Ci vuole un po’ d’immaginazione, ma in questo caso davvero il minimo indispensabile. Dunque provateci. Provate a immedesimarvi. Siete persone normali e lavorate con i bambini, chi perché maestra d’asilo, chi bidella, chi sceneggiatore di programmi per l’infanzia. In un giorno dell’estate 2006 vi ritrovate dalla sera alla mattina additati da tutto un paese, Rignano Flaminio, e poi da tutto il Paese, questo in cui viviamo, di pedofilia, sevizie su minori, atti osceni e peggio.
Vale la pena di citarli uno per uno i capi d’accusa, se vogliamo capire di cosa si tratta: violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, con l’aggravante di sevizie e crudeltà.
Poi, in un giorno di maggio del 2012, sei anni più tardi, vi assolvono. Il fatto non sussiste. Non siete più mostri. Anzi, quasi non lo siete più perché bisogna aspettare l’appello, un altro annetto se va bene, poi la Cassazione, diciamo un decina di mesi ma con un po’ di fortuna saranno solo sette o otto. Alla fine sarete di nuovo persone normali? Proprio no! Da quell’incubo non uscirete facilmente, forse del tutto non ne uscirete mai.
In questi casi bisogna chiedersi se davvero era inevitabile entrare nel tunnel maledetto che ha trasformato in un calvario la vita di cinque persone per sei anni. No che non lo era. Non lo era affatto. Già nel settembre del 2007 la Cassazione aveva disposto la scarcerazione degli imputati con motivazioni che smantellavano l’impianto accusatorio. C’erano i filmini, presentati dall’accusa, nei quali si vedevano i genitori pressare i figli perché confermassero quel che loro stessi gli suggerivano. C’erano i certificati medici, sempre portati dall’accusa, e non apparivano compatibili con le sevizie subite dai bambini secondo i genitori di Rignano.
La Cassazione, nel disporre la scarcerazione, alluse a un possibile “contagio dichiarativo”, cioè fuori dai denti a un caso di autosuggestione o psicosi collettiva che dir si voglia. Sarebbe stato lecito aspettarsi l’archiviazione, ma sarebbe stato imprescindibile attendersi almeno un processo celebrato in tempi rapidissimi.
Non è questione di garantismo. Non c’è bisogno di essere garantisti per capire che se accusi qualcuno di un reato immondo e gravissimo, poi scopri che la stessa Corte di Cassazione fortissimamente dubita ma decidi di processarlo lo stesso devi almeno procedere in tempi molto celeri e con il dovuto tatto, rendendo la presunzione d’innocenza qualcosa in più della vuota formula pronunciata a pappagallo da magistrati che per vocazione e professione sanno presumere solo la colpevolezza.
Grazie a quella sentenza della Cassazione, almeno, i cinque imputati non hanno passato gli ultimi cinque anni in galera, dove per inciso non c’è gran tenerezza per i presunti pedofili. Senza quella provvidenziale decisione l’ingiustizia subita da quelle cinque persone sarebbe stata ancora più atroce.
È in casi come questo che tutti dovrebbero chiedersi con equilibrio e serietà, senza l’abituale tifoseria, se davvero la responsabilità civile dei giudici sia soltanto un modo per mettere il guinzaglio ai magistrati o se non sia un tentativo di risolvere un’anomalia ormai intollerabile. Può essere che non sia la strada giusta. Se ne può e deve discutere. A patto di non considerare giusta neppure l’attuale aberrazione.
