Marilyn come Minetti? Siamo ancora in edicola

gli Altri Online Pubblicato da
il 27 maggio 2012.
Pubblicato in Donne, Queer.

Stavolta ci aspettiamo di tutto e di più. Perfino tra noi, nella redazione, tra i collaboratori e gli amici, l’apertura del nostro settimanale ha provocato discussioni accesissime. Marilyn Monroe come Nicole Minetti? Lo sappiamo bene che è un paragone un po’ forzato. Tra la grande attrice hollywoodiana a cui il festival di Cannes ha dedicato i manifesti e l’igenista dentale ci sono tante differenze: storiche, individuali, politiche. Ma non è anche una forzatura l’attacco sistematico a cui viene sottoposta la deputata regionale della Lombardia? La sua foto campeggia quotidianamente sui giornali. E il motivo non va ricercato nel processo Rubybis in cui è imputata. Viene sbattuta in prima pagina mentre fa shopping, mentre passeggia, mentre fa gli affaracci suoi. E’ diventata la bambola da sfruttare e da attaccare, l’icona del bello e del brutto.

Così mentre pensavamo di dedicare la copertina a Marilyn Monroe per i cinquant’anni dalla sua scomparsa c’è venuto in mente questo paragone che coglie una verità: se Marilyn fosse nata oggi, con questo rigurgito di moralismo contro le donne di cui Minetti è una delle vittime, non sarebbe diventata quello che è diventata.

Lontano da noi l’idea di proporvi Minetti come un modello o di appiattire l’immagine di Marilyn come un esempio di libertà femminile. Ci interessa però, anche se impopolare, capire le ragioni per cui è tornata di moda la caccia alle streghe. Anche se le streghe sono cambiate, anche se la battaglia contro di loro viene condotta in nome della libertà femminile. In realtà, come raccontiamo nel Queer di questo numero, allora come oggi, il meccanismo è sempre lo stesso: addomesticare qualsiasi immagine fugga alla nostra idea di ciò che dovrebbero essere le donne. Questa idea si modifica nel corso del tempo, ma alcuni topoi ritornano, a partire dalla colpa più grande: essere belle o avvenenti e non restare al proprio posto. Non rispettare i ruoli. A non essere perdonata non è tanto la bellezza in sé, ma l’uso che se ne fa.

Bene, detto ciò, ora vi invitiamo, prima di partire in quarta con l’indignazione sul paragone Marilyn / Minetti, alla lettura attenta degli articoli su gli “Altri” in edicola domani (ma in alcune regioni il giornale arriva sabato: cercatelo!). E poi, scatenatevi pure. 

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39 Responses to Marilyn come Minetti? Siamo ancora in edicola

  1. Pingback: Se non vi piaccio perché continuate a guardarmi? | Gli Altri Online

  2. andrea colombo

    28 maggio 2012 at 10:49

    Aurelio, ma il fulcro della questione non è mica marilyn, più o meno tizianesca! E’ la minetti. ammetto che la tua ultima frase si adatterebbe perfettamente al suo caso. Nicole e le olgettine non “erano”. “Servivano”, nel doppio senso del termine. ma questo non lo si può dire perché puzzerebbe ancora di più di moralismo e sconfinerebbe addirittura nel senonoraquandismo e apriti cielo… E sì, lo so da solo che ognuna e ognuno ha il diritto di “servire” e farsi usare come gli pare. Però il presidente del consiglio, invece, il diritto di nominare chicchessia consigliere regionale o ministra perché lo ha servito bene non ce l’ ha, e poco importa se, come dice susanna, è stato ben servito a letto, a tavola o in profumeria.

  3. susanna schimperna

    27 maggio 2012 at 17:25

    Aurelio, io non sono tra i risentiti. Tutti i paragoni vanno bene, i più congrui e più apparentemente incongrui, perché alla fine punti di contatto ci sono sempre e trovarli è un bello stimolo (direi un allenamento per la capacità di analisi e anche per quella di smitizzare).
    Angela, che sempre tutto ruoti intorno alla sessualità e soprattutto alle costruzioni cervellotiche con cui gli esseri umani l’hanno variamente ornata, mortificata, esaltata o occulata, non mi piace per niente. Perché, anche, questo ruotare non è gioioso, ma cupo. Sarò moralista, anzi sì, certo che lo sono, però non su questioni del genere. Per questo ho cercato altri esempi, il giocatore di go e il cuoco…
    Sulla battuta della profumeria: era per dire che un uomo (o donna) che oltre che ricco e potente abbia un po’ di senso delle cose dovrebbe e vorrebbe e sceglierebbe (no, mi correggo, nessuna scelta: sentirebbe la decisione come ovvia) di regalare ai suoi giocatori di go-amanti-cuochi profumerie, ristoranti, ferrari e tutto quello che gli possa venire in mente. Ma NON un posto in parlamento o in un qualunque organo pubblico.

  4. Aurelio Mancuso

    27 maggio 2012 at 15:59

    Questa discussione odora di umori sessuali e di primazie sensuali da tutti i pori. Il potere, il sesso, l’estasi e il voyeurismo, valori tutti a disposizione del genere maschile che distribuisce porzioni di denari, qualifiche, ruoli e regalie, non possono essere messi in discussione, perché solo alcuni possono elevare paragoni, intersecare giudizi e proporre distinguo. Marilyn è assurta come icona trasfigurata, assurta ai cieli, bionda biancaneve per schiere di maschi che così l’hanno consacrata, come Maria, di cui allo stesso modo subisce il torto della strumentalizzazione, dello stravolgimento della sua vita e delle sue pulsioni. Madonne, laiche e religiose, sono passate attraverso l’immacolata concezione e la morte della sua vera essenza grazie all’ascensione, poco importa se amanti di un presidente o mogli fecondate dall’alito santo. Il tutto le rende intoccabili, perché le fiabe dei maschi sono compassionevoli, desessualizzanti, profondamente gnostiche. Le icone della beltà del Tiziano, piuttosto che di Hollywood tali devono rimanere e certo non possono essere insozzate dalle minetti, marie magdale, e ammaliatrici di tutti i tempi. Insomma novelle polemiche, antiche diatribe. Le une e le altre sono solo il frutto dell’atavica volontà maschile di proporre i modelli femminili in categorie precise da utilizzare a proprio piacimento, per non essere mai messi in discussione. E se qualcuno si risente per un paragone forzato come quello della copertina de gli Altri, vuol dire che si è colpito nel segno, perché la destrutturazione dei paradigmi maschili, provoca sempre pompose discussioni, che a sinistra, si avvolgono di tante subordinate, perché non si ha il coraggio di dare vero sfogo ai propri veri pensieri che si riducono in questa millenaria convinzione: le donne non sono, le donne servono.

