Ma questi terremoti si possono prevedere o no? Ogni volta che ce n’è uno – con precisione svizzera – salta fuori chi aveva già capito tutto. Era già successo a l’Aquila nel 2009: Giampaolo Giuliani affermò di aver previsto l’evento, ma poi si seppe che il suo metodo era noto dagli anni ’70 e non prediceva proprio nulla. Questa volta, invece, è bastato un solo giorno per far saltare fuori lo scienziato-stregone, quello che riesce in segreto lì dove tutti i suoi colleghi del mondo hanno fallito.
Su Repubblica, infatti, Elena Dusi riporta le dichiarazioni di un team italo-russo intitolato Sand, il quale già il 4 maggio scorso si sarebbe presentato alla Commissione Grandi Rischi, a Roma. Lì, come spiega il direttore del progetto Giuliano Panza, avrebbe avvertito le autorità che «un terremoto di magnitudo superiore a 5,4 era atteso fra il primo marzo e il primo settembre 2012 con epicentro fra Ferrara e Parma». Queste ultime non hanno però preso alcuna misura perché «il sistema ancora non predice con esattezza momento e luogo del terremoto». Eppure, ricorda Panza, «in tanti anni abbiamo raggiunto una significatività statistica assai elevata». Un disastro annunciato, dunque?
Non esattamente, e per due ottimi motivi: la previsione dei terremoti è una fra le attività in assoluto più difficili – una specie di Sacro Graal, per i sismologi – e infatti nel corso del tempo i tentativi sono stati moltissimi. Eppure, nonostante tutti gli sforzi, soltanto in condizioni eccezionali e con evidenti segnali di pericolo è possibile dare con successo un allarme preventivo. Purtroppo in Emilia non c’è stato nulla di tutto questo. Il lasso di tempo suggerito per l’evento, poi, è estremamente ampio. Si può sfollare un’intera regione per cinque mesi, fra marzo e settembre? Inoltre, se davvero il team ha un modello di previsione, esso non smetterà certo di funzionare ora. Se gli scienziati vogliono essere presi sul serio, non hanno che da indovinare anche gli eventi futuri: il Nobel li aspetta.
Ma anche soltanto da un punto di vista scientifico, l’intera previsione non sembra troppo sensata. Alessandra Peresan, ricercatrice a Trieste, nello stesso articolo su Repubblica, afferma di «utilizzare un algoritmo sviluppato per la prima volta in California vent’anni fa». Se non che, proprio in un recente numero di Science, il 10 maggio scorso, si ricorda come questa regione sia «una delle più studiate al mondo, eppure i modelli computerizzati hanno difficoltà a mettere insieme le osservazioni con le previsioni teoriche». Dove sono allora questi sofisticati modelli di cui si parla?
Non aiutano neppure le voci secondo cui il professor Panza potrebbe essere presto ospite di Porta a Porta. L’ultima volta che ce l’hanno spiegata, ci hanno detto che la scienza non si fa con plastici in studio o interviste autocelebrative, ma con lo studio e il rigore. Come cambiano i tempi.
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2 giugno 2012 at 10:40
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Alberto Garbino
29 maggio 2012 at 11:56
Ma chi ha scritto l’articolo si è peritato di leggere i curriculum e le pubblicazioni delle persone citate prima di definire Panza uno scienziato-stregone?
Uno scienziato usa un metodo che è quello scientifico, e Panza fa questo. Screditarlo paragonandolo a uno stregone (che si occupa di fenomeni religiosi) senza prove alla mano è indice di pochezza umana. Da parte dell’autore dell’articolo non mi attendo nemmeno quindi che provi vergogna per ciò che ha scritto.
Alessandro Scrocco
30 maggio 2012 at 19:12
Sì, onestamente questo intervento non mi è piaciuto. Non per altro, al di là di Porta a Porta, che aborro, perchè screditare sempre tutto e tutti?