Godiona
4 giugno 2012 at 21:55
Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr………………………
Godiona
4 giugno 2012 at 21:54
huahau hau hauah uaha hahh auahauhuah che guduria h ah aah h ah a hahahah ahah le mammine adesso pagheranno tutto di tasca loro h ah aah ah ah haah ah ah ha h hhauahuah ahaha volevano il colpevole per forza ah ah ah ah h ah ah auahuau prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr…
Godiona
4 giugno 2012 at 21:53
hauha hahah auhauhau hahahauah a h ah ah aaaaaaaa aveteee perso la CAUSA AH AH AH AAH HUu a hah h ah ha h ahahah
rita
30 maggio 2012 at 16:27
va bene, e meno male che come dici tu, “Grazie a quella sentenza della Cassazione, almeno, i cinque imputati non hanno passato gli ultimi cinque anni in galera”.
Nel dubbio, meglio fuori che dentro abbiamo sempre detto, qui di sicuro avete sempre detto, e io lo sottoscriverei all’infinito questo principio, non ci piove.
Però, una volta che ci siamo riconfermati su questa posizione condivisa, e prendendo in più atto che il fatto non sussiste, nella vicenda specifica quello che trovo incredibile (non impossibile ovviamente) è il fatto della psicosi collettiva che coinvolge così tante famiglie e mi viene da chiedermi e da chiederti se, a questo punto, gli orchi allora non siano i genitori e se su di loro non debba essere spostata l’attenzione dei magistrati.
Sono poi d’accordo sulla necessità di discutere seriamente sulla responsabilità civile dei giudici.
gio
31 maggio 2012 at 22:59
In effetti Rita solleva un interrogativo più che legittimo: qualora la sentenza – peraltro molto netta -dovesse essere confermata in appello,i genitori dovrebbero, come credo, essere chiamati a rispondere di sevizie psicologiche e danni morali. I reati che si verrebbero a configurare implicherebbero sanzioni penali e civili di straordinaria gravità, come l’allontanamento dei figli, evidentemente vittime della condotta scriteriata o psicotica di genitori totalmente irresponsabili sotto il profilo pedagogico, e il lauto (sebbene insufficiente) risarcimento verso i soggetti chiamati in giudizio. Credo inoltre che la nostra giurisprudenza dovrebbe, come avviene in altri paesi, contemplare il principio della “causa temeraria” che induce il querelante ad accertare la fondatezza degli elementi su cui costruire un’accusa, se non vuole incorrere egli stesso in rovinose ammende pecuniarie.
Tepozzino
1 giugno 2012 at 10:00
Sarebbe perfettamente in linea con la totale irresponsabilità dei magistrati inquirenti spostare l’attenzione dei giudici sui genitori. Può essere che questi ultimi siano stati vittima di una psicosi collettiva, ma se da subito il pm, il gip ed il gup avessero vagliato criticamente il materiale probatorio raccolto (quello stesso che la Cassazione aveva ritenuto fragile in sede di valutazione delle misure cautelari disposte) non disponendo il rinvio a giudizio la psicosi non sarebbe dilagata ed i genitori non sarebbero stati convinti della colpevolezza degli imputati.
Vabbè che siamo il Paese di Pinocchio e dunque è ben possibile che il preteso danneggiato finisca in carcere, però onestamente mettere in croce i genitori mi pare davvero troppo.
rita
1 giugno 2012 at 14:15
Tepozzino e Gio,
personalmente non volevo mettere in croce i genitori, proprio no, volevo dire che, una volta entrati nell’ottica della sentenza, spostare l’attenzione su di loro mi pareva solo la logica conseguenza dato che, a quanto ne so e leggo, i bambini sono traumatizzati davvero.
Tepozzino
1 giugno 2012 at 15:37
I bambini sono traumatizzati non vi è dubbio. Ma probabilmente questo è il risultato di inquirenti superficiali che invece di fugare il dubbio dei genitori con il proprio comportamento lo hanno trasformato in una certezza. Se poi ci aggiungiamo che il processo è durato sei anni e che in ogni processo penale le parti private, vuoi in buona fede vuoi per ottenere un risarcimento danni, sono quasi sempre appiattite sulle posizioni dei PM, dal dubbio si passati alla certezza granitica. Tra tante riforme possibili, per esempio, una sarebbe quella di evitare l’esercizio dell’azione civile risarcitoria nel processo penale. Questa commistione rischia di inquinare la sete di giustizia dei parenti delle vittime che, molto spesso dopo anni di un processo assai costoso, invece di essere preoccupati di individuare il colpevole possono essere spinti ad accontentarsi di un colpevole purchessia sul quale riversare i costi sostenuti e dal quale pretendere i risarcimenti.
rita
1 giugno 2012 at 16:33
Tepozzino, giuste e opportune considerazioni le tue, come sempre.
