Un terremoto “classista”, sotto
le macerie il lavoro senza diritti

Daniel Rustici Pubblicato da
il 29 maggio 2012.
Pubblicato in Attualità.

Sembra che una montagna stia crescendo sotto l’Emilia: sono dieci giorni che la terra conosciuta in tutto il mondo per il buon cibo e la Ferrari sta tornado al centro delle cronache per continue e violente scosse di terremoto che hanno provocato morti, feriti e disperazione, specialmente nelle zone della bassa modenese.

In questo momento di difficoltà i cittadini dei territori colpiti dal sisma stanno tirando fuori le migliori qualità emiliane: spirito di sacrificio, laboriosità, solidarietà e capacità di fare rete. Ma non è tutto oro ciò che luccica: la mattanza di operai finiti sotto le macerie dei capannoni dove lavoravano dimostra che anche nella regione più rossa tra le regioni rosse la supremazia del profitto su qualunque altro valore, persino la sicurezza e la vita di chi lavora, ha attecchito. È mostruoso come anche le calamità naturali, cieche per definizione, nei loro risvolti più drammatici siano tremendamente classiste e finiscano per colpire chi è più debole, chi non può pretendere di lavorare in luoghi sicuri pena il licenziamento o per gli extracomunitari persino l’allontanamento del paese (esiste una norma razzista per cui con la perdita del lavoro, causato magari dalla rivendicazione del diritto alla sicurezza, si perde pure il permesso di soggiorno).

Non è mia intenzione politicizzare strumentalmente una tragedia, ma non dire che norme come l’abolizione dell’articolo 18 rendano più ricattabili nel pretendere sicurezza i lavoratori subalterni sarebbe una bugia. Ecco perché da Monti, Napolitano e il governo mi piacerebbe vedere meno retorica sul terremoto che sta distruggendo un’intera terra e delle vite, e più fatti concreti. In particolare sarebbe importante mettere le operaie e gli operai nella condizione di rivendicare il diritto a non morire sul luogo del lavoro (e la riforma del lavoro targata Fornero in questo non aiuta), programmare una serie di investimenti per mettere in sicurezza scuole ed edifici ad esempio sbloccando il patto di stabilità che impedisce ai comuni di effettuare spese in tal senso (prevenire è sempre meglio di curare), e infine fare retromarcia su quella vergognosa norma voluta dal governo che mira ad eliminare gli aiuti pubblici alle vittime di calamità naturali, per favorire invece la stipulazione di assicurazioni private.

La sicurezza e la vita delle persone non possono essere variabili del mercato o del conto corrente delle persone, almeno sue questo sarebbe importante fare un passo indietro: la solidarietà solo a parole rischia se no di apparire ipocrita. In presenza di eventi che ci mettono davanti alla nostra piccolezza e insignificanza sarebbe importante che il governo mettesse da parte l’ideologia liberista e aiutasse tutti noi a restare umani.

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2 Responses to Un terremoto “classista”, sotto
le macerie il lavoro senza diritti

  1. rita

    30 maggio 2012 at 10:44

    E’ vero, anche il terremoto è classista e non è neanche una novità, diciamo che questo dato è diventato via via sempre più acuto.
    D’altra parte il lavoro senza diritti e che rende schiavi riguarda anche chi lavora in luoghi sicurissimi.
    E un “bravo!” di cuore a Bruno Vespa che ieri sera (come al solito nervoso con la gente comune, anche quando è terremotata) ha deciso di far intervenire Orietta Berti, notoriamente afflitta da problemi economici e di sicuro in gravi difficoltà in vista della ristruttuzione a norma antisismica della sua casa di Montecchio!

  2. Antonio Altieri

    30 maggio 2012 at 00:20

    Egregio Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,

    Ella, in quanto Capo dello Stato, ci rappresenta tutti. Nient’altro.
    A norma della Costituzione Italiana il Potere Sovrano è un Potere diffuso, tra i Cittadini.
    I Sovrani siamo Noi Cittadini, lo Stato siamo Noi Cittadini.
    La carica di Capo dello Stato è rappresentativa del Potere Sovrano dei Cittadini.
    I Cittadini Sovrani Le chiedono di annullare la Manifestazione del 2 giugno e di devolvere l’importo totale delle spese così risparmiate a favore dei connazionali Cittadini Sovrani colpiti dal terremoto.
    Ella non ha alcuna facoltà per disattendere la volontà, chiaramente espressa, dal Popolo Sovrano.
    Noi non siamo sudditi, ma Cittadini, lo rammenti.

    Ubbidisca alla richiesta dei Cittadini Sovrani.