Sorpresa! Come previsto
perdono tutti tranne Grillo

Andrea Colombo Pubblicato da
il 21 maggio 2012.
Pubblicato in gli Altri, Politica.

La sorpresa non c’è, ma siccome senza sorpresa non c’è informazione i primi titoloni stupiscono per il risultato di Parma dove i grillini si aggiudicano il ballottaggio con diverse misure di vantaggio. Se non doppiano il Pd poco ci manca: Pizzarotti, lo stellato, intorno al 60%, Bernazzoli, resto del centrosinistra, immobilizzato al 40%.

Percentuali identiche, in questi primi exit, a Genova, con Doria che vince facile su Musso, il candidato del Terzo polo arrivato alla sfida finale.

Fa di meglio Orlando a Palermo, polverizzando Ferrandelli con percentuali che superano il 70%. E’ vero che parecchi palermitani hanno disertato le urne e che a votare è stata in questo secondo round la minoranza degli aventi diritto, ma è anche vero che chi è entrato nell’urna ha plebiscitato Orlando. Segno che anche buona parte degli elettori piddini ha preferito l’ex sindaco al suo ex pupillo sponsorizzato dai sostenitori di Lombardo.

Questi due risultati erano ampiamente attesi. Quello di Parma invece pare che sorprenda e non si capisce bene perché. Mai come in questo caso il risultato appare omogeneo e coerente: a Genova e Palermo vincono due candidati che, pur proveniendo da partiti e non da movimenti, si sono proposti come outsider. Doria ha battuto nelle primarie le due candidate ufficiali del Pd: per questo non è stato assimilato alla sfiducia generalizzata nei confronti di tutti i partiti. Orlando si è addirittura candidato in contrapposizione al campione dell’establishment e di conseguenza, pur non essendo certo un homo novus, ha intercettato il rifiuto della politica dell’ultimo ventennio.

A Parma è successa la stessa cosa. Solo che lì, come in molte realtà nel primo turno, l’ousider era il Movimento cinque stelle. Certo, non c’è solo questo. A Parma gli scandali avevano travolto in maniera davvero bipartisan l’intero ceto politico e in questo turno il voto del centrodestra si è di sicuro orientato sul grillino. Ma affidarsi a queste pur giuste constatazioni significa solo nascondersi dietro un dito: la realtà è che oggi Grillo molto più di chiunque altro rappresenta il rifiuto delle dinamiche politicanti e le istanze di democrazia diretta.

E’ comprensibile che la cosa possa non piacere, ma fingere di non vederla, o raccontarsi che in fondo siamo solo di fronte all’ennesima riproposizione dell’Uomo qualunque, servirà a ben poco. Se anche fosse vero, significherebbe solo doversi tenere questo sistema dei partiti per un’altra ventina d’anni: neppure la giustificata fobia per Beppe il comiziante può rendere digeribile questa nefastissima ipotesi.

Tanto più che anche sulla destra il dato elettorale appare omogeneo. Il Pdl c’era e non c’è più: svanito come il trucco di un illusionista quale in realtà era e complimenti al mago che è riuscito a reggere il gioco per vent’anni.

Solo che, senza centrodestra, tutte le mappe della politica italiana dovranno essere ridisegnate, e a tutt’oggi è impossibile dire come. Non è escluso che le forze in campo possano essere da una parte l’attuale centrosinistra e dall’altra un inedito blocco composto dalla variopinta armata grillina e da una sostanziosa percentuale degli elettori orfani del centrodestra. Non ci sarebbe di che stare allegri…

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2 Responses to Sorpresa! Come previsto
perdono tutti tranne Grillo

  1. Pier Luigi Tosi

    3 giugno 2012 at 17:17

    Movimento 5 stelle: la nuova (anti)politica del capitale e la virtualità al potere