Però sono condizionata, lo ammetto, dal fatto di trovarmi di fronte a uno dei tanti casi di vera o presunta pedofilia quindi dove ci sono dei bambini implicati, bambini che molte volte lo sappiamo sono vittime sul serio.
E faccio fatica, dicevo, a credere alla suggestione collettiva come ad esempio non faccio invece fatica (ma forse mi è sfuggito qualche particolare di questa vicenda) a mettermi nei panni di genitori che, dopo aver ricevuto certe confidenze dai propri figli, poi sollecitino e suggeriscano le parole a questi figli nel momento in cui che so, li vedano intimiditi dagli interrogatori degli inquirenti.
Marco Tarantino
29 maggio 2012 at 23:42
Non credo che la reintroduzione dell’immunità parlamentare sia il punto centrale. Porterebbe solo i parlamentari al riparo dalle inchieste, mentre per tutti gli altri non cambierebbe nulla. I punti critici sono molteplici: l’abnorme tempo tra l’iscrizione nel registro degli indagati e una sentenza; l’abuso della carcerazione preventiva; il rapporto malato con la stampa che.porta a rivelare anzitempo dati sensibili; per ultimo, lo strapotere che la magistratura ha un questo periodo storico, alimentato da stampa compiacente, divertirsi ad ente giudicante non diliberto i limiti del codice penale, ma più un generale nel campo dell’etica pubblica (per cui, se sei indagato, a prescindere dal merito, sei un corrotti, un essere spregevole). A tutti colori che ragionano alla Travaglio, per i quali se sei indagato sei colpevole fino a prova contraria, auspico un procedimento penale per pedofilia con esposizione al pubblico ludibrio, vita personale distrutta, e assoluzione dopo 20 anni
Tepòzzino
29 maggio 2012 at 16:59
Ammetto di apparire un po’ come il monomaniaco Walter Sobchak de il Grande Lebowsky, quello che ovunque vedeva nessi tra il essere reduce del Vietnam (avendo visto morire i suoi amici con la faccia nel fango) e la realtà.
Ma il problema che a me sembra ovvio, è la ricattabilità degli odierni parlamentari che avendo reciso qualsiasi rapporto con gli elettori non hanno alcuna legittimazione. Già non la hanno sul piano personale ed in più non la hanno anche su quello formale. Se ci aggiungiamo che non godono nemmeno dell’usbergo dell’art. 68, non stupiamoci se dal 1992 non è stato possibile attuare alcuna riforma della giustizia che non fosse scritta sotto dittatura dalla magistraura.
andrea colombo
29 maggio 2012 at 15:37
@francesco arcuri
I quattro punti che poni, se risolti, ridurrebbero enormemente le dimensioni del problema. Sul dolo o grave colpa tutto sta a intendersi su cosa significa: un rinvio a giudizio infondato, deciso solo perché comunque ci si prova tanto non c’è niente da perdere è una colpa grave o no?
D’altra parte, come si fa a stabilire se a motivare pm, gip e gup persino in un caso estremo e sfrontato come quello di Rignano è stata solo la “tigna” oppure un onesto convincimento?