  5. andrea colombo

    27 maggio 2012 at 13:33

    @susanna
    La citazione, effettivamente “non carina”, intendeva alludere ai rapporti tra nicole e berlusconi, così essendo definito il secondo dalla prima. Era usata solo per denotare appunto un tipo di rapporti che spazia dalla falsa affettuosità, al falso rispetto al falso garantismo, che era poi l’oggetto specifico del commento. Perché il punto chiave di questa discussione, secondo me, è che l’aspetto “puttana”, poco importa se usato a proposito o a sproposito, prevale e mangia tutto il resto sia che lo usino i benpensanti sia che lo usino, capovolgendolo, gli immoralisti. Così si finisce per dimenticarsi di tutto – falsità, ipocrisia, uso privato delle istituzioni, dimaiche degenerate e degenerative nella selezione della rappresentanza, relazioni personali puramente strumentali – in nome di un solo elemento, che in quell’editoriale faceva premio su tutto il resto: il fatto cioè che la minetti sia trattata da puttana.

  6. Angela Azzaro

    Angela Azzaro

    27 maggio 2012 at 11:39

    Cara Susi il punto è proprio questo. Tu dici non si tratta di uomini e di donne ma di persone. Poi peró il tuo giudizio fa esattamente l’opposto: tratta minetti non da individua ma da “femmina”. Perchè non regalarle una profumeria a quella champista? Questo è cadere nello stereotipo, proprio lo stereotipo che questo titolo mette in discussione. È pieno zeppo di politici collusi, incapaci, eletti non per merito ma perchè leccapiedi del potere. Su di loro non si accendono i rfilettori, si accendono su Minetti perchè in gioco ci sono il corpo e la sessualità. A schiacciiarla sulla natura non è questo titolo, ma la posizione di chi critica solo lei sulla base di eventuali rapporti sessuali. Io no so come lo definisci tu, ma io tutto ció continuo a chiamarlo moralismo.

  7. Antonio Perri

    27 maggio 2012 at 00:34

    bravi, continuate così… pur di fare contento il nano di arcore, scrivete cose imbarazzanti che una qualsiasi persona dotata di un minimo di cervello trova quanto meno vomitevole… cmq, meglio così: etichettati come servi senza dignità per tutta la vita!

  8. susanna schimperna

    26 maggio 2012 at 12:41

    Angela – “è una puttana” non è cosa che io pensi di nessuna donna, a meno che non faccia di lavoro la prostituta e solo in quel caso, allora, “prostituta” e non “puttana”. ma non è che pretenda di essere bella e buona, non lo sono affatto: posso dire di molto peggio di una “persona” (attenzione: persona, non uomo o donna) che mi faccia schifo per qualunque motivo (però tendo a circoscrivere lo schifo ad alcuni aspetti, non a tutta la persona; faccio una gran fatica, ma ci provo).
    quindi c’è stato un fraintendimento, scusami.
    quello che veramente volevo dire è che quando una donna viene considerata “puttana” questa etichetta, questo marchio, chiamali come vuoi, “mangia” ogni altra considerazione. invece che, casomai (casomai!!!), circoscrivere, appunto, il giudizio a un particolare aspetto, si prende questo “marchio” come giudizio sintetico su “l’insieme” della persona. non è così?
    è faticosissimo, per una donna pubblicamente considerata “puttana”, essere riconosciuta per altro, per quello che fa, pensa, costruisce o distrugge. è possibile. ma molto difficile.
    però non mi sembra sia il caso di nicole minetti, che non ha prodotto nulla, costruito nulla.
    scusate, una super banalità: berlusconi non avrebbe fatto meglio a regalarle una profumeria come facevano gli uomini sposati pre-berlusca con le loro amanti? considerare le istituzioni “cosa sua” non andava fatto, punto. ma non c’è solo la questione minetti. già anni fa venne infilata mi pare come senatrice l’ex moglie di paolo berlusconi, tanto per farla contenta. perché chi va a votare, con coscienza, credendo in questa democrazia, deve accettare una roba del genere? ovvio che lo stesso vale per un fratello messo lì solo in quanto fratello o per lo chef ipotetico di cui si parlava prima.
    a scanso di equivoci: “puttana” o “chef personale” vanno benissimo, ma non se vengono piazzati lì “solo” per questo.

    andrea: il “culo peraltro floscio”? ehm. da un punto di vista sessuale non è un impedimento, usarlo come titolo di demerito non mi pare carino.

  9. andrea colombo

    25 maggio 2012 at 20:34

    @grazia de michele
    No, non me lo sono mai chiesto. Immagino che qualcuno le piacesse, qualcuno di meno. Comunque non c’era alcun intento assolutorio nella frase che ti ha molto infastidita “non c’era solo questo”. Diciamo che davo per buono a priori l’assunto su cui si basava l’editoriale perché in caso contrario non avrebbe avuto senso discuterlo.

