direzioni opposte sui mercati ma dal punto di vista sociale è comunque un disastro. Destra e sinistra estreme sono pesantemente contro l’euro ma senza i poteri di fare delle riforme radicali la socialdemocrazia all’Hollande cosa può ottenere? 

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