Anche per questo, oltre che pr i motivi da lui stesso indicati, i dubbi di Tepozzino sulla responsabilità civile sono del tutto comprensibili. Anche secondo me il problema è la responsabilità tout court. Detto questo, però, non sono affatto convinto che ristabilire le garanzie per i rappresentanti del popolo basterebbe a far tornare la cose al proprio posto? E perché mai dovrebbe andare così? Sarà che mi sfugge il nesso….
francesco arcuri
29 maggio 2012 at 15:13
Scusate, ma si rischia di fare confusione.
Il magistrato che con dolo o colpa grave danneggia un cittadino è sacrosanto che (conme avviene per TUTTI) debba pagare di persona (cosa che oltretutto costituisce anche una garanzia per il cittadino).E’ del tutto diverso invece sostenere che debbano pagare i magistrati che “sbagliano”. Se non vi è dolo o colpa grave NON si può affermare che un Giudice della pagare perchè un Giudice di seconda istanza ha deciso diversamente.
In questro caso dovremmo porci delle domande e proporre dei rimedi:
1) La “qualità” delle indagini e la preparazione professionale degli operatori;
2) Il rispetto delle regole da parte del consulente del P.M. (un consulente preindividuato la cui nomina NON dipenda dal favore del P.M.garantirebbe una terzietà utile alla Giustizia).
3) La custodia cautelare che è talvolta un vero obbrobrio giuridico (si può essere privati della libertà personale sulla scorta di elementi certamente non sufficienti per una condanna).
4) I tempi per avere Giustizia (una volta attinto da Ordinanza Cautelare il Cittadino non ha il diritto di chiedere di comparire SUBITO davanti ad un Giudice che dovrà decidere se è innocente o colpevole.
Ci sarebbe da dire altro ma il discorso sarebbe troppo lungo.
Tepozzino
29 maggio 2012 at 14:56
Lo straripamento dell’ordine giudiziario (in Costituzione non si parla di potere) nasce dalla sistematica diminutio dei rappresentanti del popolo. Determinata questa dalla sostanziale e demagogica abolizione dell’art. 68 nonchè dall’irragionevole modifica dell’art. 79, che ha reso la questione carceraria indegna di un paese civile. Non è un caso che ad eccezione di quei quattro gatti dei radicali (benemeriti per questo) non esiste un solo deputato che denunci la malagiustizia o si arrischi ad appoggiare modifiche dell’ordine giudiziario, sgradite al CSM o all’ANM. E’ troppo grande il terrore di rappresaglie per via giudiziaria consumate ovviamente a freddo (ma non sempre come il caso Mastella dimostra). Detto questo la responsabilità civile rischia di non essere una via ragionevole. Innanzi tutto perchè la sanzione pecuniaria non ricadrebbe sul Magistrato. In secondo luogo perchè a spostare il criterio di responsabilità sul piano economico si rischia di avvantaggiare chi sul quel piano è più forte. Pensate ad una lite civile che veda scontrarsi un mugnaio ed il Re di Prussia. Benchè ci sia un Giudice a Berlino, se questi si trova esposto ad un’azione risarcitoria sarà preoccupato che la sua sentenza non arrechi danno al titolare del patrimonio più cospicuo.Perchè è quel patrimonio a poter subire il danno più ingente, danno che legittima la successiva azione risarcitoria. E dunque, il problema non è la resposnabilità civile, ma la responsabilità è basta. Da far valere al momento del conferimento degli incarichi, dell’avanzamento di carriera e perchè no anche sul piano disciplinare. Iniziamo dunque a ristabilire le garanzie per i rappresentanti del popolo (ad iniziare da una legge elettorale che, senza tanti trucchetti, voti utili, premi di maggioranza e liste bloccate li renda effettivamente rappresentativi della volontà popolare). Ristabilite quelle, e vedrete che l’ordine giudiziario ritornerà al suo posto.