  10. andrea colombo

    25 maggio 2012 at 20:23

    Scusa Angela non avevo capito la domanda altrimenti ti avrei risposto per tempo. L’essere garantista non significa essere cieco.
    Io non credo che la signorina Minetti dovrebbe essere penalmente condannata, per intenderci. Ma nemmeno si può fingere di non sapere fino a che non sarà processualmente accertato se davvero si occupava di gestire le inquiline dell’Olgettina. Quella non è garantismo: quello è il garantismo nell’accezione ipocrita e pelosa che ne dava Berlsuconi. E’ servito solo a sputtanare il garantismo serio che abbiamo provato a portare avanti noi per una ventina d’anni. Con poche eccezioni (Cicchitto, a partire da un certo momento Ferrara, Sgarbi e qualcun altro) nessuno di questi bastardi e bastarde hanno mai avuto un dubbio garantista, tra una festa e l’altra, fino a che non c’è andato di mezzo il loro culo, peraltro floscio. Dunque non scomodiamo categorie nobili per gentaglia ignobile.
    Per il resto, posso solo ripeterti quanto ho già scritto. Se ritenessi che Nicole Minetti è perseguitata sarei d’accordo con te. Chiarisco ancora meglio: ogni persona, uomo o donna che sia, ha il diritto di provare a fare carriera usando i mezzi che preferisce e di cui dispone, purché sia lasciato a me il diritto di considerarlo un pezzente nell’animo senza essere tacciato di moralismo.
    Diverso è il discorso per i potenti che distribuisocno prebende come forma di pagamento, poca importa se per il letto o per la manicure. Quelli, a mio parere, sono invece e qualcosina di peggio che semplici pezzenti.
    Di conseguenza, con tutta la mia profondissima antipatia per tutto l’harem ministeriale o sottoministeriale di Berlusconi, se la Minetti fosse una perseguitata io sarei d’accordo al 200% con te nel difenderla. Quello che nego è che si possa trattare da perseguitata una persona che ha un ottimo lavoro, è pagata bene, è piuttosto potente, ha amici e protettori molto potenti, perché viene fotografata spesso, persino quando va a fare la spesa. Riesco a immaginare perecuzioni peggiori.

  11. Angela Azzaro

    Angela Azzaro

    25 maggio 2012 at 18:04

    Cara susanna davvero non capisco la tua posizione. Il tuo discorso sul non pagare il prezzo delle cattive virtu dei politici dovrebbe valere per tutti, non solo per nicole. Nel paragone si vuole dire che aldilà del giudizio sull’operato delle persone, nel caso di nicole pesa un giudizio che prescinde e che si puó sintetizzare: è una puttana, che lo sia o non lo sia. Anche su marilyn è innegabile che pesó stesso atteggiamento. Lo stesso atteggiamento che io e te, insieme, abbiamo criticato come moralista in tanti altri casi. Non capisco ancora perchè non si riconosca nel caso di nicole. Come dice sansonetti le streghe non sempre sono simpatiche ma va comunque riconosciuto lo stigma.

    Caro andrea nessuno ha detto che è una vittima, ma che viene tratta come carnefice. Il fatto che abbia commesso atti per te gravi, e che sono ancora sottoposti a processo non dà a nessuno il diritto di rovistare e sputtanare cosí la vita delle persone. Ti ho fatto una domanda e te la rifaccio ora: come è che il tuo garantismo si ferma davanti al letto? E perchè tanto scandalo per questo titolo? Forse perchè come la discussione dimostra ha colpito nel segno?

  12. andrea colombo

    25 maggio 2012 at 17:33

    Trovo davvero interessante l’argomentazione di Marco Tarantino. Però gli consiglierei di vincere il naturale fastidio e ascoltare almeno alcune delle intercettazioni doviziosamente regalateci da Repubblica. Non danno precisamente l’idea di ragazze diventate padrone del loro destino usando l’uomo più potente d’Italia. Al contrario. Ma detto questo riconosco che il discorso di Marco coglie un aspetto tutt’altro che secondariodelal faccenda.
    L’obiezione nei suoi confronti, e a maggior ragione nei confronti di Piero, è che a me questa signorina Minetti tutto mi pare tranne che una perseguitata. Quello che mi ha dato fastidio nell’editoriale non è tanto il paragone con Marilyn, la madonna, gesù cristo sulla croce e chi più ne ha più ne metta E’ l’indignazione lamentosa per le angherie a cui sarebbe sottoposta la signorina in questione. Ma de che? Questa ha vinto alla lotteria, perché questo è stato per lei l’incontro col senescente. Il prezzo è che la fotografano quando va a spendersi lo stipendio da consigliera regionale e non la trattano come una versione meneghina di Hannah Arendt. Non mi pare esoso e ancor meno persecutorio.

  13. Marco Tarantino

    25 maggio 2012 at 17:10

    Non c’è dubbio che il parallelo è urticante. Mentre pensavo a quale fosse il motivo di tanto fastidio, ho fatto alcune considerazioni. Il problema principale non è la modalità di selezione della classe politica. Per fare un esempio, il precedente sindaco di Catania, Scapagnini, non aveva alcune merito se non quello di essere il medico personale di Berlusconi. Perché la sua nomina, che pur mi indigna, non mi urta così tanto? Il punto non è quindi il rapporto privilegiato col potente di turno. Il punto non mi pare sia neanche l’ostentazione della sessualità: l’elezione di Ilona Staller provocò sconcerto e indignazione, ma non odio. Mentre cercavo di capire il perché di questo fastidio, ho visto a Matrix una gigantesca Barbara Alberti che, nel suo modo al contempo candido e ruvido, parlando della violenza degli uomini nei confronti delle donne, ha detto che questo dramma è di difficilissima soluzione, in quanto, al di là della volontà e dei percorsi di consapevolezza degli uomini, l’immagine della donna “schiava” è marchiata profondamente nel nostro codice culturale. Ora, Nicole Minetti è una donna che, per là propria affermazione sociale e per il proprio tornaconto personale, usa il proprio corpo e usa (si, Lei usa e non il contrario) anche L’uomo più potente d’Italia. E questo ruolo di donna spregiudicata e approfittatrice non è tollerabile. Questo discorso, ovviamente, non ha nulla a che vedere con una valutazione sul modo in cui svolge il suo ruolo in regione. Al di là delle scontate distanze siderali tra le due donne, tra l’altro, questa mi sembra molto rilevante: a differenza di Nicole Minetti, là Monroe età molto spesso poco padrona del suo destino, tra là melanconia e un talento turbinoso, ed ha finito per chiedere aiuto alle persone sbagliate. Ma questa è un’altra storia.