    Dal “partito di plastica” al movimento dei microprocessori, il passo è breve (e rapido). Così come dal silicone delle “veline” di Berlusconi al silicio degli entusiasti dell’informatica, affiliati a Beppe Grillo. Non si è ancora spenta l’eco della cacofonia televisiva che ha dominato la scena politica negli ultimi (quasi) vent’anni, con il partito di Mediaset dimezzato nei consensi rispetto al suo apice, ma ancora presente nella competizione elettorale, che una nuova formazione ascende a successi per molti incredibili, attraverso un intenso lavoro telematico.
    Il Movimento 5 stelle oggi potrebbe persino ambire al governo del paese, se ci fosse il doppio turno alla francese (come nelle amministrative). Gli ultimi sondaggi della Ipsos collocano il M5S al secondo posto dopo il PD con oltre il 18%, davanti al PdL (17,2%); quindi se ci fosse un ballottaggio come nel sistema d’oltralpe presumibilmente si affronterebbero Bersani e un candidato di Grillo e sulla vittoria del primo non ci sarebbe da scommetterci granché.
    Di fronte a una presenza così ingombrante e di nascita recente sì, ma non recentissima, l’impressione è che i più stentino a comprendere l’essenza di questa formazione, lasciandosi abbindolare dalla presunta spontaneità di codesta presunta libera e incondizionata associazione di cittadini, aggregatisi nella presunta assenza di una struttura burocratica e gerarchica, stimolati da un presunto ingenuo comico, animato dalla sua presunta naïveté.
    Bene, cerchiamo allora di informarci un po’, con le dovute cautele, proprio in quella rete che Grillo, grillini, grilletti e grillucci idolatrano. Scopriamo allora che l’idea non nasce da un comico troppo sincero e ingiustamente cacciato anni fa dall’informazione pubblica per le sue battute anti-craxiane, bensì da un signore di eleganza impeccabile, costruita su sfumature di grigio, uno dei più esperti consulenti internazionali di marketing in rete: Gianroberto Casaleggio. Fondatore e presidente della Casaleggio Associati [http://www.casaleggio.it/], già amministratore delegato e presidente di società omologhe, passate dalla galassia Olivetti a quella Telecom, non solo ha creato e di fatto gestisce il blog di Beppe Grillo, ma ha appena scritto con l’incantatore di folle genovese il libro “Siamo in guerra” (Chiarelettere). Basta guardare il filmato della presentazione del volume in una libreria Feltrinelli [http://www.youtube.com/watch?v=sU887z0-ftA] per capire lo stretto rapporto tra i due e come il peso delle idee di ciascuno sia inversamente proporzionale alla lunghezza degli interventi (straripante Grillo, contenutissimo Casaleggio che tra l’altro non brilla per simpatia). Il M5S origina dall’incontro tra i due personaggi: Casaleggio individua nello spumeggiante Grillo, da tempo a proprio agio negli argomenti politici, l’ideale attore (nella doppia accezione di chi agisce e di chi interpreta per uno spettacolo) del suo progetto strategico. Quale? Sottinteso, quello di manipolare gli individui per vanagloria e tornaconto personale (come per ogni capitalista che “si rispetti”); dichiarato, quello di spingere verso una democrazia(?!) priva di partiti, sindacati, associazioni, movimenti, opinioni collettive, religioni, in cui tutto si decide attraverso blog e voti elettronici, naturalmente con la “graziosa” e “disinteressata” ospitalità di monopolisti planetari come Google che offrono i mezzi per la realizzazione. E insieme offrono i mezzi per la realizzazione di un beato mondo artificiale virtuale. Detto così sembra la farneticazione di un folle, ma vi assicuro che non esagero e se non ci credete basta che consultiate i due allucinati e allucinanti video creati dall’agenzia Casaleggio, “Prometeus” [http://www.casaleggio.it/media/video/video.php] e “Gaia” [http://www.casaleggio.it/thefutureofpolitics/], entrambi come vedete tratti dal sito ufficiale. Dopo che li avrete guardati, converrete con me che sembrino usciti dalla mente di un megalomane frustrato… che potrebbe però essere il secondo a governare l’Italia, viste le attuali dimensioni elettorali del M5S!
    Fate attenzione al principio fondamentale nel discorso di Casaleggio, ripreso spesso anche da Grillo nei suoi comizi: “uno vale uno”. Cioè nella democrazia elettronica ogni individuo ha lo stesso valore, al di fuori di qualsiasi gerarchia. Ma poi leggete l’articolo dello stesso sul suo sito aziendale dedicato agli “influencer”, quelli che una volta si chiamavano nella medesima lingua barbara dei tecnocrati opinion-maker [http://www.casaleggio.it/2009/06/gli_influencer.php]: “On line il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, queste persone sono gli influencer, quando si accede alla rete per avere un’informazione, si accede ad un’informazione che di solito è integrata dall’influencer o è creata direttamente dall’influencer.
    Queste persone in modo diretto o indiretto gestiscono le comunità on line e per parlare della loro età, circa metà hanno meno di 22 anni, gli studenti sono al 40%, la maggior parte degli influencer sono uomini, il 60% e molte delle persone che accedono alla rete come influencer, quindi per pubblicare dei propri contenuti sono persone che hanno una derivazione professionale o artistica o tecnologica” (neretti dell’autore). Cogliete la doppia morale e la finalità autentica della democrazia elettronica? Possiamo effettivamente ancora chiamarla “democrazia”?
    Il pericolo insito in quest’esperienza era già stato colto più di un anno fa, prima dell’esplosione dei consensi, da un articolo di MicroMega intitolato “Grillo e il suo spin doctor: la Casaleggio Associati” [http://temi.repubblica.it/micromega-online/grillo-e-il-suo-spin-doctor-la-casaleggio-associati/], mentre altrettanto interessanti e degli ultimissimi giorni sono le osservazioni sul blog di Giuliano Santoro [http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/05/23/giuliano-santoro-fuori-dal-reality-show-di-grillo/].
    Difficile dubitare che le stesse tecniche (manipolazione dei commenti, interventi artificiali, censura etc.) che Casaleggio Associati applica per il successo economico dei propri clienti aziendali siano altresì quelle che servono a gestire con mano ferma l’andamento del dibattito nel blog e dunque all’interno del movimento che non ha altre strutture nazionali di ritrovo e confronto (non a caso sono stati espulsi dal movimento tramite diffida legale all’utilizzo del logo Valentino Tavolazzi e la sua lista Progetto per Ferrara, proprio perché chiedevano una maggior strutturazione alla faccia del sole).
    Giunti a questo punto vorrei mostrarvi anche una serie di filmati su YouTube, già di qualche anno fa, che pur nella loro esagerata coloritura complottistica e anti-massonica, contengono elementi degni di grande attenzione: http://www.youtube.com/watch?v=DcUJQDKQA-w
    In essi ci si sofferma sulla figura di Enrico Sassoon. Chi è costui? Socio e co-fondatore di Casaleggio Associati, di cui costituisce anche il profilo di maggior esperienza, nel contempo è “Presidente del Comitato Affari Economici di American Chamber of Commerce in Italy e Board Member e di Aspen Institute Italia” [http://www.casaleggio.it/ca/es.php]. Anche senza scomodare le cospirazioni massoniche, è quindi incontrovertibile che a tracciare la strada (anti)politica di Beppe Grillo, il rinnovatore, il moralizzatore, il novello Savonarola, il purissimo ecologista, il cavaliere scagliato contro le grandi corporation, il giustiziere dei vecchi comitati d’affari trasversali a centro-destra e centro-sinistra, ci sia un alto rappresentante della Camera di commercio americana in Italia, e pertanto degli interessi delle grandi multinazionali statunitensi, nonché di quell’Aspen Institute, finanziato da Rockefeller e Ford, nella cui filiale italiana, sotto la presidenza di Giulio Tremonti, a livello di Comitato esecutivo Fedele Confalonieri convive con Romano Prodi, Franco Frattini con Giuliano Amato, Paolo Mieli con Lucia Annunziata, Cesare Romiti con Umberto Eco e, ovviamente, Gianni Letta con Enrico Letta!
    Non appare allora così strano che in molti ballottaggi gli elettori di PdL e Lega abbiano fatto convergere il loro consenso sul candidato 5 stelle. Molto più incomprensibile che a Parma ben il 73% dei votanti al primo turno per Roberta Roberti, ottima candidata di PRC e Parma bene comune, che ho conosciuto personalmente e che se fossi stato parmigiano avrei preferito a occhi chiusi al presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, abbiano scelto Pizzarotti del M5S al ballottaggio (sondaggio IPSO). Aprite gli occhi, compagni!
    Citando Federico Pizzarotti, corre l’obbligo di parlare brevemente del terzo livello di quella sapiente combinazione multi-strato che è il M5S: i militanti, i seguaci del blog, gli amministratori e i candidati delle liste 5 stelle. Giovani, inesperti della politica (è un pre-requisito richiesto e inderogabile), di cultura molto più tecnica che umanistica o scientifica, facce pulite e quasi ingenue. Sono coloro che, secondo l’illuminata regia Casaleggio, devono ispirare fiducia negli elettori dopo che Grillo abbia esercitato il suo ruolo civetta di attrazione dell’attenzione pubblica. A loro si indirizza effettivamente il consenso, con la sola riserva che possano non essere in grado di pensare strategicamente per il governo della città, o un domani della nazione. Beh, ma come si diceva nei polizieschi americani, loro non sono pagati per pensare. E neppure Beppe Grillo, a ciò basta Casaleggio…
    Quando in Italia compare quasi dal nulla qualcuno che dichiara di poter cambiare tutto e subito, è buona regola diffidare: facilmente si tratta di un “gattopardo”.