andrea colombo
29 maggio 2012 at 12:55
gabriele, un pm apre un’istruttoria poi, anche quando diventa palese che non ci sono elementi probatori s’incaponisce e va avanti. tiene per anni sulla graticola gli imputati e spesso (in questo caso più che mai) le parti lese, che qui sono i bambini. butta una marea di soldi, fa una marea di danni, ma questo secondo te è fare il suo dovere. un altro inquisisice un politico, gli rovina la vita e la carriera, poi si scopre che non avecva uno straccio di prova, si scusa tanto e morta lì. nessuno gli presenta il conto.
inutile essere ipocriti, la domanda è semplice: a chi rispondono i magistrati qaundo sbagliano? risposta: a nessuno. sono l’unico potere sottratto a ogni controllo terzo. E questo non può andare bene.
gabriele
29 maggio 2012 at 12:08
Responsabilità civile dei magistrati? Essi hanno compiuto il loro dovere, punto e basta. Il problema è quello di non confondere i ruoli. Esiste il reato di calunnia, altrettanto gravissimo, con il quale la bilancia della giustizia potrà fare il suo corso.
Alessandro Antonelli
29 maggio 2012 at 12:35
scusa gabriele, a parte che “essi” hanno compiuto il loro potere e non il loro dovere, ma la tua idea di giustizia consiste nel “bilanciare” accuse immonde e infamanti con rappresaglie giudiziarie da parte degli imputati (altro che calunniati)?
ale di pietro
29 maggio 2012 at 10:07
Vorrei discutere della responsabilità dei media, dove singole persone informate tramite terzi dei fatti, condannano, suggeriscono sentenze, titolano forzando la notizia e raramente assolvono. E se i magistrati almeno conducono un processo fino in fondo, i media invece se ne occupano per un paio di settimane per volare su un altro fiore da devastare. Certo che la libertà di stampa ci ha fatto conoscere fatti che altrimenti sarebbero rimasti all’oscuro, ma questa la vogliamo chiamare libertà di stampa? E non bastano certo le querele per diffamazione perché bastano sei mesi di mestiere per capire come distruggere qualcuno senza rischiare nulla.
Daniel Rustici
29 maggio 2012 at 02:05
Non so se la responsabilità civile dei magistrati sia la soluzione, quello che so è che queste persone meritano le scuse ufficiali da parte dello Stato e dei magistrati in questione nonchè un risarcimento multimilionario. La cosa triste è che sono sicuro che molti in italia invece di pensare ” che schifo di giustiza abbiamo!?” avranno pensato “questi l’hanno fatta franca”, il giustiziamlismo ci ha entrato ( ce l’hanno fatto entrare) proprio nel DNA…ecco perchè prima che a norme granatiste dovremmo pensare a fare una gigantesca operazione culturale garantista e biosgna dare atto ad “altri” che nel suo piccolo è uno de pochissimi che la sta facendo!
francesco arcuri
28 maggio 2012 at 22:13
Va bene, MA.. parliamo prima della capacità degli organi investigativi e dei consulenti del P.M.
Pur non conoscendo gli atti, quando lessi le motivazioni e la assoluta assenza di riscontri (pur avendo sempre detto a tanti futuri investigatori che non si può esprimere un giudizio se non dopo una conoscenza di TUTTI gli atti) espressi dubbi che poi vidi confermati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Non era necessazio conoscere tutti gli atti: BASTAVA UN PO’ DI LOGICA.
Capisco l’amarezza dei genitori, ma sbagliano a prendersela con i Giudici e mi chiedo anche quanto influisca in loro (magari del tutto inconsciamente) il mancato risarcimento dei danni.
I danni veri,m reali e soprattutto INGIUSTI li hanno subiti gli imputati (compreso lo straniero prima arrestato e poi nemmeno rinviato a giudizio che non aveva nessun rapporto con gli imputati e che secondo l’accusa era la persona che accompagnava i bambini nella casa dell’orrore).
Su un giornale ho letto: ..assolti gli “orchi”…
Il vero “orco” è quel sistema normativo, che occorre correggere, che consente “nel nome della legge” ma sostanzialmente “in dispregio della LEGGE” di privare della libertà personale un cittadino e di infangarne la figura per tanti anni.