  14. Piero Sansonetti

    piero sansonetti

    25 maggio 2012 at 16:39

    Nel 1975 l’Espresso (che allora era l’Espresso, non era l’Espresso…) pubblicò una epica e meravigliosa copertina dedicata al problema dell’aborto (che all’epoca era illegale): Una signora incinta crocifissa. Come Gesù. La Chiesa si indignò, gridò alla scandalo, al sacrilegio. Noi non sappiamo chi fosse quella signora, né come fosse rimasta incinta, né se lo avesse fatto per far carriera o per amore vero. E’ comunque abbastanza probabile che il suo carisma e le sue doti morali fossero abbastanza inferiori a quelle di Gesù. Però ci indignammo della beghina indignazione della chiesa, no?
    Del resto non sono sicuro che tutte le streghe bruciate sul rogo, a Salem, fossero intellettuali di sinistra e femministe magari del pensiero della differenza. Temo che alcune di loro fossero poco raccomandabili. Magari qualcuna era proprio come Nicole…Eppure mi indigno perché le hanno bruciate e anche solo perché hanno dato loro la caccia. Giusto?
    Per denunciare il perbenismo non c’è bisogno di portare ad esempio una donna incriticabile. Penso che la libertà sessuale delle donne – persino la libertà di usare il proprio sesso per fare concorrenza allo strapotere e ai vantaggi dei maschi – non debba essere riservato solo alle persone che sommamente stimiamo.
    Possibile che il paragone con Gesù sia considerato giusto e brillante (e lo è)e quello con Marilyn blasfemo? Proprio non capisco.
    Ci sono due tipi di giornalismo. Quello che si scandalizza e quello che fa scandalo. Quello che si scandalizza è quello gossipparo e perbenista: è molto diffuso, tira sul mercato. Quello che fa scandalo è pochissimo diffuso. Continuo a preferire il giornalismo che fa scandalo. Anzi credo che sia l’unico giornalismo utile. Cioè l’unico giornalismo.

    • rita

      25 maggio 2012 at 17:46

      “Possibile che il paragone con Gesù sia considerato giusto e brillante (e lo è)e quello con Marilyn blasfemo? Proprio non capisco”.
      Secondo me Sansonetti – al di là di come la si pensi sull’aborto – in quel caso c’era non il paragone ma la provocazione, son due cose diverse e certe provocazioni possono provocare indignazione.
      L’attuale paragone non ha indignato, a qualcuno è sembrato semplicemente assurdo e improponibile.

  15. susanna schimperna

    25 maggio 2012 at 14:05

    giorgio, che “da sempre” facciano strada leccapiedi, partenti, portaborse e detentori di gadget vari da scambiare, vero verissimo. e che faccia scandalo molto di più una portatrice di sesso scambiato, pure. ma dobbiamo rassegnarci per questo? no al suprplus di accanimento perché si tratta di sesso, sì a dire che non va bene, a non volerlo proprio, questo scambio. stiamo anche parlando di politica, di denaro di tutti.
    non scherziamo proprio. dobbiamo pagare noi l’apprendistato di nicole minetti? ma perché? fino a darle il modo di mostrare, se ne ha, qualche capacità?
    attestazioni ufficiali: nel mondo che desideriamo fanno ridere. su questo hai ragione, e quanto.
    e allora ecco, secondo me, le battaglie: il concetto di “puttana” che tra l’altro offusca completamente qualunque altra caratteristica della persona (per gli uomini, essere playboy, puttanieri o sciupafemmine è secondario, sempre, rispetto ad altre cose; ma lo sappiamo), il favoreggiamento della prostituzione (a meno che non ci sia costrizione e quindi chi favorisce sia complice, è un reato ridicolo), la mentalità ristretta e fuorviante, che si traduce anche in criteri di accesso ai concorsi ecc., per cui esistono i “titoli”.

    e… ho sbagliato con l’esempio del “go”, che implica capacità strategiche. facciamo l’esempio di un bravissimo cuoco di cui il presidente non può fare a meno (ne approfitto per dire che questa ossessione dell’alta e sofisticata cucina non mi pare espressione di civiltà ma piuttosto di barbarie, anche un po’ sfacciata)…

  16. Giorgio Cappozzo

    Giorgio Cappozzo

    25 maggio 2012 at 11:54

    @andrea, attenzione, io non dico che il confronto è bislacco. anzi, per me ci sta tutto, basta chiarirsi sul punto di vista. se restiamo sulle due ragazze, non ne usciamo. ed è anche una sfida sproporzionata. La donna più famosa e amata del Novecento contro la ragazzina più sputtanata e detestata degli ultimi 5 anni.
    Ma se sposto l’attenzione sugli astanti, sul coro, sugli spalti, ripeto, il paragone tra l’igienista e l’attricetta ci sta eccome. Il paragone smette di essere tale solo quando le luci del successo (che include anche il genio, certo) illuminano una parte (Monroe) mettendo al buio l’altra (Norma. Salvo poi trovare una sintesi a favore di best seller editoriali). Ecco, mi chiedo: perché il successo assolve ciò che ogni volta torniamo a condannare? dov’è l’errore? nell’assoluzione o nella condanna?
    tu chiedi se sia giusto che un ministro tossico candidi il suo pusher o che un partito spinga la professoressa compiacente… mi verrebbe da risponderti: fanno strada, da sempre, i porta borse, i funzionari, gli organici, gli assistenti, gli amici eccetera. In questa umanità varia c’è anche del bene (altrimenti tenemose i bocconiani e pippa).
    Nella mentalità e galassia berlusconiana Minetti è stata una super segretaria, iper assistente, ultra porta borse. Onestamente non vedo nulla di più candidamente “meritocratico” del percorso di Nicole Minetti.

