E così Marco Doria ce l’ha fatta. Il professore serio e sobrio che ha fatto una campagna elettorale di cuore, porta a porta, ascoltando tutti, da ieri è sindaco di Genova, ma è un po’ turbato perché secondo lui la città ha perso la sua antica passione politica. Non avevamo mai visto un’affluenza così bassa, il 39,08% (196.893 votanti al ballottaggio contro il 55,51% del primo turno), nonostante la vittoria di Sel e del centrosinistra, e la sconfitta del Pdl e del centrodestra, che cinque anni fa aveva sfiorato l’impresa proprio con lo sfidante di oggi, Enrico Musso (40,29%).
Marco Doria ha aspettato i risultati da solo all’università (insegna storia dell’economia), poi qualcuno che passava di lì gli ha detto che era andata bene, allora si è messo la giacca blu ed è arrivato in piazza a piedi. Ha parlato brevemente, dicendo: «Avremo una Giunta in tempi rapidi, ho già in mente una squadra. La farò in piena autonomia, senza lottizzazioni dei partiti, garantendo una forte presenza femminile». Aggiunge che il primo problema sarà il bilancio 2012: «Non voglio comprimere i servizi sociali». E poi se ne va a casa, inseguito da reporter, fotografi, cameramen, giornalisti. Lui non è abituato, non si abituerà mai, e trattiene a stento il fastidio. La notte è tiepida, una piccola folla cammina per via Garibaldi, stupefacente strada monumentale dove la famiglia di Marco ha abitato per secoli, ma dove c’è anche il palazzo del Comune. Un piccolo drappello di amici e sostenitori si raduna sotto il Doria Point, un modesto spazio messo a disposizione da Don Andrea Gallo, che al canto di Bella Ciao ha sostenuto fin dalle primarie questo nuovo sindaco e lo ha aiutato a vincere. C’è Laura Guglielmi, che dirige mentelocale, il sito cittadino che ha più accessi de Il Secolo XlX e Repubblica messi insieme, eterna ragazza cosmopolita, pettinata come Jane Fonda, in jeans e giacca rosa, che è stata rigorosa ed equanime durante la campagna elettorale ma teneva per Doria. Con lei c’è Carla Scarsi, che ha lavorato per Doria come ufficio stampa, e telefona ai colleghi che vorrebbero intervistare il sindaco, porge rifiuti e scuse. Lo sfidante, Enrico Musso, sconfitto per la seconda volta, ha fatto un giro nel centro in bici, lo hanno visto tutti, anche Doria, che è sceso a salutarlo e a stringergli la mano. Musso ha un sorriso a trentadue denti, che gli forse è costato caro. Quando ho chiesto a un amico musicista, che vive isolato nell’entroterra con il suo cane e viene in città molto di rado, se e chi avesse votato, mi ha risposto così: «Ho votato Doria perché è serio, non ride, non fa battute. Quell’altro lì, quel Musso, ha troppi denti». Grande metafora, e sintesi perfetta di come la comunicazione funzioni al contrario in questo strano posto. Qui se saluti troppo cordialmente i vicini di casa quelli pensano che hai qualcosa da nascondere – altrimenti ti limiteresti a un piccolo movimento della testa.
Il nuovo sindaco non fa festa, ma il gruppo allegro dei suoi stretti collaboratori si infila nei carruggi e raggiunge un locale amico, per bere qualcosa e mettere pane sotto i denti. Accoglienza tipica, ci fanno aspettare fuori: sono le dieci di sera, è questa l’ora di arrivare? Né al padrone né ai camerieri importa un fico secco se nella comitiva ci sono consiglieri comunali neoeletti, e probabili assessori. Sgrunt. A capotavola si siederà Gianni Noli, ex operaio metalmeccanico di Sestri, ora in pensione, che era amico del padre di Marco e si è messo al servizio della campagna elettorale del figlio. «Sono il suo pilota», dice. Vien fuori che lo ha scorrazzato ovunque, ma solo in motorino. Poi tra gli altri c’è Maddalena Bertolini, eletta nella lista civica, forse nemmeno trent’anni, sociologa urbana, che lavora nella parte più povera e degradata nella città. Con prostitute, transessuali, artisti underground. Ed Enrico Pignone, metalmeccanico pure lui, ambientalista, coda di cavallo, sogni, rigore, curiosità insaziabile. E Bruno Morchio, lo scrittore che ha inventato Bacci Pagano, che è stato nella Fgci con Doria e ha dato una mano in ogni modo, si è pure candidato ma non è stato eletto, beve vino rosso ed è contentissimo. E Massimo Costantini, un medico, che ha coordinato la campagna elettorale. Non c’è Marianna Pederzolli, che è stata eletta a 19 anni, va al liceo Colombo e deve dare la maturità a luglio, quindi ha chiamato e ha detto «Sono felice ma devo studiare greco, scusatemi». Essendo la sottoscritta scrivente andata al liceo con Marco Doria, le assicuro fin da subito che il sindaco troverà la giustificazione più che valida. La lista civica di Doria è composta da gente comune ma non qualunque, la gente per bene che ha sostenuto Marco Doria, che fa il tessuto sociale reattivo e vitale di Genova. Quel tipo di persone che, ci auguriamo, lui vorrà in Giunta e nei luoghi di governo. Questa città è difficile, strana, bellissima, segreta. Chi vuole disinvestire da Genova, da questo luogo speciale in cui i fascisti non hanno mai vinto e sono stati cacciati a furor di popolo, dove bagasce e principesse abitano nella stessa strada e si capiscono, dove anche i ragazzi cinesi vanno al liceo classico, d’ora in poi, dovrà pensarci due volte. Non puntare su Genova, non sostenere la rivoluzione dal basso di Doria, sobria e sprezzante del carisma, per le agenzie economiche e culturali deve diventare un danno d’immagine e di prestigio insopportabile.
nicola mangino
22 maggio 2012 at 21:05
ATTENZIONE NON DATE RETTA A PAGNONCELLI SESI VA AL VOTO SEL NON VA OLTRE IL 3 PER CENTO.come mai a genova ha solo due seggi?e a milano con pisapia quanto ha preso sel?a cagliari con zadda?il candidato piace e al pd vanno i voti.perche’nichi non fa le primarie in sel,il problema e’lui(non piace,basta pensare che alle elezioni regionali in puglia il sel ha preso circa il 10 per cento).PENSACI NICHI SE LEGGI IL MIO COMMENTO.NICOLA MANGINO (to) TUO TESSERATO