  2. f.saverio schinzari

    23 maggio 2012 at 23:56

    Meno male che Grillo c’è. Questo dovrebbero dire oggi tutti gli Italiani. Si respirava da tempo un’aria stagnante, mefitica, puzzolente. Proveniva dalle stanze tenebrose dei partiti italiani, tutti indistintamente, dove la suddivisione in destra e sinistra altro non è che la stampella reciproca per tenersi in piedi, tutti insieme ed appassionatamente.
    Continuano a far finta di non avere capito nulla dalle recenti elezioni. Hanno mandato in frantumi un intero sistema con le tante balle raccontate dopo la fine della prima repubblica. Intanto nei talk-show etero diretti da conduttori compiacenti, funzionali alla permanenza dell’esistente sino all’eternità, chi vediamo? I soliti noti, quelli dell’avevamo un banca, quello della casa a Montecarlo svenduta a prezzo stracciato al cognato, il solito Casini , il portaborse di Forlani che crede di rinnovarsi cambiando nome alla sua casa discografica, l’UDC, ( ricordate la CGD, nota casa discografica?), i soliti Diliberto, Vendola, Gasparri, Bindi, Dalema il sempre verde ! e tanti altri appartenenti alla cricca dell’inganno. Il tentativo di riforma del rimborso elettorale ai partiti, finanziamento bocciato attraverso un referendum, docet. Pacco, paccotto e contro paccotto: questa sembra l’unica lezione che i nostri politicanti hanno appreso.
    E’ giunta l’ora di mandarli tutti a casa, a meno che, improbabile, per senso civico, non decidano tutti spontaneamente di dimettersi dal Parlamento. Il Paese ne sarebbe grato.