  17. rita

    25 maggio 2012 at 11:43

    c’è una cosa però che capisco sempre meno : cosa vuole dire (come dice in questa occasione Rustici ma che è comunque un’opinione diffusa) “come marylin anche minetti deve essere libera di fare ciò che vuole senza essere giudicata” – esattamente?
    Vale solo per la “passera” o per tutto?
    Cioè, alla fine e se non ho frainteso, credo proprio di non condividere questo che a volte mi sembra un esasperato … come si dice … relativismo culturale: perchè non posso giudicare un comportamento?

    • Daniel Rustici

      Daniel Rustici

      25 maggio 2012 at 11:54

      @RITA intendevo dire che, secondo me, dal momento che minetti, come marylin, non han esercitato violenza e costrizione su nessuno non vedo perchè giudicarla male. Poi ognuno, in base alle sue convinzioni personali, ha tutto il diritto di pensarla diversamente…se il relativismo culturale diventa a sua volta un dogma non ha più neanche senso :)

  18. andrea colombo

    25 maggio 2012 at 11:19

    @giorgio
    Hai ragione, Marilyn Monroe e Nicole Minetti non sono paragonabili per i motivi che citi e per una decina d’altri ancora. E allora perché farlo? L’editoriale qui riportato dice: leggete i pezzi e lo capirete. Io li ho letti, uno ne ho anche scrito. Non l’ho capito.
    Vuoi sapere se una donna ha il diritto di usare la passera per arrivare dove vuole arrivare, esattamente come altri usano il talento? Certo che sì, però non è la stessa cosa. E’ opportuno chiarire che a mio parere non è neppure meglio.
    Il problema non è se Nicole Minetti ricorda o meno Norma Jeane Baker, confronto bislacco come giustmente segnali tu. E’ che non ricorda nemmeno lontanamente Evita, che era grandissima anche se aveva lavorato, credo, nei bordelli. Quel che conta non è il punto di partenza: è quello di arrivo.
    Ti giro un paio di domande: se un ministro tossico nomina suo vice un ragazzotto di Scampia perché gli trova un cocco che nemmeno Pablo Escobar, fa bene o no?
    Se una segretaria di partito nomina deputata e magari anche presidente della commissione bilancio la professoresa delle medie sotto casa perché gli ha promosso il figlio troto, io ho il diritto di risentirmi con la segretaria in questione e persino con la professoressa paracula o se lo faccio sono un moralista e un ipocrita?

  19. mario gamba

    25 maggio 2012 at 04:27

    un giorno ho visto su facebook una foto di Nicole Minetti a spasso per via montenapoleone. al braccio di un amico con l’aria da giovane viveur di Corso Como. lui un pochino parrucchiere, diciamo così, come immagine. lei in minigonna, forse occhiali scuri se ricordo bene. rilassata. disinvolta. contenta. carinissima. non sembrava lei, diciamo anche questa cosa un po’ volgare. il commento che accompagnava la foto “postata” da qualche frequentatore molto di sinistra era colmo di disprezzo e di indignazione. non capivo il perché. perché osava andare a spasso e pure con un apparente piacere dopo tutte le sconcezze e i delitti che le si addebitano? e che per la sinistra moralista pare siano ancor più delittuosi di quel che sono? (a proposito. perfetto l’intervento nella discussione di Angela, non vorrei aggiungere una parola, solo sottolineare il suo giudizio sul reato di induzione alla prostituzione, è del tutto un giudizio ragionato equilibrato e illuminato, perché non lo dice nessuno?). non so se Marilyn oggi verrebbe bloccata da una campagna Se Non Ora Quando né so se Nicole arriverà un giorno a mostrare qualche talento, in politica o altrove (non so nemmeno se ha vero talento nell’arte erotica, del resto, un’arte assai apprezzabile e nobile). però l’accostamento è suggestivo. lo capiamo tutti che non vorremmo mai essere Norma Jeane nelle mani mediatiche di Conchita e le sue sorelle.

  20. susanna schimperna

    25 maggio 2012 at 03:15

    giorgio: «può una puttana conquistare uno spazio pubblico in una veste diversa?»
    ma può una persona essere ristretta nella categoria “puttana”?, ti chiedo. apparentemente sì, come se questo (e dobbiamo tenere presente che “questo”, nella società attuale, abbraccia una varietà di comportamenti pazzesca, dalla prostituzione per la strada all’essere amante di qualcuno, dal piacere di andare a letto ogni giorno con persone diverse al fare cose sessualmente inusuali) mangiasse tutto, annullasse o perlomeno rendesse insignificante ogni altra caratteristica, tendenza, virtù, ogni altro talento o difetto di questa persona.
    prima che questo pregiudizio insopportabile sia superato, difficile risponderti sulla possibilità di conquista di uno spazio pubblico in veste diversa: a una “puttana” (nelle varie accezioni) è molto complicato essere considerata diversamente che “puttana” in qualunque cosa si cimenti. senza arrivare sulle copertine.
    ma c’è un’altra questione, e per cercare di spiegarmi farò a caso un esempio in cui il sesso non c’entra niente. il gioco del go. non lo conoscono in tanti, sembra facile ma ad alto livello è roba esoterica, quindi immagina quanto un presidente del consiglio pazzo del go e molto bravo potrebbe godere nel ritrovarsi vicino giocatori alla sua altezza. è un suo pallino, una debolezza (o una forza, dipende dai punti di vista…). bene. ma se questo stesso presidente del consiglio fa entrare in parlamento, nei consigli regionali e via elencando i suoi compagni di go solo e in quanto giocatori a lui cari e indispensabili?
    non si può fare. e non vale l’ipotesi che i giocatori impareranno a far politica col tempo. una volta che sei là rappresenti i cittadini, tempo non ce n’è, non si capisce perché tu debba averne più degli altri.

    tanto per semplificare.