Questo è il “vero ORCO” che è tuttora libero di agire e di cui dovremmo liberarci in ossequio alla Costituzione.
gli Altri Online
28 maggio 2012 at 20:16
A proposito della responsabilità civile dei giudici e del dibattito politico vi proponiamo il Comunicato delle Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane
“Il Governo tecnico e la subalternità politica alla magistratura”
Nel volgere di un fine settimana abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione del completo sovvertimento delle regole e dei valori costituzionali che dovrebbero presiedere ai rapporti tra i poteri dello Stato sul tema della organizzazione della magistratura. E’ bastato che un giornale pubblicasse la notizia che il governo aveva allo studio una ipotesi di modifica della conformazione della sezione disciplinare del CSM, limitata al riequilibrio della componente togata, per scatenare quel concerto informativo e giudiziario sempre pronto ad invocare la lesa maestà della magistratura ogni qual volta si discute del suo assetto. Cavalcando la consueta retorica sulla libertà della magistratura, stavolta condita anche con qualche ingrediente di moderna antipolitica, gli adoratori dello statu quo hanno, come al solito, additato chiunque voglia anche solo ragionare dello statuto della magistratura, in questo caso il sottosegretario Catricalà, alla stregua di un attentatore della Costituzione. L’effetto deterrente di tali messaggi è stato tale che il Presidente del Consiglio, ad horas, si è affrettato a dichiarare “inopportuna e non percorribile” tale iniziativa , aggiungendo che essa era stata da tempo esclusa dalle iniziative del Governo e sottolineando come una riforma della sezione disciplinare fosse “impossibile attraverso una legge ordinaria”. Ora, al di là della questione di metodo relativa all’utilizzo della legge ordinaria, che comunque nulla toglie alla serietà del problema di sottrarre la disciplina dei magistrati ai giochi di corrente non certo per ridurla all’obbedienza nei confronti del Parlamento, impressiona la tempestività della smentita, che mostra ipersensibilità e sottomissione ai desiderata dell’ANM sull’argomento. Tocca constatare, per l’ennesima volta, che anche un governo di tecnici riguardo ai rapporti con la magistratura mostra scarsa autonomia, appiattendosi su chi si è fieramente opposto oltre un anno fa alla riforma costituzionale della giustizia, come il sindacato dei magistrati o il vicepresidente del CSM. In realtà, il motivo di tanta “solerzia” è tutto politico, se tale può definirsi il timore di contrapporsi all’unico potere “vero” rimasto: la magistratura, e per la stessa un organo di governo autonomo che oramai si erge, per bocca del suo vicepresidente, ad esclusivo centro di regolazione delle norme che la riguardano, e non tollera che a questo attenda il Parlamento o il Governo. Il Vicepresidente Vietti, infatti, ha incredibilmente dichiarato che il dietro-front del governo sgombera il campo da “pericolosi elementi di turbativa istituzionale” , in tal modo identificando l’esercizio del potere legislativo – da chiunque provenga – come una “turbativa” . Questo argomento è di una gravità eccezionale poiché dimostra per l’ennesima volta che il CSM esercita un diritto di veto sulle leggi che riguardano la magistratura. Ciò – è bene ribadirlo con forza in un panorama politico e informativo che si è ormai abituato a questo strappo – è al di fuori della Costituzione. Dopo aver lasciato morire il dibattito sulla riforma costituzionale, che garantirebbe una magistratura moderna, responsabile, ed un giudice terzo, dopo aver già dimostrato subalternità anche sul tema della responsabilità civile dei magistrati, oggi il Governo tecnico censura se stesso ed abdica anche alla sola possibilità di proporre modifiche all’assetto della magistratura. Questa è la solita, vecchia, sottomessa politica.
Roma, 28 maggio 2012