    • Giorgio Cappozzo

      Giorgio Cappozzo

      25 maggio 2012 at 09:00

      Susanna, nel commento dicevo proprio questo: possibile restringere un’identità e l’agibilità della persona stessa dentro un confine, nella fattispecie quello di puttana? Secondo me – e secondo te – no.

      il gioco del go, dici. sì, non lo troverei assurdo se sapessi che per quel premier il go è un insieme di tecniche e regole tale da poter rappresentare un criterio di valutazione. come gli scacchi, la filosofia o l’organizzazione del piacere sessuale. Perché dovrebbe valere, così come è valso per anni, solo il criterio per cui «io credo negli stessi tuoi ideali» oppure, cosa più diffusa, «io credo nei tuoi stessi interessi»?

      Però ti chiedo io, sinceramente: dato per assodato che il mestiere di politico e amministratore è cosa serissima, quale dovrebbe essere il percorso più adatto? quale il curriculum più congruo?

  21. Giorgio Cappozzo

    Giorgio Cappozzo

    25 maggio 2012 at 02:00

    Giusto per drammatizzare un po’. La questione non è paragonare le due donne. Imparagonabili per molti motivi, soprattutto tecnici: una è morta, l’altra è viva, una faceva l’attrice, l’altra è consigliera comunale, una americana, l’altra italiana, una sapeva fare un sacco di cose, l’altra forse chissà.

    dunque, il titolo pone, secondo me, un’altra questione: può una puttana conquistare uno spazio pubblico in una veste diversa? da diva o da politica, per esempio? e soprattutto: può una persona che magari non si prostituisce, ma che così viene definita, conquistare un ruolo e uno spazio diverso da quello a cui la definizione vorrebbe condannarla?

    Queste domande ne contengono un’altra, preliminare. Quale gavetta definisce la destinazione? Per essere un’attrice bisogna passare per l’accademia? Per fare il giornalista serve un ordine che ne certifichi la sostanza? per cantare jazz è necessario aver frequentato la berklee? per fare politica serve seguire i corsi a frattocchie? Il lascito degli anni Settanta che io preferisco è proprio l’aver messo sotto critica il concetto di professionismo.

    gli accadimenti che hanno portato norma jeane ad essere la monroe che celebriamo contengono sia i filmini erotici dei primi anni che l’actor studio della maturità, le scopate con quegli stessi produttori che la chiamavano puttana (cfr. “Blonde”, di Joyce Carol Oates) e l’amore per il coltissimo e paternalista Arthur Miller.

    Marilyn si è conquistata ogni singolo passo della sua carriera, ogni lampadina che la ha illuminata. E non perché fosse un genio, suvvia. Definizione che va bene per gli spettatori, assai meno per chi quel genio deve incarnarlo e testimoniarlo. Presumo, al contrario, che “ce l’abbia fatta”, e comunque solo per 36 anni, grazie alla resistenza e a un carattere che vai a capire da quali cromosomi dipendessero, e che le hanno permesso di affermare le straordinarie doti in una selva di mangrovie com’era l’america di quegli anni.

    La solidarietà e amicizia che visse nei confronti di Ella Fitzgerald, e di cui parlo nel mio articolo, originarono proprio dal fatto che per il sistema di allora una era “la negra”, l’altra “la puttana”. Si capirono. Si annusarono.

    Ecco, forse il titolo più corretto sarebbe stato “Norma Jeane come Minetti”. Perché anche l’igienista dentale, io credo, si è conquistata il suo posto al sole, il rapporto con Berlusconi, ossia la porta d’accesso alla politica (nei confronti della quale può nutrire un serio interessamento, foss’altro perché restituisce potere), utilizzando gli strumenti che ha trovato più congrui. Compreso quello di organizzare orge a pagamento.

    È veramente secondario, a mio avviso, quale possa essere l’esito: se una luminosa carriera d’artista o una triste deriva umana. Mi interessa la premessa: che in questo Paese anche le puttane possano godere dello stesso diritto di cui godono (giustamente) magistrati e comici. Diventare quello che vogliono diventare (se ne hanno talento) senza rimanere appesi alle loro origini. Altrimenti ha ragione Santanché con Iotti (era o no l’amante di Togliatti?) e hanno ragione quelli che vorrebbero chiudere bocca e mani agli ex terroristi (io stesso mi beccai una ramanzina severissima da parte di un noto giornalista democratico per aver pubblicato un articolo di «quel criminale di Morucci»).

    E siccome non hanno ragione, noi tutti possiamo godere del diritto di diventare ciò che desideriamo, con ogni mezzo lecito e necessario.

    —–
    Leggete questa biografia:
    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/nicole-una-storia-italiana/2143799

    No, non è la Gazzetta di Dallas del 1948.

  22. Daniel Rustici

    Daniel Rustici

    25 maggio 2012 at 01:26

    Io credo che quello che facesse Minetti con Berlusconi e per Berlusconi fossero affari suoi, anche perchè, magari mi sbaglio, ma le ragazze che si dice portasse a B. mis embra fossero tute consenzienti e che esercitassero il loro inalienabile diritto all’autodeterminazione del loro corpo. L’unico problema sarebbe RUby cheera monorenne, ma anche lì io credo che a 17 anni una pesona debba essere libera di usare il suo corpo come meglio crede…questo per dire che le critiche a Minetti dovrebbere essere fatte esclusivamente per il suo lavoro in consiglio e non per altre faccende, e proprio per questo condivido la provocazione: come marylin anche minetti deve essere libera di fare ciò che vuole senza essere giudicata.

  23. susanna schimperna

    25 maggio 2012 at 01:12

    Gli Altri – mi era sfuggito “e se fossero solo due donne?”. Spero che sia sfuggito anche a te, perché se no accostiamo James Dean a Berlusconi e Raul Bova a Matteo Renzi. E non mi pare cosa.

  24. susanna schimperna

    25 maggio 2012 at 00:47

    Sono d’accordo con Andrea al 101 per cento.
    Quella piccoletta fragile, massacrata tra gli altri dal marito intellettuale, bravissima, bella “da mangiare” come dice nel suo libro Valentina Cortese che l’ha conosciuta niente di niente ha in comune con Nicole Minetti.
    Divertente e persino eccitante la pubblica discussione e metaforica scazzotata. Non esagerate però perché ho visto un’amicizia di antica data più che incrinata per l’accostamento françoise hardy/carla bruni.

  25. rita

    24 maggio 2012 at 20:42

    Anche a me la Minetti non pare una perseguitata, però un certo accanimento c’è.
    E non perchè sia una puttana, quello sarebbe tollerato credo, ma perchè fa parte delle cortigiane di Berlusconi.
    Fosse D’Alema il suo capo (così, tanto per dire, perchè sennò Rosaria Bindi si scalda, lei che a un Ballarò di qualche anno fa, sentenziò, tutta paonazza in volto e rivolgendosi a non so chi del centro-destra: “il presideeente D’Aleema un ha mai fatto festini!)il problema non sussisterebbe.
    E riguardo Marilyn Monroe, considerando che un artista (o sepensante tale) può emergere e fare carriera se si professa di sinistra, se tornasse a nascere dovrebbe avere l’accortezza di “darla” a qualche influente benpensante di sinistra, se non sarebbero legnate.

  26. daniele

    24 maggio 2012 at 18:08

    Approvo la mozione “Colombo”: prima pagina divisa a metà, a sinistra (ci mancherebbe altro) conchita immortalata in qualche salotto tv (uno dei tanti a caso) con golfino blu e filo di perle elegantissimo; a destra (populista e sfascista…) nicole a via montenapoleone con zeppe e pellicciotto bianchissimo. Almeno noi lasciamo in pace Marilyn, lasciamola in pasto a vespa o a lerner.

  27. Elena Bibolotti

    Elena Bibolotti

    24 maggio 2012 at 18:01

    Ciò che contesto del confronto è che Marilyn aveva talento e tanto, la Minetti non è né bella (non sappiamo come sia nella realtà ma conosciamo i suoi rifacimenti) né talentuosa. nessuna persecuzione a parte che sappiamo bene come funzionano le “persecuzioni mediatiche”. I posti si potere non possono essere assegnati a persone senza qualità. se la Minetti avesse dimostrato grandi capacità dialettiche e politiche nessuno avrebbe detto nulla. se l’avessero infilata in una fiction che problema c’è? è dall’era DELLERA che ci cucchiamo le attrici di B. ma assessore no. E poi, come dice Andrea qui sopra, in un momento in cui io, con un C.V. di 5 pagine sto a casa a fare la correttrice di bozze per 1 euro a pagina e per una casa editrice a pagamento, e così tantissimi/e altri, se permettete dedico il mio più fervido odio e tutto il mio disprezzo alla Minetti… anche un po’ di ammirazione, sotto sotto, visto che io l’ho data sempre a uomini sbagliati. ;) anch’io con affetto.

  28. andrea colombo

    24 maggio 2012 at 17:17

    A proposito, un confronto interessante sarebbe proprio quello tra il caso conchita e quello minetti… lì a differenza che con la pora Marilyn qualche somiglianza nascosta c’è…

  29. andrea colombo

    24 maggio 2012 at 17:15

    @angela
    Non sono quasi mai d’accordo con Gad Lerner. Lo trovo la quintessenza del perbenismo moralista di sinistra, peggio che mai quando mascherato come in questo caso. Non proprio conchita, perché lui almeno è sveglio, ma quasi.
    p.s. Certo questa discussione tutta inter nos potevamo farla prima della pubblicazione dell’editoriale in questione, vedi mai che veniva pure meglio. Cmq non è male nemmeno un discussione redazionale pubblica come questa. Nei giornali non usa, purtroppo. E si vede.
    Kiss

    • Angela Azzaro

      angela.azzaro

      24 maggio 2012 at 17:20

      esattamente questo, vuoi superare in moralismo gad lerner? ;)

  30. Angela Azzaro

    angela.azzaro

    24 maggio 2012 at 16:53

    Caro Andrea al fatto che Marilyn non sia esattamente come Minetti ci eravamo arrivati pure noi. Sta di fatto che pur con tutte le differenze a l’una come all’altra viene contestato il fatto di essere puttane, di usare il loro corpo non come la norma, la morale vorrebbero. Il modo di contestare e di creare la caccia alle streghe cambiano nel corso del tempo, ma la sostanza, da cinquant’anni a questa parte, resta la stessa. Sinceramente parlare dell’anniversario della morte della diva hollywoodiana trascurando questo aspetto mi sarebbe sembrata una cosa non solo noiosa ma anche ipocrita e perbenista. Siamo disposti a perdonare Marilyn perché consegnata al mito, non siamo invece disposti a capire i meccanismi che riguardano il presente. Nel film Dead man walking la critica alla pena di morte non viene fatta usando un condannato carino e gentile, ma il più urticante degli assassini. Così scegliendo MInetti abbiamo voluto far risaltare ancora di più il meccanismo dello stigma che vale nei suoi confronti come nei confronti di tante altre, ma guarda caso nei confronti di Minetti si fa fatica a vederlo e a denunciarlo. Dici che però lei vive alla spalle dei cittadini, ma questo vale per tanti politici, ma le critiche non vengono mosse sulla base della loro sessualità e delle loro frequentazioni.
    Quanto alle accuse che le sono mosse, il processo è ancora in corso: strano che un garantista come te si fermi davanti alle vicende di una donna, dove corpo e sessualità sono in primo piano. In ogni caso, qualsiasi sia la sentenza, considero il reato di induzione e favoreggiamento della prostituzione allucinante, anacronistico e liberticida. Lo penso non da oggi e non solo in riferimento al caso Minetti.
    Infine, per dire che in questa provocazione che tu consideri una cosa scema, non siamo soli cito alcuni passaggi di un articolo di Gad Lerner uscito sull’ultimo numero di Vanity Fair:
    “Tocca difenderla, Nicole Minetti. Eh sì, perché man mano che incede il processo Ruby sulle serate chez Berlusconi trasformate in “puttanaio” – parola testuale adoperata in aula dalla sua amica testimone Melania Tumini – fra i signori politici maschi che difesero sfacciatamente il diritto del loro presidente a divertirsi in maniera così elegante ora scatta, per l’appunto, il più odioso ma prevedibile dei riflessi misogini: dagli alla puttana! Non occorre aver letto Nathaniel Hawthorne e la sua Lettera scarlatta per riconoscere il meccanismo della stigmatizzazione mirata a colpire la femminilità vista come spregiudicata e tentatrice per sua natura satanica”.

  31. andrea colombo

    24 maggio 2012 at 15:23

    nanni, io trovo delirante pensare che la minetti sia perseguitata, non che lo sia per un motivo o per l’altro.
    non penso nemmeno che marilyn sia diventata santa, né con il suicidio né andando ginocchioni a lourdes. però penso che abbia fatto una notevole gavetta prima di arrivare a niagara, particine minime (tante, da eva contro eva in poi), calendari ecc. penso pure che avesse delle doti di carisma significative in virtù delle quali è diventata una diva di qualche spessore. la consigliera regionale milanese invece di gavetta non ne ha fatta né poca né punta e di carisma politico non mi pare ne abbia da vendere. Dunque ripeto la domanda implicita nel polemico (ma non troppo) commento precedente: cosa giustifica il bizzarro accostamento?

  32. gli Altri Online

    gli Altri Online

    24 maggio 2012 at 15:15

    Caro Andrea, sai che per noi non è un modello Minetti come non lo è Marilyn. Ma tu intendi negare che Minetti sia mediaticamente un po’ perseguitata in virtù del fatto che è “mignotta”? Ora, se tu ritieni che sia giusta questa persecuzione perché se “una è mignotta se la tira”, be’, il nostro dissenso qui è molto, molto profondo. Se invece ti offende il paragone con Marilyn dievenuta “santa” con il suicidio, perché mai? Noi non giudichiamo ne’ l’una né l’altra. Ci limitiamo a stabilire paralleli pensaci, non così peregrini. Una è una santa. L’altra una troia? E se fossero solo due donne?
    Con immutato affetto Nanni

  33. andrea colombo

    24 maggio 2012 at 14:11

    Per una volta proprio non sono d’accordo con i miei compagni di redazione. L’accostamento tra Marilyn e la Minetti non è forzato. E’, con tutto il rispetto, scemo e ingiustificato. Infatti all’interno del giornale campeggiano ben quattro lunghi e a mio parere ottimi pezzi sull’interprete di “A qualcuno piace caldo” ma nemmeno mezza righetta per sbaglio giustifica o anche solo prova a motivare l’accostamento di cui sopra. Leggere per credere.
    Marilyn Monroe e Nicole Minetti non hanno nulla in comune, a parte l’essere donne antrambe, una bella e l’altra carina, disposte a usare il letto, direttamente o per interposta persona, a fini di carriera.
    Solo che Marilyn non è stata solo questo, in caso contrario sarebbe solo una delle tante stelline passate per i divani dei capi delle majors e di lì mai decollate. Nicole Minetti invece si direbbe proprio di sì. Potrei citare un certo numero di motivi che rendevano grande Norma Jeane, letto o non letto. Mi sfuggono invece le doti politiche della Minetti, Bunga o non Bunga. Mi farebbe piacere se gli Altri, cioè i firmatari di questo pezzo, me le segnalassero.
    La conclusione è ovvia: volendo dire a tuti i costi che la Minetti è una perseguitata non si è trovato di meglio che attaccare la discutibile (ma legittima) tesi al primo albero capitato a portata di corda. Solo che quando si fa così con le corde ci si impicca, perché si finisce per perdere ogni credibilità.
    Detto questo, mi permetto due parole anche sul vero oggetto dell’articolo: la persecuzione contro donna nicolina. Ora, tutte le cose, si sa, hanno un prezzo e quello da lei pagato non mi pare esoso. Senza alcun merito (palese) se non la disponibilità a gestire un harem e a mimare in camice da inermiera il mai abbastanza lodato pecoreccio anni ’70 si ritrova con una ottima occupazione, consigliera regionale, in epoca di disoccupazione galoppante, con un reddito più che soddisfacente invece che le pezze al culo come tre quarti del Paese, con un buon vitalizio in mezzo alla falcidie delle pensioni, forte di conoscenze importanti che le saranno senz’altro d’aiuto nei prossimi anni.
    In cambio deve scontare il fatto che “la sua foto campeggia quotidianamente ui giornali”, e “viene sbattuta in prima pagina mentre fa shopping”.
    Ohibò, questa sì che è roba forte. Ingiustizia grave.
    Cazzi amarissimi cari Alessandro, Angela, Giorgio, Nanni e Piero.
    Con immutato affetto

    • grazia de michele

      25 maggio 2012 at 18:24

      Ti sei mai chiesto se a Marylin piaceva scoparseli quelli che si scopava? Te l’ha detto lei che lo faceva per fare carriera? Sono sicura cmq che dall’aldila` ti ringrazia per l’assoluzione, sia pure solo parziale: “Marilyn non è stata solo questo”

      • eva cruciani

        25 maggio 2012 at 18:43

        Marilyn studiò recitazione, danza, trucco, ballo e il risultato delle sue fatiche fu premiato: una stella che splende ancora oggi.
        Minetti si è dedicata alla politica. La politica si studia! Lei che studi ha intrapreso in questo ambito? Mi risulta nessuno.
        Si è rifatta a 25 anni, l’età dei fiori. Per me solo sciagurata e fragilissima.